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Morire di gelosia

La sveglia trillò come ogni mattina alle cinque, e, come ogni mattina, Nicola aprì gli occhi che ancora stava dormendo. Faceva freddo, era ottobre ma sembrava Natale. Girò gli occhi per guardarsi accanto e vide lo stesso corpo che lo accompagnava da tre anni: sua moglie Cristina. Lei continuava a dormire come se niente fosse, sapeva benissimo che quella sveglia non era per lei, si sarebbe svegliata molto più tardi per dar da mangiare ad Andrea, il loro figlio, l’unica felicità di Nicola, a parte, ovviamente, il suo amore Cristina.
Nicola si alzò che ancora fuori era buio, si vestì in fretta e si preparò il caffè con i gesti meccanici e quotidiani. Doveva essere in strada per le cinque e mezza, oggi era la giornata buona, se lo sentiva, oggi il camion del padrone sarebbe passato a prenderlo e lo avrebbe portato in qualche cantiere a guadagnarsi le sue centomila, oramai erano otto giorni che non passava: la crisi dell’edilizia gli avevano detto, ma lui oggi si sentiva fortunato, avrebbe portato a casa i soldi per la pagnotta, per suo figlio e per la sua bellissima moglie.
Il momento dello struggimento era arrivato, preparato e vestito avrebbe dovuto scendere le scale e aspettare, ma si soffermò ancora un attimo ad ammirare il corpo splendido di Cristina, bellissimo, eccitante, era una donna fantastica, pensò, un po’ dura con lui, ma fantastica. Dopo tutto aveva il diritto di comportarsi così, lui l’aveva spostata quando era un uomo benestante: uno stipendio da tre milioni al mese, la macchina dell’ufficio ed un appartamento in affitto in centro. Peccato che tutto questo finì dopo un anno circa dal loro matrimonio, anche lì la crisi, colpì l’attività per cui lavorava ed i tagli alle spese colpirono soprattutto i venditori. Così Nicola si trovò in mezzo ad una strada con moglie e pargolo in arrivo. Gli tolsero l’auto, e rimase senza stipendio. Dovette mollare l’appartamento in centro e prendere un monolocale in affitto in periferia, ma i problemi della vita sono altri, pensava, lui aveva ancora una splendida famiglia e poi un suo amico gli aveva presentato il capo mastro di un’impresa edile che passava a prenderlo quasi tutte le mattine e gli offriva un lavoro pesante ma ben pagato, ovviamente tutto in nero.
Scendendo le scale, pensava che sua moglie aveva tutte le ragioni del mondo per avercela con lui, dopotutto erano sempre stati di due razze diverse, a lei piacevano i bei vestiti, le belle persone, i locali più alla moda e soprattutto ostentare ricchezza, anche quando non ce n’era. Lui invece si accontentava di cose semplici, un tetto sotto al quale dormire, un piatto di pasta e una bella famiglia. Era completamente succube di lei e dei suoi capricci, ma in fondo n’era cosciente e lo accettava.
Arrivò al solito posto alle cinque e venti e si mise sotto al cartello pubblicitario che ormai dominava le sue mattinate. Decise che quella era una giornata fortunata, sicuramente il capo mastro sarebbe venuto a caricarlo, così Cristina non avrebbe urlato vedendolo tornare a casa senza soldi anche quella mattina.
Passarono minuti interminabili, ormai le sei e mezza e nessuno era passato a prendere Nicola, solo il freddo gli faceva compagnia, avrebbe avuto bisogno di un giubbotto nuovo, ma mancavano i soldi per fare la spesa, figurarsi se li avrebbe trovati per un giubbotto. Anche suo figlio Andrea aveva bisogno di vestiti, la bestiolina cresceva a vista d’occhio e ormai sua moglie si era stancata di andare in giro per parenti, a chiedere se avevano vestiti da bimbo avanzati da cugini o amici. Era una cosa che la mandava in bestia, non sopportava di elemosinare niente dal prossimo. Lei era una principessa, diceva, e ora il suo regno sembrava una fogna.
Nicola decise di ritornare a casa, anche oggi aveva perso la speranza, niente lavoro uguale niente soldi, uguale incazzatura di Cristina.
Rassegnato ripercorse la strada verso casa. Aprì la porta lentamente, stavano ancora dormendo, non volle svegliarli e così rimase in cucina a guardare la televisione e si accese una sigaretta.
