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copertina racconto erotico

Nicla

Erano anni che conoscevo di vista Nicla.
Fin dai primi anni delle superiori non ero mai riuscito a rivolgerle la parola perché rimanevo scioccato, rimediando solo brutte figure.

Eppure Nicla non era una ragazza bellissima.
Era alta circa 1. 75, le gambe erano leggermente storte ed aveva un’aria di sufficienza che ad alcuni pareva strafottenza vera e propria. Aveva anche la R moscia che le dava un’aria sofisticata soprattutto quando aveva quegli occhialini piccoli e rettangolari che il più delle volte le scivolavano dal naso.

Nonostante tutto erano molti i ragazzi che le ronzavano attorno. Già, perché era una ragazza che non passava per inosservata. Russ Meyers, il più grande cultore mondiale dei seni nonché regista di numerosi film erotico demenziali, l’avrebbe portata in trionfo……………. e non solo lui.
I suoi seni erano immensi, non avevo mai visto un petto così abbondante ed invitante come il suo.
Erano per me come un chiodo fisso, l’unico pensiero di ogni giorno trascorso a scuola.
Pensavo sempre cosa avrei fatto per averla come ragazza e cosa avrei poi combinato a quei due seni.
Ma erano solo pensieri.
Poi la incontrai ancora all’università, seppi che si era fidanzata seriamente con un uomo di 10 anni più grande di lei.
Molto di rado scambiavo con lei qualche parola, ero più bravo per telefono nelle mie telefonate oscene.
Infatti dopo esser riuscito a sapere il suo numero di telefono iniziai un bombardamento vero e proprio di proposte indecenti.
La cosa iniziò a piacermi sempre più perché e rispondeva sempre in maniera molto gentile nonostante le mie offese.
“Ti vorrei scopare quei due meloni che hai sul petto….. lo so che ti piace puttana…….. ” le dicevo di continuo, ma lei rispondeva divertita:
“ti piacciono le mie tette? le vorresti tutte per te? due belle tette da maneggiare tutto il giorno……….. , peccato che ho un fidanzato geloso delle mie tette……. “.
“Scommetto che ti fai sborrare sempre sui seni…… ma ti rendi conto quanto le hai grandi? ”
E lei: “ne sono orgogliosa, almeno la gente mi nota e a quanto pare rimango in mente……… “.
Queste telefonate iniziarono a ripetersi sempre più ma non portavano a nessun risultato. Io le facevo dei “complimenti” e lei ci stava allo scherzo, ma nulla più…… purtroppo.

