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Manuela è la ventunenne moglie di Gianni

Manuela è la ventunenne moglie di Gianni

A). MANUELA. Sto aspettandola con vera impazienza anche se non è ancora l’ora dell’appuntamento e mi affaccio spesso al balcone temendo di non accorgermi del suo arrivo e di non avere modo di andarle incontro per farle mettere il motorino in garage.

Manuela è la ventunenne moglie di Gianni.

Siamo amici da non molto tempo, ma lo siamo davvero.

Frequentiamo tutti un corso serale di aggiornamento in elettronica mentre di giorno Gianni lavora alla Soda, Manu alla UPIM part-tyme, io alla Montecatini.

Il tempo libero lo trascorriamo quasi tutto insieme, ben inseriti come siamo in un più vasto numero di amici ed amiche comuni.

Manuela sta venendo da me a copiare gli appunti di un paio di sere di lezione che Gianni e lei hanno dovuto marinare, io sono un perfezionista ed i miei sono i meglio strutturati ed i più completi del corso: tutto qui.

E allora perché sono tanto agitato? , perché ho la vaga sensazione che “deva succedere qualcosa”, anche se è sempre stato lungi (ma non troppo) da me pensare a Manuela sessualmente, e non perché non lo meriti, anzi, ma perché lei è la mia amica, perché lei è moglie del mio amico Gianni, perché fanno parte del nostro affiatatissimo gruppo, perché della nostra allegra brigata sono quelli ai quali sono più affezionato… e allora?

E allora eccola qui, sul suo motorino, che guarda i numeri civici, mi sbraccio, mi vede, le faccio segno di girare attorno alla casa, le vado (corro) incontro, mettiamo il motorino in garage, facciamo le scale, entriamo in casa, in cucina.

Manuela ha gli occhiali azzurrati, è vestita con sottanella midi e camicetta, la sua pelle liscia e rosata da fanciulla biondina risalta e la fa ancor più bella sotto il poco trucco usato per “migliorarsi”.

Le guardo ed ammiro di sottecchi le tettone ed il culo che a nudo devono essere… ma che penso? , sto forse impazzendo?

Tento di fare il caffè, rovescio il barattolo che lo contiene, la caffettiera e l’acqua, combino un gran casino con niente perché mi tremano le mani! … perché mi tremano?

Manuela ci ride su divertita, ha mangiato foglia, rami e radici, prende in mano le redini della situazione e ripara i danni che ho combinati, prepara il caffè con mani sicure.

– Buono! – è l’unica parola che riesco intanto a pronunciare.

– Non finirò mai di invidiarti questa casa così accogliente, questo quartiere, che fortuna! … adesso dormi nella stanza che dovevi finir di arredare? – fà quasi distrattamente.

– Sì, vieni a vedere, ci ho inserito il comò della nonna che hanno finalmente finito di restaurare –

– Oh che bello, ci sta proprio bene! … le cose belle stan bene dappertutto! – fa un pausa, poi: – ma tua madre dov’è? –

– Al mare con sua cognata –

Mi giro verso di lei che ho al fianco per cercare di capi… si sta togliendo la camicetta… non riesco a spiccicar parola, si sgancia il reggiseno dal quale balzano fuori tettone da donna di mezz’età ma superbe, si sfila la sottana, si toglie le mutandine dalle quali emergono un culetto tondo e rosato come quello di una fanciullina ed una figa biondina come lei, rosata, da bimbetta vera.

– Tu non vieni a letto? – mi alita in un orecchio.

Mi straccio letteralmente di dosso quello che ho mentre facciamo lingua in bocca e mi aiuta a fare più in fretta.

Carezzo, palpo e lecco le tette di Manuela, carezzo, palpo e lecco la figa ed il culo di Manuela… che fa la stessa cosa al mio pisello, alla mia borsa… il mio uccello penetra nella figa di Manuela, monto Manuela… godo e vengo nella figa di Manuela… la mia amica Manuela, la moglie del mio amico Gianni.

Sono frastornato, non credo neanche a me stesso, od a lei… eppure ci concediamo un riposino denso di carezze e di guardate ai rispettivi nudi ancora da scoprire anche se ci siamo già penetrati.

Il corpo di Manuela è bello, un po’ infantile, ha pelle così liscia e rosata da essere, appunto, infantile, ha figa dalle misure ed aspetto bambine circondata da un mini boschetto di pelini biondi, ha culo tondo, burroso da far tenerezza, impreziosito da un bocciolo glabro, “grinzoso”, birichino… ha tettone grosse, pesanti ma sode, penetranti, gustose, profumate di piacevole freschezza, dolci da carezzare e da baciare, meravigliose da farsi “spagnoleggiare”.

“L’intervallo guardone” è finito, Manuela mi scavalca, striscia lungo il mio corpo e mi porta la fighetta bambina e biondina fin sulla lingua tenendosela aperta a due mani.

