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Alto tradimento

Un sorriso regalato con dolcezza strana, un bacio affettuoso, la sua mano sopra la mia gonna lunga di velluto a leggere con le dita il gancio del reggicalze in rilievo… Lo so: lo fa impazzire quando vado a lavorare vestita così… Gli piace che la sua fresca sposa venga ammirata, un po’ puntata… Gli piace che mi piaccia. Che poi gli racconti dei miei giochi accennati , a volte molto marcatamente, a “tentare” gli uomini del mio quotidiano… Sa che al lavoro ci provano in tanti: occasionali avventori, colleghi più o meno attempati, il giro frequentato dei negozi attorno al posto dove lavoro. Una tranquilla cittadina di una provincia ricca pronta a risvegliare i pruriti di caccia verso una avvenente giovane ragazza sposata.
Mi piace giocare col cervello del mio uomo, spiazzarlo, sorprenderlo, abbandonare la sua presa e risaltargli in braccio, essere l suo giocattolo… Mi ha spinta con decisione verso la mia parte ombrosa, la ha voluta a tutti i costi, la ha cercata. Io ne sapevo l’esistenza più che altro istintivamente, percettivamente… Senza volere guardare in quella stanza, col timore di risvegliare la predatrice, l’animale. Ed è stato come respirare di colpo ossigeno puro, una sensazione forte, vivere quella parte di me…
Il velluto della lunga e morbida gonna viola è una carezza che mi è sempre piaciuta, e oggi era una giornata in cui volevo carezze. E graffi. Assieme. Per sottolineare il senso di carezza mi ero messa le calze di seta grigio canna di fucile, con il reggicalze: mi piace essere sensuale anche solo per me stessa, mi piace la sensazione del velluto sulle natiche al confine tra la seta delle calze e gli slip… Il maglione è una ulteriore carezza di cachemire: è molto morbido e molto caldo e in giornate così di nebbia densa che sembra pioggia mi piace indossarlo a pelle… Una giacca morbida ma pesante, calda di un velluto dello stesso colore della gonna con una cintura, delle scarpe chiuse, comperate proprio perché anche quelle ricoperte dello stesso velluto viola… Una bella pettinata, un rossetto caldo e forte, la borsetta di pelle rubata alla mamma, preziosa ma di linee e cuciture molto ’70… Il solito profumo nascosto nella “trasparente colonnina romana” che sa di borotalco e felce…
Il graffio nella mia mattinata e in quella del mio uomo è sfilarmi, in macchina, le mutandine: voglio mi sappia al lavoro completamente nuda sotto… Mentre lui guida la macchina che resterà a me dopo che sarà salito sul treno, non dico una parola e mi muovo lenta e sensuale, sveglia a quell’ora come non sono sempre, agitata in questo giorno speciale… Gliele infilo nella tasca interna della giacca e gli dico di pensarmi, che sono molto su di giri quel giorno… Che mi toccherò, che gli telefonerò… Scendiamo a bere assieme un cappuccino, due battute, lo vedo salire sul treno dopo averlo salutato con un bacio appassionato… è ancora molto presto quando arrivo in agenzia, poco prima di Paola. Splendida, al solito. Biondissima, occhi azzurri, un sorriso incredibilmente avvolgente, un seno da impazzirci, morbido, largo senza essere eccessivo. Elegante di stile, come sempre, una gonna corta al ginocchio, la camicetta di trasparenze discrete e della lingerie sempre impeccabile appena in mostra sotto il taglio della giacca… Appena il tempo di salutarci con affetto, siamo amiche dai tempi della scuola… Gli chiedo come va, dice che va tutto bene, che suo marito al solito lavora a casa ai progetti che deve consegnare come al solito questo periodo, prendo le carte e parto per il solito disbrigo burocratico per banche ed uffici. Le accenno che oggi sarà lungo, ci salutiamo e parto… Salgo in macchina e metto le mie musiche. Parcheggio, tolgo le chiavi dal cruscotto, mi sistemo i capelli allo specchietto retrovisore e butto un’occhiata all’orologio: non sono nemmeno le nove…
Faccio il breve tragitto del vialetto e suono alla porta…
“Ti sono mancata… ? “. Dico persa nell’abbraccio delle sue mani che mi percorrono il corpo sopra i vestiti e nei baci travolgenti sul collo dopo che la sua lingua mi è scivolata in bocca a penetrarmi il cervello…
