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Grazia

Tutto cominciò quel giorno di festa, quando ci eravamo riuniti, al ristorante, per la festa di laurea di Rita.
Rita, si era laureata brillantemente in Medicina.
Rita, la mia fidanzata.
Quel giorno, fuori dal ristorante, Grazia, la mamma di Rita, si avvicinò alla loro macchina per prendere le bomboniere di laurea.
China, intenta in quell’operazione, vidi, per la prima volta, Grazia, con occhi diversi.
Le sue gambe diritte e piene, come possono essere quelle di una cinquantenne, il suo culo, ma soprattutto quel pezzo di carne bianca delle sue tornite cosce che in un attimo potei scorgere, inguainate da delle calze autoreggenti di colore nero, eccitarono le mie fantasie sessuali.
Mi accorsi, per la prima volta, che la mia futura suocera era una donna eccitante.
Grazia, l’avevo vista sempre come una mamma di famiglia, mai truccata, mai provocante, mai donna.
Eppure, quel giorno, mi sembrò una gran femmina da letto.
Truccata, giovanile, elegante ma soprattutto “femmina”.
Cominciai da quel giorno a guardarla con altri occhi e quando capitava l’occasione a spiarla.
La spiai dal buco della serratura, un giorno, sotto la doccia.
Mi eccitai nel constatare che non mi ero sbagliato.
Potei ammirare la sua pelle bianca, i suoi enormi seni, il suo culo, l’incavo delle sue cosce pieno di peli ancora biondi, quella pancia piena che aveva portato avanti tre gravidanze.
E cominciai morbosamente a desiderarla.
Dopo qualche anno, sposai Rita, e la mia frequenza presso quella casa fu più assidua.
Cominciai a vederla in abiti più succinti che mettevano in risalto la sua femminilità e le sue grazie.
Spesso le ammiravo i seni che debordavano dalle sue camicette, le sue cosce quando si tuffava nelle sue letture seduta su un divano………………….
Scopavo con mia moglie ma pensavo di scopare con sua mamma.
La prima occasione di avvicinamento capitò quel giorno che la vidi piangere e sfogandosi mi disse che mio suocero la tradiva con una donna più giovane di lei.
Cercai di consolarla, dicendole per la prima volta che io la trovavo ancora bella ed attraente, e dicendole queste cose cercai di accarezzare il suo viso.
Le accarezzavo il viso e nel frattempo una mia mano scese a toccarle il seno, ma lei si discostò gridandomi: ” sei pazzo”!
Gli chiesi scusi ma il ghiaccio era rotto.
Da quel giorno Grazia era diventata più affettuosa, più premurosa nei miei confronti, più materna.
Intanto, dopo un anno, annunciavamo alla mamma che Rita era in dolce attesa e Grazia si mise a piangere dalla contentezza.
Man mano che passavano i mesi io ero sempre più nervoso.
Un giorno d’estate, mentre tutti gli altri erano a mare, io ero intento a leggere il giornale sulla veranda e Grazia era in cucina intenta a cucinare.
La sentii gridare. Corsi in cucina e mi resi conto che si era tagliata profondamente un dito.
La invitai a mettere il dito sotto l’acqua e cominciai ad aiutarla a medicarlo.
I suoi seni erano gonfi e a portata di mano, era sudata, indifesa.
Come la prima volta cominciai ad accarezzarle la faccia, a calmarla toccandole i biondi capelli, la nuca, ma preso da una frenesia erotica contemporaneamente le misi una mano tra le cosce e cominciai a baciarla:
” mamma ti prego sono anni che ti desidero” gli sussurravo continuando ad accarezzarla.
Ebbi l’impressione che le sue difese stessero per cedere, non partecipava ma neanche mi respingeva, era inebetita quasi un automa che si faceva accarezzare dal genero.
Continuavo a baciarla sul collo e le mie mano sentivano le sue rotondità.
Arrivai anche, sempre stando all’impiedi, a metterle un dito nella sua fica.