Glie la lecco con compiaciuta, golosa, vera frenesia guardando sorpreso le mille espressioni del suo volto “sotto gusto spinto”, mi distoglie la gnocchetta dalla lingua, la fa retrocedere fin sul mio cazzo duro e ci si infilza, mi mette un capezzolo in bocca da tettare, mi monta come una bambina sensibile, tenera, come una brava, vecchia puttana e mi fà morir dal gusto.

Godiamo ancora, godiamo tanto, rivengo nella sua fighetta biondina.

Due ore dopo il suo arrivo Manuela “ha finito di copiare gli appunti”, la lavo, asciugo, vesto, ci facciamo le coccole, la accompagno al motorino, se ne va.

Incomincio da subito a chiedermi come farò, cha faccia avrò io ed avrà il mio amico Gianni quando lo incontrerò… che faccia avrò io ed avrà Manuela quando la rivedrò… cosa succederà dentro di lei, di lui, di me… erano trascorse poche ore da quando avevo montata Manuela e la cosa stava già assumendo in me i contorni del patema.

Cosa avrebbe pensato il mio cervello, come avrebbe pulsato il mio cuore, cosa avrebbero guardato i miei occhi quando li avrei incontrati? , quali sarebbero state le loro parole? , e le mie? , come sarebbero stati i loro mutismi? , ed i miei? , qual timbro avrebbe avuta la voce di Gianni adesso che avevo leccata e scopata la cocca di sua moglie, adesso che Manuela mi aveva fatto un pompino, adesso che “vedevo la sua donna nuda” anche se portava il cappotto perché ne conoscevo ogni millimetro di pelle, di tette, di figa e di culo? … e Manuela come sarebbe stata: vergognosa? , tutta “sulle sue”? , contrariata? , schiva e penitente? …

Stavo salendo le scale dell’istituto che frequentavo e gradino dopo gradino il brusio del chiacchierare dei colleghi di corso si faceva sempre più ronzante.

Entrai in aula sentendomi additato come un malfattore dall’ira di Gianni e dalla colpa di Manuela.

Li vidi pur senza guardarli, stavano spassandosela come al solito, partecipando attivamente alla gazzarra di tutti.

Manuela era la giovane e bella signora bionda con il roseo visetto maiolicato da bambina “bombardato” dal divertimento di sempre.

Gianni era il solito divertente e divertito scambiatore di gag e battute dalla risata squillante, che si faceva sentire da ed al di sopra di tutto e di tutti come sempre.

Li guardai direttamente, coraggiosamente, li salutai con un largo sorrisone costruito, mi contraccambiarono allegramente, col piacere di rivedermi stampato negli occhi, mi immersi nel vociare di tutti.

Dopo le lezioni li accompagnai a casa come era ormai tradizione.

Salii da loro per centellinarmi un goccetto, per fumare la solita MS, per fare quattro chiacchiere e prendere la decisione se andare o no a ballare a Spina il sabato successivo.

Gianni era uguale a “prima”, Manuela era identica a “prima”.

Io “non ero come prima”.

Allora “non era successo niente” e tornai a casa più leggero, senza più patemi.

Manuela ed io incominciammo ad “incontrarci” con una certa qual regolarità, una o due volte la settimana, e più ci montavamo e ce ne facevamo… di tutti i colori più mi sentivo parte di lei e della sua vita stessa finendo per considerarmi una specie di suo secondo “marito” e non certo un amante qualsiasi, un… “nemico” o anche solo un concorrente dell’amico Gianni.

E una notte, svegliandomi di soprassalto da un sogno nel quale lei doveva essere al mio fianco ma non trovandocela, angosciato, sudato pensai: – Ma da dove trae origine la stramberia, la pazza sensazione che mi fa sentire, con puntigliosa convinzione, uno dei due mariti di Manuela? … perché i suoi famigliari, la gente gli amici, l’anagrafe, le istituzioni, la chiesa si ostinano a definire ed a riconoscere solo in Gianni l’unico, vero, ufficiale marito di Manuela? , vorrei essere lui perché so la verità: Manu ama Gianni, totalmente! , e questo è quel che conta, io sono solo il suo giocattolo preferito, non chi credo d’essere nei miei sogni da sveglio o non! –

Manuela è una birichina vera, una monella sfrenata, una femmina che giocherebbe anche con l’anima, ma che si accontenta di farlo “solo” con le manine, con le tettone, con la boccuccia, con la fighetta, con il culetto.

E con l’uccello del suo Gianni.

E con il mio, fino a quando avrà voglia di giocarci, affrancata dal tacito ma spontaneo, generoso, schietto permesso di Gianni.

