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La missionaria 2

Era passato circa un mese e mezzo. Finalmente avevo una donna, la mia casa era in ordine e la mia vita era finalmente ben regolata.

Anche i miei conti ora tornavano: in un solo mese quasi la metà dei debiti di Luisa erano stati saldati e lei era molto più serena.

In cambio, ogni volta che veniva a trovarmi, mi faceva lezioni di sesso consentendomi di scaricare il mio orgasmo dentro di lei.

Tutto sembrava perfetto … ma la coscienza mi rimordeva.

Io le avevo salvato la vita senza che lei se ne rendesse conto, questo sì, ma poi avevo vanificato tutto con un ricatto legandola a me.

Non stavo più bene con me stesso: stavo trattando Luisa come una di quelle signorine che né io né lei amavamo citare.

Mi decisi: la prossima scopata sarebbe stata l’ultima. Poi le avrei restituito la sua libertà. Se una donna doveva veramente stare con me, doveva essere perché lei VOLEVA farlo e mai altrimenti.

Sono un tipo abbastanza risoluto e quando prendo una decisione raramente me la rimangio per cui, quel sabato, dopo aver fatto l’amore, la accolsi nell’incavo del mio braccio mentre carezzavo quel meraviglioso seno per l’ultima volta e mi accinsi a parlare.

“Sono incinta” mi bruciò sul tempo lei.

“Ma sei sicura? Come è successo?” completamente spiazzato.

“Sai scopone?” rispose ridendo “Una donna si accorge quando le salta il ciclo e se poi suo marito, preso dalle preoccupazioni, non la tocca da un mese sa anche il nome del padre: tu”.

Impallidii. Una delle mie perversioni era quella del cuculo. Sognavo da sempre di introdurre un mio figlio in una famiglia scopando una donna sposata, ma ora che l’occasione si presentava nuovamente la coscienza mi si rivoltava contro: non potevo fare questo a Luisa.

“E allora cosa facciamo?” domandai “un figlio nostro, per me sarebbe un dono da fine del mondo, ma riuscirai a partorirlo senza che tuo marito se ne accorga? Poi potrai lasciarlo a me ma dovrai, specie i primi tempi, correre qui non so quante volte al giorno per allattarlo”.

“Sei proprio un bravo ragazzo” disse carezzandomi la faccia”.

“Sì, proprio un bravo ragazzo che voleva renderti la tua libertà ma che ora non sa proprio più cosa fare. Mi sono veramente innamorato di te Luisa e per questo ero disposto a tutto, anche a dividerti con tuo marito, ma ho rovinato tutto: sono proprio un imbecille” dissi prendendomi il capo tra le mani”.

“Achille!” mi apostrofò lei “Calmati! Apprendo con piacere che avresti voluto lasciarmi completamente alla mia famiglia ma … c’è un ma”.

Si rannicchiò ancora di più nell’incavo del mio braccio “Non credere, sono sempre innamorata pazza di mio marito “.

Ed io sempre più mi sentivo un verme.

“Ma in questo mese mi sono rasserenata molto ed ho capito quale sciocchezza, anzi enorme cazzata stavo per fare. Tu mi hai ricattata obbligandomi praticamente a venire nel tuo letto, non credo ti interessasse veramente di avere tutta la raccolta di TOPOLINO in ordine, tu volevi scoparmi ma, facendo questo, mi hai salvato la vita. Mi sono poi resa conto che i miei figli sarebbero cresciuti senza una madre. Anche quel (ora) cornuto di mio marito ti dovrebbe ringraziare per questo, hai abbondantemente scopato sua moglie ma nel contempo le hai salvato la vita ed hai evitato a lui di affrontare il resto della sua esistenza nel dolore, da solo e con due bambini da crescere”.

Tacque un momento per prendere fiato.

“Ora tu mi hai appena detto di voler essere un punto di riferimento per nostro figlio. Questo ti fa onore ma grazie al cielo non puoi liberarti così facilmente di me, figlio o non figlio. Ricordi di avermi detto che un uomo diviene responsabile di una persona che salva? TU HAI SALVATO ME ed oserei dire pure la mia famiglia ed ora non devi sottrarti alle tue responsabilità. IO SONO LA TUA RESPONSABILITA’, mi hai guadagnata, mi hai vinta e non posso certo lasciarti andare così. Come se nulla fosse.

Tu vuoi nostro figlio? Lo avremo e troveremo insieme il modo di affrontare la situazione. Sappi che non ho nessuna intenzione di introdurlo nella mia famiglia come l’uovo di un cuculo. Lui è tuo e tu sarai suo padre a pieno titolo.