Ed in quel momento, quasi “folgorata” si divincolò dalla mia stretta, si mise a sedere e a piangere.
Scusami gli dissi.
Quel giorno non si sedette con noi a mangiare.
Qualche settimana prima che mia moglie partorisse, mia suocera era molto nervosa e preoccupata per il parto della figlia.
Portammo Rita in una Casa di Cura per ricoverarla.
Quella sera cenai da mia suocera.
Pensavo di trovare anche mio suocero a cena, ma Grazia in vena di confidenze mi disse: ” … quel porco è con la sua amante. ”
Non avevamo iniziato ancora a cenare quando mia suocera ad un tratto mi chiama:
“vieni ti prego, aiutami a sistemare questo quadro”.
In quel momento, dissi a me stesso che dovevo fotterla!
E mentre lei con ambo le mani teneva quel quadro per farmi prendere le misure, gli andai dietro e la afferrai per tutte e due le mammelle.
Glieli strinsi così forte che lasciò cadere il quadro, dicendomi: ” ….. nooooooo “.
Sempre da dietro, le cominciai ad alzare il vestito mettendo a nudo le sue cosce bianche e tornite e all’altezza del suo culo cominciai a spingere il mio bacino come se volessi incularla.
Ero con una mano che le strusciavo le mammelle, con l’altra che rovistavo le sue cosce e la sua prominente pancia e di dietro, all’impiedi, tutto vestito, che spingevo nel tentativo di fotterla.
Cominciò a piangere che non voleva, dicendo che non aveva tradito mai il marito, che non voleva tradirlo col marito di sua figlia, che queste cose le fanno le prostitute ma intanto…….. io l’accarezzavo sempre più, alternando momenti di dolcezza con momenti più decisi. Volevo fotterla, dovevo fotterla.
Con forza la feci cadere su un divano, mentre lei cercava di divincolarsi, le aprii le cosce e raggiunsi con la mia mano la sua fica.
Cominciai a masturbarla prima con un dito e poi con due, sentendo i suoi umori e il sordo rumore provocato dalle dita che entravano ed uscivano dalla sua fica bagnata.
Percepii che le sue resistenze psicologiche erano vinte e che cominciava anche lei ad eccitarsi e desiderare.
“Fammi vedere le tue tette” le dissi.
“Si” rispose mia suocera “tutto quello che vuoi” e aggiunse” ti ho sempre amato sin dal primo giorno che ti ho visto”.
Eccitato da quella dichiarazione, ma non solo da quella, estrassi il mio cazzo durissimo, e mentre le mi mostrava il suo enorme reggipetto nero, mi alzai dal divano e glielo misi in bocca.
La fottevo in bocca tenendole i suoi capelli e vedendo che ogni tanto, per inesperienza, era come se soffocasse.
Non si era tolta i suoi grossi occhiali da vista, e tutto era molto eccitante, avevo il cazzo nella bocca di mia suocera, accarezzavo i suoi grossi seni, ed ogni tanto mi piegavo per entrare con qualche dito nella sua fica.
Le sborrai in faccia, senza preavviso, riempiendo del mio sperma i suoi occhiali, le rughe della sua faccia, i suoi capelli e lasciando cadere le ultime gocce di piacere nell’incavo dei suoi seni generosi.
Affettuosa più di una mamma “povero caro” mi disse “forse erano mesi che non lo facevi con mia figlia….. adesso ci sono io e non ti lascerò mai più…
Quelle parole di amore ma anche di bramosia ebbero l’intento di farmi eccitare ancora e le dissi… “il bello deve ancora venire”.
Ancora vestiti, sul divano, lei con il reggiseno a penzoloni e con le tette di fuori, io con il cazzo fuori dalla cerniera dei pantaloni eravamo in attesa del secondo round.
Le feci sfilare le calze nere autoreggenti e le mutandine nere, le aprii le cosce abbondanti e mi buttai sul suo ventre materno.
Le leccavo il clitoride e contemporaneamente il mio dito medio andavo su e giù nella sua voluminosa fica.
