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Samanthhhhhhha

“Pronto, sei tu? Ciao, come va? Volevo solo dirti che se vuoi, questa sera, possiamo uscire assieme. Sono libera”.

Si era decisa.
Da un po’ di tempo Samantha vedeva Riccardo nell’intervallo del pranzo.
Incontri veloci, ma che comunque, di tanto in tanto e con l’andare del tempo, erano diventati audaci.
Com’era cominciata quella storia? Ah, si, un giorno qualsiasi.
Era un venerdì.
Dall’inizio della settimana si incontravano, casualmente, a pranzo.
Come se ci fosse fra loro una sorta di accordo segreto, che li isolava dal resto del mondo, sceglievano gli stessi ristoranti praticamente alla stessa ora.
Tavoli separati, naturalmente, dai quali però partiva qualche occhiata fra una portata e l’altra.
Fino al giovedì successivo, quando ridendo per aver fatto ancora la stessa scelta, avevano convenuto che forse potevano anche pranzare allo stesso tavolo.
E il giorno dopo, questa volta dopo un preciso accordo, si erano incontrati nuovamente all’ora di colazione.

“A che ora riprendi a lavorare oggi? ” le aveva chiesto Riccardo dopo il caffè “hai voglia di fare un giro? ”

“Oggi pomeriggio non lavoro” era stata la sua risposta.
“Ho preso mezza giornata di ferie perché sono stanca e pensavo di fare un giro per negozi. E tu a che ora ricominci a lavorare? ”

“Io? ” disse Riccardo quasi incredulo
“Io se voglio posso non tornare in ufficio. Sono libero. ”

“Splendido” ammiccò Samantha.
“Allora andiamo a fare un giro. Ma intanto i negozi sono chiusi. Ti va di cercare un posto un po’ fresco? ”

“Scegli pure tu” era stata la risposta dell’uomo “per me va comunque bene”.

Samantha era salita in macchina, aprendo la portiera a Riccardo.
“Allora ti porto io in un bel posto” disse avviando il motore.

In macchina, per tutta la durata del viaggio, non si scambiarono molte parole. Samantha era impegnata a guidare, Riccardo era invece immerso nei suoi pensieri.
Quella ragazza gli piaceva, e non poco.
Aveva splendidi capelli neri e due grandi occhioni verde-azzurro-grigio.
Cambiavano colore di volta in volta, a seconda del suo umore e del tempo.
Era veramente splendida.

“Ti sei perso? “.
La domanda di Samantha lo riportò improvvisamente sulla terra.

“No” rispose Riccardo
“stavo semplicemente pensando a questa storia. In fondo è abbastanza strana. ”

“E perché? ” gli chiese la donna.

“Perché tu sei sposata, ed io ho una relazione che in fondo mi sta bene. Ma nonostante tutto mi piace stare con te. E lo trovo un po’ strano” commentò Riccardo.

“E perché lo trovi strano? ” disse Samantha
“A me invece sembra una cosa del tutto naturale”.

“Che meraviglia… ” commentò Riccardo
“mi sembra di conoscerti da moltissimo tempo. Non so come spiegarti, ma per me è una cosa molto strana”.

Nel frattempo, Samantha aveva raggiunto il posto che aveva in mente: si trattava di un bar appena fuori città, con i tavolini all’esterno sotto un pergolato. “Ti piace? ” chiese la donna a Riccardo.

“Va benissimo” commentò Riccardo.
Si accomodarono.
L’uomo sembrava rapito, ma anche Samantha non gli era da meno.
Cominciarono a parlare del più e del meno, ed intanto una mano di Riccardo aveva sfiorato leggermente in viso di Samantha.
Non c’era nessuno, a quell’ora.
Erano soli.
La donna smise di parlare ed avvicino la sua bocca a quella di Riccardo.
Le labbra si schiusero. Fu, quello, il primo bacio.

Da quel giorno Samantha e Riccardo non avevano perso occasione per stare assieme.
Erano, i loro, incontri cadenzati da ritmi quasi uguali; si incontravano all’ora di pranzo – sempre in quel ristorante – e poi andavano a bere il caffè nel bar con la pergola.
Lì, e solo lì, in quei pochi minuti che restavano assieme, i loro corpi vibravano dal desiderio.
Ed era allora un gioco di sguardi, di mani, di bocche, da restare senza fiato.

“Sai cosa ti farei se avessimo più tempo per stare assieme? ” le aveva detto un giorno Riccardo.

“No, dimmelo” era stata la sua risposta.

“Ti spoglierei – aveva attaccato l’uomo – e ti massaggerei le spalle, le gambe, il seno.
Poi, forse, comincerei ad accarezzarti i capezzoli, piano, con il palmo della mano.
Poi vorrei baciarteli, e lo farei lentamente, prendendoli fra le labbra.
Ti accarezzerei la pancia, il culo e poi, piano, l’interno delle cosce.
Quindi comincerei a giocare con i peli del pube.
Con un dito li arriccerei, e poi con lo stesso dito…

“Basta, fermati – gli aveva detto Samantha – fermati perché mi ecciti. E poi mi tengo la voglia, perché fra un po’ dobbiamo tornare a lavorare”.

Riccardo si era fermato.
A malincuore, perché anche solo raccontare quelle cose a Samantha lo eccitava da morire.

“Oggi, anzi da oggi e per una settimana non ti bacio”, le aveva quindi detto quando stava per scendere dalla macchina.
E così dicendo aveva avvicinato la sua bocca a quella della donna, ma senza toccarla.
Le loro bocche si erano sfiorate, e Samantha aveva sentito il calore dell’uomo in modo ancora più eccitante.
Avevano mimato un bacio, lunghissimo, senza che le loro labbra si toccassero: era stato un rincorrersi continuo di lingue e di labbra che li aveva lasciati spossati.
E mentre erano lì, Riccardo le aveva accarezzato a lungo il seno, dolcemente, stringendo i capezzoli fra le dita.
“Mi gira la testa – le aveva detto Samantha – è pazzesco, non ho mai provato una cosa così. ”

Erano andati avanti così per qualche giorno, continuando in quel gioco che li eccitava e li divertiva allo stesso tempo.
Ma Riccardo non aveva mantenuto la sua promessa: e qualche giorno dopo, con quella bocca vicinissima, non era riuscito a resistere alla tentazione: l’aveva baciata, ed era stato un bacio pazzesco.
Samantha, eccitata, aveva fatto una cosa che prima non avrebbe mai neanche pensato: con una mano aveva accarezzato il cazzo di Riccardo, stringendolo nel palmo della mano.
Ci aveva pensato un sacco di volte, prima di decidersi: ma poi, vincendo qualsiasi resistenza, aveva allungato la mano.
Erano rimasti per qualche minuto entrambi senza fiato, dopo.
“Prima o dopo ci vedremo anche in un altro posto” gli aveva detto Samantha.
“Vedrai se non è vero”.

E quel momento era arrivato.
La donna era riuscita a convincere il marito a prendere parte ad una gita di tre giorni organizzata dalla scuola del figlio.
Era sola.

“Pronto? Ciao, se vuoi questa sera possiamo vederci. Sono sola” aveva detto Samantha al telefono a Riccardo.
Si erano accordati; l’uomo arrivò a casa sua alle nove.
Un caffè, e alle dieci erano già nudi, nel letto.
Riccardo le stava accarezzando il seno.
“Ho una voglia pazzesca di fare l’amore con te” aveva detto Samantha.

“No, adesso aspetti. Per una settimana non se ne fa nulla. Ti sei già dimenticata la mia promessa? ”
Ed erano scoppiati a ridere. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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