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Grazie allo sconosciuto

Sono Marco, ho trent’anni, torinese e lavoro in Sicilia da un paio d’anni, in attesa che la ditta per cui lavoro si decida a farmi rientrare in sede, cioè a Torino.
Sposato da cinque anni con Francesca, ventinovenne, alta, bionda, bella, ecc…..
Ci amiamo molto ma, come ogni coppia abbiamo avuto un periodo di raffreddamento in campo sessuale.
Pensavo fosse dovuto al fatto che i nostri rapporti erano “normali”, nel senso che ci limitavamo al canonico.
Per essere più precisi, non abbiamo mai praticato ne rapporti orali ne rapporti anali, figuriamoci altro!
No che io abbia dei preconcetti in campo sessuale, anzi, nella mia vita prematrimoniale ho avuto la fortuna di fare molte, e buone, esperienze in materia.
Solo che, da ipocrita, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie.
Ho sempre pensato che lei non avrebbe capito, ed accettato, data la famiglia da cui proveniva, puritana e cattolicissima.
Quindi mi sono adeguato a questa “nuova vita”, senza sentire mai il bisogno di dover ricorrere all’esterno della coppia per sfogare questa mia repressione.
Ma la situazione del nostro rapporto iniziava a preoccuparmi.
Ero sicuro che aveva bisogno di qualcosa per riaccendersi.
Un segnale forte, che mi fece capire in che direzione dovevo muovermi, mi fu dato da una situazione particolare che ci capitò un giorno.
Era domenica pomeriggio e, data la bella giornata, andammo a fare una passeggiata.
Lungo il tragitto ci fermammo ad ammirare il paesaggio ed a parlare di alcune cose, ci poggiammo su di una ringhiera che si affacciava su di un agrumeto, quattro metri sotto di noi.
Francesca parlava senza notare particolarmente ciò che ci stava attorno, specialmente sotto.
Vidi un paio di uomini fra gli agrumi che ci fissavano, più precisamente fissavano lei.
Credo che non si resero conto che mi accorsi di loro, tanto erano intenti ad ammirare il panorama che mia moglie gli offriva, inconsapevole.
Stranamente in me non scattò l’ira ma l’eccitazione, quindi non dissi nulla, anzi feci in modo che lei si girasse per non interrompere quello spettacolo.
Mi girava la testa per la forte emozione che stavo provando.
Purtroppo, dopo poco, Francesca si accorse di cosa stava accadendo e si allontanò dalla ringhiera e, senza dirmi niente dei due uomini, mi disse che voleva tornare a casa.
Pensavo che si vergognasse troppo e preferiva non dirmi nulla.
Ma quando, ormai notte, andammo a letto accadde qualcosa di strano, per la prima volta fu lei a prendere l’iniziativa strusciandosi a me sotto le coperte.
La mia reazione, passata la sorpresa iniziale, fu di saltarle addosso con particolare veemenza, trattenendomi dall’esagerare.
Però mi accorsi di quanto fosse “calda” lei, era la prima volta che la vedevo in quelle condizioni.
Ragionandoci sopra capii che quello che era accaduto quel giorno le aveva dato una spinta per abbattere quei tabù di cui era prigioniera.
Purtroppo non fu abbastanza forte, ma ……
Nel mese di novembre ci dovemmo recare a Torino per il matrimonio della sorella minore di Francesca e, a causa di un problema di lavoro il giorno della partenza, non riuscimmo a prendere il volo che avevamo prenotato dovendoci accontentare delle cuccette, in uno scompartimento da quattro.
Partimmo e, degli altri due posti, solo uno fu occupato da un uomo, sulla quarantina, che stava andando a Genova.
Prima di stenderci nelle cuccette non potei non notare le occhiate che quell’uomo indirizzava a mia moglie.
La cosa mi fece eccitare e, dopo averci pensato su, decisi di dare una possibilità a quell’uomo, se ci sapeva fare.
Prima di stenderci dissi a Francesca che avrei preso un sonnifero, altrimenti non avrei chiuso occhio, tirai fuori due pillole e lei mi disse che era meglio se ne prendevo solo una altrimenti non ci sarebbe stato niente che mi avrebbe svegliato ma gli risposi che era proprio quello che volevo, dato che ero troppo stanco.
Mentre le mandavo giù mi accorsi che lei guardava quell’uomo.
Naturalmente le pillole erano solo pasticche di vitamina C, ma non si resero conto, credo!
Preparate le nostre cuccette, erano quelle in alto, feci salire prima mia moglie, standole dietro e, con la coda dell’occhio, vidi quel tizio sbirciare sotto la gonna di mia moglie, agevolato dal fatto che era già steso al suo posto.
Spenta la luce forte, mi sistemai quella specie di lenzuolo fin sopra la testa, in modo che la luce notturna non facesse capire che avevo gli occhi aperti.
Quando avevo ormai perso ogni speranza, sentii che l’uomo si stava alzando e socchiusi gli occhi.
