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Stazione di servizio

Pensavo di conoscere la mia bella, riservata moglie. Ma quando, durante le nostre vacanze, si ruppe la nostra macchina lontano da qualsiasi centro abitato, durante un forte temporale, scoprii che in realtà non la conoscevo per niente.
Eravamo sposati da sei mesi e non potevo ancora farmi capace che una donna bella e dolce come Paola avesse potuto sposare uno come me, che stava sempre davanti al computer. Ella era attraente sotto ogni punto di vista. Anche con gli occhiali, con una bandana in testa e senza trucco, era sempre bellissima. Era la mia donna ideale. Aveva capelli castani, occhi verdi ed un esile ma fantastico corpo.
La nostra vita sessuale era discretamente soddisfacente. Agli inizi, anche se aveva ancora qualche pudore nei miei confronti e non si lasciava andare del tutto durante i nostri rapporti sessuali, era molto affettuosa. Dopo un paio di mesi le cose migliorarono. Io non ero uno stallone e non ero molto esperto, per cui imparavamo assieme a godere dei nostri corpi. Stavo anche pensando di fare sesso orale ed anale, se lei fosse stata d’accordo. Che diavolo! Che male c’era! Eravamo innamorati e qualsiasi cosa sarebbe andata bene tra noi se entrambi lo avessimo voluto, no?
C’eravamo sposati in marzo, ma, non potendo io lasciare il lavoro prima di agosto, non avevamo ancora fatto il nostro viaggio di nozze. Per cui pensammo di farlo quando potemmo prendere le vacanze.
Nella settimana prima di partire, la macchina aveva fatto le bizze per due giorni, ma po’ si era messa ad andare che era una meraviglia. Per cui non mi venne in mente di farla vedere, prima della partenza.
Partimmo alla mattina presto. Avevo guidato per diverse ore in autostrada, cantando a squarciagola con mia moglie, felici di poter finalmente stare assieme per diversi giorni, senza computer e senza altri intorno.
Uscimmo dall’autostrada e dopo diversi incroci prendemmo la strada che ci doveva condurre alla meta del nostro viaggio. Era una strada in mezzo alla campagna e per molti km non avremmo incontrato alcun paese.
Incominciò a piovere a dirotto. Non si vedeva quasi la strada.
Quando avevamo fatto un po’ del percorso, la lancetta della temperatura s’impennò verso il rosso e la macchina incominciò ad emettere suoni metallici che non promettevano niente di buono. Per fortuna, pensai allora, avevamo da poco superato una stazione di servizio con distributore di benzina e officina. L’unico caseggiato che avevamo visto. Per cui girai la macchina e pian piano mi diressi verso di esso. La porta era aperta ed entrai con la macchina al riparo.
Un giovanotto con i capelli lunghi, con addosso una tuta blu unta d’olio, era seduto sonnacchioso su una sedia e, quando ci vide, sembrava quasi seccato che lo avessimo disturbato. Non c’era bisogno che gli dicessi cosa ci aveva portato a fermarci lì. Si alzò stancamente, aprì il cofano del motore e, dopo aver dato un’occhiata dentro, disse “è partita la pompa dell’acqua. ”
Gli chiesi se era in grado di sistemare il guasto. Rispose di si e mi comunicò quanto mi sarebbe costata la riparazione. Entrò nel gabbiotto e chiamò qualcuno al telefono, dopo di che incominciò a lavorare sulla macchina.
Dopo cinque minuti arrivò un carro attrezzi dal quale scesero due giovani uomini che si ripararono sotto la pensilina dove c’eravamo fermati io e mia moglie..
Erano due contadini snelli, ma robusti che indossavano dei jeans stinti attillati, camicie a quadri e dei cinturoni con borchie e fibbia molto grande. Il più robusto dei due, con un ciuffo nero sulla fronte, si mise a guardare sfrontatamente mia moglie, sorridendo.
Mia moglie indossava un abito estivo con delle spalline sottili che lasciavano nude quasi del tutto le spalle. Non portava le calze nè sottoveste. In controluce si potevano vedere le sue gambe attraverso il suo vestito trasparente. Portava ai piedi un paio di sandali e un vivace fermaglio teneva i suoi capelli a coda di cavallo.
