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Catia

Più di una volta mi ero accorto dello sguardo di quella donna. Era, o per meglio dire, sembrava una donna sulla trentina, non bellissima, ma “carnosa”, con tutte le sue cose a posto: culetto, seno quanto basta, viso curato, bella fica grande, benestante. Quando accompagnavo mio figlio alle scuole elementari, mi ero accorto di quella donna che andava a prendere il figlioletto più piccolo del mio. Era sposata, quindi, e con due figli, come avevo potuto notare: una ragazzina di 12-13 anni, che “crescerà bene”, e quel bimbo piccolo. Il marito non l’ho mai visto, tanto chissenefrega. Ho continuato a vederla di sfuggita, quando passeggiava per il paese per fare la spesa o altre faccende. Non sono riuscito mai a capire dove abitasse. Per almeno un annetto è stata il mio chiodo sessuale fisso. Ogni volta che mi incrociava, notavo quel suo sguardo languido sotto gli occhiali scuri, il suo modo di vestire sobrio, ma provocante, e la cura nel trucco del viso. Ogni volta che la fissavo, si componeva per sembrare più tosta. Insomma la classica donna con la voglia di cazzo. Di un gran bel cazzo. È un fatto di pelle, di ormoni. Te ne accorgi subito quando una donna ti desidera. Avrei voluto trovare l’occasione per conoscerla.
Ed è proprio quest’estate che, finalmente, è successo. Come sempre, quando ho la giornata di riposo al lavoro, di buon ora, vado a comprare un quotidiano all’edicola, nella piazza principale del paese. Mi sono soffermato a chiedere se è arrivato un settimanale, quando, improvvisamente, piomba di lato quella donna.
“Buongiorno! Posso chiedere un giornale o disturbo? Vedo che c’è il giovanotto… “, dice sorridendo, rivolgendosi automaticamente verso di me. I nostri occhi si incrociano e lei mi fa un’occhiata simpatica ed amichevole. Altro che simpatia, ha cercato l’aggancio…
“No, figurati, prego”, le dico, facendo segno con la mano verso i giornali. Le do subito del tu per accorciare immediatamente le distanze, e per rispondere a tono all’aggancio. Nello stesso momento le lancio uno sguardo di intesa, e maiale, e lei sempre sorridendo mi fa, rivolgendosi a me e alla giornalaia:
“Allora vabbé! No perché pensavo che… “. E arrivano dei coglioni a rompere le palle con i loro giornali, la politica cittadina, e altri cazzi che solo loro e quella vecchia balorda della giornalaia conoscono. Il discorso é rotto, chiuso. Lei compra un settimanale e accinge ad andarsene. Io non posso fare nulla, anche perché ci sono quei tre tipi che rompono e fanno come se la piazza e l’edicola fosse loro. Se ne va: la vedo allontanarsene come se non fosse successo nulla, senza guardarmi nemmeno, al contrario di come fa di solito. Non posso seguirla perché c’è gente, e la gente vede, e se vede parla, anzi, mormora, come si dice. Ma ecco la rivincita. Una rivincita si, per me e per lei. Per lei perché si è potuta gustare il cazzo che desiderava, e per me che mi piacciono le donne mature, o per lo meno più grandi di me, e perché l’ultima volta sono rimasto come uno scemo. Tutto è avvenuto come non me lo sarei mai aspettato, in modo molto semplice, proprio come piace a me.
Quest’estate sto a casa da solo. Ho accompagnato una quindicina di giorni fa mia moglie e mio figlio in Calabria a casa di mio cognato per le vacanze estive e, quindi, mi ritrovo a casa, solo, soletto per sbrigare alcune faccende di lavoro e personali. Verso le dieci di mattina scendo un po’ per andare al bar, per scambiare due chiacchiere con gli amici. Non faccio nemmeno 10 metri, che ricordo di aver dimenticato le chiavi della macchina. Meglio averle con se, potrebbe servire. Mi giro e faccio alcuni metri verso il portone di casa mia.
“Ehi mi scusi! Sa se ci sono treni a quest’ora? “.
Mi giro e vedo un tipo in una macchina gialla fermo all’angolo della strada e “quella donna dei miei desideri” in prossimità della macchina. Era “quella donna” che aveva chiesto quell’informazione a quel tipo, ma lui, non sapendo cosa rispondere, si è rivolto automaticamente a me, che mi trovavo a poca distanza. Lei si volta e mi guarda.
“Scusi, sa se passano treni a quest’ora? “, mi dice e in quello stesso istante si rende conto che sono io. Ringrazia il tipo e viene verso di me.
“Scusa, sai se la stazione è aperta a quest’ora? È un po’ lontana da qui, non vorrei andare inutilmente… “. Effettivamente abito un po’ lontano dalla stazione, che, inoltre, appartiene ad una linea secondaria della ferrovia dello stato. Ecco perché ci sono problemi con i treni. Perché i treni sono pochi, figuriamoci con l’orario estivo.
Cerco la risposta migliore:
“Mi sembra che sia chiusa a quest’ora. Mi sembra, però. “, e poi mi lancio:
“Però ho l’orario sul computer. Possiamo vedere a che ora ci sono i treni”.
Lei rimane fredda un attimino, si fa coraggio e poi viene avanti.