Mi toccò una gamba, prima in modo lieve e dopo più deciso, quando fu sicuro che non mi avrebbe svegliato niente, si girò verso Francesca che era distesa a pancia in su.
Con due dita iniziò a toccarla sul seno, il capezzolo per l’esattezza, lei aprì gli occhi e vedendolo fece per dire qualcosa, riuscì a dire solo
“ma.. “, perché quelle due dita le si posarono sulla bocca e quel tizio le disse
“stai tranquilla, tanto lui è in coma” e si girò verso di me dandomi un altro scossone sulla gamba.
Io non feci neanche una mossa.
Si rigirò verso mia moglie e fece riscendere le dita fino al suo seno, solo che questa volta lo afferrò con l’intera mano.
Vidi Francesca che riadaggiò la testa chiudendo gli occhi.
Sentivo l’eccitazione salirmi alle stelle, stavo avendo un’erezione.
Quel tizio le tirò via il lenzuolo e si stese su di lei iniziando a baciarla, mentre con la mano le strizzava prima il seno per poi scendere sino al suo sesso che le afferrò, provocandole un inarcamento della schiena ed un lieve mugolio.
Vidi mia moglie allungare una mano per appoggiargliela sulla patta, i suoi tabù stavano cadendo uno dopo l’altro.
Si staccarono ed iniziarono a spogliarsi, lei rimase con le calze, il reggicalze, le mutandine ed il reggiseno mentre lui con i calzini e le mutande.
Francesca riprese l’iniziativa e liberò dall’ultimo velo quel pene, di tutto rispetto, già bello duro, afferrandolo.
Non sapevo se sarei riuscito a trattenermi, quello che vedevo mi stava facendo eccitare come non mai.
Vidi l’uomo avvicinarsi con il pene alla bocca di mia moglie che fece per indietreggiare, quindi lui le chiese se aveva mai fatto un pompino e, quando lei gli rispose di no lui gli disse che gli sarebbe piaciuto molto insegnarle come fare. Iniziò la lezione.
“Incomincia a baciarmi la punta”.
Francesca, un po’ titubante, diede dei piccoli baci.
“Adesso tira fuori la lingua ed inizia a leccarlo come fosse un gelato”.
Mia moglie, quella porca, iniziò a prenderci gusto, si vedeva che non era esperta ma si dava da fare con molta voglia.
Quel tizio la prese per la testa e la tirò a se, affondando nella sua bocca.
Prima di venirle in bocca, l’uomo si fermò, si chinò e, levate le mutandine, le mise la testa fra le gambe, iniziandola anche in quel “gioco”.
Quel tizio ci sapeva fare, lei si stava contorcendo dal piacere, ripensandoci forse era lei che, visto che era la prima volta che riceveva quel trattamento, era super sensibile.
Sotto quei colpi di lingua venne per la prima volta.
Dopo gli chiese di prenderla.
L’uomo le fece mettere una gamba fuori della cuccetta e, messosi sopra di lei, le affondò dentro lentamente.
Grazie a quella posizione avevo una visuale perfetta, potevo vederlo entrare ed uscire.
Francesca si abbassò il reggiseno ed iniziò a strizzarsi il seno e, prontamente, lui iniziò a succhiargli i capezzoli.
La lavorò ben bene, riuscì a portarla ad un nuovo orgasmo che la lasciò quasi svenuta.
Quando anche lui stava per venire, lo tirò fuori e glielo mise nuovamente in bocca, dicendole di ingoiare tutto.
Lei, ripresasi, gli si avvinghiò e non ne fece cadere neanche una goccia, dopo ricominciò a lavorarlo con la lingua, a succhiarlo fino a quando non ritornò nuovamente duro e lui le disse
“scommetto che sei anche vergine di culo? Voglio aprirtelo io”.
A questo punto mi sarei aspettato che Francesca avesse mosso qualche obbiezione, invece, meraviglia dopo meraviglia, si fece girare a pancia sotto e mettere un cuscino sotto al ventre.
Il tizio iniziò a palpare e leccare le belle natiche, fino a quando si mise un dito in bocca e, insalivatolo bene, glielo affondò fra le natiche.
Mia moglie s’irrigidì di colpo, ma quando lui iniziò a muoverlo si rilassò.
Dopo averla lavorata con le dita si mise sopra di lei, se lo lubrificò infilandoglielo prima in pancia, glielo puntò all’ano, e lo fece entrare un poco per volta.
Era stupendamente eccitante per me vedere quell’estraneo sodomizzare mia moglie.
Potevo sentire lo sbattere dei loro corpi.
Quella porca stava godendo da matti, non aveva emesso nemmeno un grido di dolore.
Dopo averla lavorata per più di mezzora, con continue variazioni di velocità, gli venne dentro.
Prima di lasciarsi, Francesca, come bacio d’addio, glielo ripulì tutto con la lingua.
Al mattino, poco dopo esserci svegliati, il tizio scese dal treno, e dalla nostra vita.
Rimasti soli nel tratto Genova-Torino, e ormai giorno, ci mettemmo seduti uno di fronte all’altra.