Ripeto per l’ultima volta: sono innamorata pazza di mio marito ma se, o meglio quando, sarò costretta a scegliere io sceglierò te. Ti sei guadagnato una donna e quella sarò io. Chiaro?
Poi si ridistese sulla schiena ed aprì le gambe. “Forza, dentro e datti da fare che al bambino non fa male e gli fa piacere sentire vicino il suo papà” concluse.

Passarono altri e giorni e Luisa tornò per una delle tre visite concordate.

Oramai in casa c’era ben poco da fare per cui decidemmo di passare subito al letto.

Mentre la coccolavo e la palpeggiavo come lei stessa mi aveva insegnato a fare parlammo e, naturalmente, l’argomento era il bambino e come avremmo potuto fare a farmelo riconoscere nonostante lo scoglio del marito.

“Ma tu proprio lo ami?” domandai speranzoso.

“Più di quanto tu possa ritenere possibile” mi rispose.

La titillai i capezzoli mentre domandavo: “E me?”
Come temevo rispose: “Io ti rispetto, sono disposta a darmi per sempre a te ma solo se mio marito mi costringerà a farlo. Non si può dire che io ti ami, non nel senso che diamo a questa parla, almeno”.

Passai la mano sul pube, in cerca del misterioso (non tanto) punto G e lei immediatamente aprì le gambe per favorire la mia manovra.

“Ma allora perché non mi lasci?” domandai tristemente “Ti avevo offerto di essere libera, sei tu che ti sei offerta di restare con me.

“Lei mi prese il membro e lo guidò dentro di sé “Onestamente? Non lo so. Ho solo sentito una sensazione che non fosse giusto farlo”.

Si spostò un po’ per accomodare meglio il pene nella vagina poi, con un gesto mi invitò a proseguire i miei movimenti.

“Così va meglio, lo sento sino al collo dell’utero. Certo anche il bambino si accorgerà di quanto il papà ama la mamma”.

“Una sensazione? Io dunque per te sono solo una sensazione?” domandai incupito.

“Tu sei il padre del mio bambino, mettiamolo in chiaro, ed io intendo allevarlo con te. Non ti amo ma so essere di parola sarò la tua amante e la tua donna per tutta la vita e, se vorrai altri figli, ti darò anche quelli. Voglio vivere con te ed invecchiare col mio salvatore. Solo non so cosa possa pensarne mio marito”.

“Dobbiamo affrontarlo” conclusi mentre eiaculavo “Io sono disposto a dividerti con lui: mi sembra giusto, ti ha sposato ed è il padre dei tuoi figli, ma non posso sopportare questa situazione di incertezza. Mi capisci?”.

Con una mano spinse il mio sedere contro il suo bacino per trattenere un po’ il pene dentro di sé “Sì ti capisco e concordo con te dobbiamo affrontare mio marito e risolvere la situazione. Sarai al mio fianco? Non aver paura, ricorda che in ogni caso io sceglierò te”.

“Prendiamo il toro per le corna” risposi “Io sarò certo al tuo fianco, ma il mio supporto non potrà essere che morale. Temo che annunciare a tuo marito quello che dobbiamo comunicargli, tocchi a te. Prevedo che sarà una prova durissima: te la senti?”.

“Hai ragione, ma l’avere te vicino, pronto a stringermi la mano, mi darà la forza necessaria. Andiamo?”
Ci recammo così a casa di Luisa, era la prima volta che ci andavo e mi guardavo in giro incuriosito. Fu così che, quando lei mi invitò a posteggiare, notai un cartello VENDESI su una villetta immediatamente adiacente a casa sua e glielo indicai.

“Sì,” mi comunicò “la vicina vende. Il prezzo è pure buono, ma gli euro necessari restano comunque tanti. Non vorrei neppure pensarci”.

“Accontentami” risposi “Rimandiamo un attimo l’inevitabile (la visita a tuo marito) ed accompagnami a visitarla. Forse il prezzo non è poi così irraggiungibile.

Se prima andassimo da tuo marito alla fine potremmo anche essere sconvolti e non potremmo valutarla serenamente. Vuoi?”.

Mi accompagnò dalla proprietaria che già conosceva Luisa e l’aveva pure in simpatia.

“Signora Lucia, permette? Ho un amico” ed indicò me “che potrebbe essere interessato alla sua casa. Ha già avuto qualche offerta?”.

“No signora Luisa, benvenuta e sono lieta di conoscere lei signore. Venga che le faccio fare il giro della proprietà”.

La casa non era immensa, ma comunque spaziosa ed arredata con gusto. Tre camere da letto, doppi servizi, soggiorno e cucina separati ed un piccolo appezzamento di terra recintato dove i bambini avrebbero potuto giocare al sicuro dal traffico e dove avrei potuto realizzare un mio personalissimo sogno: avere un cane.