Il giovane robusto pigramente si sedette su una panca, continuando a guardare mia moglie, con in mano una lattina di birra. Volevo dirgli di smetterla, ma non aveva fatto niente di cui potevo rimproverarlo. Vidi che il suo amico, più magro di lui, con i capelli rossi, increspava le labbra fischiando un motivetto e guardava insistentemente mia moglie, in piedi accanto a me. Ripensandoci, ora, questo avrebbe dovuto far scattare un campanello di allarme nella mia mente, cosa che non avvenne allora.
Dopo un paio d’ore il meccanico mi chiamò nell’officina, stampò la fattura con il suo piccolo computer che era sul tavolo e me la consegnò. Il conto era molto più alto di quanto mi aveva detto prima.
“è troppo! ” gli dissi “Pur considerando che è l’unico meccanico nel raggio di chilometri, è una rapina lo stesso. Voglio parlare con il padrone. ”
“Sono io il padrone. ” Rispose con tono scorbutico. “E questi sono i miei soci. ”
I due giovani erano entrati anche loro ed erano dietro di noi.
Il ragazzo con i capelli rossi, così vicino a me, che quasi ci toccavamo, guardava, sopra la mia spalla, il meccanico che insistentemente mi riconsegnava la fattura.
Gli dissi di allontanarsi, quando vidi che impugnava una pistola. La canna sfiorava il tessuto della mia camicia.
“Adesso rilassati! ” mi disse “Sono sicuro che potremo metterci d’accordo. Se non vuoi pagare, ci possiamo sistemare in un altro modo. ”
Guardai dietro di lui e vidi il giovane bruno che spingeva Paola davanti a lui. Mi allontanai dall’uomo con la pistola per avvicinarmi a mia moglie, ma sentii sulla schiena la canna della pistola. Non potevo vedere la sua faccia e quanto fosse determinato. Incominciai a sudare freddo e non riuscivo a respirare. Paola era pallida, con gli occhi spalancati. Vidi che aveva un coltello puntato sul fianco.
“Okay! ” disse il giovane col ciuffo “Chiudiamo l’officina e stacca la cornetta del telefono. ”
“Era così semplice” disse rivolto verso di noi “Se non aveste fatto tanta cagnara, avreste potuto pagare la fattura e proseguire per la vostra strada. ”
Il meccanico prese il mio portafoglio, il rosso sfilò la borsetta di mia moglie, mentre il moro ci spingeva dentro lo sgabuzzino. Quando fummo contro il muro, l’uomo, che chiamerò “Bruno”, mise le mani nelle tasche posteriori dei pantaloni e disse.
“Bene, l’affare è fatto. Possiamo strappare la fattura del lavoro, se la signora si comporta bene con noi. ” Sghignazzava.
“Un attimo! ” dissi, contento che la mia voce era ferma “Prendete i soldi, ma lasciateci andare. Non vorrete arrivare a fare un crimine. Sono stato ingiusto con voi. Chiedo scusa. ”
“Cosa diavolo credi che sia questo, un fottuto tea-party” disse scuotendo la testa irritato e prendendo per mano mia moglie “Hai capito cosa succederà adesso qui, no? Stai per donarci momenti molto piacevoli, giusto? ”
Lei si staccò dalla mano di lui, allontanandosi “No, dannazione! ” ansimò indignata.
“Sei un figlio di puttana. ” Gli sibilai, incominciando ad avanzare, quasi dimenticando la pistola, finchè il rosso non me la puntò in faccia.
Paola lanciò un grido di spavento ed indietreggiò.
“Vieni qui adesso, dolcezza” Le disse Bruno “Non avere paura. Come ti ho già detto, se sarai in gamba, potrete andarvene tutte e due. ”
“Guardate che faccia truce ha ancora questo pezzo di merda” disse il meccanico “Bisognerà legarlo”
Allora capii che stava iniziando un incubo. Uno di loro prese un pezzo di corda, mi legò i polsi dietro la schiena e fissò il capo libero della corda ad una trave di metallo che attraversava la stanza sopra la mia testa. Potevo muovermi in tondo solo per pochi passi.
Quando fui legato, il rosso ed il meccanico rimasero fermi, appoggiati al muro, mentre Bruno condusse mia moglie, recalcitrante, verso la brandita appoggiata al muro opposto, facendola sedere a forza accanto a lui, mentre le parlava con un tono amichevole, come se stesse discorrendo delle condizioni del tempo.
