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Fedeltà

A riprova di quanto detto sulla mia estrema e incondizionata fedeltà, spiegherò per filo e per segno l’ennesimo fallimento nel rispetto che era dovuto voi e al tempio che adorate gli unici dei rispettabili, attendendo la vostra comunicazione sulla punizione che vogliate assegnarmi, con una sola dispensa: che non si tratti del digiuno fino alla perdita del sette percento della mia massa, che per le mie future peregrinazioni dalle terre calde dei draghi verso le fredde lande del nord potrebbe essermi fatale!

Mi rendo conto solo ora che e da molto che non faccio rapporto sull’andamento delle mie peregrinazioni, sono infatti cambiate alcune cose; ora sono come si sole dire “in compagnia”. Mi aiutano nel viaggio due compagni (che per la verità mi sono stati imposti, ma narrerò a riguardo un’altra volta questo): un membro della guardia reale detto Torrefredda e il mezzo elfo (creatura nata dall’unione di un umano e un elfo) Tylegato a cui assegno la maggior responsabilità nel mio fallimento, senza tuttavia negare la mia debolezza nel cedere!

Analizzai spesso i miei compagni e tutto quello che ne posso dire sono queste semplici righe:

Il mezzelfo era completo da due mezze nature: nel saggio giudizio era in grado di comporre poesie e arte in grado di sedurre qualsiasi creatura d’animo adatto, nella natura degli umani aveva imparato a agire dove il resto della seduzione non concedeva dagli altri. Oppresso dalla sua natura (raramente accettato dagli uomini, e assolutamente rifiutato dagli elfi) aveva maturato le convinzioni di aver parecchi diritti non concessi praticando anche vie malsane quali la magia.

La guardia reale Torrefredda: non perdo tempo a descriverne il coraggio e la massiccia costituzione. Faceva fede al suo animo d’uomo ignorando non necessari contatti col simile dedicandosi completamente alle donne. E anche al vino ora che ci penso, ma come dice lui solo con strumento per raggiungere la sua dedizione.

Ritornando alla mia missione dopo aver passato le terre dei draghi (grazie alle arti oscure di mimetizzazione termica di Tylegato) arrivammo in questo villaggio, mi decisi a riposare presso la taverna da cui scrivo.

Sentendoci finalmente al sicuro deponemmo le nostre armi, rinfoderando alle mie spalle la spada a due mani, così come fece Torrefredda per la sua alabarda: pareva un torrione con tanto di bandiera a mezz’asta (un’alabarda è un’arma insolita da portare alle spalle tuttavia Torrefredda aveva la stazza adatta)! Tylegato si limitò a lasciare la sua frusta attaccata alla cintola. Entrammo quindi nella taverna.

Il fuoco delle torce erano a pochi soffi dal legno che tutto componeva nella taverna. Vi era poco spazio, e i pochi avventori di quel villaggio la rendevano quasi satura; il fuoco causava l’ombra del fumo, l’alcol nello stomaco dei frequentatori rendevano l’aria pesante. Era montato in fondo alla sala un piccolo palco (dovrei chiamare tavolino incavato nel muro per onestà). Quando ordinammo ci sentivamo sfiduciati dai nomi bizzarri dei cibi in offerta, io e Torrefredda ordinato quello che pareva più simile al nome di una minestra, sentimmo chiedere da Tylegato quello che parve più un’ordinazione oscena! Successivamente il taverniere ritornò con, per Torrefredda e me due piatti che ricordavano a Torrefredda la sbobba militare, e per Tylegato il più invitante arrosto di belanjii che mai si potesse sperare di gustare! Mi limitai tuttavia a ignorare le odiose prepotenze che Torrefredda fece al mezzelfo per impossessarsi del suo piatto.

Successivamente più sul tardi entrarono dei musicisti raggomitolati ai loro strumenti, accompagnati da loro vidi una donna di piccola statura avvolta in mantello (essi infatti venivano da fuori la taverna), quando tuttavia se lo levò vidi che si trattava di una ancella del crepuscolo, queste particolari creature paiono in tutto per tutto umane: tuttavia sono la più complessa incognita dei complessi tempi in cui viviamo. Da studioso mi limiterò ad affermare che sono molti i trattati su di esse. e sono tutti contradditori.

Come un fulmine a ciel sereno mi colpì la musica, il più deplorevole arrangiamento gracchiante che si potesse disperare di ascoltare; improvvisamente sentii la voce.

Torrefredda attirato dalla musica era già al centro della sala a ballare un bizzarro arrangiamento di minuetto e qualche danza selvaggia dell’ovest.

Tylegato era al mio fianco, saggiava i resti di belanjii lasciati da Torrefredda.

Ma la voce! Tra gli acuti del flauto e gli sgarri del mandolino la percepivo; piccola quasi ignorabile in quest’insieme satollo e frenetico l’ancella cantava. Non era un canto borioso d’opera, nè una ninna nanna per bambini, era una vita! Anzi migliaia, cantava la storia di una popolazione afflitta da viaggi o chissà quale altra amenità, non importava; anche se non si capiva la storia quella voce ti forzava a sentire ogni più piccolo sussurro di gioia-disperazione-apatia di quella gente, ascoltarla significava far a cambio per qualche minuto: la tua anima, per altre mille.

