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Amore… e Odio!

Ciao a tutti io mi chiamo Luca e ho 23 anni. Quello che vi sto per raccontare è ciò che mi è successo l’estate scorsa. Ero fidanzato da tre anni con Elena di un anno più giovane di me quando fui chiamato da adempiere ai miei obblighi di leva. Fui sbattuto ad Udine e i primi tempi furono abbastanza duri sia per l’addestramento sia per la mancanza che sentivo della mia fidanzata. Comunque, anche se in modo molto lento, il tempo passava e mi ritrovai passati 7 mesi a godere della mia licenza ordinaria di 10 dieci giorni.

Tornai finalmente a casa. La prima sera Elena non poté uscire con me perché mi disse era arrivata una sua lontana parente in visita ai suoi. Io rimasi molto deluso ma fui felice comunque di uscire con i miei vecchi e cari amici. Questi mi tributarono molto affetto e mi sentii importante per quanta amicizia mi dimostrarono. Però passiti i primi minuti di pacche sulle spalle e chiacchiere rituali notai serpeggiare in loro un certo imbarazzo che io giustificai con la prolungata separazione. La serata fu in ogni caso molto piacevole e alla fine rimasi da solo con Emanuele, forse il mio migliore amico, per un’ultima sigaretta. Emanuele guardandomi fisso negli occhi mi disse di dovermi dire una cosa che non mi avrebbe fatto piacere. Risposi di continuare. Così con evidente imbarazzo mi disse che girava voce che Elena si fosse fatta l’amante. Rimasi li ad occhi sbarrati come un idiota. Sentivo la testa che mi girava e la mente mi si affollava di immagini della mia Elena, la ragazza che amavo, stretta ad un altro.

La mia prima reazione fu di incredulità ma Emanuele non mi avrebbe mai detto una cazzata. Lasciai Emanuele e mi avviai affranto verso casa. Non so perché ma ad un certo punto quasi senza accorgermene mi trovai nel giardinetto davanti alla casa di Elena. Non era possibile che la mia Elena così dolce e timida che mi aveva sempre dimostrato il suo amore, mi stesse tradendo. Così immerso in questi funesti pensieri quasi non mi accorsi dell’arrivo di una macchina che si andò a fermare davanti al portone della casa di Elena. La mia attenzione fu subito rapita da questo nuovo evento. La mia reazione istintiva fu quella di celarmi dietro un albero ad osservare cosa succedeva. La macchina spense il motore, non riuscivo a vedere all’interno. Dopo un paio di minuti si aprì uno degli sportelli e ne uscì un uomo dall’apparente età di 40 anni. Subito dopo si aprì anche l’altro e ne uscì Elena, la mia Elena. Era bellissima, con un abito lungo nero che aveva uno spacco laterale vertiginoso. La mia rabbia stava aumentando e diventava furore misto ad un senso di nausea. I due si andarono ad abbracciare davanti al cofano della macchina e vidi lui afferrarle un seno con vigore. Lei contraccambiò andando a strofinare la patta dell’uomo. Non ci potevo credere, Elena , la timida Elena , stava afferrando il cazzo di quell’uomo in mezzo alla strada. Anche se quella strada non era mai trafficata, figuriamoci ora, alle tre del mattino, stentavo a riconoscere in quella figura, quella ragazza che avevo amato e che amavo tuttora, che mi aveva fatto penare non poco per ottenere le sue grazie e che non si era mai lasciata andare più di tanto. Avevo sempre rispettato i suoi no.

Ora davanti ai miei occhi la vidi chinarsi e abbassare la cerniera dei pantaloni dell’uomo, infilare la sua mano dentro e riuscirne con il pene di questo stretto nel pugno. Poi lo prese voracemente in bocca mentre l’uomo con le mani sui fianchi guardava il cielo con un espressione di intenso godimento. Ero allibito mai quella puttana mi aveva dato quel tipo di piacere, sostenendo che quello non era fare all’amore. Continuava a succhiare l’uomo con evidente piacere di entrambi, se lo faceva entrare tutto in bocca per poi farlo uscire e leccarlo partendo dalle palle fino ad arrivare in cima . Dopo alcuni minuti l’uomo le prese la testa e con decisione la fece alzare e poi girandola le fece appoggiare le mani al cofano della macchina. Poi cominciò ad alzarle il vestito e le sfilò le mutandine. Poi appoggiò il cazzo e le entrò dentro cominciando a penetrarla con poderosi affondi che presto lo fecero venire dentro di lei che non si sottrasse affatto a quella calda inondazione. Lei si girò andando a baciarlo con passione. Fecero altre due chiacchiere delle quali vista la distanza non riuscivo a comprendere il senso, poi lei dopo un ultimo bacio lo salutò e rientrò in casa. Lui rientrò in macchina e si allontanò. Ero li fermo dietro quell’albero, nell’ombra, ad occhi sbarrati. Non ero riuscito a muovermi, ad impedire ciò che era successo, tutto era accaduto come in un brutto incubo. Piano piano mi ripresi dallo shock e mi avviai come uno zombie verso casa. Più tardi nel mio letto non riuscivo a dormire e ciò che avevo visto mi si ripresentava davanti agli occhi con immagini vivissime. La mia rabbia nel corso della nette andava via via aumentando e trovavo consolazione alla mia pena solo all’idea di una vendetta.

