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Il completo Verde

Da oltre un mese, la vita in ufficio era un inferno, sembrava fosse ormai diventato impossibile lavorare, le procedure erano state stravolte, i ruoli cambiati, nessuno sapeva più bene che cosa fare e quando farlo. Carlo era iun grave difficoltà, vista la sua posizione di capo reparto, tutti si rivolgevano a lui per chiarimenti, spiegazioni, ma nemmeno lui ci si raccapezzava a pieno malgrado ogni giorno passasse moltissime ore in riunione proprio per questo.

In condizioni normali, avrebbe maledetto la direzione che aveva deciso quel radicale ed intempestivo cambiamento, avrebbe maledetto la ditta di consulenza esterna che aveva progettato la ristrutturazione, ma non erano condizioni normali. Nei quarantacinque anni della sua vita non gli era mai capitata una cosa simile. Era sempre stato un tipo serio e posato, senza grilli per la testa.
Da quasi vent’anni era sposato con Giuliana, e si era sempre vantato di non averla mai tradita. Sino ad un mese prima, il lavoro, Giuliana i suoi due figli erano stati le uniche cose che contassero per lui, ma ora tutto era cambiato e non solo sul lavoro.
Anche in questo caso, la colpa era della ditta di consulenza esterna ingaggiata per la ristrutturazione aziendale, un motivo in più per maledirla, ma ha Carlo non veniva neanche in mente di farlo, anzi.
La colpa in verità era tutta sua, e lui lo sapeva benissimo. Elen era indubbiamente bellissima, con il suo metro ed ottanta abbondante d’altezza, il suo corpo modellato da curve raffinate, ma obiettivamente non aveva fatto nulla per provocarlo.

Vestiva in modo che per i tempi che corrono poteva definirsi del tutto normale, qualche gonna appena al di sopra del ginocchio, qualche scollatura appena accennata, ma nulla di più. Era seria, molto preparata, professionale, convinta di quello che faceva. Avevano trascorso tantissime ore assieme, ma mai si era parlato d’altro che di lavoro, mai lei era stata provocante o aveva in alcun modo giustificato le sue fantasie.

Eppure Carlo non riusciva a pensare ad altro che a lei anche se non si era mai spinto oltre ne, pensava, avrebbe mai avuto il coraggio di farlo. Eppure il suo desiderio cresceva, le sue fantasie si facevano sempre più insistenti, logorandolo giorno dopo giorno. Giuliana si era accorta che qualche cosa non andava, ma lui le aveva risposto che era colpa delle preoccupazioni sul lavoro, dello stress legato alla ristrutturazione.

Quel pomeriggio, Elen era appena uscita dal suo ufficio dopo una lunga spiegazione sulle ultimissime correzioni al piano di ristrutturazione. Per fortuna gli aveva lasciato un riepilogo scritto, che Carlo avrebbe dovuto leggere al più presto, dal momento che praticamente non aveva ascoltato una parola di quello che la bella bionda aveva detto.
Le labbra di lei lo avevano stregato, quelle labbra carnose ed allo stesso tempo delicate, le gambe accavallate, seppur coperte dalla gonna che lasciava intravedere solo una piccola porzione di pelle al di sopra del ginocchio, lo avevano spinto a sognare. Il profumo di lei, deliziosamente vellutato ed assolutamente non invadente, gli era penetrato nel cervello facendogli immaginare la deliziosa fragranze del suo sesso.

Carlo si rese subito conto di non essere in grado di continuare a lavorare, doveva prendersi una pausa, schiarirsi le idee. Con una scusa uscì dall’ufficio, comunicando a Cristina, la sua segretaria che sarebbe stato via un oretta. Uscì e si mise a camminare distrattamente tra la folla, perso nei suoi pensieri, guardando distrattamente le vetrine.
Continuò così per oltre mezz’ora, allontanandosi dall’ufficio, poi ad un tratto si fermò davanti ad una vetrina, ove giganteggiava una bellissima foto.

Era un negozio di biancheria intima, nella voto, una ragazza biondissima, sfoggiava uno stupendo completo, reggiseno a balconcino, con il bordo di pizzo traforato che lasciava intravedere la rosea areola dei capezzoli, mutandine a perizoma, con il sottilissimo filo che s’insinuava e spariva tra le sodissime natiche della ragazza, reggicalze in pizzo dello stesso colore e calze a rete. Pensò che indossato da Elen sarebbe stato ancora più bello, il prosperoso seno di lei sarebbe stato esaltato dal reggiseno, le lunghissime gambe modellate dalle calze a rete. Non si trattenne.

