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Due giorni da incubo

Quando Franco mi ha raccontato la vicenda di Alice (tutti i nomi di questa storia sono inventati, proprio perché il fatto è vero) stentavo a credergli, ma sapendo che lui l’aveva appresa dalla sua ragazza, che è la migliore amica di Alice, ho capito che non c’erano invenzioni.
Io conosco Alice soltanto di vista, l’ho incontrata una volta in un bar con Franco e Alessia, la sua ragazza, ma purtroppo non ho mai avuto modo di conoscerla meglio, a parte qualche scambio di battuta ogni tanto, e frettolosi saluti.
Innanzitutto Alice è un gran pezzo di figliola, penso che abbia sui 25 anni, abita in un paese un po’ distante dal mio e lavora come segretaria di Direzione nello stabilimento termale.
A volte ho chiesto a Franco di lei, ma lui mi ha detto che è meglio lasciarla stare, perché si è un po’ montata la testa, mira agli uomini ricchi e di successo e ha cambiato molte volte partner, a volte con grandi disperazioni e pianti che va a sfogare di volta in volta da Alessia.
Ho avuto modo di incontrarla qualche volta, ma mi saluta appena; in realtà l’anno scorso mi ero un po’ fissato con lei, ma poi me lo sono fatto passare.
è in quell’occasione che Franco, alle mie richieste di conoscenza tramite Alessia, mi portò una sua foto: “Guardatela in fotografia questa quà, perché è pazza come un cavallo… ” mi disse Franco dandomi una foto che gli aveva fatto Alessia pochi mesi prima “… sai che Alessia ha la passione per le foto e a volte ha usato Alice come modella, questa gliel’ho fregata, e se se ne accorge, si arrabbia… è più gelosa delle sue foto che di me! ”
La fotografia è bellissima, Alice è vestita con un abitino nero cortissimo, che in verità non le ho mai visto, anche perché andare in giro in quel modo sarebbe quantomeno sconveniente (per lei, non per chi la guarda! ), doveva essere estate e Alessia gliel’ha scattata nel suo giardino.
Alice è ritratta in una posa abbastanza provocante, con il busto leggermente piegato in avanti, il sedere appoggiato al cofano della macchina di Franco e le gambe divaricate: i tacchi alti dei sandali le tengono le gambe in tensione, in modo da farle sporgere il culo verso l’angolo alto del cofano della BMW.
Guardandola si ha quasi l’impressione che voglia farsi sodomizzare dalla macchina, anche perché, la sua minigonna sul dietro le si alza fino alle natiche: e forse è proprio per questo, che Alice nella foto si porta una mano sulla natica destra, come per voler evitare che la mini salga ancora.
Con l’altra mano si appoggia sopra al ginocchio sinistro, sorride un po’ imbarazzata, forse perché si era resa conto che quella foto stava venendo un po’ troppo audace, ma è bellissima, con gli occhi coperti da occhiali scuri e i capelli castani sciolti sulle spalle.
Mi ricordo che quando Franco me la portò, mi mancò il fiato per un istante, era il periodo in cui mi ero un po’ innamorato di lei, ovviamente in senso platonico, e la prima cosa che riuscii a dire, fu : “Cazzo!! … e la tua macchina che ha detto? ” Franco si mise a ridere, “L’ho dovuta portare dal meccanico… “. Gli chiesi se c’era anche lui al momento della foto, ma lui mi disse “purtroppo no, erano sole lei e Alessia, e di foto quel pomeriggio gliene ha fatte altre, devi vedere che roba! .. ” mi montò un po’ il sangue al cervello: sul momento mi venne in mente che facesse un certo tipo di fotografie, ma Franco mi calmò: “cioè, niente di particolare, sono come questa… anche se in qualcuna Alice si inginocchia fino a mostrare le mutandine bianche.. è una roba da urlo”.
“ma si veste speso così? ” chiesi impressionato, Franco mi calmò di nuovo, “No guarda, questo è un vestito che io ho regalato ad Alessia, e probabilmente quel pomeriggio Alessia ha proposto ad Alice di indossarlo per fare delle foto piccanti”.
” Ma guarda che è roba da cover girl… ” dissi io estasiato davanti alla foto, “… me l’hai portata far vedre e basta o la posso tenere? ”
– “Ci mancherebbe altro, Filippo, è come se Alessia questa l’avesse persa, ma non farla vedere a giro, almeno a che si conosce”.
– “E… poter vedere anche le altre? ”
– “Cazzo, Filippo… ora, quando Alessia non c’è, ti chiamo e si va nel suo studio… calmati però eh? ”
In realtà quella foto mi sconvolse, non tanto per quello che rappresentava, in fin dei conti poteva essere una foto come se ne vedono tante, di belle ragazze, ecc… , ma mi intrigava la sfrontatezza con la quale Alice posava, non l’avevo mai pensata un po’ perversa, mentre da quel giorno cominciai a farmi certi pensieri.
Oggi, quei pensieri mi confermano che i sospetti non sono mai abbastanza e che la realtà troppo facilmente supera l’immaginazione, anche perché l’immaginazione è tenuta a freno dalla morale, a volte.
Dopo qualche settimana, Franco mi telefonò per chiedermi se volevo vedere ancora la “mia bella”, solo in foto naturalmente, io corsi a casa sua e lui mi portò nello studio fotografico di Alessia, dove teneva appese le sue migliori foto.