Il volume forse troppo alto fece destare Cristina dal sonno, capì subito che quel fallito di suo marito non aveva trovato lavoro neanche quel giorno, infuriata, si alzò per andare a gridarglielo in faccia, quanto era un fallito.
Lo trovò mezzo addormentato al tavolo della cucina con la sigaretta accesa e lo sguardo spento. Lui la guardò con gli occhi di un cane bastonato come a spiegare tutto. Lei non resse più e iniziò il suo sfogo:
– Non dirmi che ti hanno lasciato a casa anche oggi, coglione.
– Si, amore. Non è passato nessuno, anche Marco è a casa da due settimane, ormai, dicono che è la crisi dell’edilizia, ma tranquilla oggi telefono al capo mastro e lo pregherò di caricarmi per domani. – rispose con un fare quasi impaurito davanti agli occhi spiritati di Cristina.
Lei non credeva a nulla, lui era solo uno scansafatiche, un povero idiota, e idiota era anche lei che si era fatta abbindolare da belle promesse e falsi progetti.
– Non iniziare ancora con la storia della crisi che domani passa, sei il solito idiota. Dovrei lasciarti su due piedi. Anzi, avrei dovuto sposare un altro. Magari Franco, lui ce li ha i soldi, e tuo figlio non ha da vestire, guarda che vita ci stai facendo fare. Se tu sei un pezzente, non farai diventare anche noi dei pezzenti.
La faccenda si faceva seria quando Cristina iniziava ad ammettere il suo pentimento nell’averlo sposato, Nicola si sentiva morire, avrebbe dato la vita per quella strega, non sopportava che lei pensasse che era un fallito, che sarebbe stato meglio sposare qualcun altro.
– Ti prego, cara, calmati. Ti prometto che domani lavorerò il doppio così sabato andremo a comprare tutto quello che vuoi.
– Calmati un cazzo! – rispose lei sempre più furiosa.
Dall’altra stanza si sentiva piangere il bambino, si era svegliato alle grida della madre, ora non si sarebbe più addormentato.
– Lo vedi coglione, lo hai svegliato. Ora chi lo fa riaddormentare?
– Ci penso io, amore – rispose Nicola premuroso.
Una risata sarcastica sfociò dalle labbra di Cristina.
– Si, bravo, pensaci tu. Così magari lo fai anche cadere, rincoglionito come sei!
Nicola era ammutolito dall’ira della moglie. Non sapeva più cosa fare, era vero tutto quello che lei diceva, si sentiva un fallito, una nullità e soprattutto aveva il terrore che lei lo lasciasse.
– So io cosa devo fare per avere un po’ di soldi. è ormai tanto tempo che ci penso ed ora è giunto il momento di prendere una decisione definitiva.
Il terrore si dipinse nel volto di Nicola, lo avrebbe lasciato, n’era sicuro. Non avrebbe potuto impedirglielo, non n’era capace. Lei aveva sempre fatto quello che le pareva.
– Di cosa stai parlando, amore. Ti prego dimmelo!
– Non chiamarmi amore, idiota. Mi sto riferendo ad una proposta che ho ricevuto un mese fa –
Le urla del bambino si fecero più insistenti e così entrambi si diressero in camera. Lui seguiva la moglie con lo sguardo basso ed una rabbia che gli cresceva dentro. Lei intanto continuava a pensare a quella strana proposta.
Cristina prese Andrea in braccio ed iniziò a cullarlo, mentre con la mente elaborava il suo piano.
Nicola era preso da una serie di dubbi che lo tormentavano, voleva sapere ad ogni costo quello che sua moglie aveva intenzione di fare.
– Ti prego, Cristina, dimmi della proposta. Ti prego – Gli era tornato lo sguardo da cane bastonato.
– Sei sicuro di voler sapere tutto? – Rispose lei, con aria di sfida.
– Certo amore, sono tuo marito, ho diritto di sapere –
– Vuoi che tuo figlio abbia di che vestirsi, vuoi che la tua famiglia abbia di che mangiare, si o no? –
La domanda di Cristina sembrava un trabocchetto, certo che lui avrebbe voluto una situazione migliore per la sua famiglia, ma non avrebbe mai accettato di perdere sua moglie.