Un giorno arrivai in anticipo all’università e mi dissero che oggi la lezione non ci sarebbe stata. Nessuno dei miei amici era nei paraggi e così mi avviai all’uscita.
Incontrai Nicla sull’atrio del portone, la salutai e non naturalmente non potetti evitare di lanciare la solita sbirciatina al suo petto.
Chi meglio di loro……. sempre così….. così granitiche e troneggianti, pronte a subire i giudizi della gente invidiosa e strabiliata.
Dopo un veloce scambio di parole lei mi disse che andava in aula e mi chiese di accompagnarla, soprattutto perché doveva fare un lungo tragitto.
Da quel che avevo capito lei non sapeva che la lezione non si sarebbe tenuta e quindi iniziò a frullarmi qualcosa in testa.
Con un pretesto mi feci dare le chiavi dell’aula.
Assaporavo già i momenti di gloria………..
Ci incamminammo verso l’aula, un ex magazzino di cartelle e ricevute, sicuramente la più brutta di tutto l’edificio sia per la grandezza e sia ubicazione.
Nel tragitto lei mi rivolse molte volte la parola ed io naturalmente non la stavo a sentire, avevo altro da guardare.
Oggi era vestita in modo atletico e appariscente, e quindi c’era poco da immaginare.
Un pantalone elasticizzato di color grigio che metteva in risalto il sedere e i bordi della mutandina, una camicietta grigia che nonostante l’aderentissimo top elasticizzato non riuscivano a trattenere l’abbondante seno.
A quel punto pensai che era arrivato il momento di agire.
Entrammo nell’aula dove c’erano poche sedie e sgabelli e una scrivania che fungeva da cattedra.
Non sapendo cosa fare iniziai a frugare nei cassetti cercando qualcosa che mi sarebbe stato utile.
Trovai solo dello spago da imballaggio, bello doppio, che faceva giusto al caso mio. Nicla era intenta anche lei a rovistare negli scaffali vuoti e non si accorse che io ero vicino a lei. Avevo già il cazzo duro che cercava una via d’uscita nei pantaloni.
“Ma non c’è nulla d’interessante in quest’aula, che aspettano a pulirla….. ” disse annoiata.
A quel punto mi avvicinai a lei e, con un fare un po’ rude, le toccai il sedere rimanendo sempre in silenzio.
Lei stupita si voltò e mi disse:
“Beh, ed ora cosa ti prende? ”
“Tirati fuori le tette, voglio vederle”, le intimai.
E lei con un tocco di disgusto ed inconscia del pericolo:
“Ma che intenzioni hai! Non ho voglia e non sono una puttana in calore quindi smettila”.
Io, non curante dei suoi consigli, la presi per i capelli e le sussurrai nell’orecchio:
“Voglio solo toccarti le tette, cacciale fuori, svelta”. E le diedi uno strattone ai capelli.
Lei sentì sicuramente un po’ di dolore ed alzò il top grigio lentamente.
Finalmente vidi quel grande promontorio di sicuro futuro piacere. Erano immense, neanche nei film porno avevo visto una cosa simile.
Mi avvicinai ai suoi grandi capezzoli ed iniziai a stuzzicarli con la punta della lingua. Diedi un leggero sguardo al suo volto e vidi che aveva gli occhi chiusi e la testa all’indietro.
Dopo 20 secondi di trattamento mi chiese, con una voce calda, di smettere perché non voleva.
Ma non le diedi ascolto e continuai mentre con la mano destra entrai a fatica nelle sue mutandine.
Con un filo di voce :
“Fermati ti prego, smettila……… non voglio. Lo dico al mio ragazzo………. “.
Si vedeva che era tutta scena, anche perché iniziò ad allargare le gambe.
“Se vuoi che ti lecchi la figa levati il panta-collant” le dissi e lei senza farsi pregare ed accomodandosi su una sedia si sfilò solo una gamba e spalancò
le cosce.
“Facciamo presto ancora viene il professore…….. ” disse lei eccitata.
“Oggi non c’è lezione ed ho chiuso la porta” le risposi prontamente, poi mi sembrò che farfugliò qualcosa.
“Sei un bastardo…… uhm, leccamela dai…….. ”
E con le due mani mi spinse la testa sulla sua passera depilata e fresca come quella di una ragazzina.
Dopo 2 minuti vidi la sua faccia rossa per l’eccitazione e scoprii le carte………..
“Non hai capito chi era quel ragazzo che ti telefonava nel pomeriggio e che voleva scoparti le tette? “.
“E tu non puoi immaginarti i ditalini che mi facevo dopo le tue telefonate…. “, mi disse sempre con un filo di voce,
“godevo come una matta mentre mi dicevi quelle porcate………. “.
Ma da quel momento fu lei la padrona del gioco, lei ordinava e io ubbidivo.
“Violentami” mi sentii dire anche se credevo di aver sentito male.
“Legami le mani allo scaffale e scopami”.
Allora capii che non mi ero sbagliato.
Lei si sdraiò sul pavimento impolverato e accostò le mani vicino allo scaffale dove io prontamente le fermai con un doppio nodo. Poi mi disse di prendere un preservativo dalla sua borsetta, di aprirlo e di appoggiarlo sulla cappella senza srotolarlo.
Poi mi disse di avvicinargli il cazzo alla sua bocca perché mi avrebbe messo lei il guanto con le labbra.
Io come ipnotizzato ubbidii ancora una volta……..
Non volle la mia mano dietro la testa, voleva fare tutto lei.
“Meglio così” pensai io “hai trovato pane per i tuoi denti”.

