Home / Coppie / Diving Center
copertina racconto erotico

Diving Center

Mi sono fatto convincere che le immersioni sono una cosa seria, a dire il vero io (35 anni) le ho sempre fatte in apnea e per ciò che normalmente facevo bastava.
Poi Carlo (30 anni) mi ricordò, quando qualche mese prima in estate, la mia barca ha dovuto lasciare ancora e catena sul fondo del mare in una rada dell’isola di Corfù in Grecia.
Per me è stato traumatico quel ricordo, al termine di una bella giornata di sole, decidiamo di rientrare in porto, issare la catena dell’ancora che non voleva proprio ritornare a bordo, ormai tesa dichiarava il suo incastro tra gli scogli del fondale.
Armato di maschera, boccaglio, pinne mi tuffai, presi fiato e giù in quelle belle e chiare acque aiutandomi a scendere lungo la catena, a corto d’aria e fatti quasi una ventina di metri mi resi conto di non riuscire ancora a vederla e quindi risalii.
Ritenendo inutile una nuova immersione in barca, sganciammo la catena e salutammo per sempre l’ancora che costavano pure un bel pacco di soldi incassati con soddisfazione dal negoziante di articoli nautici di Corfù all’atto di ricomprarla.
Scegliemmo quindi una scuola subacquea con serietà, in una zona non troppo lontano dal centro di Roma, ci recammo in sede e fummo accolti con simpatia e cordialità, Andrea (28 ani) era l’Istruttore sub Marisa (28 anni) la sua compagna ed assistente.
Entrambi avevano un fisico molto atletico, Carlo impegnato nei dettagli del corso con Andrea, io più distratto presi a guardare le foto bellissime appese come quadri alle pareti del negozio, vedendomi meno interessato Marisa venne verso di me alzandosi dalla scrivania/bancone.
Cazzo che figa esclamai nei miei pensieri, la guardai da testa ai piedi, fu per lei un bel complimento che ricambiò con un sorriso di apprezzamento, di ringraziamento se vogliamo, senza però esplicitarlo con le parole.
“Ti piacciono le foto? ” mi chiese con molto garbo,
“tantissimo” risposi, e m’invito a vederne altre in album poiché tutte sarebbe sto impossibile mostrarle in parete.
Nel precedermi apprezzai il suo portamento ancheggiante, il culo invitante che si posò subito dopo sul divanetto in un angolo della stanza che era fuori dalla portata visiva di Carlo e Andrea.
Lei presi a sfogliare l’album spiegandomi tecnicamente con quale macchina era state fatte, dove in quali fondali, a me non fregava un tubo di quanto diceva ero preso dal suo profumo, dalla sua vicinanza, gli sfiorai la mano per riprendere una pagina dell’album, e ad una sua domanda risposi francamente
“guarda le foto sono belle ma se ti devo dire la verità ciò che più mi attrae è questa bella ragazza, è una favola altro che fondali, peccato che non si riesce a vederla in viso, con la maschera che porta… ha il boccaglio in bocca… che darei per stare al posto di quel tubo di gomma.. , si tratta di una modella? ” chiesi.
Mi rispose raggiante ,
“grazie è il secondo complimento che mi fai in pochi minuti… dopo quello sguardo, ma non ti preoccupa una reazione di Andrea nel caso s’accorgesse?
Io: semmai potrei complimentarmi con lui di avere una splendida compagna, perché dovrebbe offendersi?
Lei: no… no… intendevo dire che potrebbe essere geloso, non ti preoccupa?
Io: è geloso?
Lei: abbastanza con gli estranei, agli amici ci si abitua e l’attenzione cala, quando lo fa è per difendere il suo territorio.
Io: beh se ti mette in mostra così, non ha il diritto di essere geloso e poi può essere territorio il suo negozio, ma non mi dire che tu sei una sua bestia, di proprietà?
Nel dirlo mi avvicinai di più a lei portandomi al suo oreccchio fingendo di abbassare la voce , lei lasciò fare fino al punto che gli morsi il lobo infilando pio la lingua nell’orecchio. Girò il volto verso di me fulminandomi con gli occhi, forse avevo osato troppo, mi aspettavo un ceffone, un urlò, una invocazione d’aiuto al suo Andrea.. invece niente.