“Vedrai che ci metteremo d’accordo” stava dicendo con un tono disgustosamente amichevole “Non c’è motivo che non ci si comporti da amici. No! Ora non devi preoccuparti di tuo marito. Ha sbagliato ma tu puoi rimediare. Devi fare quello che ti ho detto e non hai via di uscita, giusto? Per cui perchè non perdiamo altro tempo e non incominci a spogliarti? ”
Mi aspettavo che ella lottasse, o almeno gridasse, invece si mosse risoluta, e incamiciò a spogliarsi mentre lui la guardava seduto sulla brandina. Ella aveva gli occhi fissi su di lui, senza protestare e senza lottare, si tolse i sandali, si levò gli occhiali, aprì la zip del suo vestito, se lo sfilò, volse le mani dietro la schiena e si slacciò il reggiseno, facendolo cadere sul pavimento. Si sedette sulla branda e, alzando il sedere, si tolse le mutandine e con un piede le fece volare vicino al reggiseno. Io vedevo che i suoi capezzoli erano ritti e la sua faccia era in fiamme, mentre si sedeva.
“Porca puttana! ” biascicò il meccanico.
Non volevo guardare, ma non potevo farne a meno. è come vedere un serpente che ti si avvicina lentamente, ma non puoi muoverti e distogliere gli occhi da esso, come ipnotizzato. Per quanto, dopo di allora, ho cercato di cancellare dalla mia mente le immagini di quello che è successo lì durante quelle ore, esse sono rimaste registrate nella mia mente come un Eprom.
Bruno si tolse i suoi vestiti, rimanendo in mutande, e si sedette vicino a lei, cingendola con un braccio. Aveva un corpo atletico ed era pieno di peli neri sul torace e sullo stomaco.
“Hai un bellissimo corpo. ” Egli le sorrise. “Ma ti vedo alquanto nervosa. Non devi preoccuparti. Noi abbiano fatto il nostro lavoro, adesso tu farai il tuo. Per cui adesso sdraiati e rilassati, così faremo la nostra conoscenza un po’ la volta. Va bene? ”
Mia moglie, che sedeva rigida sul letto, si tirò indietro e si distese sulla branda. Bruno si tolse le mutande, mentre sorrideva verso di lei, mettendo allo scoperto un membro, ancora semieretto, che sembrava essere più grande della media. Con un balzo saltò sul letto, distendendosi proprio tra le gambe di lei. Paola rabbrividì.
Gridai di rabbia e cercai invano di andare verso di loro; ma la corda mi tratteneva. Bruno guardò prima verso il meccanico, puntando poi lo sguardo verso di me. Il suo amico mi venne vicino, prese un rotolo di nastro adesivo, ne tagliò una lunga striscia e l’attaccò sulla mia bocca.
“Dannazione! ” disse senza scomporsi “Almeno finirai di rompere i marroni”
Bruno si girò di nuovo verso Paola, le aprì le gambe, si sistemò meglio tra di esse, stando fermo mentre le parlava sottovoce. Lei alzò le ginocchia ed aprì ulteriormente le gambe. Lui sorrise soddisfatto e mise una mano sul cespuglio pubico di lei. Come un dito le fu dentro e incominciò a farle un ditalino, mia moglie s’irrigidì e chiuse gli occhi. Lui continuò a lavorare con il dito. Dopo un po’ lei gemette.
“Bene! Ora sostituiamo il dito con qualcosa di più sostanzioso. ” Le disse.
Capii cosa stesse accadendo. Non la voleva solo violentare, ma voleva che lei partecipasse e che ne traesse piacere a sua volta. Ero pieno di vergogna e rabbia.
Egli si sollevò sulle ginocchia con il membro completamente eretto. Continuando il suo gioco perverso, egli non la impalò subito. Rimaneva lì con il suo grosso pene in mano, fino a quando Paola non riaprì gli occhi e rimase immobile a fissare la grossa rossa cappella che da lì a poco sarebbe entrata dentro di lei.
“Bene, ci siamo, piccola! ” rideva sornione. Le prese una mano e la posò sulla sua grossa asta. “Va tutto bene, ora prendi confidenza con lui! ” Le ordinò.
Ella guardava imbarazzata, tuttavia lo strinse nella mano, appena lui staccò la sua.
A malapena le sue dita arrivavano ad avvolgerlo tutto. “Dai! Forza! ” la incitò e lei, esitando un attimo, incominciò a menarglielo. “Devi farlo meglio! ” La rimproverò.
Lei bagnò la mano con la lingua, lo strinse di nuovo e lo menò con decisione.