Entrò nel negozio, ed acquistò il completo, rispondendo imbarazzato alle domande della commessa sulle misure della signora. Si fece fare un pacco anonimo “Non voglio che intuisca il contenuto prima di aprire il pacco… ” spiegò alla commessa. Poi se ne uscì dal negozio senza sapere bene cosa fare. Camminò un poco, poi ebbe l’idea. Sapeva che Elen aveva un appartamento in un residence di periferia, prese un taxi e si fece portare ad una sede di Pony Express, diede l’indirizzo, pagò il conto e sollevato tornò in ufficio.

Mentalmente rilesse il biglietto che aveva scritto “Quando non vi è possibilità alcuna che i tuoi sogni si avverino… può essere ugualmente bello continuare a sognare. Quando domani ti vedrò, avrò un motivo in più potrò immaginare che tu abbia indossato questo piccolo dono…. ”
Si sentì molto stupido, ma non si pentì affatto di quel gesto, poi però provò una profonda delusione rendendosi conto che mai avrebbe saputo se lei aveva accettato il suo dono. Ne era certo, mai e poi mai lei sarebbe venuta in ufficio indossando le calze a rete che gli aveva regalato.

Per sua fortuna il giorno successivo la vide poco, sarebbe stato difficile mascherare l’ansia che lo attanagliava, trattenersi dal cercare di sbirciare per capire se lei avesse indossato o meno il completo.
Aveva pensato che compiere quel gesto liberatore, regalandole quel completo, sarebbe bastato a ridargli un poco di serenità, ma si era sbagliato. La sua ansia era semmai aumentata. Si arrovellava per capire come avrebbe potuto conoscere la reazione di Elen nel ricevere il suo dono.

Si torturò tutto il giorno, poi la sera a casa non resistette più, ed acceso al computer si collegò ad Internet, e tramite un server di Email anonime e gratuite, spedì un messaggio ad Elen.
“Oggi ti ho vista, ma non sono riuscito a capire se tu indossassi o meno il mio regalo. Del resto non poteva che essere così dal momento che nel farlo ho inseguito solo i miei sogni, senza pensare a te. Potevo forse pensare che tu improvvisamente ti trasformassi, rinnegassi quello che sei e giungessi in ufficio indossando calze a rete ? ? Forse avresti potuto indossarle se ti avessi invitata a cena.
Ma non posso resistere, non posso vivere nel dubbio ed ecco perché ti scrivo. Forse faccio male, forse ho fatto male anche a spedirti il mio dono. Te ne chiedo scusa, ma la colpa è anche tua…… Sei troppo bella. “.

Con mani tremanti aveva spedito quello stupido messaggio, mentre nella sua mente si materializzava l’immagine di Elen che lo leggeva stando sul suo letto, con il portatile sulle ginocchia e vestita solo con il completo che le aveva regalato.
Ciò gli provocò un’immediata erezione. Era la prima volta che gli capitava, e se ne vergogno. Avrebbe voluto raggiungere Giuliana e fare all’amore con lei per sfogarsi, ma non lo fece. Lei era una brava moglie e non meritava di essere trattata così. Quella notte stentò a dormire per i sensi di colpa, ma anche per l’ossessionante pensiero di Elen.

Si sorprese e non poco quando si accorse che Elen aveva risposto alla sua Email. Mentre ordinava al computer di aprire il messaggio, la mano gli tremava come non mai mentre la sua mente passava in rassegna tutte le possibili risposte, quella irata, quella lapidaria, quelle irrealizzabili.

La risposta lo lasciò sconcertato soprattutto perché era un miscuglio di tutte le ipotesi che aveva fatto.
“Caro il mio signor sconosciuto, non mi piacciono i vigliacchi e non mi piacciono i regali che fanno”. L’inizio non era promettente, ma avrebbe potuto essere peggiore pensò Carlo, almeno si era degnata di rispondere, poi il messaggio continuava più almeno sullo stesso tono, ma solo in apparenza.
“Mettere quel tuo completo, mi avrebbe fatto schifo… sarebbe stato come sentire le tue mani sul mio corpo e quindi insopportabile. , muovendomi la stoffa mi avrebbe accarezzato la pelle proprio come sono certa vorresti fare tu. ”