Lei: oddio! .. ti prego non lo fare più, mi fai bagnare tutta
Io: dovresti essere abituata all’umido, sei sempre in immersione
Lei: basta ti prego, non creiamo casini nel negozio, io non sono abituata a tutto ciò, la prestanza fisica di Andrea ha sempre fatto da deterrente a corteggiatori, mi sono sempre sentita protetta da lui, non sono abituata, sono confusa scusami… basta
Io: se ti dispiace, se ti do fastidio scusami tu…
Lei: no… non è che mi dispiace, anzi. è solo che quanto ahi fatto non lo aveva mai fatto nessuno prima d’ora.. lui così vicino a pochi metri.. che situazione… sono eccitatissima.. non me l’aspettavo.
Io: nemmeno io so cosa mi è preso, ma la colpa è solo tua sei una gran figa In quel momento entrarono altre persone nel negozio, lei fu costretta ad alzarsi e a riceverli.
Nel frattempo pure io mi alzai e andai verso Carlo ed Andrea concentrati sui prezzi e sulle date del corso sub, prendemmo dei depliants informativi e insieme con Carlo lasciammo il negozio dopo che Andrea annotò i nostri recapiti anche telefonici.
In macchina Carlo era diventato un’enciclopedia, sapeva tutto e mi chiedeva cosa ne pensavo, gli dissi che la subacquea mi attraeva molto, e lui mi chiese come mai il mio scetticismo era sparito sulla subacquea, mi corressi subito..
” Carlo a me della subacquea non mi frega un cazzo.. intendevo lei, la figa del negozio, quella sì mi attizza… però non so … Lui penso sia geloso e con quell’armadio pieno di muscoli a fare da guardia c’è poca da stare allegri”
Lui: ma dici?
Io: dico che se non sto attento quello mi rompe la faccia , anzi se è più sottile mi fa qualche dispetto sott’acqua.. se ci andremo
Lui: ma tu ci sei venuto per lei o per il corso sub
Io: ci sono venuto per farti contento, perché ho capito che a te piace la cosa, a me piace la vela, la barca sopra e non sotto .. anche se per necessità ogni tanto bisogna andarci.
Lui: è un bel casino, credevo d’averti convinto
Io: non so se riuscirò a controllarmi standoci a contatto, può essere pericoloso
Squilla il mio cellulare, rispondo
“pronto chi sei? “, “sono Marisa”,
io: ciao Cara, ci siamo lasciati 5 minuti fa e già senti la mia mancanza?
Lei: No. Sei uno stronzo non mi hai nemmeno salutata
Io: eri presa da quei clienti, ho salutato genericamente tutti nel negozio, sai mi hai detto che lui è geloso.. non volevo che si accorgesse di un saluto più caldo del cordiale
Lei: credevo m’avessi ignorata
Io: ho fatto del mio meglio, ma il mio cazzo è ancora in tiro, sono arrapato per colpa tua
Lei: se non entravano i clienti non so cosa sarebbe successo..
Io: perché mi hai chiamato?
Lei: Andrea è uscito dal negozio a prendere un caffè di fronte con quei clienti che hanno comprato, public relation, ho visto il tuo numero di telefono e ti ho chiamato perché non mi piace lasciare le cose a metà..
Io: cosa vuoi dire?
Lei: Andrea fra poco, va via, a prendere accordi con la piscina comunale per la programmazione dei prossimi corsi, farà tardi… se vuoi puoi venirmi a prendere chiudo io il negozio, potresti accompagnarmi a casa, vuoi? Fra 30 minuti.
Io: OK, ci sarò, ciao.
Carlo ammutolito, ha capito l’antifona esclamando solamente “che figlio di puttana” e la pizza di stasera con le nostre signore?
Io: vaffanculo, mi ci hai portato tu in quel negozio
Lui: ma mica per rimorchiare la troia
Io: ma quale troia, piuttosto mi sembra che quell’Andrea pensa tanto alla subacquea e poco alla fregna e con la fortuna che ha avuto è quasi un reato… gli darei 15 anni , non ha attenuanti
Lui: che scusa inventerai con Lorella?
Io: inventa tu qualcosa, che ne so , inventerò qualcosa, anche se non credo ce ne sia bisogno
Lui: cosa vuoi dire? Anzi non trascurarla altrimenti diventerai come Andrea e non stupirti se salta fuori qualcuno.