Perché Manuela, quando da femmina ridiventa donna, è solo di Gianni, tutta di Gianni, per sempre di Gianni: un uomo fortunato!

Quella notte non dormii più: per invidia? , per disperazione?

Talvolta mi chiedevo come poteva essere che nessuno di noi fosse “il tradito”, “il traditore”, “la traditrice”, ma restassimo sempre e solo Gianni il marito, Manuela la moglie, io il loro migliore e più caro amico sia per noi tre che sapevamo, come per tutti che non avrebbero saputo mai.

Avrei scannato chiunque si fosse azzardato a definire Manuela una puttana, squartato chi avesse osato bollare Gianni come tradito, sbranato chi mi avesse chiamato traditore.

Perché Gianni era il mio amico, perché Manuela era la mia amica, perché io ero il loro amico, perché Gianni era il marito di Manu, perché Manuela era la moglie di Gianni… perché io ero… “chi”? …

Che confusione!

Grazie amico Gianni! , grazie “amica-moglie” Manuela!

Il destino ci ha poi divisi, allontanati, non so più dove siete, come siete, ma sto ancora dicendovi “grazie”!

Perché avete cancellato dal mio cuore, dal mio cervello e dal mio vocabolario le parole “traditore”, “traditrice” e “tradito”, perché mi avete regalata la logica festosa e fastosa bellezza della scelta fatta perché libera e perché piace e fa piacere a tutti.

Infatti, forse istruito o addirittura condizionato da voi e dal vostro modo di essere, di comportarvi, di amarvi, mi è un bel dì piaciuta una biondina “un po’” troia già da prima di conoscermi, che ha continuato ad esserlo da mia fidanzata, da mia convivente e da mia sposa!

Ma sapete qual’è il bello? , che volevo una donna proprio “così”, che mi piacque ed irretì proprio perché “così”, e mi son presa e mi tengo lei sopratutto perché è “così”! , forse perché la somiglio a te Manu? , forse (o sicuramente? ) perché anche lei come te amava ed ama avere più… mariti? e l’ho lasciata sempre libera di essere “così”, perché il suo piacere è il mio piacere, perché il suo godere è il mio godere… forse perché assomiglio a te Gianni?

A quella birichina di mia moglie è sempre piaciuto e piace sposarsi con uccelli di qualità purché non cantino, ma volino alti e a lungo, ed io la voglio “così” da sempre e per sempre.

Colpa mia?

Merito vostro?

Colpa vostra?

Merito mio?

E la confusione continua…

B). LA NONNA DI MANUELA

Manuela, fra le lenzuola non più candide e stirate del suo letto matrimoniale, avvolta nell’estasi di una favolosa scopata preceduta dai preliminari e seguita da un gran finale a mano e di lingua, è abbracciata al mio corpo caldo ed ancora ansimante, stiamo godendoci gli ultimi sussulti di piacere, siamo bagnati dalle piogge temporalesche dei nostri orgasmi.

Gianni, suo marito, fà finta di non sapere, ci lascia fare, ci rispetta, ama la sua Manu più che mai ma un po’, forse, soffre mentre dovrebbe star tranquillo, io sono una garanzia assoluta di serietà, rispetto e discrezione, un vero amico di famiglia, un uomo leale, lei lo adora, veramente, anche se sembra un folle controsenso!

Manuela si sente e si comporta come la donna-femmina più fortunata della terra.

Il placido tepore che la avvolge abbracciata a me, nel suo letto, quasi la fà assopire… che pace dopo la tempesta di umori coi quali ci siamo allagati!

“Toc, toc, toc”.

Sua nonna non aspetta un “avanti” od altre istruzioni, la sua cara, sanguigna ed istintiva nonna apre la porta e: – Scusa Manu se, per non interrompervi, non ho chiamata te a rispondergli ma ha telefonato tuo marito, mi ha detto di riferirti che tornerà più tardi perché farà un paio d’ore di straordinario e di non stare in pensiero… così potrete farlo anche voi un paio di ore di… straordinario! –

aggiunge di suo, ridendo, chiudendosi la porta alle spalle, andandosene.

Io intanto mi ero raggomitolato, “mimetizzato” sotto le lenzuola.

“Settete! ” mi strilla la monella strappandomi di dosso il cuscino sotto il quale avevo tentato di seppellirmi.

Ho una faccia che la fà ridere come la gag di un bravo comico: a crepapelle!

Quando si calma mi fà: – Ma Bab! , nonna non è mica cieca, sorda e scema! , ci ha visti benissimo quando siamo venuti a letto e certo sa “cosa siamo venuti a fare”… pensa che nonna sa tutto da quando ci siamo scopati la prima volta! , mi ha vista tornare a casa “gasata”, mi ha guardata e mi ha detto: – Tu ti sei appena fatta una bella scopata, con Babele naturalmente, si vede dagli occhi! –

– Sì, è vero, ma come hai fatto ad indovinare che mi ha scopata “lui”? – le ho risposto sincera, seppur sconcertata dal “centro” colpito dalla vegliarda.