Mia suocera gemeva flebilmente quasi con vergogna, vergognandosi che un gemito più acuto potesse scandalizzare il genero che la faceva diventare donna per la seconda volta.
“Sai queste cose non le ho mai fatte con tuo suocero, mi vergognano un poco e poi lui non mi cerca più… ” ed io intanto le continuavo a dare piacere ricevendolo.
Era oscenamente eccitante vedere questa donna di più di cinquant’anni, madre di tre figli, con le cosce tutte aperte e bianche offrirsi al genero che poteva essere uno dei figli.
Cominciò, poi, eccitata ad accarezzarmi il cazzo con le sue bellissime mani.
Gli andai di sopra, tolti i pantaloni, e mi misi tra le sue tette enormi dicendogli di stringermele attorno al cazzo.
Cominciai una spagnola, inframmezzata dal cazzo che ogni tanto lo spingevo tutto nella sua gola.
Gli uscivo ed entravo il cazzo dalla bocca, facendogliela oscenamente gonfiare, glielo strusciavo in faccia, sugli occhi, invitandola a fare lei altrettanto.
Era eccitantissimo vederla mentre con il mio arnese se lo sbatteva in faccia.
Era diventa una porca, era mia!
La invitai a spogliarsi, cosa che fece con imbarazzo, e potei ammirare le sue nudità.
La feci mettere a pecorina sul divano, ammirai il suo fondoschiena, i suoi opulenti ma non grassi fianchi, le mammelle che scendevano a penzoloni, mi misi di dietro e gli ficcai il cazzo nella fica.
Ebbe un momento di sussulto quasi un singhiozzo.
Ma poi cominciò a partecipare gustando il cazzo di suo genero che ritmicamente la penetrava.
La feci girare a pancia in alto e apertole le cosce mi incuneai lentamente nella sua fica.
Non glielo misi subito ma cominciai quasi a giocare sbattendoglielo sulle grandi labbra, vedevo il suo piacere crescere dai lamenti che diventavano sempre più eccitanti.
Quando la penetrai nella fica con violenza, mi disse “.. vorrei che tu restassi per sempre in me.. così.. !
La fottei per circa un’ora, preoccupandomi sempre che potesse arrivare mio suocero.
Riuscendo a controllare il mio orgasmo volevo ancora fotterla, le dissi: …
“vai a metterti delle calze con un reggicalze coloro carne… ”
La segui in camera da letto assistendo eccitantissimo a tutta l’operazione.
Vidi questa donna matronale accontentare le perversioni di suo genero, la vidi mentre si infilava le nuove calze, vidi lo sculettare del suo culo, il ballonzolare delle sue materne mammelle, vidi i suoi peli pubici e pensai che tutto era ormai mio.
Ammirai la sua bellezza ed il suo corpo eccitante ancora di più con le calze ed il reggicalze che avevo preteso che lei indossasse.
La feci venire a spegnicandela sul mio bastone che avevo continuato a maneggiare per tenerlo in tiro, e così con un rumore di risucchio si impalò sul mio cazzo.
La invitavo a muoversi, le mordevo i grossi capezzoli, cominciai a giocare col mio dito sul suo ano.
E più lei non voleva che io le toccasi l’ano, più io cercavo di sodomizzarla col mio dito.
Gli dissi … “mamma voglio fotterti il culo! ”
E lei mi rispose… “amore mio sono vergine di dietro.. ! ”
Eccitato dal quella risposta, mi ribagnai il dito di saliva e cercai di spingerlo nel suo culo quanto più possibile.
I suoi “….. ahi… ahi.. ahi” di dolore non riuscirono più a ritardare il mio orgasmo e così abbondantemente le sborrai in fica.
Uscii il cazzo dal suo ficone e gli dissi di pulirmelo con la bocca, cosa che lei fece.
“Nel culo te lo metto la prossima volta, mamma! ”
Appena in tempo di sentire la macchina di mio suocero che arrivava. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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