– Certo – fu la risposta – ma non capisco cosa centra con quello che stai dicendo –
La donna alzò lo sguardo per incrociare gli occhi del marito, che subito si abbassarono verso il pavimento.
– Beh! Se proprio vuoi saperlo, te lo racconto subito! Vedi, tua moglie è ancora molto desiderabile. Anche se tu mi mandi in giro con questi straccetti, c’è ancora qualcuno che si gira a guardarmi quando passo per strada. – disse lei con aria di superiorità
– Lo so, amore. Ti guardano anche quando sei con me. Lo so benissimo che sei una donna splendida.
– E ti potrai immaginare come gli uomini mi guardano quando esco vestita, diciamo, da mignotta! –
– Cosa stai dicendo? ! – Nicola si era fatto rosso in volto, non capiva fino in fondo cosa stava accadendo.
– Vedi, non posso permettermi vestiti di marca per apparire bella ed affascinante. Però posso accorciarmi le gonne e sbottonarmi le camicie. Così ottengo lo stesso risultato. Gli uomini mi guardano. – rispose con un sorriso tra i denti.
– A cosa vuoi arrivare? – ormai Nicola era fuori di se dalla gelosia. Mentre lui era a casa o al lavoro sua moglie andava in giro vestita da mignotta, per far girare la testa agli uomini, ed a questo punto sperava che lei si limitasse solo a questo.
– Voglio arrivare a dirti che i complimenti che mi fanno non provengono solo da pezzenti come te, ma anche da gente di un certo livello. Imprenditori ai tavolini del bar, dottori negli ambulatori, dentisti negli studi e così via. Devo dire che ho infranto molti cuori, ma per ora mi sono limitata a questo soltanto.
* Non capisco cosa dovresti fare ancora – Nicola stava iniziando ad alzare la voce. La prima volta da quando si conoscevano.
Lei prese a passeggiare intorno alla camera sempre cullando il bambino, ma ora i suoi occhi erano illuminati da una strana luce.
– Non ci arrivi proprio, stupido. Può darsi che qualcuno di questi uomini importanti mi abbia fatto delle strane proposte.
– E cioè? – la voce di Nicola era rotta dalla gelosia e dalla rabbia.
– Ah – si limitò a rispondere Cristina.
Intanto il bimbo si era addormentato e lei lo rimise nel letto. Entrambi ritornarono in cucina per discutere.
– Allora Cristina, mi vuoi spiegare o no? –
* Non ti permettere di alzare la voce con me, pezzente! – Cristina lo guardava come sempre dall’alto in basso.
– Scusa, ma non resisto più, spiegati –
– Lo hai voluto tu, poi non lamentarti –
Nicola non sapeva più cosa pensare. La gelosia gli offuscava il cervello. Altri uomini ci avevano provato con sua moglie, altri uomini volevano toccare e baciare sua moglie. Questi pensieri lo mandavano in bestia, ma avrebbe ascoltato Cristina con il suo racconto.
– Un giorno – iniziò Cristina – in un negozio di abbigliamento, stavo provando un vestito, che poi come al solito non avrei preso perché quel tipo di abiti non ce li possiamo più permettere, dicevo, mentre provavo un vestito mi sono accorta che il proprietario del negozio sbirciava dentro alla cabina. Io non avevo chiuso completamente la tendina, e, così rimaneva una fessura da cui vidi il volto dell’uomo dietro al bancone che mi fissava. –
– Ma, amore, tu ti sei lasciata guardare senza fare niente? – subito domandò Nicola.
– Certo, pezzente – fu la pronta risposta di Cristina. – in principio la cosa mi infastidì parecchio. Stavo, infatti, per chiudere la tendina quando realizzai come fosse affascinante quell’uomo che mi stava scrutando, e quanto fosse ricco, anche. Non era sicuramente un morto di fame come te. Così lo guardai negli occhi e gli sorrisi, mi rivestii e feci per uscire dal negozio, quando lui mi si avvicinò. –
– E cosa ti disse? –
– Mi chiese semplicemente se l’abito che avevo provato aveva qualcosa che non andava. E, così, io risposi che l’unica cosa che non andava era il prezzo.
– E lui cosa fece? –
– Mi disse che quell’abito me lo avrebbe regalato, e che per una donna affascinante come me ci sarebbe stato anche dell’altro.