– Perché sono nonna… lui sì che sarebbe stato l’uomo adatto per te! , altroché storie! – mi ha ribattuto ed ha commentato.

– Nonna, ho sposato Gianni perché gli voglio un mare di bene e lui ne vuole un sacco a me… Babele, per varie ragioni è irraggiungibile, tra l’altro me lo scopo a piacer mio, dov’è che ci ho rimesso? –

– Sì-sì! , già-già! , ma Babele sì che sarebbe stato l’uomo adatto per te perché tu sei una puttanella troppo giovane, inesperta, impulsiva, imprudente, e rischi di farti montare dagli stronzi e di diventare una troia vera per la gente… Bab avrebbe da donarti la giusta età, la razionalità, l’esperienza, la competenza per darti sicuri e giusti indirizzi comportamentali – aveva precisato.

E sapevo che dovevo mollare la presa tanto lei non avrebbe certo cambiato il suo modo di veder la cosa.

– Una nonnina moderna e permissiva anzicheno, la tua! –

– Nonna è stata moderna e permissiva sempre, sia con tutti che con se stessa, pensa a cinquant’anni fa, tempi difficili, pericolosi per comportamenti sessuali liberi, eppure lei li visse da libera eccome! –

– Davvero? … ma dai! –

– Adesso ti racconto una sua “storia”, che lei, tra le tante altre come fossero favole ha raccontata a me, poi mi dici –

La storia: come se ve la stesse raccontando la nonna di Manuela.

“Avevo trentacinque anni, l’età d’oro della donna, la maturità mentale e fisica piena e raggiunta, e tante voglie da soddisfare.

Io, tuo nonno e suo fratello minore Dante abitavamo in una vecchia casa del centro rabberciata alla meglio, per povera gente come noi, aprendo il portoncino d’ingresso si dovevano scendere tre gradini per trovarsi sul pavimento di uno stanzone che, arredato con poche cose, avrebbe dovuto essere il soggiorno ma che tuo nonno aveva adibito a laboratorio, da lì poi si accedeva a tutte le altre stanze, alla cucina, ai servizi.

Tuo zio Dante, un bel giorno, aveva creduto bene di cadere dall’impalcatura dove lavorava rompendosi le ossa.

Erano quasi venti giorni che era ingessato come una mummia ed aveva bisogno dell’aiuto di tutti per fare qualsiasi cosa: per sedersi e rialzarsi, per andare a letto e scenderne, per mangiare o bere, per recarsi al bagno o venirne via.

Meno male che un conoscente ci aveva prestata una carrozzella per disabili, sgangherata ma utile che tenevamo sul primo gradino a livello del marciapiedi esterno sulla quale lo sedavamo di giorno, così poteva andare a fare la partita con quartino rosso e due chiacchiere all’osteria e tornare a casa da solo.

I problemi nascevano quando rincasava perché bisognava aiutarlo tre volte, una per far scendere al livello del pavimento lui, una per portarci la carrozzella, una per risistemarvelo.

Venti giorni, una eternità insopportabile per me ma anche per il sarto Tommaso che sbuffava di impazienza come una locomotiva!

E così, una mattina che il sarto era passato da lì speranzoso, ci siamo lasciati sopraffare dalla troppa voglia arretrata tuffandoci in una chiavata sfrenata e sprotetta, sul divano dell’entrata, soggiorno, laboratorio.

Tuo nonno sarebbe tornato tardi, tuo zio era all’osteria e noi ne approfittammo alla grande.

– Troia! , puttana! , svergognata! – udimmo ed il bastone scagliato chissà come da tuo zio sfiorò le nostre teste.

– Vergognati sporcacciona! – e la stampella sibilò al di sopra dei nostri culi.

– Lo dico a mio fratello, ti faccio cavare gli occhi, cacciar di casa e riempir di botte quel puttaniere che ti sta chiavando! , maiali che non siete altro! –

E noi come se niente fosse, continuammo a scoparci imperterriti e come ricci, a godere come matti, a sbuffare come treni.

– Basta-basta! , vacca da casino! , infame! , spudorataaa! –

L’impotenza del cognato, prigioniero di una carrozzella ed ormai senza munizioni sia fisiche che vocali, lo fece smettere di lanciarci urlate, inutili invettive contrapposte al nostro magnifico e menefreghistico piacere e toccare con mano la sua totale inutilità e si ritrovò disanimato, affogato nello sconforto, si mise a piangere istericamente.

Il sarto ed io invece, presi da una specie di furia sessuale, scatenati dalla strampalata situazione, esagerammo!

