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La dolce suocera

Il matrimonio di Federico e Lucia era stato un po’ affrettato, a causa dell’avanzata gravidanza della fidanzatina; perciò, non avendo avuto il tempo per trovare ed arredare un appartamento, i due sposi erano andati a vivere con i genitori di lei.
Lucia era l’ultima figlia di Giacomo e Marisa che era rimasta in casa, e questi erano stati ben contenti di ospitarli; così formarono un’unica famiglia.
Giacomo, cinquantotto anni, era rappresentante di commercio, ed era assente per lavoro dal lunedì al venerdì, mentre Federico lavorava nel suo studio fotografico: a volte si assentava per più giorni, per qualche servizio, ma più spesso lavorava nel laboratorio con orari piuttosto elastici.
Mamma e figlia andavano d’amore e d’accordo e Lucia era ben felice di continuare ad essere coccolata dalla mamma che, a cinquantacinque anni, cominciava a sentire sfuggirle la vita, e vedeva in questo matrimonio imprevisto della figlia, uno scopo nuovo.
Federico era un bel ragazzo, gentile e educato, e i suoceri lo amavano come un figlio.
La vita scorreva serena; la gravidanza di Lucia progrediva regolarmente e nulla sembrava voler turbare la serenità di quella famiglia.
Quell’anno l’estate era particolarmente caldo, e Lucia ne soffriva un po’; così fu deciso che sarebbe andata in collina, dove abitava la sorella di Marisa, finché il caldo non si fosse un po’ attenuato.
Marisa aveva un aiuto in casa: era una brava donna di campagna, che andava tre ore ogni mattina a fare tutti i lavori di casa, cosicché a Marisa non rimaneva che cucinare per sé e per Federico.
Il venerdì, quando anche Giacomo tornava, andavano tutti in collina dov’era Lucia, per poi tornare in città la domenica sera.

Da molto tempo, ormai, la vita sessuale di Marisa era quasi del tutto inesistente, poiché Giacomo, che non era mai stato molto focoso, era ora del tutto impotente o, forse più semplicemente, non era sessualmente abbastanza stimolato dalla moglie. Questa, al sesso non pensava più, e non ne sentiva la mancanza; si accontentava di fare la mamma, in attesa di fare la nonna.
La Colf se n’andava alle undici e Marisa preparava il pranzo per sé e Federico, che tornava per il pranzo verso l’una; poi, dopo il pranzo, quando questi tornava al lavoro, si sedeva nella grande poltrona del soggiorno, che era la stanza più fresca della casa, e faceva un pisolino. Nessuno la disturbava, e lei si metteva comoda, tirando su la gonna, per far prendere aria anche alle parti intime. Era ancora una bella donna, formosa ma soda e piena nei punti giusti. Aveva gambe tornite e slanciate, seppur solide, ed un seno abbondante. Chiunque l’avrebbe considerata desiderabile.
Un pomeriggio, Federico, appena arrivato al laboratorio, s’accorse di aver dimenticato l’agenda, perciò dopo pochi minuti era di nuovo a casa. Sapeva che la suocera dormiva perciò, per non disturbarla, aprì piano la porta. Entrò e si diresse verso la sua camera. Passando davanti al soggiorno, che aveva la porta aperta, vide Marisa semisdraiata sulla poltrona, con gli occhi chiusi. La gonna era sollevata e scopriva le cosce fino alle ampie mutande di seta. La visione lo turbò: non avrebbe mai immaginato che la suocera fosse ancora così bella. Sì, il viso era fresco, e tutta la figura non dimostrava l’età, ma quelle gambe erano una meraviglia, da far invidia ad una donna di vent’anni più giovane. Federico rimase qualche secondo ad ammirarla, poi se n’andò.
Per tutto il pomeriggio non poté fare a meno di pensare a Marisa, e si sentì stranamente eccitato.
Il sesso per lui era molto importante: faceva l’amore con Lucia ogni giorno ed anche più volte il giorno, quando era possibile, ma ora era costretto all’astinenza. Non aveva mai pensato di tradire Lucia, perché con lei era soddisfatto, e solo in quegli ultimi giorni, qualche volta, si era masturbato pensando alla mogliettina con desiderio.