– Dell’altro in che senso? Spiegati meglio! –
– Presi l’abito e lo ringraziai molto, ora è qui nell’armadio. È così bello che l’ho indossato solamente due volte in tre mesi. Con te non faccio mai niente di interessane. Ma come potresti, pensandoci, tu sei così noioso e la tua vita deve essere per forza noiosa –
– Ma cosa ti ha proposto alla fine? – incalzò Nicola sempre più geloso.
– Mi disse che se avessi voluto mi avrebbe dato qualsiasi somma per passare una serata con lui.
– E tu cosa cazzo gli hai risposto?
– Che ci avrei pensato, poi in quel negozio ci sono entrata altre due volte e lui mi ha ribadito la sua proposta. Mi ha confessato che arriverebbe anche a due milioni. – rispose Cristina con il sorriso di chi si compiace.
– Mi auguro che tu non stia pensando a quello che sto pensando io! – si rivolse alla moglie preoccupato.
– Invece penso che stiamo pensando entrambi alla stessa cosa –
– Ti prego non buttare il nostro matrimonio per due milioni, ti prego Cristina. – oramai Nicola aveva le lacrime agli occhi, avrebbe voluto che tutto fosse un incubo.
– Pensa agli affari tuoi, se tu guadagnassi a sufficienza, tua moglie non dovrebbe andare a letto con nessun’altro. E poi è veramente un bell’uomo. Ora basta pezzente, levati di mezzo. Mi devo preparare, mi devo fare bella per il mio amante. – la voce di Cristina arrivava
direttamente al cuore di Nicola come una pugnalata.
Nicola fissava la moglie mentre in camera si stava preparando ad uscire. Erano ormai le otto di mattina e considerando che avrebbe dovuto prendere il bus fino in centro, sarebbe arrivata a quel maledetto negozio proprio all’orario di apertura, sicuramente il porco del proprietario avrebbe accettato la cosa e si sarebbe fottuto sua moglie per due sporchi milioni. Lui due milioni non li avrebbe guadagnati neanche in sei mesi visto come era andato il lavoro negli ultimi tempi.
Lei non curante della presenza del marito girava mezza nuda per la camera scegliendosi l’abbigliamento più adatto a quella porcata che stava per fare. Rivolse crudelmente la parola a Nicola, quasi per spargere sale sulla ferita, dalla sua bocca uscirono frasi del tipo:
– Secondo te, con questa mini mi si vedono le cosce, pensi che me le guarderà? – oppure ancora più spinta – Penso che abbia un cazzo enorme, non so perché, ma penso che sia enorme. – e ancora – Certo che due milioni per venire a letto con una donna come me sono pochi, gliene chiederò tre, prendere o lasciare. Magari prima gli faccio un pompino così al culmine dell’eccitazione non mi potrà dire di no. – dalla bocca di Cristina stavano uscendo frasi che Nicola non avrebbe mai voluto sentire.
Moriva ad ogni sua esclamazione. Non resisteva più, sua moglie non si sarebbe fatta sbattere da nessun altro. Prese il coraggio a due mani e andò incontro a Cristina, con l’intenzione di buttarla sul letto e scoparsela, anche perché tutte quei discorsi lo avevano fatto eccitare. Non ne sapeva il motivo ma ora era eccitatissimo.
Cristina capì subito le intenzioni del marito e lo precedette con un ceffone in pieno viso. Lui si fermò e con lui anche il coraggio di buttarla sul letto e prenderla. Si sedette su di una sedia lentamente, con le lacrime agli occhi. Capiva che sua moglie era troppo decisa a farlo e lui non aveva il coraggio di fermarla.
Dopo un quarto d’ora Cristina fu pronta. A Nicola venne quasi un colpo a guardarla, se quello era l’abbigliamento che usava quando usciva da sola, era un miracolo che non fosse mai tornata a casa stuprata o incinta. Era quasi sulla soglia, pronta ad uscire, ma godeva di dare quello spettacolo al marito conscio delle sue corna imminenti. Bellissima in un vestito nero molto corto, veramente corto. Con un maglioncino bianco che sembrava due taglie più piccolo tanto era aderente. Delle calze color carne, probabilmente autoreggenti le fasciavano le stupende gambe, e delle scarpe con il tacco di almeno dieci centimetri. Dove nascondesse quel tipo di abbigliamento Nicola non lo sapeva e non voleva neanche saperlo. Vederla conciata così, da battona, in procinto di scoparsi un altro uomo lo rendeva furioso e stranamente arrapato. Lei intanto sulla soglia si girò verso di lui, e con uno sguardo di sfida gli disse:
* Ciao pezzente, pensa che fra qualche ora sarai anche cornuto, oltre che pezzente. – e si mise a ridere tra se.