Mi mise alla pecorina, mi girò di figa e di culo verso gli occhi di Dante, gli presi l’uccello in mano e me lo piantai nel culo e il sarto Tommaso mi diede la più bella, superba inculata della sua e della mia vita!

Godemmo tra singulti, carezze, morsi, complimenti, palpate, urla.

Il sarto si rivestì con calma olimpica, salutò entrambi, se ne andò.

Io ero ancora nuda, scosciata, abbandonata sul divano, con la figa ed il culo pieni ed i lor dintorni imbrattati dalla sborra del sarto.

Quando mi parve scesi dal divano, salii i gradini-barriera verso mio cognato, piagnucoloso allocco, gli fui accanto, gli aprii la patta, gli tirai fuori il cazzo durissimo, ne aveva approfittato il moralista! , gli feci una sega lì e così, lo feci venire, godere, schizzare il prodotto del piacere sui pantaloni sporcandoglieli, abbandonai il cazzo penzoloni, fuor dalla patta, era intontito come uno sbronzo scemo, me ne andai per i fatti miei, come se niente fosse successo, sbraitò, chiamò, pianse, urlò, invocò, ordinò, pregò.

– Quando torna tuo fratello gli dico che volevi che ti facessi un pompino! , che ti sei fatta una sega di fronte a me e che mi hai minacciata che appena starai bene mi scoperai ogni volta che ne avrai voglia, che non vedi l’ora di farmi il culo e di far le corna a quello stronzo di tuo fratello! – gli sibilai a tre centimetri dal muso, dentro gli orecchi con grintosa decisione.

Capì al volo di essere uno sconfitto, pianse silenziosamente.

Dopo un po’ gli cambiai i pantaloni e misi a bagno quelli con le “prove” che non servivano più.

Quando tuo nonno tornò, tuo zio non gli disse “A”.

Due giorni dopo il sarto mi rimontò, mi reinculò, con preliminari e gran finale, sul divano dell’entrata, al cospetto di tuo zio in carrozzella che dall’osteria, visto Tommaso diretto verso casa mangiò la foglia, lo seguì e… curiosò.

Dopo gli feci una sega, mi lasciai palpare tette, figa e culo ancora inzuppati.

La cosa si ripetè e durò, a dì alterni, fino alla guarigione di tuo zio, dopo di che si mise a montarmi anche lui, dapprima da solo, poi insieme al sarto (uno “la davanti”, l’altro “il didietro”), un gusto da morirne, che mi sembrò il più grande di tutti i piaceri ed invece non fu così, perché quell’intelligente porco di tuo nonno si aggregò alla “banda” e allora sì che fu PIACERE!

Fine del racconto della nonna di Manu.

– Accidenti! , sembra una fola, una fantasia sessual-bizzarra! , mica la cronaca di fatti avvenuti! , anvedi la nonna! – commentai.

– Ed invece è tutto vero… ed io discendo da “tanta nonna”! –

“Siii… cosììì… oooh… che pompaaa… ” stavo sbavando mentre la nipote, finito il racconto, mi stava facendo un bocchino dei suoi e bisbigliava a mezza voce, tra un lecco ed un risucchio, a se stessa l’augurio di avere anche lei un giorno la fortuna erotico sessuale dell’ava e di essere “vittima” di due, o meglio di tre maschi, tutti insieme “perché deve essere un gusto! ” e “vorrei ereditare anche tal lussuriosa, intrigante esperienza, ma intanto e per ora mi accontento di fare gli straordinari che ci concede Gianni mentre fa gli straordinari!

Straordinaria Manuela, sei proprio… “straordinaria”!

C). AL LIDO DI SPINA

Decidiamo di andare a ballare al Lido di Spina con un giro di telefonate che ci scambiamo nel tardo pomeriggio.

Sei coppie tra sposati e no, giusto il carico di tre macchine.

Ci arriviamo che sono le ventidue, ma prima di dirigerci verso la sala andiamo sulla spiaggia ad ascoltare il sussurro delle piccole onde che rotolano lievi sul bagnasciuga avvoltolandosi nella loro candida schiuma, a giocherellare tra di noi, con la rena, con l’acqua.

Una fettina di luna ci aiuta a vedere appena un po’ mentre attirano la nostra curiosità i pesciolini che nuotano pigramente in pochi centimetri di acqua che, incalzati da un piedino di donna sfrecciano via veloci diventando fosforescenti, luminosi… come il piedino quando procede celermente.

Presi dalla frenesia per la “luminosa” scoperta, ci ritroviamo in breve tutti quanti prima con i piedi in acqua luminosi, poi nudi e schiamazzanti a far le “lampadine” in un mare ricco di fosforo per merito (o meglio per colpa) del Po.

Un divertimento che ci conquista e ci fa sguazzare, strillare e giocare in acqua fino a spossarci.