“Si, occhei… va bene… “, ammicca così e mi raggiunge al portone di casa.
Mentre sto aprendo le dico che fa un freschino e lei acconsente molto gentilmente.
Il cuore mi batte sempre più forte. è la prima volta che tradisco mia moglie da quando ci siamo sposati ed è la prima volta che mi capita un’avventura del genere. Voglio dire con donne più grandi di me, e sposate. Chiudo il portoncino e cogliamo l’occasione per presentarci. Si chiama Catia e ha 36 anni, 9 più di me. Porta una camicia bianca non trasparente, una gonna nera sopra il ginocchio, calze fumé e un paio di scarpe aperte, dorate, col tacco un po’ alto. Noto che ha dei bellissimi piedi.
Ci avviamo al primo piano dove abito. Noto che lei è tesa.
Entriamo in casa mia e già penso dove scoparmela. Ricordo di aver parlato dell’orario elettronico e allora la porto nel mio studio. È una stanza arredata in stile classico e la scrivania dove c’è il computer è robusta e grande: l’ho fatta fare apposta dal falegname.
Io mi siedo dietro la scrivania e lei si mette davanti, all’impiedi. Mentre si avvia il computer parliamo del più e del meno. Dice anche lei di avere un computer, ma di non saperlo usare. Una volta avviato il programma, per avvicinarmi a lei trovo la scusa che ho bisogno di mettere la spina della stampante nella presa che si trova proprio sotto i suoi piedi. Mi alzo, giro attorno alla scrivania e mi avvicino a lei. Lei rimane immobile e capisce le mie intenzioni: mi abbasso e attacco la spina. Alzandomi con la mano sinistra le accarezzo la gamba e struscio con tutto il mio corpo sul suo culo fino a rimanerci attaccato con il cazzo.
Lei si gira lentamente guardandomi sempre negli occhi e io la premo col bacino alla scrivania.
Mi avvicino con la faccia e gli infilo la lingua in bocca. Lei gradisce. Il cazzo subito mi diventa duro. Sento il suo respiro affannnoso, si eccita. Il cazzo inizia a tirarmi nei jeans. Lei è sempre un po’ rigida. Slaccio la cintura, apro la patta, e abbasso un po’ i pantaloni. Tiro il cazzo fuori, ormai d’acciaio, dalle mutande e lo appoggio al suo corpo. Mentre ci baciamo, le prendo la mano destra e l’appoggio sul mio cazzone. Lei lo stringe e poi emette un gemito di piacere e di stupore messo assieme, e d’istinto lo guarda per non perdersi la scena. Una donna è sempre eccitata dall’erezione che provoca in un uomo. Si sente desiderabile. Faccio per abbassarla per metterglielo in bocca, ma lei frena. Forse non lo hai mai fatto. Allora mi avvinghia con la gamba destra e io la alzo sulla scrivania, facendo cadere un po’ di roba dalla scrivania: penne, matite, qualche libro e il microfono del computer. Gli allargo le gambe, ha delle mutandine rosse di pizzo e le calze sono autoreggenti. Ha una gran bella fica carnosa che gronda di umori. È eccitatissima. Sposto le mutandine e infilo un paio di dita. Emette un gemito, non vede l’ora che glielo metta. Allora gliele strappo. Ma prima gli struscio il glande tra le labbra su e giù. E lei gode: “Siiiii”. E poi glielo infilo di colpo. “Ah! “. Inizio a spingere e lei gode davvero tanto: è parecchio che non scopa. Spingo, spingo. Poi prendo le gambe e le metto sulle spalle e la pompo “comprimendola” con il mio peso. Lei inizia a respirare più affannosamente e io la pompo sempre più forte. La sua fica è bagnatissima. Ha delle belle tette piccole e i capezzoli duri.
Sta quasi per arrivare. Allora mi fermo, la giro e la faccio poggiare con i piedi per terra. Quasi quasi non si regge in piedi, forse per l’eccitazione e il godimento. In quella posizione mi fa eccitare ancora di più. Glielo sbatto dentro e la cavalco di nuovo.
“Dai… dah… ah… dai”, “Si… si”, inizia a gemere. Accelero. In quel momento arriviamo e così sborro così tanto, come non l’avevo mai fatto. Non so tutta quella roba da dove mi era uscita. Gli cola lo sperma dalla vagina. L’orgasmo di lei è davvero forte.
Si riprende. Mi da un altro bacio e poi guardandosi le gambe si avvia a cercare il bagno per lavarsi. Avevo notato, quando la scopavo alla pecorina, che aveva il buco del culo ancora vergine, come avevo immaginato in effetti. Avevo avuto per un attimo il desiderio di penetrarla da lì, ma avevo avuto in quello stesso momento quel lampo di genio, che avrei dovuto sfruttare quell’occasione in un secondo momento…
Esce dal bagno dopo un po’ di tempo, gli ridò le mutandine e mi chiede di accompagnarla a casa.
“A già l’orario dei treni! “, le dico.
“Non fa niente, lascia perdere”, mi dice come un po’ stordita. Si avvia verso la porta di casa senza fregarsene minimamente dell’orario dei treni, della stazione del suo paese, di cosa dirà al marito ecc. appagata e soddisfatta… finalmente! FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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