Aprì la porta d’ingresso ed uscì decisa a compiere il suo piano.
Nicola era rimasto seduto sulla sedia in camera, e la sua mente era occupata da strane immagini, quel maledetto uomo che lui neanche conosceva che scopava sua moglie, lei che lo prende in bocca, e altre immagini del genere. Era eccitatissimo, non riusciva più a trattenersi, si abbassò i pantaloni e si masturbò al pensiero di sua moglie. Durò pochissimo, infatti, dopo alcuni secondi aveva già sporcato il lenzuolo che si trovava di fronte a lui. Si ripulì pensando a quella puttana che sicuramente avrebbe fatto arrapare anche i ragazzini diretti verso le scuole, che ora avrebbero affollato il bus. Puttana, pensava, ci deve essere un modo per fartela pagare.
Si accese una sigaretta e iniziò a pensare al suo piano di vendetta, non aveva molto tempo ma doveva assolutamente salvare la sua famiglia, e, così dicendo guardò verso il lettino di suo figlio Andrea e si mise a piangere.
Doveva prendere una decisione, e la prese, nella sua vita non fu mai così sicuro di se. Si cambiò d’abito e si vestì in un modo più decente. Uscì di casa con Andrea in braccio, suonò alla porta dei vicini, e, con una scusa obbligò la loro anziana dirimpettaia a badare al piccolo per qualche ora, roba da poco, disse. Ora era libero, libero di fargliela pagare.
Si diresse verso la fermata del bus, dove sicuramente Cristina si era diretta qualche minuto prima, ma lei non c’era già più. Dopo alcuni istanti passò il bus diretto verso il centro e lui ci saltò sopra quasi al volo. Era partito l’inseguimento.
Scese alla fermata centrale, quella che si trovava nella via principale, sicuramente, pensava, il fottuto negozio dove sua moglie aveva ricevuto questa proposta doveva essere lì vicino.
Come un folle scrutò dentro ad ogni vetrina, la gente dentro ai negozi lo squadrava con stupore, sembrava in preda ad una crisi di nervi, non connetteva, era fuori di se dalla gelosia e dall’eccitazione che ancora andava a gonfiare il suo pene.
A circa metà della via vide in lontananza una donna di spalle che indossava lo stesso maglioncino bianco e sembrava uguale anche il vestito. Affrettò il passo e quando fu quasi raggiunta, lei senza accorgersene, scampò dalle grinfie del marito buttandosi in un bar. Allora Nicola decise di aspettarla fuori, forse l’appuntamento era proprio dentro a quel bar. Non poteva permettersi di sbagliare quella volta. Aspettò circa un minuto ma Cristina rimase sempre sola a prendere il caffè, solamente dopo qualche minuto quando era ormai vicina alla cassa lui vide un uomo sulla quarantina che, con la scusa di prendere un pacchetto di caramelle si strusciò, senza troppi problemi, sul sedere di sua moglie. Con calma vide sua moglie che, anziché levarsi dallo sconosciuto, rimase ferma al suo posto e agitò leggermente le sue chiappe così da far prendere più gusto a quel porco. Ma fu solamente un incidente, perché subito dopo pagò il caffè ed uscì di corsa dal bar. Niente da fare, pensò Nicola, l’appuntamento doveva ancora avere luogo.
Sua moglie sculettò allegramente per la via, sotto gli occhi degli uomini che la osservavano da fuori le loro botteghe, fino a quando si diresse verso la porta di un negozio di abbigliamento, e vi entrò.
Nicola rimase fuori senza neanche un’idea sul come agire, si sedette su una panchina nelle vicinanze del negozio e cercò di fare mente locale per evitare scenate in pubblico ma con l’obiettivo di punire sua moglie ed il porco del suo amante.
Finalmente si decise ad entrare nel negozio, si avvicinò alla vetrina e spiò da un angolo senza essere visto, la scena che si presentò ai suoi occhi lo fulminò sul posto.