“Così va bene. ” Le sussurrò teneramente. “Lo devi far diventare bello duro”
Un minuto dopo, lui disse “Io sono pronto, e tu sei pronta? ” Lei smise di menarglielo e fece sì con la testa. “Incominciamo, bella mia. Mettilo dentro e incominciamo a prenderci il nostro piacere. ”
Egli lentamente entrò in lei. Ella gli andò incontro sollevando il bacino per facilitare la penetrazione, indietreggiando solo un momento quando lui affondò decisamente il suo membro tutto dentro nella vulva. Lui sembrava gustare tantissimo montarla con lenti e lunghi colpi. Lei rimaneva rigida sotto di lui. Ma prima che Bruno finisse di scoparla, sentii che il suo respiro incominciava a farsi più affannoso, che si tramutava in grugniti quando lui affondava i suoi colpi, scuotendola. A un certo punto lei alzò ulteriormente le sue gambe e puntò i suoi talloni sulla schiena dell’uomo. Aveva la faccia tutta rossa ed, avvinghiata saldamente ai suoi fianchi, si muoveva all’unisono.
“Avanti, piccola! Fammi venire. ” La spronava.
Quando Bruno venne, Paola emise un lungo “ahhh.. ummm” e sollevò il suo bacino aderendo ancora di più al suo corpo. Io ero disgustato, scioccato ed arrabbiato sia con lei sia con lui. Come poteva mia moglie corrispondergli in questo modo e permettere a quell’estraneo di spargere il suo seme dentro di lei.
Era ora il turno del meccanico.
Tenevo gli occhi chiusi per non guardare, ma sentivo la branda che cigolava, mentre il rosso, con voce stridula, incitava il suo amico. Poco dopo il rosso mi dette uno scappellotto sulla testa.
“Dai! Svegliati! ” mi disse “Non ti interessa più vedere che scopiamo tua moglie”
Vedevo che l’incubo continuava. Distrattamente realizzai che, oltre che in qualche film porno che avevo visto a casa di amici quando ero ragazzo, non avevo mai visto altre persone fare del sesso.
Il meccanico aveva messo mia moglie inginocchiata su di lui, abbracciandole le cosce. Lei dirigeva il membro eretto dell’uomo, più piccolo di quello di Bruno, nella sua intimità, ancora bagnata. Le stringeva le braccia per sorreggerla mentre lei si sistemava sopra di lui. In un attimo lei incominciò a cavalcarlo, andando su e giù, mentre lui le palpava il seno e le strizzava i capezzoli, che erano diventati duri e grossi come due punte di dita.
Ella respirava con affanno, sudava e si dimena su di lui freneticamente, facendo cigolare e traballare la branda. Il membro scivolò fuori per un attimo, subito lei lo rificcò dentro.
“Vengoooo! ” ansimò lui, sollevando il suo bacino contro mia moglie. Questa si chinò su di lui, muovendosi lentamente, ansimando tra i denti chiusi. La sua vulva produceva un suono di slappamento ogni volta che il pene affondava dentro di essa.
Quando lui finì di godere, scivolò sotto mia moglie e si alzò. Lei si adagiò su un fianco, di fronte a me, respirando profondamente, con gli occhi stravolti. Una grossa macchia bianca le copriva il basso ventre.
Cercai inutilmente di liberarmi dalla corda. L’unico risultato fu che sentii male ai polsi, che incominciarono a sanguinare. Sentii un leggero ronzio dietro di me. Girai la testa e vidi che il rosso aveva una macchina fotografica.
Egli mi guardò e, ghignando, mi disse ” Faccio qualche foto per non dimenticarci di voi. Naturalmente non le vedrà nessuno all’infuori di noi. A meno che tu no sia d’accordo. In questo caso le faremo vedere a tutto il paese e le spediremo a tutti gli indirizzi segnati sull’agendina che abbiamo tolto dalla borsa di tua moglie. A voi invierò alcune copie per il vostro album, ma terremo noi i negativi. ”
“Adesso facciamo una piccola sosta” disse Bruno a mia moglie “Ma tu mantieniti pronta e calda per noi” e rivolto a me “Vuoi un birra? No? Bene, torniamo subito”
Paola si mise seduta con le braccia incrociate sul suo seno. Pensai che sarebbe venuta in mio aiuto, che mi avrebbe slegato o almeno tolto il cerotto dalla bocca; invece rimase seduta, guardandomi con occhi inespressivi, sottomessa ed aspettando che tornassero quei tre delinquenti. Ella era stata violentata. E probabilmente sarebbe stata violentata ancora. Ma non faceva niente per farci fuggire da lì. Io cercai di liberarmi dalle corde, senza riuscire ad ottenere che altra sofferenza.
