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La confessione di quella puttana di tua moglie

Sto scrivendo questa storia come confessione, nella speranza che mio marito la legga. Inavvertitamente dalla cronologia del suo computer ho scoperto che visita assiduamente, nelle sue navigate notturne, siti di racconti erotici. Probabilmente si masturberà leggendo il mio racconto, riderà del marito, dell’autrice, non sa che il cornuto è lui. Mio marito non ha il sospetto di nulla, perché faccio molta attenzione circa quando, dove e con chi tradirlo. Tutto è cominciato circa tre anni dopo che eravamo sposati. Una mattina mi svegliai tutta eccitata. Avevo una gran voglia di fare l’amore. Cercai di convincere **** in tutti i modi, ma lui si scusò, dicendomi che era già in ritardo e che doveva andare al lavoro, dove l’aspettava il suo capo per un’importante riunione. Mi lasciò così, con la mia micina calda e bagnata. Rimasi nel letto ad accarezzarmi, quando, all’improvviso, squillò il mio citofono. Mi alzai di corsa, indossai velocemente una leggera vestaglia e corsi ad aprire il portone, pensando che mio marito avesse dimenticato, come al solito, le chiavi dell’automobile o il suo telefono cellulare. Ma inaspettatamente mi trovai di fronte un uomo sulla cinquantina che mi diceva che proveniva dall’azienda ******per la manutenzione semestrale sulla nostra unità di aria condizionata centrale. Era molto alto, dall’aspetto rude e dai modi grezzi, indossava poi una tuta blu senza alcuna maglietta sotto. Notai così la folta peluria che spuntava dal suo torace, ma soprattutto le sue muscolose braccia e le sue grandissime mani. Davanti a lui mi sentivo stranamente in imbarazzo, mi stava letteralmente spogliando con gli occhi. Potevo, del resto, capirlo: sono una splendida trentacinquenne, una di quelle che va in palestra almeno tre volte a settimana. L’uomo si mise subito al lavoro, mentre io rimasi ad osservarlo. Senza l’aria condizionata la casa stava diventando abbastanza calda, così decisi di aprire alcune finestre per agevolare la ventilazione. Nel muovermi, accidentalmente strusciai contro il suo braccio. Incredibilmente sentii un brivido percorrermi lungo la schiena. Lasciai velocemente la stanza, rifugiandomi in cucina. Che cosa mi stava accadendo? Io, signora dell’alta borghesia, abituata a respingere decine di corteggiatori per il mio smisurato amore verso mio marito, ero turbata da uno sconosciuto? ! Mentre sorseggiavo un bicchiere d’acqua ghiacciata, lo sentii arrivare da dietro. Mi disse che c’erano dei problemi e che sarebbe tornato l’indomani per terminare il lavoro e per tutto il resto. Lo accompagnai alla porta mantenendo lo sguardo basso. Mi salutò sorridendo. Mi gettai sul divano: avevo i capezzoli turgidi mentre la mia fica si era trasformata nell’Oceano Indiano. Nel corso della giornata mi capitò più volte di pensarlo, malgrado cercassi con tutte le forze di cacciarlo via dalla mia testa. Continuavano però a tornarmi in mente le sue parole: “tornerò per terminare il lavoro e PER TUTTO IL RESTO”. A che cosa alludeva? . Fu una notte agitata. Lo sognai.
Al mattino implorai mio marito di non andare a lavorare, ma lui, come al solito, non capì. Ero sola e tra poco sarebbe tornato.
9. 15 è il mio incubo che suona alla porta.

Entrò in casa con fare da padrone, si chiuse la porta alle spalle. Mi ordinò un caffè. Mentre ero in cucina lo sentiì arrivare di nuovo. Rimase fermo dietro di me e mi mise una mano sul culo mentre con l’altra mi strinse il capezzolo sinistro. Rimasi paralizzata. Sembrava una piovra, io non capivo più nulla. Intanto la sua grossa mano destra aveva scostato le mie mutandine ed il suo dito medio si era fatto strada dentro di me. Tornai per un attimo lucida, lo allontanai, lo schiaffeggiai, gli urlai che era disgustoso, repellente, che era un misero operaio…. Mi rispose alzando la sua mano destra completamente bagnata. Il mio corpo mi aveva tradito.

Sentii la chiusura lampo dei suoi jeans venir giù, un attimo dopo il suo enorme cazzo fu nelle mie mani. Mi denudò. Prese a massaggiarmi il seno destro, mentre continuava a ripetermi che ero una cagna in calore, che ero insoddisfatta sessualmente, che mio marito non me lo dava mai. La mia fica era sempre più bagnata. Mi baciò, mentre strofinava il suo cazzo tra le mie gambe. Lo implorai di scoparmi.
Mi fece piegare in avanti, appoggiai le mani sul tavolo, allargai al massimo le gambe, offrendomi come una cavalla al suo stallone. Mentre con le sue rozze mani afferrava entrambe le mie tette, iniziò lentamente a penetrarmi: era durissimo! Cominciò a pomparmi, non sentivo però le sue palle sbattermi sul culo, infatti bloccava sapientemente la penetrazione non facendo arrivare fino in fondo il suo enorme attrezzo. Poi, all’improvviso, dopo averlo tirato completamente fuori me lo piantò nuovamente dentro. Questa volta mi riempì tutta. Non avevo mai provato una cosa del genere con mio marito. Iniziò a spingere più forte e ancora più forte. Godevo, godevo sempre più estasiata come mai prima. Finalmente raggiunsi l’orgasmo, un attimo prima che lui schizzasse sopra la mia schiena.

Non contento mi trascinò in camera, dove mi gettò sul talamo nuziale. In un attimo fu sopra di me, fu ancora dentro di me. Riprese a pomparmi, con un ritmo infernale. Il suo uccello diveniva sempre più duro. Mi spalancò oscenamente le gambe prendendomi per le caviglie, io ero sempre più umida mentre mi aprivo completamente a lui. Persi il controllo del mio corpo per esplodere nuovamente in un nuovo apocalittico orgasmo. Con i suoi modi bruschi mi fece alzare per poi farmi piegare in ginocchio sul letto. Non capivo più nulla ero in sua completa balìa. Prese a leccarmi lungo la schiena fino a raggiungere velocemente il mio forellino posteriore.
Me lo baciò per un tempo indeterminato, facendomi provare delle sensazioni a me sconosciute. Ad un tratto si posizionò dietro di me. Sentivo il suo uccellone forzare sapientemente il mio culo. Mi impalò, mentre io estasiata guardavo gli occhi di mio marito nella foto sul mio comodino. Le sue spinte questa volta furono molto più delicate, mi chiavò a lungo nel culo. Infine tornò a scoparmi in fica. Al terzo affondo ebbi l’ennesimo orgasmo.
Uscì lentamente, capivo che stava per esplodere, mi tuffai con la bocca aperta a raccogliere il suo nettare.

Da quel giorno sono diventata la sua schiava. Conosce perfettamente gli orari di lavoro di mio marito. Arriva, prende quello che vuole e và via. Io continuo ad amare tantissimo **** ma si vive una volta sola ed io ho maledettamente bisogno di essere devastata a letto dal mio bruto operaio. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie… a luci rosse!

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