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Mal comune mezzo gaudio

Ed ancora una volta eravamo in vacanza insieme, la sacra famiglia riunita con me, mia moglie e mio figlio, sua sorella Barbara con il marito ed il figlio, mia suocera ed i genitori di mio cognato.
Ci eravamo sistemati in una grande villa a due piani splendidamente adagiata su un giardino degradante verso la spiaggia, un salone con una vista mozzafiato, la cucina ed un grande bagno al piano terra e la zona notte al primo piano ognuno con la propria camera matrimoniale e la propria privacy, ma con l’unico neo di dover dividere il bagno con la camera accanto, io e mia moglie con la sorella e mio cognato , i suoceri con i bambini.
Insomma, tutto sarebbe andato come ogni anno, una tranquilla e noiosa vacanza di famiglia al mare, con i bambini piccoli da seguire ed i dissapori familiari da gestire.
Per fortuna invece prese una piega diversa per colpa della mia insonnia, fastidio che sopporto da oltre 15 dei miei 36 anni e che ora benedico.
Era in realtà da qualche tempo che tra me e mia cognata Barbara, una bella bruna di 34 anni, c’era un feeling diverso, una sorta di tensione che oggi sono certo provavamo entrambi, e che scattava all’improvviso per una frase che potesse contenere un’allusione o un doppio senso o per un occasionale contatto, ma io per primo continuavo a reprimerlo quasi con fastidio, dandomi dell’idiota per una eccitazione che poteva solo essere pericolosa.