Finì la delizia del canto, ma l’odioso strimpellare continuò ancora per dolorosi secondi. Ora che lo scambio era finito cercai di ristabilire i contatti col mondo. Torrefredda era perso nella massa di gente, in probabile ricerca di conquista. Tylegato al mio fianco occasionalmente sogghignava, irridendo lo sapevo ormai, ad ogni mio cedere umano. “Tylegato, tu sai ch’io guardo l’ancella, ma non farti illusione di questo, poiché il mio credo ammette s’ami l’arte” ammonii il mezzelfo.

“Facciamo allora che te la porto qui? Cosi che oltre ad amare il vedere la sua arte ti faccia il piacere d’ascoltarla? ” Ribatté l’intrigante! Quindi ammetterò le mie responsabilità nel non essere stato pronto a fermarlo per una vaga maliziosa speranza.

Non so per quale malefica arte dialettica il mezzelfo riesca a persuadere, fatto sta che torno subito dopo accompagnato proprio dall’ancella. “Questo è Assedio” mi presentò mentre faceva accomodare l’ancella avanti a me, e proprio mentre mi apprestavo con frasi di cortesia a chiedere il suo nome disse “è vero che siete stato nelle terre dell’est? ” fui colpito doppiamente dalla voce: l’interesse per le mie peregrinazioni, e ancora quella voce anche in un tono normale.

“Lei si chiama Felyn dalle Terre Del Posiane, ed è anche molto diretta” si intromise Tylegato.

Non fece mistero del suo desiderio di conoscere le nostre avventure, ammetterò nondimeno che è uno dei miei più vivi desideri narrarle! Quasi subito al raccontare i miei primi vagabondaggi le sentii dire:

“Credevo fosse una favola quella! ” oppure “era morte certa questa! Oh quale coraggio”. Non essendo l’unico protagonista delle vicende che narravo cercai di coinvolgere il mio caro fedele amico: “Ricordi Tylegato” dissi “Quando passasti sei giorni ad allenarti per resistere alla pressione degli abissi per recuperare quell’oggetto tra i ruderi sommersi di quella perversa costruzione voluta da quel tale folle tiranno? “.

“Come se fosse ieri” si limitò a liquidare la questione. Venne quindi il sospetto che Tylegato stesse complottando qualcosa e che l’ancella fosse complice, “faccende non umane per certo” allora mi limitai a pensare.

Continuai a narrare a lungo quella notte, finché non iniziarono a spegnere le torce affisse al muro.

“è ora di dormire; vi saluto amici, spero che avremo modo di frequentarci più avanti” cosi ci congedammo. Vista salire l’ancella al piano di sopra verso le camere mi misi a cercare Torrefredda, quando lo trovai mi fece capire che per quella sera non aveva bisogno di camera per sé. Quindi io e Tylegato ne affittammo una, e senza che il mezzelfo mi rivolgesse più parola, andai per cedere al sonno, o almeno con la speranza di esso. Mi accorsi di non avere speranze di dormire quella notte di conseguenza Tylegato decise di tormentarmi con le sue doti ruffianesche in prosa e sonetti: solo a sentirlo il maledetto che cantava le virtù corporee dell’ancella. E con che faccia tosta mi rilevò che ella attendeva entrambi nella sua camera, e che il mio parlare le era stato solo d’aiuto valutarmi degno della sua malizia! Non mezzai i termini con lui

“E tu cane! Preferisci essere fedele a dama sconosciuta che t’offre il gioco alle spalle di un amico invece d’offrirla (la fedeltà s’intende) alla vittima stessa? ” a sentirla la sua maledetta impudica risposta!

“e che lavoro cè a rimanere fedeli e servi di un amico già fattosi servo da se stesso? A star tordo con te non si batte mai! ” a sentirlo mi venne il sangue alle cervella!

“Dici bene a batter! Già una volta mi hai fatto far da giocattolo maledetto, Batter dici? È quello che ti è naturale fare: ti nomino ora per un terzo elfo, un terzo umano, e l ‘ultima parte per natura che ti sei conquistato. bagascio! ” [e il word che correggeva balascio! ; ero certo che zio Bill fosse stato di parte! . balasci lui e Tylegato! ] ci ponemmo offesa per offesa, alla fine temei che il legno offrisse poca protezione contro il suono, e che in troppi potessero conoscere le nostre faccende. Mi venne meno la boria (nutrimento prezioso per offendere), Tylegato era maestro d’intrighi di parole alla fine quindi mi trovai a seguirlo fedele come il cane che gli avevo abbaiato prima.

“aspettiamo un po’, che chi a sentito dorma di nuovo” Mi dava istruzioni il servitore “non ti preoccupare, le tue proteste e le mie considerazioni sono parse solo versi rabbiosi; i nostri segreti sono celati” poi infine “vieni”. traversammo il silenzioso corridoio, arrivati alla porta l’aprì e senza incertezza alcuna e vi infilammo.