“Non posso. ” Disse finalmente a voce bassa, senza guardarmi. “Sono in tre ed hanno una pistola. Dobbiamo fare quello che dicono loro. ”
Mi agitavo furioso, cercando di liberarmi, ma senza riuscirci. Subito i tre uomini ritornarono indietro. Offuscato dalla rabbia e dal dolore, stavo per assistere di nuovo allo stupro di mia moglie.
Il meccanico voleva scoparla un’altra volta, ma il suo membro non era ancora del tutto duro, per cui le ingiunse con voce stridula “Fammelo rizzare! ”
Senza parlare, Paola gli si inginocchiò davanti e gli prese il membro in mano e se lo portò verso la bocca. Passò la lingua sulle sue labbra e incominciò a succhiarglielo facendo andare la sua testa su e giù, con un lento e costante movimento, finche il membro non divenne duro e ritto. Si fermò in attesa di istruzioni.
“Vai avanti” le disse il meccanico “E fammi un pompino come si deve. Voglio sentire un piacere intenso. ”
Lei quasi si strozzava quando lui incominciò a dare colpi con il bacino, e involontariamente tirò indietro la testa, facendolo uscire dalla bocca. Lui le ordinò di andare avanti. Lei se lo ficcò ancora in bocca, riprendendo ad andare su e giù con la testa, fino a quando lui non venne. Si ritrasse qualche secondo prima che lui eiaculasse, chiudendo la bocca. Lo sperma le finì sul naso e sul mento.
“Merda! ” ringhiò il meccanico, mentre lei si puliva la faccia. “Si vede che non ti piace il suo sapore. Volevo fartelo assaggiare. ”
“Non tutte le donne lo ingoiano con piacere. ” Disse Bruno “Io voglio avere un nuovo rapporto, ma prima ho bisogno di una birra. ”
Uscì, ritornando subito dopo con una lattina di birra in ogni mano. Porse una birra a Paola, seduta sulla branda. “Prendi, dolcezza. Penso tu abbia sete. ”
“Dopo tutto questo duro lavoro! ” ridacchiò il rosso.
Con mio disappunto, mia moglie accettò la birra ed incominciò a berla dalla lattina. Che io sapessi non le piaceva la birra. Quando ebbe finito, lei passò la lattina vuota a Bruno che la gettò in un angolo.
“Bene! ” Disse Bruno “Finora ci siamo deliziati con la fabbrica del sorriso e con il cespuglio tagliato. Chissà cosa succederà nella prossima – come si dice? – puntata. ” Egli fissava assorto Paola. “Ti chiami Paola, vero? Bene Paola, non l’hai mai preso nel culo? ”
Lei scosse la testa velocemente. “No! Questo no! ”
“Vieni quì, tesoro” le disse Bruno con voce rassicurante, si sedette sulla branda accanto a lei e le prese le mani. “C’è sempre una prima volta. Lo devi fare. Prima succede, meglio è. Poi passa. Credimi! ”
“No! ” protestò, distaccandosi da lui.
Il meccanico e il rosso furono subito su di lei; la presero e la fecero inginocchiare davanti alla branda. Il rosso si sedette sulla branda davanti a lei, la prese per le braccia e la fece distendere sulle sue ginocchia, mentre il meccanico, disteso sotto di loro la teneva ferma con le braccia attorno alla vita. Paola cercò di liberarsi, ma inutilmente.
“Adesso stai tranquilla! ” Disse Bruno con decisione e, inginocchiatosi dietro di lei, le prese il mento e le fece girare la testa verso di lui. Lei si dimenava e gridava.
“Ti farà male solo un po’ all’inizio, poi ti piacerà. Userò la vaselina per renderlo più facile. Adesso ti spiego: avvertimi quando sentirai male ed io mi fermerò. Ma sappi che prima o poi lo devi prendere! ” Lei gli disse qualcosa sottovoce e lui assentì. “è meglio. Dai, forza! ”
Ella stette ferma, piangendo sommessamente, mentre lui dietro di lei le apriva le chiappe e le lubrificava il buco con la vaselina.