Io: qualcuno come te? ho visto come la guardavi l’altra sera e non arrossire, dopo 5 anni di matrimonio, non credo che qualche cornetto non l’abbia messo in conto, le donne non sono diverse dagli uomini, quando capita l’occasione non la disdegnano, e poi se deve capitare preferisco che sia tu un vero amico, piuttosto che un altro… sinceramente
Lui: ma che cazzo stai a dire?
Io: proprio quello che ho detto, anzi ti dirò di più.. e non t’incazzare perché è inutile… tua moglie già me la sono fatta.
Lui: hai bevuto?
Io: lo farò tra poco con Marisa, ora scendi siamo arrivati… devo ritornare al negozio
Lui: sei tutto scemo, lo dici solo per rovinarmi la serata, io non sono cornuto, e se qualche volta ho sbirciato fra le cosce di tua moglie è stato solo per un riflesso condizionato, quando si alza da divano mica posso chiudere gli occhi, scusami se ti ho offeso
Io: non dire cazzate, ti vai sempre a sedere alla poltrona, di fronte, strategicamente… altro che riflesso condizionato, sei ancora un guardone e lei lo fa apposta… gli ho chiesto perché lo fa.. mi ha risposto per provocare la mia gelosia, per essere scopata con foia quanto tu e la tua signora ve ne andate.. lo sapevi questo?
E sai perché non mi sono mai incazzato?
Perché dopo quello che ho fatto con tua moglie è il minimo che mi potesse capitare.
Lui : davvero ti sei fatto mia moglie?
Io: per questo non sbircio le sue tette, so perfettamente come sono fatte, .. il suo culo, la sua bocca .. la sua figa, scusami Carlo, siamo amici e dovevo dirtelo, è stata questa l’occasione… poi ne riparliamo .. mi sputerai in faccia, non mi parlerai più non lo so .. ora devo andare, ciao.
Dopo 15 minuti ero avanti il negozio, Marisa sulla porta m’invitò ad entrare, disse un semplice ciao, chiuse a chiave e girò sulla vetrata il “torno subito”, la seguii nel locale senza parlare e m’indicò la poltrona ove ricordo Andrea seduto, fuori dalla portata ottica dei passanti, ubbidisco e vado a sedermi, spostò le mie ginocchia facendo ruotare la poltrona e mi si sedette davanti poggiando il culo sulla scrivania, tirò su la gonna e imperativamente ordinò
“leccamela non ne posso più”.
Le sue mutandine bianche ricamate avevano un alone inconfondibile, mi aiutò a sfilarle sollevandosi sugli avambracci e poi arcuandosi piegando le ginocchia per lasciarle scorrere fuori lungo le gambe, lunghe, formose, muscolose, gli slip prima di riporle al suo lato, era una vera bionda, sul tipo “la più amata dagli italiani”, uno schianto.
Le sue autoreggenti ricamate nella parte superiore sembravano indicarmi la strada, le gambe fasciate da quella velate calze nere davano un tocco di classe allo spettacolo che avevo avanti,
“leccamela ti prego”, implorò con voce suadente, io non parlavo, la guardavo negli occhi mentre dalle caviglie cominciavo ad accarezzare le gambe, lentamente sino a giungere all’interno delle sue cosce vellutate, con la mano destra, gli massaggiai il pube roteando il palmo della mano con una leggera pressione, con la sinistra il pollice e l’anulare allargavano le grandi labbra mentre con l’indice titillavo delicatamente la clitoride.
Lei chiuse gli occhi, mugolando un flebile sii!
Di piacere, sollevò le gambe puntando i suoi tacchi sulla spalliera della poltrona cui ero seduto, e si poggiò all’indietro sulle braccia.
Ripeteva i suoi mugoli di piacere ad occhi chiusi, facendo smorfie con le labbra, aumentando il respiro, la guardavo mordersi le carnose labbra inferiori, per ripassarle poi con la lingua,
“continua così.. sei molto dolce, sei bravo.. continua amore… continua” mi disse con voce sempre più roca.
Vedevo le sue ciglia contorcersi in risposta alle mie carezze, infilai un dito nella vulva era calda e bagnata, lo ritrassi e cominciai a baciarle l’interno delle cosce scoperte dalle autoreggenti, arrivai alla sua peluria ormai bagnata, tirai con le mie labbra alcuni peli e cominciai a roteare la lingua intorno alla clitoride, mi strinse la testa fra le cosce possenti e poi le allargò nuovamente, ogni tanto la lappavo tutta quasi ad asciugare i suoi umori esternati, fremeva prendendomi le mie mani nelle sue, stringeva forte in risposta alle mie linguate.