Così una delle prime notti di vacanza ero in cucina affacciato ad una stretta finestra a gustarmi un veduta notturna che avevo scoperto deliziosa e diversa da quella del salone principale, quando sentii arrivare alle mie spalle una presenza femminile, per il profumo ed il frusciare della camicia da notte. Convinto fosse mia moglie, senza voltarmi cominciai a parlare del comportamento di mio cognato, da sempre croce delle nostre vacanze, lamentando la solita arroganza del io so tutto e so come va il mondo e sfogandomi inoltre di come trattasse male la moglie anche in presenza d’altri terminando che se non era per lei e per il bene che le voglio l’avrei mandato a quel paese.
“Mi fa piacere che mi vuoi bene davvero” alle mie spalle la voce di Barbara ruppe il silenzio seguito al mio sfogo, facendomi sobbalzare per la sorpresa.
“Dai, non preoccuparti, quello che hai detto di Martino è ciò che so da anni e non mi ha per niente offeso, piuttosto davvero sono contenta di quanto hai detto per me, ed il fatto che non pensassi fossi io lo rende ancora più gratificante perché è decisamente vero”, dicendo questo mi si appoggia sulle spalle e mi sfiora i capelli con un bacio leggero. Al contatto dei suoi seni sulla mia spalla partì una scarica elettrica che mi arrivò dritta alla base dei coglioni, facendomi drizzare immediatamente il cazzo. Imbarazzatissimo per la reazione sproporzionata che avevo avuto non avevo il coraggio di voltarmi, sentivo il cazzo pulsarmi e non volevo muovermi temendo che mi uscisse dalla patta dei calzoni del pigiama estivo che indossavo per abitudine senza nulla sotto.
“Forza, smettila di restare zitto, di ho detto di non preoccuparti” continuò Barbara scivolandomi leggermente di fianco
“Piuttosto cosa facevi qui tutto solo? “,
“Sai che soffro d’insonnia e così guardavo il panorama aspettando il sonno, ….. di qui è splendido con le montagne a picco sul mare ed il cielo limpido di stanotte” cercai di impostare una conversazione continuando a darle praticamente le spalle
“Allora spostati un po’ e fa vedere anche a me questo splendore” e dicendolo si infilò tra me e la finestra che non permetteva di rimanere affacciati in due. A quel punto il mio cazzo ormai a ferro le si infilò nel solco tra le natiche e la sentii trasalire,
“Ormai è fatta, pensai tra di me, ora si incazza davvero” ed invece dopo un attimo sentii i muscoli delle natiche rilassarsi, facendo scivolare ancora di più il mio uccello tra di loro e Barbara continuò come se nulla fosse
“Hai ragione, è davvero favoloso di qui” e dicendolo si sporse ancora di più spingendo contro la mazza che ormai rischiava di forarle la camicia da notte, io non riuscivo a credere a quello che stava succedendo, sentivo il mio cazzo fasciato dalle sue chiappe con solo il tessuto che mi divideva da quel culetto che avrei sfondato con enorme piacere. Non volendo continuare a fare il muto iniziai a tentare qualche iniziativa, sempre con la paura di rovinare tutto
“Abbassati un po’ in avanti, altrimenti non riesco a vedere nulla” le dissi, il suggerimento fu subito accolto, facendo scivolare così la cappella dritta sul buchino posteriore
“Perché non mi massaggi un po’ le spalle” continuò Barbara
“Adriana sostiene che hai delle mani magiche”. Iniziai così a massaggiarle le spalle ed allo stesso tempo feci pulsare il mio cazzo contro l’anello del culo, quasi iniziando a scoparmela senza che la penetrazione vera e propria avvenisse.
“Mi stai facendo impazzire, mi sento sciogliere tra le tue mani” gemette Barbara. Io avevo ripreso il controllo del mio corpo e, ormai convinto che aveva voglia di sesso quanto e più me, decisi che l’avrei veramente scopata solo dopo averla fatta eccitare al massimo. Continuai a fare pulsare il cazzo, mi fermavo e spingevo per allargarle il buchino, lo tiravo indietro fino a sfiorarla appena poi glielo riappoggiavo e riprendevo a farlo pulsare, nel frattempo la sentivo fremere sotto le mie mani e dalla spalla piano piano passai sotto le braccia a massaggiarle i seni, sentivo il suo respiro farsi affannoso, la accarezzai lentamente partendo dai fianchi fino a tenerle le mani a coppa sotto i seni ed iniziai a titillarle i capezzoli, se assomiglia alla sorella – pensai – questo la farà uscire di testa, ed infatti pochi istanti dopo l’inizio di quel trattamento, sentii il suo culetto stringersi sulla punta della cappella, rilassarsi ed iniziare a spingere decisamente con i fianchi fino a farselo quasi entrare nonostante la camicia da notte che ancora ci divideva, la sua mano era risalita lungo le cosce sotto la camicia da notte per iniziare a sgrillettarsi il clitoride.
“Forza, cosa aspetti, mettimelo dentro” disse senza più trattenersi,
“Cosa? – le domandai nell’orecchio – Non stavamo ammirando il panorama? ”
“Stronzo – e dicendolo strinse le chiappe dandomi una strizzata alla cappella – è mezz’ora che ce l’hai qui in mezzo e sono così bagnata che mi sta colando sulle cosce – mi prende la mano e se la porta al sesso, fradicio di umori e con il clitoride duro contro il mio palmo – non desidero altro che il tuo cazzo ben piantato dentro di me” dicendolo si staccò quel poco che bastava a farle cadere la camicia da notte attorno alle caviglie mostrando che non ero l’unico a dormire senza mutande.