Aveva inoltre un altro enorme vantaggio: la vicinanza alla casa di Luisa, cosa che le avrebbe permesso di accudire facilmente la sua famiglia.

Mi sedetti a fare 2 conti: almeno metà della cifra sarebbe potuta uscire. Poi i miei genitori. Non avevo mai fatto cenno di loro a Luisa, ma erano benestanti e mi volevano bene. Ero certo che alla notizia della gravidanza di Luisa si sarebbero sciolti e mi avrebbero dato una mano sostanziosa.

“Posso domandarle perché vuole vendere signora Lucia”.

“Sono anziana e voglio ritirarmi” rispose “Potrei cedere la proprietà al ricovero, che mi ospiterebbe gratis sino alla fine dei miei giorni, ma credo che se avessi un robusto cuscino di contanti potrei scegliere un posto migliore, vivere del mio invece che di carità ed alla fine trovarmi meglio”.

“Ma non ha figli cui appoggiarsi?”.

“Avevo un figlio che, ahimè è morto di cancro qualche anno fa. Ora ho dei nipoti che definire mostri è un eufemismo. Sono interessati solo ai soldi e sono in perenne attesa della mia morte. Ho i miei anni, ma ho deciso di far loro uno scherzetto. Non voglio far trovare loro, quando sarò il momento, nulla da utilizzare o da spartire”.

La cosa poteva farsi interessante: proposi “Al momento non posseggo tutta la cifra, ma sono comunque interessato. Mi dica se può essere accettabile un piano simile”. Luisa mi guardava cogli occhi fuori dalla testa. “Allora io ora le verso una cifra molto piccola, tanto per fermare la casa.” La vecchietta era sveglia e mi ascoltava con attenzione. “Lei immediatamente toglie la casa dal mercato e mi dà il tempo di vendere la mia abitazione. Tutto quello che ricaverò sarà suo e potrà disporne come vuole ma, se vuole escludere i suoi nipoti, io Le consiglierei di affidarli a Luisa così, in caso di suo decesso, i nipoti non avrebbero nulla da trovare”. La donnetta assentiva, mi pareva convinta “Io comunque cercherò di saldare al più presto il mio debito, così da lasciarla assolutamente libera nelle sue azioni. Fino a quando non le avrò versato il ricavato dal mio appartamento, lei naturalmente rimarrà qui di diritto: dopo se vorrà fermarsi ancora, si ritirerà in una delle stanze: io non posso occuparle tutte e tre per ora.

Certo che un ulteriore sconto aiuterebbe parecchio” conclusi.

“Lei è un piccolo diavolo tentatore” rise la vecchietta “Mi ha fatto un’offerta che non posso rifiutare. Ha capito che il mio problema non sono i soldi e ne vuole approfittare” rise nuovamente. “Sa che a me interessa l’affetto di una famiglia: sono sola. Bene, affare fatto.” e mi tese la mano mentre Luisa strabuzzava gli occhi.

“Firmiamo il compromesso” propose “quanto allo sconto diciamo che il ricavato della vendita del suo appartamento sarà sufficiente a saldare il tutto, ma lei dovrà promettere di essere per me come un nipote vero. Gli ultimi anni li voglio passare circondata dall’affetto e non da sterilizzati infermieri”.

Intervenne Luisa “Qui posso dare la mia garanzia, signora Lucia, conosco bene questo ragazzo e non potrebbe trovare un acquirente migliore”.

Così cambiai casa. Firmammo rapidamente il compromesso e la vecchietta addirittura si accontentò, come caparra, del contenuto del mio portafogli: un centinaio di euro scarsi.

Salutammo ‘nonna’ Lucia e finalmente ci dirigemmo alla casa di Luisa.

“Certo che sai farli gli affari tu” disse sorridendo “Io la conosco da un pezzo, ma certo non avrei mai neppure pensato di ottenere uno sconto come quello che hai ottenuto tu” e finalmente rise a sua volta.

Eravamo giunti alla sua villetta ed il marito ci venne incontro “Ciao Luisa” e la baciò davanti a me con aria di possesso mentre Luisa lo ricambiava visibilmente soddisfatta. “Ti ho visto là dalla signora Lucia”.

“Si” rispose “ti presento Achille che ha voluto visitare la proprietà in vendita” e dopo un breve istante “Achille, mio marito Guido” e mi fece strada all’interno dell’abitazione.

Sedutici ad un tavolo con lei al mio fianco Luisa cominciò senza tanti preamboli: “Guido, sono incinta”.

“Davvero?” fece lui “Facciamo festa, Faremo un po’ di fatica all’inizio, ma sarà comunque una gioia”.

“Ed Achille è il padre del bambino” concluse spietata lei.

Vidi a Guido mancare il respiro. Divenne bianco, poi viola quindi scattò in piedi: “E cosa fa adesso in casa mia? FUORIIII “indicandomi la porta.