Il rosso e il meccanico la tenevano ben ferma, mentre Bruno le fece sollevare il sedere e le allargò le gambe. Egli iniziò ficcandole un dito nell’ano. Lei si irrigidì, trattenendo il fiato.

“Dai, bella! ” sogghignò il meccanico “Non è niente. Stai solo per prenderlo nel culo. ”
“No! ” protestò cercando di liberarsi “Per piacere, no! ”
Il rosso parlò con asprezza “Non so perchè stiamo perdendo tempo, mettilelo dentro e non ne parliamo più. Dannazione! ”
“Smettila” gli ringhiò Bruno. “Ella ci sta ripagando per il lavoro fatto alla macchina. è una cliente, non una delle tue maledette puttane. ” E rivolto a Paola “Andiamo, adesso. Smettila di agitarti e stai calma. ”
“Oh! No! No! ” Paola gridò e cercò di allontanarsi, appena lui appoggiò la punta del considerevole membro al buco lubrificato, premendo un po’. “Mi fa male! ”
“Coraggio, dolcezza. ” Le disse con voce gentile come se parlasse ad un cavallo spaventato. “Lo so! Sto per sverginarti il culo. Devi sentire male per forza. ”
“Sei già dentro? ” Chiese il rosso.
“Quasi” affermò Bruno e premette il membro ancora un po’. Paola si contrasse sibilando e si irrigidì.
“Calma! ” la tranquillizzò “Ci siamo quasi. Adesso darò un colpo deciso e sarà dentro. Conta fino a tre e respira forte e la parte più dura sarà passata. Pronta? ”
Paola scosse la testa, ma quando sentì che Bruno stava per affondare il suo fendente, incominciò a contare.
“Uno” disse con voce tremante.
“Due… ”
“Forza, dolcezza” Disse Bruno “Facciamola finita”
Lei respirò profondamente… “Tre! ”
Egli affondò il suo duro membro con decisione. Paola urlò di dolore e si irrigidì, con le vene del collo che sembrava dovessero scoppiare.
“Uhhh! ” si lamentava “Oh! , Gesù! ”
“Abbiamo fatto un piccolo passo. Adesso vedi di fare quello che ti dico. Cerca di venire indietro verso di me, piano e delicatamente”
Ella cautamente spinse indietro il sedere, prese fiato, e spinse ancora, sobbalzando quando sentì i peli di lui premere sulle natiche.
“è andata, bambola, ci siamo riusciti. è un’altra cosa che prenderlo nella fica, non è vero? ”
Egli indietreggiò per affondare un altro colpo. Lei si irrigidì. Lui lo tirava fuori un po’, si fermava, per poi rificcarlo ancora dentro.
“Uhhh! ” ella urlava, ma con minore convinzione di prima…. poi sospirò.
“Adesso che è fatta” ridacchiò lui “Dimmi se non è stato facile. Vero? ”
Iniziò, prima lentamente, poi con maggiore foga, ad affondare colpi su colpi, facendo sobbalzare mia moglie ad ogni affondo, la quale guaiva sommessamente. Potevo udire i suoi rochi “Ahhh! …. Uhhhh! ” echeggiare nella stanza.
“Bene! ” riprese fiato dopo un po’ “Ora viene la parte più bella, piccola mia Paola. Sei pronta? ”
“Per piacere non venirmi dentro” implorò a voce bassa.
“E perchè no? Vedrai che ti piacerà! ” Disse con voce alterata. Poi tirò appena indietro il membro, si fermò un attimo, lo conficcò dentro con veemenza e attaccandosi alle chiappe di mia moglie, si inarcò e continuò dare colpi sempre più freneticamente emettendo grugniti di piacere.
Mia moglie alzò la testa dal grembo del rosso, proprio mentre Bruno accelerava i suoi colpi.
Il mio stomaco ebbe un sobbalzo nel vedere la sua faccia. Era stralunata, un sottile enigmatico sorriso sulle labbra, le sue palpebre sbattevano, la sua bocca aperta in un muto godimento, mentre spingeva indietro il suo sedere per accogliere i colpi finali dell’uomo.
“Ohhh! Vengooo! ” Gridava lui.
“Ohhh! Che bello! ” Guaiva lei.
Lui cessò i suoi colpi, si sdraiò sulla schiena di Paola e rimase così per alcuni attimi.
Si levò, con il membro semieretto sporco di sangue.