Il mio cazzo stava soffrendo, non avevo nemmeno sbottonato i pantaloni, era durissimo da farmi male, costretto nei jeans, ma non me ne preoccupavo, era troppo bello godere del godimento di Marisa.
Con le mani l’aiutai a sdraiarsi completamente , contestualmente anche il suo buchetto arrivò a portata della mia lingua,
lo umettai e infilai lentamente piano piano l’indice, non ci fu resistenza ma ulteriori mugoli e fremiti d’approvazione.
Lei: sei bravo… lo sapevo che valeva la pena, continua così… mi hai sconvolta oggi… fai di me quello che vuoi… continua così.. ancora … perché non mi parli.. non hai detto una parola da quanto sei entrato… non ti piaccio più?
Io: non sarei qui a leccarti la figa se non mi arrapavi… lo hai fatto appena ti ho vista… sei fatta per fottere… si vede da come godi
Lei: si mi piace godere, ma è la prima volta che faccio cornuto Andrea, non so cosa mi è preso, mi hai eccitato molto, ma penso che sia stata la sua vicinanza a farmi arrapare, il rischio di vedermi scoperta da lui, era quasi esibirmi.
Io: anche ora ti eccita il fatto che lo stiamo facendo vicino alla gente che passa? che può vederti? O al fatto che lui può tornare da un momento all’altro?
Lei: non lo so qualcosa del genere, ma continua a leccarmi sto per venire, ancora un po’ ti prego, mentre ti aspettavo mi sono già masturbata e sono venuta, ma dopo 5 minuti ti ripensavo e mi bagnavo di nuovo… si.. sii, cosii.. continua…
Io: come hai fatto, con il negozio aperto? E se entrava qualcuno .. dimmi..
Lei: ho accettato il rischio.. è stato bellissimo… ero seduta dove sei tu.. mi sono tirata su la gonna ed ho scostato gli slip… accarezzandomi la micina con la mano sinistra… haa! Sii! .. bravo… continua.. è pure entrata una ragazza a vedere l’interno del negozio… non credo se ne sia accorta… avrà pensato stessi male ed è uscita dopo qualche attimo… non mi sono fermata neanche allora.. era troppo bello, aveva 4 dita nella fregna bollente.. non mi fregava niente… mi ha solo eccitato di più, ora godo! godoo!!! … siiii!!!!
Io: sei una gran troia, sii godi troia godi!
Dopo qualche attimo si rialzò, rossa in volto e spossata, mi ringraziò infilandomi in bocca la sua lingua saettante da togliermi il fiato, scese dalla scrivania, mi aiutò a slacciarmi i pantaloni, li calò giù senza sfilarli ed ironicamente rivolgendosi al mio cazzo disse
“poverino… ora tocca a te… sarai soddisfatto come lo è stata la mia micina” e prese a farmi un pompino da togliere il primato alle bolognesi.
La sua lingua roteava sulla cappella, lo annusò, ne prese in bocca il glande, lo succhiò, fece un flop.
Poi lo bacio ancora, mentre con la destra lo menava verticalmente.
Io: sei brava pure tu, si vede che come ciucciacazzi hai esperienza…
Lei: macchè.. lecco solo quello di Andrea … ogni tanto quanto si concede… lo amo tanto… ma il suo cazzo lo vedo con il contagocce… vuole essere sempre in forma… e dice che io lo sfianco… che quando facciamo sesso non riesce a combinare niente per tutta l a giornata… d’estate poi… neanche a parlarne… dice che per fare immersioni dev’essere al 100% e quindi niente sesso… solo qualche pompino giusto per accontentarmi… se fosse per lui sarei ancora vergine..
Io: altro che 15 anni, merita l’ergastolo… si brava.. continua..
Lei: cosa l’ergastolo?
Io: niente eraaa una cosa mia, continua a ciucciare… è troppo duro.. ha sofferto troppo… non riuscirai a farmi venire..
Lei: non offendermi..
Io: alzati e appoggiati alla scrivania…
Lei : vuoi il mio culo? Vuoi incularmi? non l’ho mai fatto…
Io: poco prima non ti dispiaceva il mio dito nel culo..