Il giorno successivo, dopo essere tornato in laboratorio, fu colto da un desiderio irresistibile di rivedere la scena del giorno prima, e tornò immediatamente a casa. Aprì la porta senza far rumore, ed avanzò piano fino alla porta del soggiorno. Marisa era là, nella stessa posa del giorno prima; solo le mutande erano diverse, più ampie, e leggermente spostate, tanto che gli parve di intravedere, nella penombra, fra le cosce leggermente allargate, un po’ di pelo pubico. La vista era molto eccitante, e Federico ebbe un’erezione. Ne fu spaventato, e fuggì.
Tornato in laboratorio andò in bagno a masturbarsi. Mentre godeva, aveva davanti agli occhi le cosce della suocera, ed immaginò di accarezzarle. Dopo l’orgasmo si vergognò di quel pensiero, ma non tanto da non desiderare di rivedere Marisa in quella posa.
La rivide, il giorno dopo, ma per la fretta, arrivò prima che Marisa fosse completamente addormentata. Appena si affacciò alla porta lei fece un sobbalzo, si ricompose e:
“Come mai sei tornato? “;
Lui arrossì ma, per fortuna, nella penombra lei non se n’avvide; trovò la scusa dell’agenda, si scusò per averla disturbata e se n’andò.
Marisa si sentì stranamente eccitata per essere stata vista in quell’atteggiamento inverecondo.
Molte donne, per non dire la maggior parte, sono un po’esibizioniste, e si eccitano a mostrare le parti nascoste del loro corpo. Lei non s’era mai accorta di esserlo, ma ora …! Si spaventò quando si rese conto che desiderava essere vista: era un terribile peccato, e ricacciò indietro il pensiero.
Da parte sua, Federico, si sentì ancor più eccitato al pensiero che Marisa si fosse accorta che lui l’aveva vista in quel modo.
La sera, quando tornò dal lavoro, cercò di assumere un atteggiamento indifferente, come se nulla fosse successo. Marisa lo accolse come il solito, cenarono, poi si sedettero in soggiorno per guardare un po’ la televisione.
Ogni tanto, lui sbirciava in direzione delle gambe della suocera, che però sedeva composta. A lei non erano sfuggite quelle occhiate furtive, e si sentì quasi lusingata: forse era ancora abbastanza piacente da attirare lo sguardo di un giovane, ma subito si sentì nuovamente in colpa per quel peccato di desiderio che sentiva sorgere dentro di sé.
Il giorno dopo era venerdì; verso le quattro sarebbe tornato Giacomo, quindi sarebbero andati tutti in collina. Federico, alzandosi da tavola, dopo aver pranzato, disse a Marisa che sarebbe tornato presto. Dopo che lui fu uscito, lei andò a sedersi nella sua poltrona e chiuse gli occhi. Non riusciva a addormentarsi: pensava a Federico e si scoprì a desiderare che tornasse per vederla. Sapeva che non avrebbe dovuto avere desideri di quel genere, che era peccato, ma la sessualità che si era risvegliata in lei fu più forte della sua volontà. Sollevò la gonna più del solito, e spostò le mutande, in modo che se lui fosse tornato, avrebbe avuto una quasi completa visione del pelo pubico. Poi richiuse gli occhi ed attese!
Federico non tornò subito, come lei sperava, e l’attesa aumentò il suo desiderio e la sua eccitazione. Solo dopo una mezz’ora sentì aprire la porta. Chiuse gli occhi, ma non completamente: li lasciò socchiusi in modo da poter vedere attraverso le ciglia, pur fingendo di dormire. Federico avanzò piano, fino alla porta, e si fermò a guardarla: che visione! Le cosce aperte, e le ampie mutande spostate, lasciavano vedere tutta l’intimità della donna. Federico rimase come incantato a guardarla per parecchi minuti. Lei lo guardava di sottecchi, e si sentiva eccitata, tanto che ebbe quasi l’impulso di portare una mano all’inguine, per soddisfare quel desiderio di godimento, che non sentiva più da tanto tempo. Rimasero così qualche minuto, poi lei aprì gli occhi, fingendo di essersi svegliata in quel momento. Lui la stava guardando affascinato, perché non s’era accorto subito del suo finto risveglio. Marisa non si ricompose immediatamente, ma lasciò che per qualche secondo lui la vedesse ancora. Federico, eccitato, corse nella sua camera e si masturbò furiosamente. Godendo pensava a Marisa, a quelle gambe, a quel pelo appena intravisto, e desiderò…!