Appena il tempo di chiuderci dietro la porta e sorride senza dire nulla…. Poi va verso il fornello e mi chiede se voglio un caffè… Tolgo la giacca e appoggio la borsetta, poi vado verso il tavolo, salgo sulla sedia in piedi e da li sul tavolo. Mi accovaccio sulle ginocchia aperte, scopro le cosce e la gonna scivola tra le gambe. La raccolgo tra le mani… Gli dico che non voglio caffè, che sono già abbastanza sveglia, che ho altre voglie… Lo guardo cattiva, mi passo la lingua sulle labbra e gli dico solo : “Chiavami”… Sorride, si china a leccarmi tra le gambe… Mi dice … “Ti ha scopata, vero? “. Rispondo di si, appena svegli… “Però non ti basta, non basta al tuo cervello…. Mi fai impazzire quando hai queste giornate… ” . dice slacciando la cintura. Pochi istanti. Mi forza li, sul tavolo, straordinario come al solito, vestiti appena spostati… Enorme, perfetto… Il suo cazzo mi stravolge, una sensazione di appagamento dal principio… Venoso, bollente, pulsante. Misure che faccio sempre fatica a ricevere ma che si incastrano in me come un guanto quando è dentro, di modo che ogni minimo movimento di dentro e fuori è delirio… Sa usarmi, sa quando può, come oggi, entrarmi senza preamboli e quando invece lanciarmi, preparami… Gli faccio effetto, è durissimo…. “Il tuo profumo… Questo profumo mi entra nel cervello… Sei una troia… “… Mi pompa, i colpi sono violenti, mi sbatte mentre i nostri occhi si scontrano cattivi, senza respiro… Barcollo alzandomi, andando verso la camera. Cattiva, voglio sesso, lo voglio; mi tolgo rabbiosamente il maglione lasciandolo cadere a terra Tengo gonna, calze e reggicalze per essere più icona di puttana, di amante…
Il letto è ancora sfatto e caldo… Slaccio le scarpe e le tiro contro l’armadio. Ho fretta, non posso aspettare, voglio consumare… Ho il respiro affannato, il cervello appannato dal desiderio…

E sento l’odore di Paola sulle lenzuola, dei suoi capelli sul cuscino…
Una carica cattiva, strana, difficilmente spiegabile… Mi sto infilando nel letto della mia amica con suo marito, era li, in quelle lenzuola, nemmeno un’ora fa… Mi piace il suo odore, mi eccita l’istinto alla sfida… Ricordo una foto che lui mi aveva mostrato giorni prima, di lei splendida, nuda, il cuscino incastrato tra le cosce, su quel letto… Prendo lo stesso cuscino tra le mani, lo metto tra le mani e mi faccio a cavalcioni, con lui che guarda emozionato, eccitato…
La chiamo al telefonino per “sapere se va tutto bene in agenzia”; cerco la sua voce mentre lui mi scivola tra le cosce con la lingua, mi masturba… Cerco la voce di lei mentre la tradisco col marito e la sensazione mi da una scarica di adrenalina…
Poi gli passo il telefono, gli impongo di chiamarla poco dopo, con una scusa… Mentre mi riempio la bocca con la sua eccitazione lui le dice che penserà lui al pane per mezzogiorno, le chiede di me… Scherzano, lui le dice che lo faccio morire, a lei eccita “usarmi” per eccitarlo, lo incita a parlare di me, lui fa una fatica tremenda a restare normale: con la bocca sono brava da impazzire…. Messo giù il telefono. Mi gira di forza, brutale, solleva la gonna e dice : “Tira su il culo puttana”. Mordo il cuscino perché so che sarà cattivo… sento il mio odore, sento quello di Paola sul cuscino… Mi lecca, a lungo, il viso affondato tra le mie natiche… Poi mi fa succhiare le sue dita, mi penetra con due dita, dietro, a fondo… Poi le sfila e mi fa con il pollice e vorrei urlare… Poi lo spinge. E forza, e spinge e spinge… Fino a scivolarmi dentro, tutto. Mi afferra le carni e pompa, mi sfonda l’anima… Poi mi afferra per i capelli. “Adesso tocca a te”. Dico di no, ma me lo impone. Devo chiamare il mio uomo… La voce stravolta, lui può solo ascoltare, mi chiede sottovoce dove sono… Gli dico in macchina, in una stradina di campi… Gli dico che avevo il “giocattolo” nella borsetta, che mi sto facendo dietro…. Che quella mattina è terribile perché gli sguardi degli uomini mi braccano e che ho voglie terribili… Ansimo e gemo sotto i suoi colpi… A lui dico che mi sento puttana, che mi sarei fatta fare da quelli che mi guardavano. Che sto male… Gli dico che mi pensi con altri, che sto scoppiando e lascio cadere la telefonata. Appena messo giù urlo, stringo e lenzuola e lo imploro di pomparmi più forte, di rompermi… A occhi chiusi penso a Paolo legata nuda, costretta a guardare me farmi suo marito; immagino il mio uomo sorprendermi e aggiungersi a noi, aiutarlo a punirmi. E poi assieme violentare Paola….
