Il corpo è forte

Mi presento: “Mi chiamo Piero e … non ricordo più cosa volevo dire. Poco male, appena mi viene in mente ve lo dico”.

Vivo in questa bellissima struttura, una camera super accessoriata, qui ho proprio di tutto.
Se mi affaccio alla finestra vedo una pineta curatissima e, in lontananza (ma neppure troppo), il mare.

Possibilità di escursioni a iosa, ma io sono sempre stato troppo pigro per quelle.
Praticamente vivo nella mia stanza non sfruttando che per brevi attimi le possibilità che mi vengono offerte dal posto: quando esco non vedo l’ora di tornare dentro.

Vi ho detto che la mia stanza ha di tutto, dal televisore con infiniti canali ad un tavolo cui mi piace consumare i miei pasti in beata solitudine.

Di certo in questo modo posso evitare il contatto con quelle befane malpensanti disposte a criticare tutto e tutti che invogliano i maschi all’ascetismo pur di evitare la loro compagnia.

All’ora canonica compare la cameriera che mi apparecchia la tavola e poi mi serve il cibo: anche questo di mio gusto, ci mancherebbe altro che non fosse così.

La cameriera è una gran bella ragazza sui trent’anni, forme giunoniche (direi almeno una quarta di seno) ed un culo a mandolino fatto per attrarre le sue prede, come il miele con le mosche.

Oggi sono seduto davanti al tavolo vuoto: ho appetito e so che a breve lei arriverà.

Difatti dopo pochi minuti lei fa la sua comparsa e comincia ad apparecchiare sfaccendando attorno al tavolo.

Sono li seduto che vedo, ad un passo da me, muoversi quel favoloso deretano foriero di promesse ed è tanto naturale darci una piccola sculacciata tanto per stabilire quanto sia sodo.

“Ma che fa sig. Piero?” Mi guarda, protesta e sorride.

L’incidente, se così vogliamo chiamarlo, si chiude senza altre conseguenze.

Lei mi serve il pasto e si allontana.
La vedo sculettare via mentre io accendo il telegiornale tanto per essere informato su quanto succede in questo mondo.

Alla sera stessa storia.
Faccio lo gnorri fingendo di non ricordare il mezzogiorno e nuovamente le massaggio un po’ il sedere mentre apparecchia.

Stavolta è un po’ risentita: si sottrae e mi guarda con 2 occhi di brace, ma anche stavolta, terminate le sue mansioni, se ne va lasciandomi solo col mio pasto.

Non ho mai avuto paura delle donne e capisco che è l’ora di intensificare la mia azione.

Il giorno successivo le infilo dal dietro le mani tra le cosce: la sento irrigidirsi e stringere le gambe imprigionando la mia mano a contatto della sua patatina.

“Sig. Piero, sono sposata! Cosa pensa farebbe mio marito se gli raccontassi come si sta comportando ultimamente?
“Nulla cara! Cosa mai ho fatto di tanto trasgressivo?” e ne approfitto per ritirare la mano imprigionata, “Ti ho fatto un complimento, vederti muovere attorno a me sta stordendomi i sensi.

Tu stessa dovresti essere felice di sapere quale effetto la tua stessa presenza ha sugli uomini che ti attorniano e, in questo caso, potresti essere un po’ tollerante sapendo che sei tu che li istighi e che, non essendo di legno l’uomo, a volte le mani si muovono senza che la volontà le guidi!”.

Mi guarda corrucciata ma vedo l’ira essere scomparsa dai suoi occhi.

Accenno ad un sorriso e, sia pure tirato, me lo restituisce sculettando via immediatamente dopo.

Il ferro va battuto caldo.
La volta successiva la mia mano torna in posizione.
Lei finge di non accorgersene e mi lascia palpare per un po’, poi ancora si sottrae.

“Ora basta sig. Piero. Le ricordo ancora che sono sposata e non voglio tradire mio marito.
Già le ho concesso molto ma non credo proprio sia il caso di spingersi oltre”.

“Si è vero, molto mi hai concesso ma io credo tu debba darmi di più. Non voglio spingerti a tradire tuo marito, nel caso voglio sia tu stessa a chiedermelo, io come tutti gli uomini sarei naturalmente disponibile, ma io voglio essere altro per te. Voglio essere l’amico che ti consiglia, quello che ti accarezza consolandoti, quello cui ti rivolgi per ogni necessità che non possa essere soddisfatta dal tuo uomo. Si, per farlo magari dovrò accarezzarti un po’ la patatina o quelli splendidi seni che ti ritrovi. Pensaci, sai che io ho un mucchio di esperienza e tu potresti usufruirne senza problemi”.

