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Il Materasso

Secondo quanto appreso da mia suocera, sua figlia (mia cognata, non mia moglie) era di temperamento sessuale focoso (“ha preso tutto da suo padre!! “) e si era lamentata che il marito non era un granchè nell’alcova.

Poichè mia moglie era in avanzato stato di gravidanza, il mio pisello era in astinenza da un po’ ed aveva quindi bisogno di una notevole strapazzata.

Ho quindi pensato che avrei potuto prendere due piccioni con una fava o meglio una passera (quella di mia cognata) con una fava (la mia).

Mia cognata, pur essendo la classica brava madre e moglie cattolica praticante agli occhi di tutti, mi ha sempre dato l’idea di essere una vaccona alla quale basta una scintilla per andare in fiamme e soprattutto una donna al quale il cazzo piace molto, ma ahilei non ha mai avuto l’occasione di soddisfarsi a pieno.

Si nota questo suo senso di insoddisfazione nel come guarda le persone: in un modo estremamente penetrante e profondo.

Alcuni giorni fa mi chiese se possedevo ancora un materasso (che io tenevo in cantina).

Le dissi:
“Certo, quando vuoi venire a vederlo, se può fare al caso tuo e ti interessa portalo pure via”

La scusa fu di prendere il caffè da noi (con il marito ed i figli).
Dopo le solite chiacchiere io e lei andammo in cantina per vedere il materasso.

Era il mio momento: nella penombra e nel caldo estivo pensai
“Ora o mai più”.

Non sono però un tipo che ama allungare le mani addosso subito alle donne, (un po’ perchè tipo molto cerebrale, un po’ per timidezza e un po’ perchè mi piacciono le donne che si fanno avanti) e quindi finsi solo di sfiorarla su un braccio mentre scendevamo le scale.

Mia cognata non è certo quella che si definisce una mannequin, ha due poppe belle grosse ed un culo ancora più grosso ed è cicciosa quanto basta, con le rotondità ben distribuite, come una foca.

Ed è proprio il tipo di donna che mi fa impazzire: non sopporto le ragazze secche, piatte ed anoressiche.

Il suo profumo e la sua figura mi inebriavano fino a farmi girare la testa.

La mia eccitazione era aumentata dall’ottimo vino che avevo bevuto a cena e dal caldo asfissiante

Il pensiero di toccare quel bel corpo giunonico mi aveva scatenato una delle più potenti erezioni.

Poichè sono un disordinato, nella mia cantina c’è di tutto e per arrivare al materasso ci siamo quasi strusciati addosso.

Ho notato in lei uno stato di profonda eccitazione quando il suo fondoschiena ha toccato la mia zona pubica.

Ho biascicato qualcosa come: “Scusa” ma al tempo stesso le ho messo una mano sul culo.

è stato come se avesse preso la corrente: si è girata di scatto, mi ha abbracciato e mi ha messo la lingua in bocca.

Le ho sussurrato:
“Ho sempre saputo che sei una troia! ” e le ho infilato una mano sotto la gonna.

Inutile dire che la sua passera era già un lago !!

Ci siamo buttati sul materasso e, spostandole le mutande ho infilato la mia lingua, cercando il suo grilletto.

Lei tremava di eccitazione e godimento premendomi di più la testa.

Non volevo però che venisse così: la feci mettere alla pecorina sul materasso e, mentre con una mano le sfregavo labbra e clitoride, con la lingua lambivo il suo buchetto che si rilassava e scivolavo dentro di lei.

Dopo quel trattamento mi ha detto:
“Infilalo che non resisto più” e così ho fatto: dopo quattro o cinque colpi in figa (con lei che rispondeva spingendosi all’indietro) ho pensato che si doveva meritare qualcosa di meglio e ho puntato dritto al culo.

Lei ha detto:
“no, cosa fai, continua davanti… “, ma io che non volevo correre il rischio di ingravidarla l’ho sfondata dietro.

Una cosa fantastica: quasi come entrare nel burro.
Da quanto era stretto, posso affermare che non usava molto quel canale.

La mia eccitazione era così forte che provai una vertigine tale che dovetti fermarmi un attimo, poi iniziai a pomparla

forte nel culo mentre con la mano continuavo a toccarle la figa che mi inondava le dita dei suoi succhi.

Venimmo entrambi in meno di un minuto, lei prona abbracciata al materasso io piantato in fondo al suo culo che si contraeva attorno a me.

Ho chiuso gli occhi ma non le orecchie perchè qualcuno poteva arrivare da un momento all’altro.

Appena mi sono rilassato e l’ho tolto l’ho fatta girare e le ho detto: “adesso asciugalo” e glielo ho messo davanti al naso.

Senza una piega ha fatto il suo dovere linguistico ed rapidamente tornavamo al piano di sopra dove il resto della famiglia era riunita.

Lei entrò con estrema indifferenza dicendo al marito:
“il materasso va benone. Un giorno di questi me lo faccio portare a casa” mentre io tremavo ancora per una delle più belle sveltine della mia vita. FINE

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