Il tono del messaggio cambiava sempre più rapidamente a mano a mano che si addentrava nella lettura, e Carlo era sempre più stupefatto. “Quel reggiseno poi, indossato da una con il mio seno non può che risultare osceno. Quella forma serve generalmente ha chi di seno ne ha poco, per cercare accentuarne le dimensioni, ma con un seno come il mio … ” continuava Elen Carlo si soffermò a pensare un attimo.
Sino a quel punto il messaggio era una totale contraddizione. Ogni parola, veniva immediatamente smentita dalla successiva, il suo significato stravolto dal contesto. Che bisogno aveva Elen di scendere in simili dettagli quando il messaggio avrebbe potuto benissimo concludersi dopo la prima frase ? ? ? .

Tornò ad addentrarsi nella lettura. “Quel tanga poi è un vero insulto, indumento che possono indossare solo le puttane. Il patetico richiamo alla pudicizia di quel piccolo triangolo di stoffa che solo apparentemente copre, ma in realtà serve unicamente ad attirare l’attenzione. , subito contraddetta dall’oscenità di quel sottile filo che penetra nel solco delle natiche lasciandole totalmente offerte allo sguardo…. ”

Carlo ebbe un fremito alle immagini che Elen evocava “il reggicalze e le calze a rete, degne di una squallida meretrice che passa le sue notti cercando di adescare i clienti, o di una povera ninfomane che ha bisogno in continuazione di dimostrarsi di essere in grado di conquistare un uomo”.

La lettera si chiudeva con quello che avrebbe voluto essere uno sfogo di rabbia ma che in realtà, almeno agli occhi di Carlo sembrò tutt’altro “Maledetto schifoso bastardo, non voglio i tuoi regali, non voglio che tu continui a coltivare le tue perverse e malate fantasie su di me, sul mio corpo, sognando di poterlo accarezzare e toccare a tuo piacimento, di poterlo insozzare e violare… non voglio più leggere le tue schifose Email”.
Un sorriso si dipinse sulle labbra di Carlo, le mani automaticamente si mossero a selezionare Replay, poi le sue dita iniziarono a scorrere veloci sulla tastiera.

Elen non appena tornata a casa, accese il computer e lanciò il programma di posta elettronica e turbata lesse l’annuncio dell’arrivo di nuovi messaggi. Aprì l’elenco e con lo sguardo lesse velocemente i titoli, rabbrividendo quando trovò quello che cercava.
Quando aveva ricevuto il regalo e letto il primo messaggio, sulle prime aveva reagito con rabbia, analizzando mentalmente tutte le persone che aveva conosciuto in quel mese per cercare di dare un volto all’ignoto ammiratore. Non aveva però potuto fare a meno di ammirarne il gusto, il completo era veramente stupendo, ed estremamente sexy. Non aveva nemmeno saputo resistere alla tentazione di provarlo.

Quando aveva deciso di replicare al primo messaggio elettronico ricevuto, era furiosa per quella nuova intrusione nella sua privacy, ma mentre scriveva, i suoi sentimenti erano cambiati ed anche se aveva lottato con se stessa era consapevole che la cosa doveva essere risultata evidente ad un lettore attento e sensibile.
Ora tremava all’idea di aprire il nuovo messaggio.

Non poteva sapere chi fosse l’ignoto ammiratore, non poteva immaginare quali sarebbero state le sue reazioni al minimo cenno di cedimento da parte sua e lei era consapevole di aver dato ben più di un cenno.
Trovò il coraggio di aprire il nuovo messaggio ed iniziò a leggere.

“Hai tutte le ragioni di essere indignata, il regalo che ti ho fatto è un insulto se ricevuto da qualcuno che non è il tuo uomo. Mi ripeto e ti chiedo nuovamente scusa. ” Iniziava il messaggio di Carlo. Volutamente lui aveva cercato di ricalcare lo schema della lettera di Elen iniziando in un modo per poi contraddirsi nel procedere.
Elen dopo le prime righe, si tranquillizzò un poco.

“Oltre ad essere bellissima sei anche una donna sensibile e molto intelligente” continuava Carlo “Provo vergogna nel sapere che sei riuscita a leggere con tanta precisione nel mio animo, a percepire nei minimi dettagli quello che ho pensato scegliendo quel completo ed immaginandolo sul tuo corpo. Non lo avevo confessato nemmeno a me stesso, ma ora che me lo hai fatto notare, capisco che le mie intenzioni erano proprio quelle”.