Il fine settimana in collina, trascorse come il solito.
Federico facendo l’amore con Lucia pensava a Marisa; questa, per la prima volta dopo tanti anni, nel letto a fianco del marito che russava, si masturbò e godette, pensando a Federico.
Il Lunedì, fin dal mattino, Marisa si sentiva agitata pensando che nel pomeriggio lui l’avrebbe guardata ancora. Ormai c’era fra loro come un tacito accordo. Federico non era certo che lei si fosse accorta dei suoi maneggi, ma lo sospettava; lei, da un canto aveva paura che lui si fosse accorto che era cosciente di quello che stava succedendo, dall’altro lo desiderava: desiderava che lui sapesse che era una donna con i suoi appetiti sessuali. Tutti questi desideri contrastanti, uniti ai sensi di colpa, la sconvolgevano e decise che quello che era successo la settimana precedente non si sarebbe ripetuto. No! Basta! Non doveva assolutamente cedere a questi impulsi peccaminosi, che la spingevano nell’abisso dell’incesto.
Dopo pranzo, come sempre, Federico tornò nel laboratorio, e lei andò nella solita poltrona. Era agitata, nervosa; il desiderio erotico era fortissimo, tanto forte che non resistette all’impulso di sollevare la gonna, scostare le mutande e toccarsi il sesso, bagnato per l’eccitazione. Non era più in grado di connettere; cominciò a masturbarsi freneticamente e godette con un urlo di piacere. Si abbandonò riversa con gli occhi chiusi e, mentre stava quasi per addormentarsi, sentì la porta aprirsi. Federico entrò e la vide così, con gli occhi chiusi, semisdraiata sulla poltrona, con la gonna sollevata ed una mano sotto l’orlo delle mutande. Pareva che dormisse, e Federico si eccitò tanto che estrasse il membro e si masturbò lì, davanti a lei. Marisa lo guardava attraverso le ciglia; vedere suo genero che si masturbava eccitato da lei, le fece completamente perdere la testa; aprì gli occhi ed una forza incontrollabile la spinse a tendergli una mano e dire piano: “Vieni”. Lui si avvicinò, come un automa. Il membro durissimo si ergeva voglioso. Lei lo attrasse a sé, si scostò del tutto le mutande e lui, inginocchiatosi, la penetrò, godendo quasi subito.
Dopo l’orgasmo Federico si vergognò tanto che corse nella sua camera. Marisa lo seguì ed entrò dietro di lui, che era seduto sul letto; gli si sedette accanto e:
“Quello che abbiamo fatto è terribile”, disse, accarezzandogli il capo, “E non deve ripetersi più, ma ora non dobbiamo drammatizzare; non faremmo che peggiorare le cose”. Lui si voltò lentamente verso di lei,
“Non sei in collera? ”
“No! Perché dovrei? È colpa mia quanto tua, e se dovessi essere in collera, dovrei esserlo con me stessa”.
Lui l’abbracciò ed avvicinò la bocca al suo viso; lei si voltò e le bocche s’incontrarono. Fu un bacio appassionato; le mani corsero sui corpi, i vestiti caddero rapidamente e, quasi inconsciamente lui si trovò con il viso affondato fra le sue cosce e leccò quella fonte di piacere con voluttà.
Si amarono con frenesia, e Marisa godette quanto non aveva mai goduto in vita sua.

Quella indimenticabile giornata non ebbe seguito.
Il giorno dopo Federico dovette assentarsi per un servizio e, quando tornò, Marisa aveva ripreso completamente il controllo di sé.
Ci fu una spiegazione: Marisa lo convinse che se avessero continuato avrebbero danneggiato irrimediabilmente il suo matrimonio, facendo l’infelicità dell’incolpevole Lucia. Fu deciso che si sarebbe trovato subito un appartamento dove la nuova famiglia sarebbe andata a vivere, e Marisa avrebbe fatto la nonna, come aveva sempre desiderato. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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