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Allo Studio commerciale

Nello studio commerciale in cui lavoro il venerdì facciamo la giornata lunga e cioè rimaniamo a mangiare lì per poi ricominciare subito dopo un’ora.
Alla fine, però, restiamo solo due di noi a mangiare lì: io e R, poiché gli altri abitano molto vicino e preferiscono andare a mangiare a casa.
R. è una bella signora di 31 anni, non molto alta, capelli corti, belle gambe ed un seno piccolo ma sodo.
Venerdi scorso R. indossava una gonnellina scozzese di quelle che mi piacciono molto, una magliettina molto aderente che lasciava intravedere il seno appuntito e tornito e delle splendide calze nere.
Nell’ora di spacco, dopo aver mangiato il panino, avevo una banana che mi accingevo a sbucciare; R. mi fa:
“le banane sono il mio frutto preferito, soprattutto se sono belle grandi, mi daresti la tua? “.
“Certo” faccio io, porgendogliela.
La porcellina, dopo averla sbucciata, incomincia a leccarla ed ad umettarla con la lingua e a piccoli morsi la mangia tutta, mentre voluttuosamente si accarezza il seno.
“Non ne avresti un’altra? ” – mi chiede.
“No, era l’unica”, rispondo io.
“Come non la porti sempre con te? ” e così dicendo mi accarezza la patta dei pantaloni.
Non resisto più, le sfilo la maglietta e visione meravigliosa non indossa il reggiseno!
Ha due seni non enormi, ma molto ben fatti, con due capezzoli duri e turgidi come il granito.
Glieli incomincio ad accarezzare, a leccare e a mordicchiare; lei mi sfila i pantaloni e da come ha strabuzzato gli occhi non si aspettava un uccello come il mio e subito si aggrappa famelica a lui e con la lingua e con i denti mi fa arrivare quasi subito e le sborro tutto sul viso e nella bocca.
“Che ciclone” – mi fa lei
“però sei stato un po’ troppo veloce”.
“Scusami, ma ti desideravo troppo e non ce l’ho fatta a resistere”.
A questo punto le abbasso la gonna, e non finisce di stupirmi, indossa le autoreggenti:
“Le ho indossate per questa occasione” – dice lei..
Le sfilo, infine, anche, le mutandine.
Lei, subito, senza perdersi d’animo, con fare sapiente ed esperto, con la lingua e con le mani, me lo fa ritornare prepotentemente alla ribalta.
“Adesso, non mi venire subito” si preoccupa lei.
La conduco nella stanza del titolare e la accomodo sulla scrivania con le gambe ben aperte e le incomincio a leccare la fichetta ormai inzuppatissima di umori.
Lei geme ed urla:
“Adesso penetrami, che il tuo cazzone lo voglio sentire fino in gola! ”
La posiziono alla pecorina, sulla scrivania, salgo anch’io e con un colpo secco e deciso la penetro facendole urlare anche l’anima (per fortuna che c’è la radio a volume alto).
Lei gemendo dice: “Dai non fermarti, continua così” –
“C’hai il cazzo di un chilometro, che bello” –
“Sborrami tutto dentro”.
Ed io “Sei la troia più porca che conosca e quando tua figlia avrà vent’anni, scoperò mamma e figlia”.
Mentre la sto stantuffando a più non posso, la mia attenzione è distolta da un altro buchetto che si trova appena più in alto” .
Con un dito comincio a sondare il suo ano, poi con due ed infine con tre, mentre continuo a scoparla.
E lei :
“Si, lo voglio anche nel culo; non l’ho mai preso lì, ma adesso lo voglio e subito”.
Ogni suo comando è un ordine ed io con un colpo solo la inculo e la stantuffo senza pietà fin quando non veniamo insieme ed io le sborro tutto nell’intestino.
Ci rivestiamo giusto in tempo per non essere scoperti.
Alla sera, la riaccompagno a casa ed in macchina dopo esserci dati un bacio molto profondo lei mi dice:
“Questo fine settimana sei ospite a casa mia; mio marito non c’è ed io ho una voglia matta di te”. FINE

About Sexy stories

Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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