Vedo l’ombra di una fata nuda e bagnata arrancare verso la spiaggia, ma chi è? , è Manuela, che inseguo faticando assai a muovere i passi contro la resistenza dell’acqua e la raggiungo a malapena sul bagnasciuga… la vicinanza ed i miei occhi ormai abituati all’oscurità la vedono distintamente: Venere è nata dalle onde dell’Adriatico, presso il delta del Po, in una sera di quarto di luna.

La afferro aggrappandomi “casualmente” alle sue belle tette, le accarezzo, meno casualmente, le sode culatte.

Giocando cadiamo su una delle sdraie allineate sulla spiaggia pettinata e pronta ad accogliere i bagnanti del giorno dopo.

Anche il mio membro “vede” Manuela nuda e si comporta… “da duro”, conseguenza che mi par logica.

Ho già dimenticati la mia troppo giovane e da due mesi fidanzata Leda, il marito di Manuela, tutti! , stendo uno sdraio sulla sabbia, su di esso Manuela, su di lei io, la monto, partecipa, ci lanciamo in una galoppata verso il piacere che non conosce ostacoli…

Odo confusamente un bisbiglio allibito “Ma… ma si stanno scopando? “, concitati parlottii, strani rumori, scricchiolar di sdraie… mi sa che stavolta l’ho fatta davvero troppo grossa!

“Mi sveglio” colpevole, impaurito, temo il peggio per me, ma prima di tutto per lei, chissà che casino succederà! , ma siamo due pazzi “a”… e pur accecato dal gran gusto alzo lo sguardo verso gli altri, nel buio-non-buio nessuno mi sembra più verticale, pare che tutti sian diventati “peccatori pubblici” come noi.

Accoppiati forse a caso si erano messi a scoparsi ed a godersi senza pudori o limiti: lievi sospiri, ansiti, gridolini, gridoloni.

Ringalluzzito da quanto stava accadendo e dallo scampato pericolo ripiombo sulla bionda, salata sposina e ricominciamo più che mai assatanati, a farcene di tutti i colori.

Man-mano che ogni coppia ha dato fondo alle proprie voglie e gusto fosfosessuale ognuno cerca e trova, tentoni, il mucchietto dei suoi abiti e una volta vestito anche il proprio partner normale.

Ed eccoci rivestiti, titubanti, vergognosi di noi stessi e verso tutti gli altri per come ci eravamo lasciati andare, per come sarebbe andata a finire, silenti ed impacciati ritornare lemme-lemme verso le auto a coppie “legali”, originali e naturali ricompattate: la normalità si faceva strada a fatica.

Appena nel dancing ci immergiamo e disperdiamo (ci voleva) nella folla che balla

Ballando allacciato alla mia giovane, 18 anni, nuova (da due mesi) ragazza che non avevo ancora scopata mi chiedevo qual maschio l’avesse invece appena fatto, e con quali risultati.

Chissà quale curiosità aleggiava invece in lei o se, paga dell’incontro-scontro “di quel tipo” non glie ne fregava niente.

Chissà se la sua giovane pipa era bella e di già brava, se aveva fatto godere e goduto poco o tanto e mi incazzai al pensarlo, ma dovetti, per come erano andate le cose, ritenere “la cosa giusta per forza”! … questo mio meditare muto sembrò un segnale ben colto da lei, che si staccò dal guancia a guancia e, guardandoci negli occhi, scoppiammo a ridere l’uno della faccia dell’altra, lì non c’erano “traditori” o “traditi”, ma solo “divertiti”, e allora azzardai: – Tutto bene? … hai goduto e fatto godere molto? –

– Sì, tutto bene! … ho goduto e fatto godere spero molto – mi rassicurò la mia fidanzata Leda, scopata mezz’ora fa da chissà chi e allora insistetti curioso perché volevo sapere: – Il fortunato ha un nome pronunciabile? –

– Certo… come tutti noi, come la donna che ha fatto godere te… Gianni –

Con una risata come noi, o con altri metodi a loro più consoni, anche gli altri nostri amici risolsero positivamente “l’episodio” vissuto, ritrovandoci con essi pian-piano e man-mano al nostro tavolo dove continuavo a pensare: “Hai capito cosa ti è capitato stasera? … tu hai montata la Manuela di Gianni, ma Gianni ha montata la tua Leda che non è ancora tua! … pari? … no, hai perso stronzo! “.

Mancavano ancora solo Gianni e Manuela.

Sarebbe stata dura per Gianni innamorato, stracotto e geloso della moglie mandar giù rospo, “tradimento”, spettri e paure.

Ma dopo la solita esagitata filippica e la lunga serie di minacce e imprecazioni convinto dalle moine della graziosa mogliettina (che tra l’altro non lo avrebbe mai lasciato per nessun… cazzo di motivo perché Manuela è sì una birichina ma a Gianni vuol bene eccome! ) sarebbe tornato, come sempre in occasione delle non rare scappatelle della moglie, alla ragione ed alla normalità.