Mi guarda perplessa, poi se ne va lasciandomi solo.

Per i due giorni successivi sembra volermi evitare. Entra in camera, svolge i suoi compiti stando ben attenta a starmi lontana e se ne va senza rivolgermi la parola, poi il terzo giorno la svolta.

Mentre apparecchia la tavola mi dice: “Ormai è molto tempo che ci conosciamo ed ho molto pensato alle sue parole. Io non voglio tradire mio marito ma un amico, esterno alla coppia, mi manca.

Non ho quella persona in grado di aprirmi gli occhi sui casi della vita, che possa ciarlare leggera ma che al bisogno possa imporsi senza timore di contrastare la mia volontà.

Questo mi sembra lei voglia essere per me o sbaglio?”
Sorrido felice: “Non ti sbagli affatto.
Ho capito che sei una persona cui vale la pena legarsi in ogni modo.
Se questo vuoi questo avrai!” e nuovamente sorrido.

“E questo cosa mi costerebbe allora?” ribatte.

Tocca a me spiegare: “Questo genere di amicizia presuppone una forte intimità: non a livello maritale ma quasi” con un cenno acconsente “quindi è indispensabile che tu ti abitui a me in tutti i modi, non puoi accettare idee, consigli od ordini se ti mantieni distaccata.

Io ti chiedo molto poco: solo di poterti accarezzare, magari qualche bacio ma non di più.
Andare oltre dovrà essere una richiesta tua, ti prometto che io, di mio, non andrò mai oltre”.

Mi guarda incerta: “Come posso fidarmi? Sin da bambina ho imparato a diffidare degli uomini…

E tu lo sei!
“Menti” ribatto “Di almeno un uomo ti sei fidata ed è diventato tuo marito.
Perché non devi poter ammettere che anche altri uomini possano essere degni di fiducia? Io con te sono stato onesto.

Vuoi sapere se ti porterei a letto? La risposta è si.
Vuoi sapere se lo farò? La risposta è no, a meno che non sia tu stessa a domandarmelo: te lo ripeto e con questo chiudo la questione, Non ti obbligo a nulla ma lascio a te ogni scelta”.

“Va bene” controbatté “In effetti non ti sei mai spinto oltre un certo limite con me! Voglio fidarmi. Da questo momento saremo amici alla tua maniera” e conclude con un casto bacio sulla fronte.

Da quel momento venne spesso a trovarmi anche fuori dal suo normale orario di lavoro.

Mi si sedeva in braccio e consentiva, mentre parlavamo di tutto, di pasticciarla un po’.

Io andavo in paradiso accarezzando ed impastando quei morbidi soffici splendidi seni.

Amavo titillarle i capezzoli o il clitoride.

Una volta raggiunse addirittura l’orgasmo riempiendo le mie mani del suo miele.

“Scusa ” mi disse mogia “non intendevo. Per favore smetti. Capezzoli e clitoride mi fanno venire voglia di fare all’amore e noi abbiamo accordi diversi, vero?”
Velocemente mi ritirai: la parola è parola ed io sono un uomo d’onore.

Altra volta, mentre mi era seduta in braccio, avvertì uno strano movimento sotto di lei.
“Ma che bel, pacco che hai! Quasi quasi ci faccio un pensierino!” e ridendo si alzò allontanandosi.

I patti erano rispettati da ambedue e con soddisfazione reciproca,
Tutto questo sino al giorno in cui venne a trovarmi stravolta dall’ira.

“Piero dimmi cosa debbo fare! “
Io la feci accomodare e cominciai ad accarezzarle il seno per calmarla un po’.

“Non indovinerai mai! Quello stronzo di mio marito mi tradisce! E lo fa pure con quella che sino a ieri consideravo la mia miglior amica!”.

Io non parlavo, mi limitavo ad accarezzarla sussurrando una dolce nenia ipnotica.

Finalmente calmatasi “Come prima cosa lo butto fuori di casa, poi mi vendico e lo faccio subito.
Siamo d’accordo che devo essere io a chiedertelo vero?”

Annuii.

“E allora ora te lo domando io. Fammi fare l’amore” e si spogliò completamente mettendosi nuda adagiata sul letto.

“Ora mi ricordo cosa volevo dire all’inizio: ho 94 anni. Maledetto sia l’Alzheimer di cui soffro. Ora finalmente ho a disposizione quella bellissima gnocca e NON MI RICORDO PiU’ COSA NE DEVO FARE!”.

FINE

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

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