L’ancella era seduta sul letto, aveva certamente udito (e ovviamente inteso) ed era chiara lì la mia presenza da vinto. Per grazia delle divinità non vi furono parole, solo i fatti che mi rendono colpevole. Attesi al centro della camera e attese anche Tylegato al mio fianco, fermamente deciso a non intervenire nei risultati delle sue ruffianesche vicende.

Venne l’ancella fra di noi e rivoltomi un sorriso si mise mano ai fianchi in attesa pretenziosa che ci dessimo una mossa! Tylegato allora infilò le sue mani tra lo spazio creato fra le braccia dell’ancella e andandole dietro riunì le sue mani appena sotto l’ombelico di essa, quindi iniziò a leccarle il collo e guardandomi pareva invitarmi a disporre dell’ancella come meglio credevo; io che fra tutto ammiravo di più la sua bocca mi avvicinai ad essa e leccai le sue labbra, così poco pratico sono di baci.

Mi accorsi allora che Tylegato la stava massaggiando insistentemente tra le gambe, questo ebbe l’effetto di far partecipare la lingua dell’ancella alle mie leccate, e quindi alla mia proibita erezione. Decise quindi Tylegato che fosse quello il momento per liberarsi dai tessuti, si abbassò quindi verso le caviglie dell’ancella e presale i bordi della vestaglia iniziò a sollevarla progressivamente mentre ella teneva le braccia sollevate, mostrandomi progressivamente la sua completa nudità. Era questa un’ esibizione creata solo per me da come potevo intuire dallo sguardo sereno dell’ancella e irridente di Tylegato.

Mentre ripresi a baciare l’ancella Tylegato si denudò anche: rimasi solo io vestito. Capii che dovevo fare altrettanto, mentre il un-terzo-d’elfo le si poggiava nudo sulla sua schiena e iniziava con le dita anche a penetrare ora, io iniziai a spogliarmi; non riuscii a fare in fretta come Tylegato, inoltre sia lui che l’ancella mi fissavano e spogliarmi mentre ero fissato dall’ancella mentre veniva masturbata da Tylegato. mi metteva addosso una strana sensazione di imbarazzo: un tipo che non sono in grado di descrivere. “sdraiati sul letto” quell’ordine dato con l’aggiunta della malizia nella sua voce mi rendeva irribellabile, cosi feci.

Lo avevo duro e ritto quando lei posate le mani su ogni mia coscia cominciò a montarlo con la bocca. Tylegato da parte sua approfittava dalla disponibilità del sederino di Felyn leccandoglielo tutto! Felyn partecipava al amplesso movendo il corpo con movimento delfinio, salendo il bacino sulle leccate del mezzelfo quando con la bocca scendeva su di me. L’infame Tylegato ogni tanto ditava, liberando la lingua in apprezzamenti volgari poi infine disse:

“Felyn, cara sei pronta per il gioco che ti avevo promesso? ” l’ancella non rispose e rivoltomi un sorriso smanioso si eresse puntandomi il vertice delle sue cosce al mio inguine, e finalmente sentii le sue dita afferrarmelo con straordinaria grazia.

Tylegato le si fece dietro e illuminata la mano se la passo sul muscolo per renderlo lubrificato, quindi presa l’ancella per i fianchi le inserì la sua punta nel dietro mentre ella mi guidava nel mio compito di fornirle il montaggio, ora il maledetto Tylegato rivolse a me le sue parole.

“E ora mio caro Assedio, daremo modo a questa taverna di ricordare il gruppo ai tuoi ordini, c’è infatti molto che i tuoi studiosi ignorano delle ancelle del crepuscolo, una temo la scoprirai questa sera tu! “.

Mentre cercavo di identificare queste arcane parole sia l’ancella sia Tylegato completarono il loro movimento; più Tylegato ossessivamente cavalcava con movimento incredibilmente dinamico l’ancella più ella cavalcava me! Facendosi penetrare più rapidamente da noi ella gemeva in tono così alto che poteva essere udito da chiunque nella taverna! L’eccitazione di quel momento era inarrivabile; l’estrema paura che qualcuno potesse entrare, la piena consapevolezza che praticamente tutti lì sapessero! Tylegato quasi leggendomi nel pensiero tra i gemiti espresse questo concetto:

“Questo e quando hai da imparare, Studioso! Ora tutti nella taverna svegliati dal gemito innaturale di ella non resisteranno al masturbarsi o chi meglio arrangiato. tu capisci no? “.

Credo non sarà raggiungibile per ogni altro uomo quel piacere! Noi non solo sentivamo ma eravamo partecipi a quell’incanto.

In più mi sentivo catturato nell’eccessiva eccitazione sentendo che il mio stesso essere pareva non voler arrivare mai al culmine, quasi fosse stato troppo per mente umana; infatti non ho più percezione di quel momento che vi fu. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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