Eccoli qui che arrivano infatti, ultimi ma “normali”, come siamo già tutti.

Il rapporto di amicizia che da tempo teneva unito il nostro gruppo fu cementato dall’accaduto e pian-piano, con la partecipazione naturale e convinta di tutti, si andò verso “somme, divisioni, moltiplicazioni, sottrazioni” erotico sessuali che tenevano conto delle libere voglie di ognuno in piena dignità e libertà.

La stabilità “legale”, sociale ed affettiva di ogni coppia non venne ne messa in dubbio ne mai scalfita, ma anzi rafforzata.

Amicizia e piacere sessuale vennero gestiti in maniera, come si potrebbe dire? , “condominiale”, “comunistica”, con risultati eccezionali, positivi per tutti!

Il nostro magnifico gruppo variò o si integrò solo in funzione dei cambiamenti naturali delle coppie “divisibili” per libera scelta e/o volontà dei componenti la coppia stessa, certo mai per colpa del nostro nuovo modo di interpretare e di vivere il sesso come “nella notte delle lampadine” al lido di Spina e quando si doveva scegliere un single, una sbarbina o una coppia lo facevamo con i piedi di piombo e stra scegliendo per non correre il rischio di mettere in pericolo un Paradiso del Piacere come il nostro.

Vissi un anno fiabesco con questi miei amici ed amiche, con loro ed “in loro” in modo totale, ho ancora male al cuore e tanto rimpianto da quando, per motivi di lavoro, fui trasferito dalla mia città, dal Paradiso terrestre.

Provai la delusione più cocente della mia vita la sera che, fatti 400 chilometri per raggiungerli e miscelarmi in essi nel “nostro” Piacere, mi vidi educatamente tollerato, ma in effetti “chiuso fuori”.

Ero stato precipitato nell’inferno, angoscioso nodo alla gola, togliti di mezzo e ragiona, imbecille! , pretendevi che avessero tenuto il posto ad un fantasma?

Mancava il tuo uccello, lo hanno sostituito con il cazzo di un’altro!

E il tuo è diventato “dispari”, di troppo.

Ti brucia perché c’è andato di mezzo “il tuo” vero? … giusto ed ovvio che ti bruci, ma giusto ed ovvio che te lo abbiano… bruciato, o no? … porc! …

D). VIAGGIO DI TRASFERIMENTO

Due febbraio.

Sono in viaggio di trasferimento dalla mia Ferrara ad una città del centro Italia in “Escort” grigio-topo fiammante.

Nevica leggermente ma con insistenza già da stamane, perciò guido sulla coltre bianca con attenzione e lentamente.

Ha voluto accompagnarmi Manuela, la bella moglie 22enne di Gianni che le ha dato il permesso di farlo ma solo fino ad Ancona e con rientro a casa in serata.

Riscaldamento al massimo, Manuela si è tolta la mantellina restando in minigonna come al solito e senza braghette come sa che piace a me.

In compagnia di Manuela non ci si annoia di certo, perciò il tempo scivola via piacevolmente malgrado l’occasione non gradita del mio trasferimento.

Pranziamo a Senigallia e ripartiamo subito dopo.

A qualche chilometro da Ancona svolto in una stretta stradina di campagna appena tracciata e percettibile nel candido manto senza orme che s’accresce sempre più.

Un fossato sulla sinistra e un filare di pioppi sulla destra sono veri confini invalicabili per chiunque, silenzio e solitudine totali, un sentiero abbandonato … grazie.

Manuela è già nuda quando io lo sono dalla cintola in giù.

Con difficoltà passo sul seggiolino di destra, Manuela mi scavalca e cavalca infilandosi nella bella cocca il mio cazzo duro.

Cominciamo a montarci mentre cerco, ardua impresa, di ammirarle, accarezzarle e leccarle le belle, immense tettone e di non trascurarle il culetto… anche le sue mani si danno un bel daffare su di me.

La reciproca attrazione ed intesa sessuale affinate nel tempo ci hanno sempre fatto fare lunghe scopate con intense godute, anche stavolta stava andando così.

Nel silenzio ovattato e candido che ci circonda “esplode” ad un tratto un breve colpo di clacson.

Ci blocchiamo, restituiamo la sua dimensione alla realtà, il nostro respirare in ambiente caldo ed in netto contrasto con quello esterno freddo aveva creato sui vetri dell’auto una barriera di condensa che ci isolava dal resto del mondo e ci rendeva invisibili.

Un secondo “bip” mi costringe a verificare cosa sta succedendo lì fuori.

Col polpastrello dell’indice creo un piccolo, rotondo spioncino sul parabrezza: davanti alla macchina si staglia la tipica cabina bianca di un camion raccogli latte.

