Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Tradimenti / La moglie del notaio e la figlia del fioraio
copertina racconto erotico

La moglie del notaio e la figlia del fioraio

La moglie del notaio Marozzi era una bella donna: alta, mora, dalle gambe lunghe e modellate, snella ma con le curve giuste al posto giusto, con grandi occhi neri e labbra rosse e tumide.

Alle feste portava abiti di raso nero che lasciavano scoperte le belle braccia tornite, le spalle larghe e il generoso decollettè. Gli uomini l’ammiravano e la corteggiavano discreti senza però osare troppo perchè era la moglie di un uomo importante. Si narrava che avesse avuto chissà quanti amanti ma nessuno riusciva mai a ricordarsi il nome di nessuno di essi.

La figlia del fioraio non aveva ancora vent’anni. Era alta e magrissima, con i capelli corti, il visetto piccolo e lentigginoso. Indossava jeans sdruciti e maglioni larghi. Aveva grandi occhi azzurri.
La moglie del notaio frequentava la bottega del fioraio che stava proprio sotto casa sua, e conosceva la figlia – che il sabato pomeriggio e la domenica mattina, libera da impegni scolastici, aiutava i genitori in negozio.

Frequentava il primo anno di università, facoltà di scienze naturali. La moglie del notaio aveva l’abitudine di andare al cimitero ogni due settimane la domenica mattina per visitare la tomba del padre e ogni quindici giorni, di domenica si recava al negozio del fioraio per acquistare dei fiori.
Lì incontrava sempre la figlia con la quale rimaneva talvolta a parlare dei fiori, facendosi dire il nome delle piante che non conosceva od informandosi sulla cura di quelle che teneva nel suo appartamento; aveva il cruccio di non riuscire a farle crescere come si deve.

Alla figlia del fioraio piaceva molto la moglie del notaio ed infatti non perdeva mai occasione per farle dei complimenti, sui vestiti che indossava, sulle scarpe che calzava, sull’acconciatura dei suoi capelli, sul profumo che portava.
D’estate lodava soprattutto il colore ambrato della sua pelle in confronto con la sua, bianca e lentigginosa che, esposta al sole, si arrossava come la pelle di un gambero.

Alla moglie del notaio piacevano i complimenti ed era consapevole di piacere alla ragazza. Andava quindi volentieri al negozio e quando vi si recava curava il suo aspetto e il suo abbigliamento in modo particolare.
Un giorno chiese alla ragazza se poteva venire a casa sua a dare un’occhiata alle sue piante. La figlia del fioraio arrossì di piacere e disse che sì certo sarebbe venuta senz’altro e si accordarono quindi per un pomeriggio.

Era una giornata calda d’estate. La signora indossava un abito leggero color turchese sorretto da due spalline sottili e scarpe basse, la ragazza calzoncini corti di jeans e una maglietta polo.
In terrazza la figlia del fioraio si dava daffare a concimare i vasi da fiori, spiegando con dovizia di particolari alla signora come doveva fare per curarli. Mentre armeggiava china sul pavimento del terrazzo sfiorò con la guancia la gamba della moglie del notaio.

Ebbe dapprima un sussultò, ma poi, visto che l’altra non spostava la gamba, vi pose un piccolo bacio, proprio all’interno della coscia, appena sopra il ginocchio.
L’altra si avvicino e le carezzo i corti capelli biondi con una mano. La ragazza tremante si fece coraggio e prese da terra a baciare le gambe della signora sempre più su. Vedeva le mutandine di pizzo bianco e sentiva il dolcissimo profumo del suo sesso.

La signora le prese la testa con le mani e la fece alzare da terra. Erano alte uguali. Si baciarono, profondamente, intrecciando le lingue all’interno delle loro bocche.
Poi la moglie del notaio fece cadere a terra il vestito e rimase nuda. Alla ragazza si fermò il respiro in gola. Aveva un corpo ancora più bello di quello che avesse potuto immaginare, con seni alti, sferici dai capezzoli scuri, spalle larghe, vita stretta e fianchi ad anfora: la pelle era di consistenza serica e di colore ambrato uniforme. Si tolse anche le mutande: il minuscolo triangolino bianco del tanga era macchiato dal triangolo ancora più piccolo del pube nero.

La donna si sdraiò su un lettino e chiese alla ragazza di spogliarsi a suo volta. Lo fece, con fretta, insicura di sè. Era alta, ossuta ed esile come un giunco, con seni appena accennati dai capezzoli rosa; il pube biondo, straordinariamente folto.
Si sdraiò sulla donna facendo aderire il suo corpo a quello di lei. Si baciarono ancora sulla bocca, poi lei scese a baciarle il seno, il ventre, l’interno delle coscie che sentiva tremare: appoggiò la punta della lingua sulle piccole labbra strappandole un gemito.

Ormai aveva acquistato sicurezza, sapeva di essere infinitamente meno bella della sua amica, ma sapeva come farla godere ed era lei adesso a condurre la danza.
Si sedette su di lei a gambe larghe facendo aderire il suo sesso a quello dell’altra e prese a muoversi con movimenti ondulati, carezzandole contemporaneamente i capezzoli con una mano mentre con l’altra le solleticava la vagina. La guardò negli occhi mentre veniva e si sentì in quel momento onnipotente. Poi si sollevò per portare il suo sesso all’altezza della bocca della donna. L’altra estrasse la lingua e prese a leccargliela fino a portarla all’orgasmo. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Il sogno realizzato

Quella mattina Sandra si era svegliata con un desiderio irrefrenabile. Per tutta la notte aveva …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.