Carlo aveva iniziato il lento quasi impercettibile mutamento di stile, che con il passare delle righe divenne sempre più rapido. “è ormai evidente, sono malato, tu sei la mia malattia, una malattia che mi divora giorno dopo giorno e, per tua sfortuna, sei anche l’unica possibile cura” fu quello l’ultima sfumatura leggera della lettera “La mia fantasia malata proietta su di te le mie fantasie. Avevi ragione, nei miei sogni ti vedo come una puttana, vestita con il completo che ti ho regalato. Sogno non solo di poter accarezzare, palpare e possedere il tuo corpo, ma di possedere anche la tua anima. Ti ho regalato un completo intimo sperando che tu lo indossassi. Se tu lo avessi fatto, io sarei stato l’unico a sapere che sotto quell’apparenza asettica e pura, si nascondeva una puttana”.

Ogni volta che leggeva quella parola, Elen sobbalzava, mentre il suo cuore prendeva a battere all’impazzata. “Una morbida camicetta che maschera le forme opulente del tuo seno sollevato ed offerto da quell’osceno reggiseno, una sobria gonna che nasconde il tuo flessuoso e sodo culo ostentatamente offerto da quello spudorato tanga. Quelle calze a rete simbolo del desiderio femminile di piacere e di eccitare il maschio”.
Elen non si trattenne più, e fece scorrere la sua mano sulla superficie delle nere calze a rete che aveva indossato. Distesa sul letto, indossando il completo verde, sentiva i capezzoli inturgidirsi e premere deliziosamente contro il morbido pizzo del reggiseno. Tornò a leggere.

“Vorrei possedere la tua anima, esserne l’unico padrone perché possederla significherebbe possedere anche il tuo corpo, poterlo dominare e costringere a soggiacere ad ogni desiderio. Se possedessi la tua anima per prima cosa ti ordinerei domani d’indossare quel completo, di presentarti al lavoro con quelle oscene calze a rete, con una gonna più corta del solito, con una camicetta aderente…. tutti ti ammirerebbero e si chiederebbero che cosa ti sia capitato… io solo saprei che nulla ti è veramente capitato… che stai unicamente obbedendo al primo dei miei desideri…. ”

La lettera finiva li, ma per Elen era sufficiente, tremante si scollegò e spense il computer, liberandosi subito dopo degli indumenti che indossava. Quasi se li strappò di dosso, gettandoli lontano, poi si gettò sul letto, lottando contro il proprio corpo e contro la propria eccitazione. Ma perse la sua battaglia e spenta la luce iniziò lentamente a masturbarsi.
A molti chilometri di distanza, nel buio della stanza, cercando di non svegliare la moglie che dormiva al suo fianco Carlo faceva altrettanto, per la prima volta da tempo immemorabile.

Il giorno successivo, Carlo cercò subito nella posta un’eventuale risposta della ragazza, ma non ne trovò e rimase un poco deluso. Arrivato in ufficio dovette farsi forza per non andare a cercarla, ma comunque non riusciva a pensare ad altro che a come sarebbe stata vestita. Non la vide per tutta la mattina e la sua ansia crebbe facendo vacillare la sua decisione di non andare a cercarla con una scusa qualunque. Non aveva fame, la tensione gli attanagliava lo stomaco, così nell’intervallo rimase in ufficio, al rientro degli altri Walter un suo collaboratore si affacciò alla porta del suo ufficio e gli disse “Carlo, hai scelto il giorno sbagliato per non mangiare…. ” Lui un poco seccato lo guardò con aria interrogativa “La Ritter deve essere impazzita, era in fila, con una minigonna da infarto con sotto calze a rete ed una camicetta che quasi scoppiava …. ” disse mimando il gonfiore dei seni dei Elen. “Quella è già figa normalmente, ma vestita così secondo me rischia… ” aggiunse sghignazzando e lo lasciò solo.

Carlo si rilassò sulla sua poltroncina, mentre dentro di se esultava, si accorse della poderosa erezione che stava sfoderando e si augurò che nessuno entrasse in ufficio costringendolo ad alzarsi.
Quando nel pomeriggio Elen andò nel suo ufficio, per poco Carlo non si scoprì. Era stupenda, con la minigonna ed i tacchi alti le sue gambe sembravano ancora più lunghe ed era difficile non guardarle apertamente. Quando poi si sedette, non riuscì a non fissare le stupende cosce, e lei se ne accorse “per favore, non faccia così anche lei… ” gemette Elen “Mi scusi… ” rispose Carlo imbarazzato poi cercò di superare il momento mostrandosi sinceramente incuriosito “Mi scusi, ma mi sono lasciato andare, del resto, non è usuale vederla vestita così e la sorpresa le confesso non è stata indifferente. Sono indiscreto se le chiedo se ha deciso di cambiare il suo look ? Stanca del vecchio modo serioso di vestire ? ? ” le domandò con la massima naturalezza possibile.