Scattò in piedi anche Luisa: “La casa non è tua, ma nostra. Come ti permetti di scacciare una persona che per me è tanto importante da spingermi a fartela conoscere nonostante sapessi in anticipo che la cosa non ti avrebbe fatto piacere?”.

Guido crollò a sedere: “Come hai potuto? Sai che, nonostante siamo sposati da otto anni, sono ancora innamorato di te come la prima volta” affermò “Credevo fossimo felici: avevamo difficoltà ma non c’erano nubi tra di noi”.

“Anch’io ti amo Guido tantissimo. Sono innamorata di te alla follia, puoi chiedere testimonianza ad Achille, ma ora lui è il mio amante. Voglio che tu lo accetti”.

“Si, tantissimo ma con amante allegato” rispose lui amarissimo “Come è successo?” (domanda masochista ma che non poteva evidentemente essere evitata).

“Dovresti addirittura ringraziarlo invece” rispose Luisa. “Io ho sbagliato a non fidarmi di te, avevamo grossi problemi economici ed ho pensato ad una soluzione estrema” Guido la guardò interrogativamente.

“Sì proprio quella. Achille mi ha fermato mentre stavo per buttarmi nel fiume. È un ragazzo giovane e so che pensava solo a scoparmi, cosa che poi ha effettivamente fatto, ma così facendo mi ha distolto da quegli orrendi pensieri.

Quindi se sono qui è solo grazie a lui ed è grazie a lui se i nostri figli hanno ancora una madre e tu, invece di affogare nel dolore, hai una moglie che può averti deluso ma che è viva”.

Lui mi guardò “Quindi io dovrei ringraziarla per avermi cornificato? Bene grazie, ed ora se ne vada, io e mia moglie abbiamo un nostro problema da risolvere e lei non è contemplato”.

“Vedi come sei estremista?” lo interruppe Luisa mentre io prendevo la sua mano e la stringevo. “Lui in questo campo è meglio di te. So che è innamorato di me in una maniera che neppure puoi immaginare, eppure mi ha offerto di dividermi con te perché io potessi provvedere a te ed ai nostri figli”.

“Dividerti con lui, quando mai!” rispose sempre più amaro “E come vorresti fare? Andare da lui e suggerire per telefono ai bambini cosa devono fare? Poi venire da me per una sveltina lasciandomi subito dopo?”.

“Sono certa che se mi accoppiassi ancora con te per lui sarebbe una coltellata” guardandomi con affetto.

“Invece saper che scopi con lui per me dovrebbe rientrare nella normalità vero? Ancora più amaro se possibile. Mi spiace Luisa, sono disposto a perdonare le tue chiavate verso quello che hai passato, per il bambino vedremo al momento opportuno, ma già sai che lo amerò come fosse mio, ma lui deve sparire. O lui o me” concluse.

“Mi vuoi obbligare ad una scelta pur di non condividermi allora?”.

“Certo Luisa, non posso autorizzarti ad avere un amante: sarebbe ridicolo!”.

Luisa mi strinse la mano: “Allora scelgo lui e da stasera dormirò stabilmente nel suo letto. Porterò i nostri figli con me, ma stai tranquillo non li perderai e li potrai vedere ogni volta che vuoi”.

“E come penseresti di fare a stare col tuo amante lasciandomi nel contempo godere i miei figli?” ironico.

“Non lo avevi capito? Achille ha acquistato la casa della signora Lucia, i bambini non dovranno neppure andare in strada per passare da una casa all’altra, basterà aprire un varco nella recinzione”.

“Ma Luisa …” ormai era vinto e distrutto: “Io non posso vivere qui e vedere a pochi metri la casa dove tu copuli con lui, sei crudele ad impormelo”.

“È stata una tua scelta Guido, lui ti ha fatto un’offerta che tu hai rifiutato”. Mi prese la mano e me la fece girare attorno alla vita in modo che le stringessi un seno: “Ora sono sua, completamente sua. Lui mi ha vinta e può fare di me ciò che vuole. Con un colpetto di gomito mi face capire di strizzarle leggermente ma visibilmente quel seno. Tuttavia ti amo ancora, forse troppo. Se dovessi cambiare idea spera che non la cambi pure Achille e che mantenga la sua offerta, a mio parere più che generosa”.

Poi mi guidò verso la nuova casa che avremmo inaugurato con una scopata epica, mentre la signora Lucia ci preparava il tè.

Nota dell’autore: non sempre le storie di tradimenti si concludono con un marito cuckold umiliato da moglie ed amante. Anche le storie diciamo “normali” sanno essere erotiche. Per me questa lo è.

Anche qui chiedo commenti per migliorare le storie.

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

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