La mano che stava usando per sgrillettarsi mi afferrò il cazzo e lo puntò di nuovo contro il suo buco del culo che ormai era bollente per il continuo strofinio, detti una spinta e le entrai nel culo iniziando a sbatterla come un pazzo, strizzandole piano il clitoride mentre le si apriva le chiappe per farmi vedere quanto succedeva.
Appena sentii arrivare attorno al mio cazzo le contrazioni del suo orgasmo non riuscii più a trattenermi ed iniziai a sborrare cercando di farglielo arrivare più in fondo possibile. Non riuscimmo a muoverci per qualche secondo, inebriati e sconvolti dall’intensità dell’orgasmo provato.
Barbara cominciò dopo un po’ a massaggiarmi le palle, che erano l’unica cosa rimasta fuori dal culo meraviglioso che mi aveva dato, e così un po’ per il massaggio ed un po’ nel vederla a pecora sotto di me, con gli occhi chiusi e le labbra aperte, mentre con la lingua ed i denti si toccava il labbro inferiore quasi continuando a godere, nel giro di poco avevo di nuovo il cazzo in tiro. Lei ricominciò a muoversi piano, le scivolavo nel culo ormai fradicio entrando ed uscendo pochi centimetri per volta
“Mi hai fatto impazzire – disse con una voce roca da troia – ed ora ti meriti proprio che ti renda pan per focaccia – So quello che ti piace – e te lo farò, ma prima voglio sentirti nella fica”.
La feci sdraiare sul tavolo e lei alzate le gambe con le ginocchia al petto si aprì le labbra della fica con le mani guardandomi con il viso stravolto dalla voglia, subito iniziai a leccargliela, partendo dall’interno delle cosce fino al clitoride e penetrandola con la lingua dentro la fica.
La vista dello sperma che iniziava a colarle dal culo mi eccitava all’inverosimile e non riuscivo più a staccarmi da quella fica calda e sugosa. Quando la sentii venire di nuovo sulla mia lingua che cercavo di infilarle fino a dove potevo rialzai la testa e glielo ficcai in corpo con tutta la forza che avevo. Era quello che aspettava ed iniziò ad incitarmi
“Dai, siii, scopami forte, sbattimelo fino in fondo, …. Mmmh… siamo due maiali……. quando Adriana si lamentava che volevi sempre scopare sognavo di sentirmelo dentro come adesso… forte, sbattimi forte, sbattimi forte, Dai… siii……. forte… in fondo….. ti faccio sborrare sulla mia lingua come piace a te…. lo so che ti piace…… Ohhh me lo ha detto lei… che le faceva schifo…. Ohhh… io invece non vedo l’ora di sentire il tuo cazzo caldo che spruzza sulla mia lingua… più forte… coosìììì”.
Mi accarezzava le palle con le mani, si toccava il clitoride, si succhiava le dita bagnate di fregna, faceva praticamente tutto quello che mi piaceva e che mi sforzavo di far fare alla sorella. Evidentemente la troia aveva ascoltato per anni le lagne di mia moglie ed ora sapeva esattamente cosa fare e dire per farmi godere.
Ormai la stantuffavo con tutta l’anima, le entravo tutto dentro e ad ogni colpo sentivo le mie palle sbattere contro il suo culo fradicio di umori suoi e miei, non sentivo altro che l’odore di fica e di sperma che mi arrivava al viso e non riuscivo a pensare ad altro se non al momento in cui le avrei appoggiato la capocchia sulla lingua a paletta ed avrei visto lo sperma schizzarle in bocca e sul viso.
Lei continuava a venire e mi resi conto che ormai non avrei resistito più, non appena lo tirai fuori scese dal tavolo, mi si inginocchiò davanti…. con una mano prese a coppa i coglioni massaggiandoli con le dita e con l’altra ad anello alla base del cazzo se lo infilò in gola fino alla radice, lo tirò fuori e continuò a succhiare la capocchia come se da quel bocchino dipendesse il futuro del mondo,
“Adesso me lo succhio tutto… Dai sborrami in bocca adesso”….
“Non ce la faccio più – le dissi – adesso…. sborro… Siii… sborro… Ora……. daiiiii!!!!! “. Smise di succhiarlo e se lo poggiò al centro della lingua, a bocca aperta menandolo con la mano ed infilandomi un dito nell’ano. A quell’ultima stimolazione iniziai una sborrata che mi sembrava non finisse più, sentivo scariche elettriche dalla punta del cazzo lungo la schiena, e la vedevo guardarmi dritto negli occhi con il viso di chi ha vinto chissà cosa mentre il mio sperma le spruzzava sulla lingua e da lì in rivoli in bocca, sul mento ed addosso sulle tette, il dito che muoveva piano nel culo sembrava fare aumentare la quantità di sperma che le colava in bocca come una colata lavica, finché lo riprese in bocca ciucciando piano e me lo lasciò esausto, molle, anestetizzato.

Dopo qualche minuto passato a riprendere fiato abbracciati ricominciai a ragionare e mi resi conto che stavamo correndo un rischio tremendo, correvamo praticamente sul ciglio di un burrone, e mi sentii assalire dal timore di essere scoperto,
“Forza Barbara, ora ci rivestiamo e torniamo a dormire, potrebbe scendere qualcuno da un momento all’altro, a quelle parole anche lei sembro scuotersi da una trance e recuperata la camicia da notte si avviò verso il bagno.
Prima di chiudere la porta, con un sorriso da porca che rischiò di farmi risvegliare l’uccello, la sentii sussurrare:
“Mi sa che quest’estate saremo in due a soffrire d’insonnia “..

Tornando in camera sorrisi tra me pensando
“è proprio vero, Mal comune mezzo gaudio…… anzi tutto gaudio”. FINE

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