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Giovanna

La camera di Giovanna era piccola ma piena di cose. Libri, vestiti, oggetti vari erano sparsi tutto intorno. Un dolce ma intenso profumo, come di fiori, riempiva l’aria. Enrico era seduto su uno sgabello e leggeva a voce alta un racconto dai toni medioevali: cavalieri e dame, duelli e amori, guerre, magie, tesori. Distesa sul letto a castello Giovanna lo ascoltava distratta.

Di tanto in tanto girava gli occhi verso di lui e lo osservava: era un bel ragazzo, spalle larghe, niente grasso, occhi verdi, viso affilato. Un po’ grande per lei, ma l’ideale per il sogno d’adolescenza ancora acerba.

Le piaceva immaginarlo nei panni di uno dei cavalieri dei racconti che le leggeva, impegnato in un torneo del quale lei stessa fosse il premio. Avrebbe superato tutte le prove, naturalmente, ed il re suo padre avrebbe benedetto la loro unione. L’avrebbe portata nel suo castello, l’avrebbe presa fra le sue grandi braccia, l’avrebbe stretta a se, ancora sudato dopo il torneo.

Lei avrebbe avuto timore di questo gigantesco guerriero suo sposo, ma si sarebbe abbandonata al suo abbraccio, avrebbe a sua volta abbracciato il suo corpo lucido, si sarebbe lasciata condurre per mano in un mondo a lei ignoto, sicura di essere protetta dalla sua potenza.

Giovanna sospirò. Un altro sogno ad occhi aperti. E quel cretino, che i suoi avevano scovato chi sa dove per occuparsi di lei durante i loro viaggi d’affari, come al solito non si accorgeva di nulla. La considerava una bambina, tutto qui. Non sapeva che a tredici anni già si covano pensieri da donna. E lui leggeva, leggeva, mentre lei avrebbe voluto averlo vicino, farsi stringere da lui, sentire l’odore del suo corpo, il suo calore. Avrebbe voluto passeggiare di notte assieme a lui, addentrarsi nei boschi, al buio, in posti di cui avrebbe avuto paura se non fosse stata rassicurata dalla sua presenza protettiva. E poi, sì, avrebbe voluto toccarlo, esplorare il suo giovane corpo di uomo, guardarlo, annusarlo, leccarlo. Avrebbe voluto strofinare la testa su di lui, stringerlo a sè.

Giovanna sospirò di nuovo. Era turbata, sentiva dentro di se un languore, un’inquietudine imprecisata. Ebbe voglia di stringere le gambe, di raggomitolarsi, di avvolgersi nel calore del letto. Guardò ancora Enrico, che leggeva seduto. Osservò i suoi pantaloni, cercando di immaginare come potesse essere lì sotto. Sentì il desiderio di accarezzarsi e, attenta a non farsi vedere, lasciò scendere una mano fra le gambe. Il suo sesso era caldo e morbido, un posto accogliente per la sua mano. Si sentì come ubriaca, la testa le girava, le parole del racconto la cullavano. Scivolò nel sonno così, come ogni sera, con la mano ancora stretta fra le gambe.

Enrico sentì il respiro di Giovanna farsi pesante. Chiuse il libro e si alzò. Guardò il viso della ragazza, così dolce nel primo sonno, e sorrise. Le rimboccò le coperte, spense la luce e uscì dalla stanza. Lo aspettava un’altra serata di TV. FINE

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