La serie di quel pomeriggio era meravigliosa: saranno state una decina di foto, a colori, piuttosto contrastate, la luce arrivava da dietro, e la sequenza descriveva dei liberi movimenti che probabilmente Alice aveva fatto su indicazioni di Alessia.
Una la ritraeva in piedi accanto alla macchina, mentre camminava, con lo sguardo avanti verso un punto oltre l’obiettivo, poi una breve serie molto sexy, dove Alice voltava le spalle all’obiettivo, appoggiata al tetto della BMW con il braccio sinistro, mentre la mano destra stava appoggiata sul fianco.
Una di queste era particolarmente bella, perché mantenendo la stessa posa, la mano sinistra tirava su il vestitino dal dietro, scoprendole il culo e lasciando intravedere la striscia bianca di stoffa delle slip tra le natiche.
In un’altra, Alice rimaneva di spalle all’obiettivo, ma si voltava indietro fissandolo, come se fosse stata chiamata: in questa fotografia, lei piegava leggermente il busto in avanti e quel gesto le scopriva le mele del culo in mezzo alle quali spuntava un pezzetto di stoffa delle mutandine.
Quel vestito era dannatamente corto, come avrebbe fatto una, ad andare in giro in quel modo?
Franco mi disse che quando l’aveva regalato ad Alessia, gli andava abbastanza bene anche se aveva avuto intenzioni “porcelle”, ma dopo averlo lavato non se lo era più messo, perché si era ritirato troppo, inoltre Alessia era più bassa di Alice di circa dieci centimetri; quindi la costruzione di quel set fotografico, era stata studiata da Alessia in modo malizioso.
La più grande la ritraeva di fianco, appoggiata con il sedere al cofano della macchina, e doveva essere quella che precedeva lo scatto di quella che avevo io: questa era particolarmente romantica, forse per la luce sui suoi capelli che arrivava da dietro e incorniciava la sua testa in un alone luminoso, o forse perché con una mano Alice si sollevava leggermente l’orlo della minigonna scoprendo ancora di più la coscia destra.
Ma quelle foto erano estasianti: in una di queste, sicuramente la più audace, Alice stava accovacciata con le ginocchia piegate, uno più alto dell’altro e il sedere appoggiato sul tallone sinistro, lo sguardo fisso nell’obiettivo e le cosce divaricate: chissà se qui si stava rendendo conto di mostrare in primo piano le sue meravigliose slip di pizzo bianco, neanche tanto spesse, anzi…
Alice mi piaceva ancora ed ero stato anche a trovarla al lavoro, un giorno che trovai la scusa per un sopralluogo alle Terme, ma lei pur salutandomi gentilmente, mi disse che aveva delle urgenze in quel momente e che doveva andare. Fine dell’incontro. Poi mentalmente l’ho mandata a quel paese e non ci ho pensato più.
Devo dire che quelle foto mi rimasero in mente per un bel po’ di tempo, ma fortunatamente ne ebbi una sola, e questo mi aiutò a dimenticarla.
Questa foto, adesso l’ho messa sotto scanner e ve la mostro a tutti, non tanto per la foto in se, ma per aiutarvi, cari lettori, ad immaginare lo spettacolo che Alice deve aver dato ai suoi capi, dopo che avrete letto cosa le è toccato subire nell’ambiente di lavoro.
Devo dire che quando Franco mi raccontava la cosa, io ho provato un senso di sottile piacere, come una sorta di vendetta per quel suo modo di fare snob e quell’aria di sufficienza, da “puzza sotto il naso”: quando mi salutava a malapena, perché si riteneva una donna in carriera. Ecco la carriera che le fanno fare!
Ma veniamo al fatto e scusatemi lo sfogo.
Un pomeriggio caldissimo di giugno, usciti dal lavoro, ci trovammo con Franco ad un tavolo di un bar del Paese; più o meno avremmo parlato delle partite dell’Italia e degli arbitri cornuti, invece il cornuto era quel beato disgraziato del fidanzato di Alice (un po’ di invidia ce l’ho, ma bisogna vedere quanto dura, il fidanzato voglio dire… ).
Franco si mise seduto con me sorseggiando un bicchiere di martini, da principio lo vidi silenzioso, poi mi guardò pensieroso e mi chiese: “Sei ancora innamorato di Alice? ” , risposi sinceramente
“Nooo.. Franco, è una fica da buttare in terra, vorrei sapere chi non s’è fatto una sega, anche mentalmente pensando a Lei, ma innamorato no, ho avuto una cotta passeggera, visto che tanto lei mi salutava appena… ”
“Allora.. ” disse Franco, ” tienti forte, la racconto solo a te perché so che un po’ ci sei stato male, e perché sei il mio migliore amico, ma che resti un segreto… l’ho promesso ad Alessia… ”
Ascoltavo incuriosito e abbastanza interessato, ho sempre avuto una passione per le situazioni erotiche e mi dispiace quando ho dei periodi di scarsa fantasia come quello che stavo attraversando, per cui il racconto di Franco mi avrebbe potuto stimolare fantasie per scrivere nuovi racconti: però devo dire che la storia che mi stava per essere svelata, basta e avanza per scriverci un libro.
“Alessia mi ha raccontato che l’altro giorno Alice è andata da lei e le ha raccontato di essere preoccupata per il suo lavoro, in quanto i suoi capi stanno avendo attenzioni particolari nei suoi confronti… insomma non è questo il fatto. Fammi capire da dove posso cominciare.
Ecco… il mese scorso, Alice è stata scelta dal suo Presidente per assisterlo durante un viaggio di lavoro…… ” FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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