Di fronte a lui, Elen arrossì piacevolmente mentre scuoteva con forza la testa “No… solo una scommessa, solo una stupidissima scommessa persa. Le chiedo scusa, non si ripeterà più… ” Farfugliò concitatamente. ” Carlo si rilassò e si concesse una battuta galante “Non si preoccupi, alle belle donne tutto è concesso. Nessuno s’irriterà per questa sua piccola scommessa… “.

Il vedere che nonostante l’evidente disagio lei si era piegata ai suoi voleri, lo riempì di sicurezza, discusse con lei di lavoro come mai gli era capitato, correggendola, suggerendo e s’inorgoglì ulteriormente quando lei uscendo gli disse “La ringrazio molto, oggi per la prima volta mi è sembrato che lei finalmente abbia apprezzato il mio lavoro… credo che faremo ottime cose d’ora in poi… ” e lo lasciò con un sorriso. Non appena fu scomparsa, Carlo sommessamente borbottò “Anch’io credo che faremo grandi cose.. ” e concluse con una risatina eccitata.

La sera quando controllò nuovamente la posta, trovò il nuovo messaggio di Elen. Come al solito iniziava con parole di fuoco “Sei contento brutto bastardo ? ? ? Ti sei divertito nel vedermi fare quella figura oggi, nel vedere come mi guardavano gli altri chiedendosi se ero improvvisamente impazzita ? “.

Poi la rabbia lasciava sempre maggior spazio all’eccitazione “Qualcuno mi ha veramente fatta sentire una puttana, guardandomi le gambe quasi con la bava alla bocca, o fissandomi apertamente i seni ed alcuni non si sono dati la pena di nascondere l’erezione ma anzi mostrandomela ostentatamente. Pensavano forse che io mi eccitassi nel vedere i loro istinti bestiali? ? ? Pensavano che io cercassi d’immaginarmi i loro membri baldanzosi e turgidi ? ? ”

La lettera di Elen proseguiva illustrando chiaramente tutto ciò che la ragazza aveva provato nell’essere costretta a mostrarsi così spudoratamente in ufficio. Come al solito chiudeva augurandosi di non avere più occasione entrare in contatto con lui. Per tutta risposta Carlo iniziò a digitare la sua nuova Email.

All’inizio le diede qualche piccola illusione, la lodò per la sua obbedienza, le fece i complimenti per come si era vestita, la rassicurò dicendole che era stata una prova che aveva superato e che non si sarebbe ripetuta. Poi però concluse dandole nuove istruzioni.

“Ricordati che una puttana come tè deve solo obbedire ai desideri del suo padrone senza obiettare, ed io sono il tuo padrone, che tu lo voglia o no. Domani sera dopo il lavoro andrai a casa e ti vestirai oscenamente, con il più corto ed aderente dei vestiti che hai. Sotto naturalmente non indosserai nulla, ne reggiseno ne mutandine. Così vestita ti recherai a questo indirizzo e vi trascorrerai la serata, accettando la corte di tutti quelli che ti avvicinano. Potrai chiacchierare con loro, scherzare ed eccitarli, se ci proveranno accarezzandoti, dovrai lasciarli fare, ma alla fine della serata dovrai andartene da sola e fare ritorno a casa stando attenta che nessuno ti segua. ”

Scrisse Carlo e sorrise al pensiero della faccia che avrebbe fatto Elen. “Se non farai come ti ordino te ne pentirai dal momento che io sicuramente lo verrò a sapere… “concluse. La scelta del luogo ove mandare Elen, non era stata casuale sapeva che spesso era frequentato da giovani della ditta e si augurava che quella sera ve ne fossero alcuni presenti in modo che la voce si spargesse in ditta. Uno dei frequentatori lavorava con lui ed era certo che se fosse andato al locale quella sera non avrebbe resistito alla tentazione di raccontargli della presenza e del comportamento di Elen.