Senza preoccuparsi dei passanti il porco stava baciando Cristina e, con le mani le stava sollevando la gonna scoprendo interamente le calze ed il tanga nero. Nicola barcollò dallo spettacolo, era pietrificato mentre quell’uomo stava quasi scopando sua moglie davanti ai suoi occhi. D’un tratto si sciolsero dalla morsa dei loro sensi e tentarono di ricomporsi, non sembrava la prima volta che quella scenetta si ripeteva, sua moglie evidentemente aveva già una certa confidenza con quell’uomo. Infatti, mentre si stava riassestando la gonna, avvicinò il suo viso a quello del suo amante e, con un fare da vera puttana, leccò il volto di quel individuo dalla fronte alla bocca lasciandoglielo umido di saliva.
Una volta risistemati gli abiti si diressero verso l’uscita del negozio, Nicola fece appena in tempo a scansarsi ed a girare l’angolo mentre i due furono in strada. Si diressero verso la piazza seguiti a circa venti passi da Nicola. Il porco non riusciva proprio a tenere le mani a posto e continuava a palpare il culo di Cristina come se niente fosse, come se gli sguardi increduli della città nell’ora di punta non lo toccassero minimamente, Cristina, dal canto suo, non sembrava certo turbata da quelle attenzioni e, anzi, scherzava e rideva con uno sguardo che lasciava trasparire tutta la sua eccitazione.
Nicola pensava che si dirigessero verso la macchina di lui oppure verso la pensione che si trova proprio in centro, vicino alla piazza, ma loro continuarono a camminare oltre, oltrepassando la piazza e la via del centro entrando in una viuzza abbastanza appartata e camminando sempre più svelti guidati, ovviamente, dai sensi.
Nicola era sempre lì, a venti passi da loro, che non avevano nessuna intenzione di girarsi a guardare, presi com’erano dalle loro voglie.
Quasi si fece scoprire, quando Cristina nel mezzo di quella piccola via, all’ombra di un portone si fermò e come un lampo si chinò verso i calzoni del suo amante, il porco capì subito le intenzioni della sua compagna e la assecondò slacciandosi la cerniera e guardando la moglie di Nicola mentre estraeva il suo pene e lo iniziava a massaggiare guardandolo fisso negli occhi.
Nicola, intanto, si era appostato sull’altro lato della strada dietro ad un altro portone e così si trovava molto vicino a sua moglie che si stava spompando il suo amante. Tanto vicino che ora riusciva anche distintamente a sentire i mugugni e le voci.
– Ricordati, amore. Io faccio tutto quello che vuoi, ma il prezzo è tre milioni, ora. – era
incredibile ma quella frase da baldracca usciva proprio dalla bocca di Cristina, tra una leccata ed un’altra.
– Tu non ti preoccupare, avrai i tuoi soldi, tu e quell’idiota di tuo marito avrete i vostri soldi. Tanto lo so che piace anche a te, dalla prima volta che ti ho vista ho capito subito che razza di puttana sei, era solo una questione di prezzo.
Quell’uomo parlava con lo sguardo perso verso il cielo, stava godendo; si capiva molto bene dal tono della sua voce e dalle pause tra le parole.
Nicola era sempre più furioso, era costretto a vedere sua moglie mentre faceva un pompino a quello sconosciuto che intanto lo insultava. Avrebbe dovuto entrare in scena e sistemare entrambi. Avrebbe dovuto, ma non aveva il coraggio necessario. E poi, quella scena lo stava eccitando incredibilmente, aveva i pantaloni gonfi, e più che fare a cazzotti avrebbe voluto masturbarsi, non resisteva. Si slacciò anche lui i pantaloni, e iniziò una sega con lo stesso ritmo che sua moglie teneva per il pompino. Stava per venire quando il porco raggiunse l’orgasmo e sporcò il volto di Cristina che si lamentò, molto poco a dire il vero, chiedendogli un fazzoletto. Nicola allora, ritornò in se e attese che i due si muovessero per consumare completamente il loro rapporto.
Sua moglie, mentre si asciugava il viso si rivolse al suo amante:
– Porca puttana, potevi avvertirmi, lo avrei ingoiato, piuttosto di rischiare di sporcarmi i vestiti-
Una risata risuonò nel vicolo, era dell’uomo, evidentemente aveva capito perfettamente con chi aveva a che fare:
– Se proprio vuoi ingoiare qualcosa prova con questa – e così dicendo prese la bocca della donna con la mano, l’aprì e ci fece colare dentro un po’ di saliva.