Lei, distrattamente(? ), nel muoversi sopra il sedile mi fece vedere, di tanto in tanto, sotto la gonna.
Quella vista e le immagini della notte appena trascorsa, impresse nella mia mente, erano, per me, una tortura e, dopo un po’ di questo supplizio, non ce la feci più e decisi di provare a infilargli una mano fra le gambe.
Per mia fortuna ebbi la lucidità di non farlo a “freddo” ma di introdurlo con un discorso che lo giustificassero.
Iniziai a dirle che era un peccato che non eravamo rimasti soli durante la notte perché ci saremmo divertiti.
Nel dire questo le poggiai la mano sul ginocchio e la feci risalire lentamente, tenendo gli occhi puntati su quelli di lei, che iniziò a dirmi, a bassa voce, di smetterla altrimenti qualcuno ci avrebbe potuto vedere.
Solo che le sue gambe, anche se unite, non stringevano la mia mano per fermarla, quindi prosegui, sempre lentamente, nella mia risalita.
Quando la mano passò dal nylon delle calze alla carne, un brivido mi scosse tutto.
Ma la cosa che mi scosse di più fu quando arrivai a toccarle le mutandine, erano tutte bagnate.
A questo punto iniziai un lento massaggio da sopra il tessuto.
Francesca si contorceva tutta ed era diventata tutta rossa in viso.
Spostai le mutandine e feci scivolare due dita dentro di lei, iniziando a muoverle e portandola fino all’orgasmo.
Era sconvolta in viso, con i capelli in disordine e tutta sudata.
Però non mi guardava negli occhi.
Stavo iniziando a pensare a cosa dovevo fare per convincerla a farmi toccare quando il treno iniziò a frenare.
Decisi di aspettare almeno che il treno fosse ripartito e nel frattempo Francesca andò a darsi una sistemata.
Purtroppo a quella fermata, Alessandria, erano saliti un uomo ed una donna che, una volta seduti, iniziarono a parlare fra di loro di lavoro.
Quando mia moglie rientrò e vide quei due mi sembrò di vederla risollevata.
Cosa che non valeva per me che nel giro di poche ore avevo avuto due erezioni prepotenti che avevo dovuto far scemare da sole, senza dargli sfogo.
Mi misi l’anima in pace.
Arrivati a Torino ci vennero a prendere i parenti di Francesca e ci portarono a casa dei suoi genitori, a vedere la futura sposa.
Rimanemmo lì fino a sera quando rientrammo a casa nostra, la casa che avevamo in Sicilia era della ditta per cui lavoro.
Una volta a letto mi avvicinai a lei e ripresi il discorso interrotto in treno al mattino.
Gli ricordai che mentre lei aveva raggiunto un appagamento io mi ero dovuto sbollentare da solo.
Quindi gli presi la mano e me la portai sull’erezione che, prepotentemente, mi trovavo sotto al pigiama.
Francesca iniziò a ribellarsi dicendo che non voleva, che ormai io la consideravo solo “donnina”, con quello che era accadute in mattinata in treno.
Colpito da questa sua posizione gli dissi
“vorrai dire la notte scorsa? ! “.
A questa frase lei si gelò.
Ripresasi provò a controbattere dicendomi che non sapeva a cosa mi riferissi, ma io per farle capire tutto senza dilungarmi troppo le dissi che le pasticche che avevo preso la sera precedente non erano sonniferi ma bensì vitamina C.
Mia moglie non ce la fece più e scoppiò in lacrime.
Mi tirai su mettendomi a sedere sul letto, la presi per le spalle e mi appoggiai la sua testa sul petto.
Cercai di calmarla passandole la mano fra i capelli e, con tutta calma iniziai un discorso che avrebbe avuto due possibili reazione da parte sua, o non lo avrebbe accettato, con il conseguente rischio di perderla, oppure lo avrebbe accettato e la nostra vita sarebbe finalmente cambiata.
Le spiegai che non la consideravo una “donnina” dopo quello che era successo anzi, adesso la amavo ancora di più, cercai di spiegarle che quello che aveva fatto con quell’uomo era solo del sesso e che io non mi sentivo tradito da ciò e non ero in collera con lei.
Le confessai quel mio desiderio di cambiare qualcosa nel nostro rapporto, specialmente in campo sessuale, ma che avevo avuto sempre paura a dirglielo a causa dei preconcetti che le avevano inculcato, causa del mancato raggiungimento dei piaceri della carne.
Detto ciò, le presi la testa fra le mani e le diedi un lungo bacio, finito il quale rimanemmo a scrutarci negli occhi per alcuni istanti.
Nei suo sguardo potei vedere lo scoccare di una nuova luce, mai vista prima. Francesca scostò le coperte liberò la mia erezione dal pigiama, prendendomelo in bocca.
Anche se si capiva la sua inesperienza mi sentivo al settimo celo.
Mentre mi godevo la bocca di mia moglie, per la prima volta da quando la conoscevo, ringraziavo con tutto me stesso quell’uomo che aveva permesso tutto ciò. FINE

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