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Giulia che lavora con noi

Dal primo giorno che ha iniziato a lavorare da noi ho iniziato a immaginare una storia con lei. Non ho abitudine a tradire mia moglie, sono sposato da diversi anni e non ho mai provato veri desideri per altre donne.
Ma con Giulia è stato diverso.
Veniva in ufficio vestita in modo castigato. I suoi argomenti erano sempre molto seri, non si lasciava mai andare a raccontare storie private. Io la guardavo. Mi eccitavano da impazzire le sue caviglie quando riuscivo ad intravederle sotto i pantaloni. I polpacci leggermente scoperti li vedevo solo quelle rare volte che portava le gonne anche se lunghissime.
L’ho sognata, l’ho vista nuda in sogno, ci siamo baciati, ci siamo leccati, ci siamo amati, ci siamo dati reciprocamente piacere fino a gridare. Ma poi mi svegliavo e lei al mattino capivo dalla sua espressione che non aveva fatto lo stesso sogno.
Insomma desideravo Giulia senza avere il coraggio di dichiararmi o di farle capire l’attrazione che suscitava in me.
Tutto questo fino alla scorsa settimana.
C’era il sole e lei si è presentata al lavoro con una gonna che le arrivava al ginocchio. Gambe bellissime. Avevo infatti pensato, dato che le teneva sempre coperte che fossero storte o chissà cos’altro.
Abbiamo dovuto uscire per andare da un cliente e quando siamo saliti in macchina guardavo continuamente la parte di gambe che si mostravano alla mia vista.
Quando siamo arrivati dal cliente abbiamo parcheggiato l’auto e siamo saliti in ascensore al diciottesimo piano.
Siamo soli. Appena si è chiusa la porta ci siamo accidentalmente sfiorati. Lei mi ha guardato e senza dire niente mi ha baciato. Un bacio dolce. Solo le sue labbra appoggiate alle mie. Un bacio casto come quello che si da di sfuggita ad una moglie al mattino quando si esce. Un bacio intimo che mi ha trasmesso affetto e desiderio.
La porta dell’ascensore si apre e senza dire una sola parola andiamo nell’ufficio del cliente. Io non riesco quasi a parlare mentre lei mi sorprende con la sua dialettica.
Terminata la visita riprendiamo l’ascensore. Siamo in quattro. Quando saliamo in macchina lei mi guarda mi chiede scusa, abbassa gli occhi e non si muove.
Metto in moto e usciamo dal parcheggio. faccio i primi 500 metri in silenzio, poi giro a destra e prendo una strada opposta all’ufficio.
Guido sempre senza parlare. Imbocco l’autostrada e la seguo sempre con questo silenzio imbarazzato che ci invade la macchina.
L’autostrada finisce. Siamo di fronte al lago di Renzo e di Lucia.
Scendo e mi avvicino alla piccola spiaggetta. Lei mi raggiunge:
– “Ti ho chiesto scusa. Ho agito d’impulso. Lo so che non dovevo ma sono mesi che desidero farlo”
La guardo. Mi avvicino e la bacio con forza. Lei risponde, la sua lingua si insinua tra la mie labbra e si avvinghia alla mia. Le nostre mani ci accarezzano quasi con violenza. Un bacio lungo, appassionato, come quello che si da alla donna che si ama.
– “Ti desidero come non ho mai desiderato nessuna. ”
– “Anch’io. Troviamo un posto per prenderci subito. Subito”
C’è un piccolo hotel che ci sta guardando a qualche centinaio di metri.
Siamo fuori stagione. Sarà aperto?
Quando lo raggiungiamo lei fa di corsa gli ultimi passi. Entra e chiede una stanza. L’hotel è a servizio ridotto ma ha alcuni appartamenti pronti.
La stanza è bellissima. è un open space con un letto d’ottone in un angolo e un grosso divano che sta di fronte ad un finestrone che da sul lago.
Lei si siede sul divano e li tende le braccia. Ricominciamo a baciarci.
Le nostre mani cercano i bottoni dei nostri abiti. Le accarezzo un seno.
Lei freme si alza di fronte a me e fa scendere la gonna, si leva lentamente le calze. I suoi slip sono traforati e intravedo i suoi peli.
Anche la camicetta raggiunge la gonna per terra e poi anche le sue eteree mutandine. è li nuda davanti a me. La stringo a me e sento i suoi peli che si strusciano contro il mio viso. La mia lingua comincia ad esplorarla. Quando raggiungo il suo clitoride sento le su e ginocchia piegarsi. Si risiede sul divano e offre anche ai miei occhi quello che la lingua aveva già iniziato a conoscere. La lecco, disegno con la punta tutto il contorno, affondo fin che posso e lei freme e mi premia con un orgasmo violento.
Si ripiega in posizione fetale e si gode anche con la mente quanto è appena successo.
Mi guarda. Mi spoglia. Mi lecca ovunque.
Mi succhia la punta del pene e poi lo fa uscire dalla bocca e lo lecca lungamente e mi porta all’orgasmo con l’uccello fuori dalla sua bocca.
Lo sperma zampilla fortissimo e quando ricade lei è pronta leccarlo.
Andiamo sul letto e scopiamo come dei forsennati. La forza di quei rapporti ci strema. E ci addormentiamo. Mi sveglio con la piacevole sensazione di aver sognato. Ma lei è li che mi sta di nuovo leccando.
Quando si accorge che sono sveglio si gira e mi da la sua figa da leccare.
Ricominciamo subito e questa volta lei mi offre il suo culo ancora vergine.
Sono passate ormai 9 ore. Ci rivestiamo e torniamo verso Milano.
La lascio sotto casa.
Il mattino dopo entra nel mio ufficio. Si avvicina gira intorno alla scrivania, si siede sulle mie ginocchia e mi bacia con passione.
Furtivamente le mie mani accarezzano le sue cosce mentre le sue raggiungono il mio sesso. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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