Per un attimo gli venne in mente di andare lui stesso nel locale quella sera, ma scartò subito l’idea. Ridacchiò invece pensando che Elen vedendo facce conosciute intorno a se non avrebbe potuto fare a meno di pensare che il suo misterioso interlocutore fosse tra quelle. Lo solleticava l’idea che lei si arrovellasse in quell’inutile tentativo.

Come si aspettava, il giorno dopo, nell’ufficio si creò un capannello di persone intorno a Franco che come aveva previsto era nel locale quando era arrivata Elen. “Non vi pare che sarebbe ora d’incominciare a lavorare… è successo per caso qualche cosa che non so ? ? ” s’intromise cercando di dominare la curiosità e recitare la sua parte di capo ufficio.

Franco che era nuovo ed arrivato da poco, ammutolì, ma Walter, che aveva maggior confidenza rispose “Iniziamo subito, volevamo solo che Franco terminasse di raccontarci della Ritter ” e ammiccò “Perché che cosa è successo alla Ritter ? ” domandò con candore Carlo “Ti ho detto che deve esser impazzita ? ? pare sia proprio vero, Franco, l’ha vista ieri sera al Tropicana, con un francobollo nero al posto del vestito, che si lasciava abbordare e palpare da tutti quelli che capitavano… lui è troppo timido ed ha solo guardato, ma pare che qualcuno ci sia andato giù secco ed abbia persino accertato che non portava le mutandine… ”

Carlo, dentro di se esultava, ma mantenne il suo cipilio serio e commentò “Bene, adesso che sappiamo tutto della signorina Ritter, mi pare che si possa incominciare a lavorare no ? ? ? “, con un borbottio al quale non fece caso, tutti raggiunsero i loro posti e ripresero a lavorare.

Per una settimana tormentò Elen con simili giochetti, e sempre lei rispose obbedendo ad ogni sua istruzione. Ormai Carlo, moriva dalla voglia di potersi rivelare alla ragazza, di poter godere in prima persona del potere che aveva su di lei, ma non si osava. La sua mente era combattuta. Per quanto improbabile, poteva sempre essere che la ragazza, si assoggettasse a tutto quello solo per riuscire a conoscere il suo “torturatore” e poi vendicarsi. Lui aveva troppo da perdere, non voleva che scoppiasse uno scandalo che avrebbe coinvolto l’incolpevole Giuliana ed i suoi figli.

Scrisse una nuova Email. “Mia cara, sino ad ora ti sei sempre dimostrata docile ed affidabile, per tanto ho deciso di premiarti come meriti. Questa sera finalmente potrai ritornare al Tropicana vestita esattamente come la scorsa volta, ad eccezione del fatto che dovrai indossare il tanga verde che ti ho regalato. Ti farai corteggiare da tutti come al solito, ma dovrai fare in modo di attirare l’attenzione di un certo Franco che lavora nella tua stessa ditta. Dovrai invogliarlo a corteggiarti ed alla fine farti accompagnare a casa in macchina.

La macchina è un luogo perfettamente adatto per una puttana come te e proprio li sotto le finestre di casa tua dovrai farti scopare da Franco e farlo godere tra le tue cosce. Fai in modo che il suo sperma t’imbratti le mutandine e poi appena arrivata a casa, mettile in un sacchetto e spediscile a questo indirizzo”.
Concluse scrivendo l’indirizzo di un fermoposta che aveva noleggiato nei giorni precedenti.

Il giorno dopo gli bastò notare l’eccitazione che regnava in ufficio per sapere che Elen aveva fatto esattamente quello che lui le aveva chiesto, e da quel momento la sua vita si fermo sino a quando non potè recuperare dal fermoposta il pacchettino che lei aveva inviato. Quando lo aprì e vide il tanga verde smeraldo macchiato da inconfondibili chiazze biancastre, non seppe trattenersi ed incurante se le appoggiò al viso aspirando il profumo inebriante di donna eccitata che ancora emanavano.

Da quel momento non pensò ad altro che ad organizzare il suo primo incontro con Elen. Gli ci volle quasi una settimana, nel corso della quale, continuò il suo rapporto epistolare mantenendosi abbastanza freddo, tanto che in più occasione la giovane spaventata si rivolse a lui chiedendogli se avesse fatto qualche cosa che lo avesse dispiaciuto.