Cristina, forse scioccata non si lamentò minimamente, ma ingoiò tutta la saliva che l’uomo le aveva sputato in bocca.
Iniziarono a ripercorrere il vicolo e Nicola era sempre dietro, sempre più eccitato. Alla fine di quella via arrivarono ad una casupola dall’aspetto disabitato e sciatto. L’uomo si frugò in tasca ed estrasse un mazzo di chiavi, ne prese una ed aprì la porta di quella topaia.
Nicola non poteva perdersi neanche una scena, era fuori di senno ed avrebbe sfondato la porta piuttosto di rimanere fuori.
Lo sconosciuto e Cristina entrarono e chiusero la porta a chiave, Nicola doveva pensare ad uno stratagemma per entrare e finalmente, senza testimoni, sistemare la situazione. Li avrebbe uccisi entrambi. Anzi, prima si sarebbe scopato Cristina, e poi l’avrebbe uccisa come una cagna. Dovevano pagarla, assolutamente.
Mentre passeggiava nervosamente sotto le finestre di quella casa, notò del movimento che proveniva dall’interno della finestra proprio sopra di lui. Volendo, avrebbe potuto sollevarsi sulle punte e sbirciare dentro, senza pensarci lo fece, aiutandosi con lo zoccolino del muro. Rimase qualche istante immobile per capire cosa stesse succedendo all’interno, poi riuscì a distinguere, dietro le tende, la sagoma di sua moglie e del porco che stavano iniziando la cavalcata. Guardandosi intorno vide che la finestra accanto era socchiusa e le persiane erano spalancate, forse per far cambiare aria alle stanze di quella casa che sicuramente serviva solamente per i loschi rapporti di quel porco. Si acquattò contro il muro e si arrampicò verso l’altra finestra. Non fu facile, ma nel giro di qualche secondo si trovò con il busto all’interno della casa. L’odore misto di muffa e alcool gli riempiva le narici, quella topaia forse era usata anche per qualche festino particolare, vista la puzza di alcolici e le bottiglie sparse sul pavimento.
Sentì dei rumori provenire dalla strada, doveva calarsi nuovamente nel vicolo, oppure scavalcare del tutto la finestra ed entrare. Non riusciva a decidersi, il suo cervello era in uno stato confusionale. Dopo qualche secondo riuscì a scavalcare e si trovò completamente all’interno di quella che doveva essere la stanza attigua a quella dove sua moglie lo stava cornificando. Sentiva, infatti, chiaramente, la voce di Cristina che incitava il suo porco:
– Si spaccami, sono una fica da tre milioni, ricordati. Sono la tua dea mi devi pagare per scopare.
Nicola non riusciva più a ragionare, ma una strana lucidità mentale, come quella che prende gli assassini in preda la panico, lo fece avvicinare cautamente alla porta che lo separava dall’amplesso. Era lì a qualche centimetro dalla porta, fermo, immobile col cervello sgombro da qualsiasi altro pensiero; sentiva solamente la voce di sua moglie che gridava ed incitava come la peggiore delle baldracche.
Accostò l’occhio alla serratura e vi guardò attraverso, era tutto come se lo aspettava, un letto disfatto e sudicio e i due corpi che si agitavano sopra di esso. Cristina era sopra e si massaggiava le tette mentre il suo amante la penetrava da sotto infilandole un dito nello sfintere. Lei gridava come un’ossessa, si sentiva forse la bella donna che credeva, per la prima volta dopo tanto tempo, e quella sensazione le dava alla testa; continuava a ripetere che voleva i soldi e che lei era talmente bella che gli uomini avrebbero dovuta pagarla sempre. Ogni tanto intercalava frasi su Nicola, del tipo:
* Pensa a mio marito, quel coglione buono a nulla. – oppure – Come è grosso il tuo cazzo, non come quello di quel fottuto di mio marito. – Ogni tanto le scappava anche qualche risatina. Nicola fissava la scena, ora era deciso, l’avrebbe fatta finita. Si guardò intorno, vide un vaso di ceramica sopra ad un mobile, lo afferrò e decise che avrebbe colpito prima lui e poi quando lei lo avrebbe visto agonizzante nel suo sangue avrebbe ammazzato anche lei. Niente testimoni, niente prove. Un delitto che poteva essere stato commesso da qualsiasi balordo della zona. Li avrebbe anche derubati, così da forzare la tesi della rapina. Era tutto studiato, un delitto perfetto, e lui avrebbe avuto la sua vendetta.