Il suo pompino iniziò sempre più a farsi difficoltoso, vista la sua scomoda posizione e quindi decisi, dopo circa 3 minuti di cambiare posizione.
Le allargai il buco del culetto e la penetrai, di sicuro soffrimmo entrambi. Io ero alla mia prima penetrazione in assoluto, lei aveva il buchetto vergine.
Non riuscii a pompare molto e quindi dopo un poco decisi, ancora una volta di cambiare posizione.
“Mi hai rotto il culo, mi brucia, me l’hai rotto………. come dicevi tu”.
Quelle parole mi infojarono ancora di più, quindi decisi di farmela nella mia posizione preferita.
Le alzai le gambe fino a fargliele arrivare sul petto, sentii che era in difficoltà……. era arrivato il momento di farle provare quello che le dicevo sempre per telefono: il sesso in posizioni estreme.
Arrivai ad infilare i suoi piedi sotto all’ultimo scaffale, sentivo i suoi urletti di dolore per la schiena.
Inoltre oramai aveva anche il suo enorme seno schiacciato che le premeva sulla gola.
La sentivo respirare a fatica ed iniziai a scoparla in figa. Sicuramente provava dolore e piacere insieme.
I suoi urletti iniziavano ad essere più rauchi e ciò mi eccitava ancora di più. Sentivo il suo bacino muoversi nonostante fosse quasi piegata in due.
“Scopami più forte, ancora dai…. più forte” disse oramai in preda alla follia del piacere. Continuai ancora per un po’, poi estrassi il cazzo dalla sua figa arrossata e facendola rimanere sempre piegata in due le allargai le gambe di quel tanto che mi serviva, in modo da poter trovare lo spazio per scoparmi definitivamente le sue tette.

Mi levai il preservativo e misi il mio cazzo tra i due seni che ben presto lo eclissarono.
Un altro minutino ed avrei finito……
“Sborrami in faccia, fallo ora….. ” ed aprì la bocca mettendomi la lingua a due millimetri dallo spacchetto della cappella.
“Sborra dai, sborrami in faccia” continuò a chiedere, implorava questa fine proprio come le avevo detto sempre per telefono.
Un’instante prima di venire, aprii gli occhi per goderemi lo spettacolo finale e notai con piacere che lei aspettava ancora con la bocca aperta e che mi guardava dritto negli occhi. La sua faccia era tutta arrossata e non aspettava altro che una buona dose di sperma bollente.
Le mie gambe iniziarono a tremare leggermente mentre sentivo arrivare la sborra che gonfiava il suo canale.
“Sborro Nicla, sborro……. “.
E fiotti di sborra le colpirono il volto senza possibilità di sbagliare I primi schizzi arrivarono sulle guance invece il resto arrivò vicino agli occhi. Il trucco leggero si mischiò con lo sperma……….
Il reggiseno elasticizzato grigio era in parte macchiato, sembrava un campo di guerra dopo la battaglia.
Infine ripulì tutto lei con la lingua senza lasciare una goccia di sperma sul tutto il cazzo, un lavoro di fino.

Dopo circa 10 minuti Nicla finalmente finì di ripulirsi la faccia, si levò il reggiseno sporco e macchiato di sperma lo avvolse in una busta e lo infilò nella borsetta.
Poi si infilò camicetta.
Il suo seno senza il reggiseno oltre ad essere più libero sembrava voler strappare la camicetta.
Il suo petto sembrava ancora più grande e ogni suo passo era un un movimento sussultorio che veniva per forza notato dai passanti. Ma lei continuava ad esserne orgogliosa e continuava il suo passo.

Arrivammo all’uscita.
Avrei voluto dirle tante cose, ma lei mi blocco subito.
Purtroppo mi disse che tra due mesi si sarebbe dovuta sposare con il suo ragazzo (dal quale aspettava un bambino) e che quindi quello che era successo oggi sarebbe successo mai più, per il mio e per il suo bene.
Le chiesi almeno se potevo continuare a fare le mie telefonate e lei acconsentì………

Ci lasciammo con la promessa di rimanere amici, poi mi salutò e andò dal suo ragazzo che la aspettava in macchina……….
Lei iniziava una nuova vita ed io invece tornavo a sognare ancora. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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