Questa stava diventando il mio unico fine. Mi alzai alle 14 e andai in cucina dove mia madre mi accolse con un caldo sorriso e mi mise subito a tavola per il pranzo informandomi che Elena mi aveva telefonato. Mangiai con calma e alla fine del pranzo mi diressi in camera mia per ritelefonare a quella sudicia puttana. La telefonata fu cordiale ed io riuscii a trasmetterle un affetto che non provavo. Lei mi diceva quanto si fosse annoiata la sera prima con i suoi parenti e io pensavo a che quella troia era ancora probabilmente piena dello sperma di quell’altro uomo. Comunque riuscii a mantenere un controllo da asceta e fissai di vedersi la sera. L’idea di vendicarmi di quella sudicia mi dava un senso gelido di gioia, volevo umiliarla e farla soffrire. Arrivò sera e come convenuto la andai a prendere a casa sua alle 22. Andammo in un pub e cominciammo a parlare del più e del meno , anzi sarebbe meglio dire che lei parlava e io facevo finta di provare interesse in quello che diceva. Mi diceva di quanto le fossi mancato in tutto quel periodo e che non riusciva a pensare che a me. Ebbe anche il coraggio di parlare della nostro vita in comune e di un futuro matrimonio una volta che io avessi finito il servizio di leva. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Era senza vergogna. Arrivati alle 24 io le dissi che avrei gradito appartarmi un po’ con lei per avere un po’ di intimità e lei dopo aver recitato la parte della verginella recalcitrante , che proprio non le si addiceva, accettò.

Montammo in macchina e ci dirigemmo in periferia in uno spiazzo ai limiti di un boschetto, fermai la macchina e mi girai verso di lei. La baciai furiosamente e lei dopo un attimo di perplessità dovuto alla mia foga rispose gioiosamente a quell’impeto di passione. Le strinsi un seno da sopra la camicetta lasciandole sfuggire un gemito di piacere. Cominciai a spogliarla fino a quando restò con le sole autoreggenti. Era un po’ imbarazzata all’essere completamente nuda in quel luogo dove chiunque poteva arrivare. Non ascoltai le sue timide proteste e slacciatomi i pantaloni le presi la testa e la affondai verso il mio pene eretto. Lei fece un po’ di resistenza, forse doveva continuare la sua recita della brava ragazzina innocente e pudica, ma sentendo che la pressione della mia mano non mutava si lasciò infine spingere volentieri verso il mio pene. Cominciò così a pomparmi. Come era brava, se continuava così le sarei esploso in bocca in pochi minuti e questo non era nei miei piani.

Così la feci sollevare e vidi con stupore che questa interruzione le dispiaceva, ed io avrei dovuto credere che non lo avesse mai fatto prima! La feci mettere sul sedile posteriore, era veramente bellissima, aveva un corpo stupendo ed un seno pieno con capezzoli soffici come germogli. La feci mettere alla pecorina ed io mi misi dietro di lei. Speravo fosse asciutta visto che non la avevo neppure toccata così da poterle fare un po’ di male invece entrare dentro di lei fu come entrare dentro un caldo lago. Entravo e uscivo da lei senza alcuna resistenza. Era bellissimo e mi accorgevo avvolto nel suo caldo ed accogliente ventre di amarla almeno quanto la odiavo. Mi imposi di non lasciarmi andare, troppo era il mio dolore per il tradimento e le menzogne per poterla perdonare. Continuai così per alcuni minuti con un ritmo lento, tale da permettermi un certo autocontrollo. Mi accorsi che lei stava per arrivare all’orgasmo, a quanto pareva le piaceva essere trattata in modo rude.

Non volevo però che lei godesse di quel rapporto fatto del mio dolore. Così uscii da lei e lei provò a girarsi credendo volessi cambiare posizione ma io la fermai mettendole una mano in mezzo alle scapole. Lei girò la testa chiedendomi con gli occhi cosa volessi ed io senza guardarla le appoggia il mio pene sul suo buchino. Lei subito ebbe un moto di ribellione, ma io la tenevo stretta e non dandole il tempo di ulteriori proteste spinsi forte dentro di lei infilando buona metà del mio cazzo dentro il suo culo. Lei si lasciò sfuggire un urlo di dolore, almeno li era vergine la troia, e subito dopo mi implorò di smettere senza però sottrarsi da quella posizione. Io come se non la avessi sentita affondai il resto del mio pene dentro di lei per poi fermarmi un attimo per godere di quella posizione di dominio. Poi cominciai lentamente ad andare su e giù con movimenti sempre più profondi. La troia stava cominciando a godere della situazione e a spingere a sua volta. Improvvisamente fu scossa da un brivido e un gemito di goduria usci dalla sua bocca lasciva. Era venuta mentre brutalmente le stavo sfondando il culo. Anche se ciò non era nei miei programmi non potei fare a meno di provare un certo compiacimento.

Sentivo che anche io ero ai limiti dell’orgasmo e così uscii dal suo culo che ormai si era fatto caldo ed accogliente. La misi a sedere sul sedile e cominciai a masturbarmi davanti alla sua faccia strusciando il glande sulle sue labbra e sulla lingua vogliosa. Arrivai così al mio amaro piacere e le inondai il volto, cercai di non lasciare asciutto un centimetro del suo bel volto, schizzandola anche sui capelli. Ora era li che mi guardava soddisfatta del suo e del mio piacere, nuda con le sole calze e con tutta la faccia imbrattata del mio sperma. Improvvisamente aprii la portiera e con una leggera spinta la feci uscire dalla macchina senza che lei , presa dallo stupore facesse la benché minima resistenza. Così in piedi, nuda in mezzo alla spiazzo, mi guardava senza capire. Allora io la guardai con uno sguardo pieno di ira e le dessi:

“Vedi puttana io la mia ragazza non la divido e dal momento in cui hai deciso che io non ti bastavo per me sei diventata solo una mignotta e come tale io ora ti tratto” tirai fuori il portafoglio, tolsi 50000£ e le gettai ai suoi piedi, tornai al posto di guida , accesi la macchina e mi allontanai con i suoi vestiti lasciandola li nuda e impiastricciata senza che fosse riuscita a dire una parola FINE

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