Si chinò per l’ultima volta verso il buco della serratura, prima di entrare avrebbe voluto gustarsi l’ultima scena.
Li vide nell’ultimo amplesso, lui dietro di lei che a quattro zampe ansimava e si guardava nello specchio che si trovava sopra la testiera del letto. Lui non faceva una piega, dal volto non traspariva nessun godimento, quasi stesse facendo altro, ma i nervi ed i muscoli erano tesi e si capiva che stava sopraggiungendo l’orgasmo. Era l’ora di agire, li doveva interrompere sul più bello.
Fu così che Nicola prese coraggio e spalancò la porta, entrò, ed in un attimo fu davanti a quell’uomo. Alzò il braccio con in mano il vaso, sempre senza dire una parola, guardò l’uomo negli occhi e si bloccò in quella posizione, lo sguardo era impermeabile, quasi ipnotico. Nicola non riusciva più a muoversi, spostava lo sguardo dal viso dell’uomo a quello di Cristina, che, ancora a quattro zampe sul letto, lo fissava come si fissa uno sconosciuto.
A quel punto l’amante prese l’iniziativa, e, scivolando fuori dal deretano di Cristina, si lanciò sul comodino dal quale prese un posacenere in vetro, e si avventò contro Nicola. Non fece neanche in tempo a schermirsi con il braccio che ricevette il primo colpo sulla fronte e si accasciò al suolo. Nicola sentiva in lontananza la voce di sua moglie che inveiva:
– Avanti, amore. Ammazza quel bastardo, quel fallito. – e poi – Fallo fuori quel rincoglionito buono a nulla. –
Queste furono le ultime parole che Nicola sentì prima di spirare sul pavimento colpito con forza sette volte con quel posacenere che ormai si era rotto in pezzi.
Il signor Giulio Aimone non dovette spiegare molto alla polizia quando fece i primi rilevamenti, lui, un uomo facoltoso, padrone di una catena di negozi in città, aveva sorpreso questo balordo mentre stava cercando di rubare nell’appartamento da lui adibito a magazzino per la sua merce. Dopotutto si trovava in quel luogo da solo e avendo sentito dei rumori si era spaventato ed era stato aggredito da quel povero mentecatto. L’aveva colpito per legittima difesa. Già, legittima difesa.
Nella Gazzetta del Meridione di Giovedì 16 ottobre 1997 in un trafiletto si poteva leggere:
Nella giornata di ieri, nel comune di Tricase, gli agenti di polizia hanno trovato il cadavere di Nicola Di Rienzo, disoccupato che da anni viveva di espedienti e senza un lavoro. Il ritrovamento è avvenuto nella proprietà privata del sig. Giulio Aimone, commerciante del luogo, il quale, accortosi della rapina in corso, ha tentato di difendersi dall’aggressione del malvivente, colpendolo con un corpo contundente e ferendolo a morte. Le autorità credono alla versione del commerciante che sicuramente non avrà strascichi penali trattandosi di accertata autodifesa. I vari negozi del signor Aimone, comunque, resteranno chiusi domani pomeriggio, per protesta contro la violenza dilagante nelle nostre strade. Alcuni commercianti di Tricase hanno già deciso di aderire all’iniziativa.

Ora le cose sono cambiate da quel giorno, il signor Aimone continuò la relazione con Cristina per circa due mesi dopo l’accaduto. Poi, stanco di doversi nascondere agli occhi della gente per paura di collegamenti che avrebbero potuto mettere i fatti alla luce, la lasciò per una ballerina bulgara che lavorava al night club di Manduria.
Cristina, dal canto suo, dovendo mantenere il piccolo Andrea, dovette cercare un lavoro, che mai trovò. Si infilò allora in alcuni loschi giri dai quali tuttora non è riuscita ad uscire.
Il piccolo Andrea cresce sano e bello, non ricorda niente di suo padre né mai lo cerca, sembra sempre triste ma a volte gli si dipinge uno strano odio sul volto, soprattutto quando guarda sua madre.
Le persone ed i fatti narrati in queste righe non corrispondono a realtà, ed ogni riferimento ad essa è puramente casuale. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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