Finalmente tutto fu pronto e venne il gran giorno. Preparò la valigia per la trasferta che lo attendeva, salutò sua moglie e scese a prendere il taxi che lo avrebbe portato all’aeroporto dove finalmente incontrò Elen. Seguendo le istruzioni che le aveva dato via Email, era stupenda, dalla camicetta bianca e trasparente poteva vedere le areole scure dei grossi capezzoli. Fece finta di non notare nulla, e si mise professionalmente a discutere di lavoro.

Il viaggio in aereo fu molto piacevole, dovette solo trattenersi dall’aspirare rumorosamente il dolce profumo che con lei seduta al suo fianco, gli penetrava con forza le narici. Una volta arrivati, andarono direttamente alla riunione che li attendeva e che si protrasse per ore che a Carlo parvero interminabili. Poi la condusse a cena , una cena frugale e senza fronzoli nella quale continuò a parlare di lavoro, voleva che lei non sospettasse in alcun modo. Il piacere della sorpresa sarebbe stato più grande.

Ritornarono in albergo e lui la salutò mentre entrambi entravano nelle rispettive stanze. Si gettò sul letto senza spogliarsi attendendo solo che trascorresse il tempo necessario. Immaginava Elen che si spogliava, sistemava le sue cose, poi andava a fare una doccia ristoratrice, per poi prepararsi per la notte. La immaginò morbidamente avvolta in uno dei morbidissimi accappatoi dell’Hotel. Guardò l’orologio e decise che era giunta l’ora tanto attesa.

Si alzò e si sistemò la giacca e la cravatta, poi aprì la porta della stanza e diede un’occhiata. Non essendoci nessuno bussò alla porta di Elen. Quando lei rispose chiedendo chi fosse “Sono Carlo… mi sono dimenticato un’ultima cosa da discutere… ” disse. La sentì esitare, ma poi la porta si aprì. Con un gesto brusco, la spostò ed entrò richiudendo.

Elen lo guardò stupita e spaventata, e lui le sorrise “Puttana… è così che accogli il tuo padrone ? ? ? ” le disse, e la giovane si portò le mani alla bocca a soffocare l’urletto di sorpresa che le sfuggì dalla bocca “Sarò buono dal momento che ti mostri tanto felice di conoscermi… ma non abusare della mia pazienza… ” Le disse, le sue dita sfiorarono il bel viso della bionda, poi scesero e s’infilarono nella scollatura dell’accappatoio e tirarono aprendolo. Carlo, fece fatica a continuare a mostrarsi impassibile di fronte allo splendore di quel corpo, alla pienezza e consistenza di quei seni, al ventre piatto che terminava nella delicata peluria bionda del pube.

“Inginocchiati e rendi omaggio al tuo signore… ” le ordinò esercitando una leggera pressione sulla spalla di Elen, le gambe della ragazza cedettero e s’inginocchiò davanti a lui “Sai che cosa devi fare… ” aggiunse lui ed ostentatamente si aprì la giacca. Elen annuì. Le sue mani presero a slacciare la cintura, poi abbassarono la zip. Carlo ebbe un piccolo fremito quando la lunga e vellutata mano entrò nei pantaloni alla ricerca del membro, e lo guidò fuori.

La bionda lo accolse in bocca e lo sforzo di Carlo per non gemere di piacere fu immane, ma non riuscì a trattenere il guizzo involontario che il suo cazzo ebbe a contatto con la lingua di lei. Non si era sbagliato, Elen era veramente una gran puttana, la sua bocca lo deliziava con mille raffinatezze, Gli succhiava i coglioni, lo leccava dalla punta del glande sino alle palle, se lo affondava in gola facendolo scomparire completamente nella capace bocca.

Gli costò fatica, la fermò, la prese per un braccio e la sollevò, spingendola verso il tavolino al centro della stanza. Ve la fece appoggiare, mentre con gesti bruschi le sfilava completamente l’accappatoio, lasciandolo cadere a terra. Il culo di Elen era ancor più bello di come avesse immaginato, alto, sodo, perfettamente formato.

La penetrò da dietro, trovandola già completamente umettata prese a sbatterla con foga, godendosi lo spettacolo dei grossi ed elastici seni che sobbalzavano nell’aria, poi non si trattenne ed allungò le mani ghermendoli e palpandoli con foga che fece gemere la bionda.
Sapeva di non potersi trattenere a lungo, accelerò il ritmo e poco dopo incominciò a scaricare tutto il suo piacere dentro alla giovane. La sentì fremere mentre l’orgasmo travolgeva anche lei, ma non le diede il tempo, si staccò da lei e con mosse brusca la fece nuovamente inginocchiare affondandoglielo in bocca.