Allungo una mano tra le gambe e mi masturbo mentre ansimando mi fa il culo senza darmi tregua, vengo di schianto e le cosce mi cedono di colpo… Lo eccita sentirmi preda delle convulsioni, lo tira fuori… I getti mi arrivano al collo, scivolano sui seni e sulle gambe, macchiano la gonna. Il suo corpo perfetto di muscoli disegnati è velato di sudore come il mio e ci scambiamo la pelle umida in un abbraccio. Scendiamo uno tra le gambe dell’altro, a lungo, a leccarci…
Un po’ di musica, mi riprendo un po’ poi mi riassetto alla meglio, mi rivesto…. Parliamo con gli sguardi. Adesso il caffè va bene… Parliamo del suo progetto sul tavolo; e di quanto è carina Paola quella mattina… Dice che lo sa… “Fattela in pausa pranzo”. “Non serviva me lo dicessi; prima o poi vi voglio assieme in quel letto… “. Rispondo che mi piacerebbe moltissimo. A patto che ci sia anche il mio uomo, perché se mi eccita vedere un’altra scopare non mi va di restare li a guardare… “E poi mio marito impazzirebbe a farsi tua moglie”… Mi risponde che lo ecciterebbe da morire….
Un saluto in un abbraccio e risalgo in machina. è tardi quando torno in agenzia…
Il tempo di qualche battuta con lei, mi fa notare una calza smagliata. Siamo sole. Sollevo la gonna, vede i reggicalze, l’inizio. Si mette a ridere… Dice che vestita così farei resuscitare quei cadaveri di banchieri che vanno a bere il caffè di fronte . E che… ” Se ti vedesse così mio marito saresti senza scampo… Già ha una predilezione per te…. Comunque hai la gonna macchiata… ” dice sorridendo e passandoci sopra un dito… “Porca, mi sa che Vale lo consumi: straordinari di prima mattina… “.
Mi eccita, mi emoziona…. Mi sfiora dove suo marito… Cerco di riprendermi la battuta e le dico : “Senti chi parla, con quello frutteto di pere in mostra stamattina chissà quanti clienti hai fatto imbizzarrire… “. Mentre mi dice di no, che ha dovuto girare per commissioni anche lei e che era rimasta Laura in agenzia mi colpisce un dettaglio… Mi sembrava di avere visto il reggiseno nero sotto la camicetta, ma vedo che sotto non ha nulla mentre si sistema la borsetta… Anche la treccia sempre perfetta è un po’ meno curata… “Va bene, allora vado: ci vediamo il pomeriggio… Forse arrivo un po’ più tardi”. Mi dice sistemandosi con nonchalance una autoreggente: spettacolare. Mi guarda con un sorriso strano, splendida al solito, a lungo. Poi chiudiamo. Torno a casa e, sorpresa di quelle che apprezzo sempre, pranzo pronto: Vale è già tornato. “Lavati le mani che è pronto” mi dice sfornellando e senza badarmi… Mi affretto entusiasta e affamata; passo dalla camera a togliere gli orecchini, non ci faccio quasi caso al primo istante…. Un reggiseno nero, una terza, sul letto, riflesso allo specchio, inequivocabilmente riconoscibile… Una polaroid che cado a guardare… Un viso, quello di Paola, stupendo in un sorriso malizioso, le labbra imbiancate di crema e una scritta a pennarello… “Se la prossima volta usiamo la stessa macchina risparmiamo tempo e benzina, Paola”. Resto li inebetita e battuta come una idiota… “Dai Manu che abbiamo amici a pranzo tra cinque minuti… “. Mi affaccio alla cucina: i piatti sul tavolo sono quattro…. FINE

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