Imprecando per la mala interruzione subita e con la furibonda e bella Manuela che si sfila malvolentieri dal mio uccello lanciando sciami di insulti feroci all’incolpevole autista, ritorno al seggiolino di guida tra mille contorcimenti ed altrettante parolacce.

Mi rendo subito conto che, dovendo dare strada al camion, sarò costretto a fare marcia-indietro fino alla statale.

Accendo il motore, innesto la retromarcia, mi rigiro indietro per guardare… ma non vedo niente perché anche il lunotto posteriore è visivamente impenetrabile.

Impreco.

Ed ecco il solito colpo di genio-pazzia di Manuela che viene messo prontamente in atto: pulisce bene il parabrezza davanti a lei e brandendo la pelle di daino si inginocchia sul seggiolino e si allunga tutta, braccia tese, verso il lunotto posteriore per pulirlo e permettermi di partire in retromarcia.

Così è, naturalmente ed ovviamente, “a novanta gradi”, nuda, con le belle e più “intime intimità” (che portano i segni tangibili dell'”incompiuta”) appiccicate… no, spiaccicate al parabrezza ora e di nuovo trasparente!

Comincio a fare retromarcia sconquassato dalle risatacce per la “feroce” trovata pensata e messa in atto dalla bionda e simpatica mattacchiona, lanciando ogni tanto una occhiata al camionista ed alle sue reazioni e divertendo la birichina passeggera con la cronaca-descrizione della faccia e delle espressioni mimiche del camionista che bocca spalancata, occhi sbarrati e lineamenti stressati segue l’erotica visione col suo camion praticamente incollato alla mia Escort!

Ma d’un tratto non lo vedo più, guardo meglio e aiutato da un continuo “biiii”, quasi un lamento, lo localizzo inclinato su un fianco, dentro al fossato.

Il camionista “curioso e distratto” aveva smarrito la giusta via!

Ci sbellichiamo dal ridere: vendetta era stata fatta!

Abbandoniamo il camionista indiscreto al suo destino e mi affretto verso la stazione di Ancona, faccio il biglietto per Manuela perché sono le diciassette e dovrà partire tra meno di mezz’ora.

Saliamo sul treno fermo in attesa sul binario tre, scegliamo uno scompartimento vuoto (lo erano quasi tutti), intanto arriva il capotreno che controlla se il riscaldamento funziona a dovere.

Mezz’età, occhiali d’oro, di aspetto gradevole, chiacchiera e si intrattiene con noi più del necessario, è interessatissimo alla mini di Manuela.

La furbetta se ne accorge e lo provoca (ma ti pare! ), mette la mantellina sulla rete del portaoggetti alzandosi sulla punta dei piedi… la mini diventa ancora più “mini” scoprendo un po’ del suo bel culetto “ovviamente” ancora nudo… questa poi! … voleva forse, la birichina, portare a termine “l’incompiuta” durante il viaggio di ritorno approfittando del capotreno voyeur? ma no! , cosa vado mai a pensare!

Ma è tempo che scenda, interrompo i miei pensieri cattivi e, sul marciapiedi di fronte al finestrino parzialmente abbassato, ci scambiamo gli ultimi saluti e la promessa di rivederci presto.

Il treno sta movendo ancora lentamente quando intravedo appena in secondo piano, fugacemente e nebulosamente, il capotreno ondeggiare ritmicamente alle spalle di Manuela… ma il treno ha già preso velocità, è ormai lontano…

Riprendo il viaggio sconsolatamente solo, anzi no, insieme ai freschi e lontani ricordi delle ore di sesso e di piacere che ho godute a letto, in macchina, in camporella, di giorno o di notte, con la bella, dolce Manuela, moglie biondina del fortunato Gianni.

Un paio di mesi dopo trascorro un “ponte” nella mia città ed un par d’ore a letto con Manuela.

Fumando la MS di rito tra la prima scopata e quella che seguirà, ci ricordiamo l’un l’altro divertiti il viaggio di trasferimento ed “il camionista affossato”.

– Pensa che per un attimo, quando sei partita da Ancona, ho avuto addirittura l’impressione che il capotreno ti stesse già… “servendo piacere” appena il treno aveva cominciato a muovere dalla stazione – le dico in un momento che mi balena nella mente il “capotreno ondeggiante”.

– L’impressione? , mi ha servito piacere da Ancona a Bologna, e che piacere caro mio! , piacere del “primo e del secondo tipo”, perché mi ha scopata da Ancona a Rimini e inculata da Rimini a Bologna… scopata e inculata che ben ricordo e che mi sogno ancora tanto sono state “ferocemente” gustose! –

Faccio finta di niente e invece ci sono rimasto di sale, assiderato, veramente! FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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