Il membro era ricoperto di un miscuglio di sperma e di umori della donna, Elen leccò e succhiò avidamente e la sua bocca a contatto con il membro che andava ammosciandosi provocò osceni risucchi.
L’effetto su Carlo fu immediato, in pochi istanti l’asta tornò ad ergersi con un’erezione imperiosa.

Questa volta la stese sul tavolo di schiena, scosciandola oscenamente, si lubrificò due dita nella vagina ancora fradicia d’umori e di sperma, poi senza rispetto, affondò le due dita nel culo della bionda che lanciò un urlo di dolore, subito soffocato, ma non si sottrasse. Ripetè l’operazione. Era strettissima, come non si era aspettato che fosse. “Brava puttana, hai tenuto vergine il tuo culetto per il tuo padrone… ” ringhiò Carlo. “Adesso ti accontento subito, d’ora i poi avrai un buchetto in più da usare… ” il suo membro affondò con violenza nel culo di Elen.

Le mani che teneva premute sulla bocca soffocarono il suo urlo disperato, che però ben presto si tramutò in un rantolo di piacere mentre il corpo della bionda sussultava in preda all’orgasmo. Attirò a se il bacino di lei ed allo stesso tempo avanzò il suo, gustandosi lo spettacolo del membro che scompariva nel culo di Elen. Era calda, ed i suoi muscoli palpitavano autonomamente per il dolore, rendendo la penetrazione simile ad un pompino. Di tanto in tanto allungava le mani eccitato, per raggiungere i grossi seni che sobbalzavano ad ogni affondo quando il suo pube sbatteva contro le natiche della bionda.
Più volte, mentre la inculava, affondò anche le dita nella rosea vagina, spingendo con forza che la faceva gemere, ed ogni volta, un caldo fiotto d’umori gli bagnò la mano

L’eccitazione lo travolse prima di quanto si aspettasse iniziò a contrarsi scaricando nuovo sperma questa volta nel culo di Elen, ma alla fine non cambio stile e si staccò da lei andando a porgere il membro alla bocca della donna
La obbligò a continuare, anche dopo che l’ebbe ripulito alla perfezione. Voleva venire anche in quella bocca carnosa che tanto aveva sognato. L’afferrò per i capelli ed unì i moti del bacino a quelli che imponeva alla testa. Il glande iniziò ad affondarle nella gola ed a ritrarsi, mentre ad ogni affondo, Elen smetteva di respirate per poi aspirare rumorosamente mentre lui si ritirava. Con un’ultimo più deciso affondo, scomparve completamente in lei e vi si trattenne, mentre il membro iniziava per l’ennesima volta a sussultare eruttando con violenza nuovi getti di sperma.
Mentre la tratteneva Elen iniziò a sussultare, cercando di respirare, poi iniziò a tossire, mentre lo sperma s’incanalava nelle sue vie respiratorie.

Carlo allentò la mano e lasciò libera arretrando. Elena tossiva ed ansimava, lo sperma le colava dalle labbra, ma anche dal naso, in uno spettacolo dall’oscena bellezza. Appena ripresasi lei si strinse a lui mormorando “è stato bellissimo… grazie padrone sarò la tua puttana per sempre… “.

Carlo avrebbe dovuto esaltarsi a quelle parole, ma si accorse che tutta la brama e la frenesia che aveva avuto per quella donna e quel corpo erano improvvisamente sparite. Si riaggiusto i vestiti e la lasciò li, stesa sul tavolo ed ancora ansante. Sul piano incontrò un giovane cameriere che lo salutò. Lo fermò e gli disse “Mi sei simpatico, se vuoi divertirti… vai in quella stanza… ” e gliela indicò.

La mattina dopo quando Elen andò a cercarlo Carlo non c’era più, era partito con il primo volo del mattino. Entrando in casa, Carlo, baciò appassionatamente Giuliana sorpresa di vederlo “è successo qualche cosa ? ? ” le domandò lei, lui scosse la testa “Non sono fatto per i viaggi… non vedevo l’ora di tornare a casa da te e dai nostri figli… “. Ed era sincerò, l’ossessione era svanita ed era tornato il Carlo di sempre.

Con Elen non ebbe difficoltà alcuna, lei non gli pose mai nemmeno una domanda, di tanto in tanto quando s’incontravano a lui pareva di leggere del rammarico nei suoi occhi… ma era solo un attimo e tornava seria e professionale come sempre. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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