Lei: non ho detto che non mi piace o che non mi piacerà, ho solo detto che non l’ho mai fatto con un cazzo vero
Io: con un cazzo finto, lo hai mai fatto? con un vibratore o altro..
Lei: quando sono a casa e devo soddisfarmi da sola, qualche volta m’infilo le dita, qualche volta, mi sono infilata, una carotina e poi me la sono mangiata, ma delle dimensioni di un cazzo mai… oddio!
Io: cosa c’è che non va?
Lei: niente, anzi, sono di nuovo un lago… siii! …. mettimelo nel culo… voglio essere inculata… mi piace il tuo cazzo..
Io: non pensi al tuo Andrea?
Lei: ora può andare affanculo pure lui… ora sei tu che voglio… il mio culo vuole il tuo cazzo.. ho di nuovo la micina in fiamme… inculami…. ti prego.. sarà bellissimo, ma fai piano
Io: hai proprio un culo da vacca, tondo, possente, vieni qua che te lo sfondo…
Lei: si porco… sfondameloooo!!
Puntai la cappella sul suo buchino, appena visibile, lei mi aiutò ad allargarlo infilandosi le dita nella figa e passandosi l’indice nell’ano, era pronta, pian piano comincia a spingere e lei mi accompagnava in sincronia muovendosi all’indietro con contraccolpi per aiutarmi, ritmicamente arrivai a farlo andare sino in fondo
Lei: che bello… che bello… dai muoviti… che bello essere inculata… accarezzami la micina
Io: no, fallo tu, mi piace vedere il tuo culo ballare sotto i miei colpi… accarezzati da sola…
Allungando, la mano sullo scaffale vicino prendo uno snorkel e gli tolgo il boccaglio, il tubo era curvo e corrugato, lo metto nelle sue mani e gli dico
Io: il cazzo nel culo e lo snorkel nella fregna siamo in apnea, infilatelo
Lei: sei un depravato, un porco, ed io più di te, mi hai stregata stasera.. ti piace incularmi mentre mi stantuffo sto coso nella micina he?
Io: si mi piaci tu, che sei una vacca con tanta fame arretrata, le apparenze ingannano, a prima vista il cazzo doveva essere il tuo pane quotidiano, invece
Lei: invece quello stronzo mi mette a pane e acqua, ben gli sta al cornuto
Io: vacca, sei una vacca… si muoviti cosi sto per venire… ancora… sei un gran troia..
Lei: tua moglie è brava quanto me?
Io: si è troia quanto te, ora si diverte a farsi guardare le cosce dal mio amico Carlo, lo provoca per provocare me ed a letto gli do la sua razione di cazzo
Lei: dove lo preferisce?
Io: ovunque purchè sia duro e duraturo… se non è andata con altri sarà perché non si può lamentare del mio cazzo, troia com’è a letto non m’illudo di essere il solo ad averla montata… siete tutte troie voi donne..
Lei: anche tua madre lo è?
Io: chi se ne frega.. è proprio il caso di dirlo.. sono cazzi suoi
Lei: sto per godere ancora… è la terza volta oggi… non mi è mai capitato prima… è meraviglioso.. dai dai sfondamelo il culo, sto per godere, la figa sta piegando il tubo.. me lo sto infilando sino in fondo.. ho.. ho. ho.
Io: sto per godere, sto per venirti dentro…
Lei : no.. dammelo in bocca… lo voglio ingoiare tutto…
Uscii dal suo buco con un onorevole “flop”, lei si accovacciò a cosce divaricate, con la sinistra continuava a stantuffarsi la fregna, con la destra menava il mio cazzo che esplose in una sborrata liberatoria, libidinosa e lunghissima, ingoiò tutto sino all’ultima goccia e mentre lo faceva vedevo le sue smanie ansimanti, segno inequivocabile di Orgasmo in corso.
Dopo esserci ripresi, ci ricomponemmo, chiuse il negozio e mentre l’accompagnavo a casa gli dissi di Carlo, di sua moglie e della mia, mi supplicò di rivedermi, di accettare di fare il corso sub, promettendomi che non mi sarei pentito, avrebbe convinto il marito a venire in crociera sulla mia barca.. per aprirsi a nuovi orizzonti… e se lui non avesse voluto ci sarebbe venuta da sola diventando la migliore amica di mia moglie. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Capriccio Francese

Gabriella si affrettò giù per le scale, con le chiavi dell’auto già nella mano destra. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.