“Abbiamo fatto un bel casino! è sporco! Prendi qualcosa e puliscilo! ” Si rivolse a mia moglie “Vuoi? ”
Vidi Paola, nuda e violentata, prendere una salvietta pulita da una mensola posta sopra alla branda e pulire i genitali dell’uomo. Dopo aver pulito lui, usò lo stesso panno per pulire il buco del suo ano.
“Ho bisogno di andare in bagno” Gli disse.
“Bene! Fai pure. è fuori a sinistra. Fai la pipì e lavati un po’. Ma torna in fretta”
Quando lei passò vicino a dove io ero legato, ondeggiando in modo goffo, vidi un miscuglio di sperma e sangue che la sporcavano in mezzo alle gambe. Sperai solo che lei tornasse con un arma o che chiamasse la polizia. Ma capii che non aveva fatto niente del genere, vedendola ritornare e rimettersi a sedere tranquillamente sulla branda.
Bruno le toccò il pube e le chiese “Come sta la micina? è soddisfatta? ”
“Cosa dobbiamo fare, adesso? ” Gli chiese lei.
“Adesso tocca al rosso” disse Bruno.
Il rosso le ordinò si distendersi sulla branda. Poi si spogliò a sua volta. Aveva un membro, ritto e duro, piccolo come quello di un ragazzino, pur dimostrando di avere almeno vent’anni. Capivo perchè fino ad allora era stato solo a guardare.
Si pose sulla branda davanti a mia moglie, le alzò le ginocchia, le divaricò e ficcò la sua faccia tra le sue cosce incominciando a baciare il suo basso ventre. Poi con la lingua, che certamente era più consistente del suo membro, incominciò a intrufolarsi tra i peli del pube, fino a trovare la via della vulva di lei. La insinuò nella fenditura, ficcandola sempre più dentro. Si capiva che, grazie a quel lavorio, la vulva di mia moglie aveva incominciato a inumidirsi, perchè il rumore che faceva la lingua era cambiato. Il rosso continuava a leccare e baciare le rosse labbra gonfie.
Evidentemente a Paola non dispiaceva il trattamento. Digrignava i denti con gli occhi chiusi e i pugni serrati, mugolando come fosse una cagna.
Il rosso fece sollevare maggiormente il bacino di mia moglie, portando la vulva di mia moglie, ancora più aperta, verso la sua bocca avida ed incominciò a far guizzare la sua lingua, probabilmente solleticandole il clitoride e le parti più sensibili dell’intimità di lei. Il rosso leccò e succhiò gli umori rumorosamente per diversi minuti, fino a quando mia moglie non incominciò ad ansimare maggiormente, emettendo forti suoni incomprensibili, tremando e dimenandosi freneticamente. Alla fine mia moglie si acquietò e si rilassò.
Il rosso alzò la sua faccia con un’aria di vittoria e incominciò a masturbarsi, venendo dopo poco con schizzi, incredibilmente copiosi e numerosi per un pene così minuscolo, che andarono a depositarsi su tutto il corpo di mia moglie.
“Penso che basti così, a meno che non ci siano altre richiesta: ognuno ha avuto la sua parte di piacere” Disse Bruno e guardandosi intorno si rivolse verso di me “Come va, signor marito? Vuoi avere anche tu la tua razione di piacere con lei? D’altro canto lei è molto carina ed è sempre tua moglie! ”
Lo guardai furioso, con la voglia di ucciderlo, ma lui mi sorrise e scrollò le spalle.
“Vai a lavarti e vestiti, allora! ” Le disse dandole una lieve carezza sulla testa. “Penso che così siamo a posto. Liberate anche lui. ”
Ricordo in modo confuso di aver visto mia moglie alzarsi, andare nel bagno, tornare dopo essersi pulita e vestirsi lentamente.
Mentre uscivamo dall’officina, il rosso giocherellava con la pistola.
Riuscii a tornare in me solo dopo alcuni chilometri, realizzando che il sole stava tramontando e che stavamo andando verso casa. Non era il caso di proseguire la nostra vacanza.
Non parlammo durante tutto il viaggio di ritorno. Arrivammo a casa. Paola, con la testa appoggiata al finestrino, rimase ferma al suo posto con gli occhi chiusi. Io mi trattenevo dal parlare, chiedendomi chi mia moglie realmente fosse e perchè ella sembrava la stessa di prima, dopo quello che era successo.
Appena entrati nel garage, disse “Siamo ancora vivi! ”
Probabilmente, collaborando, aveva salvato le nostre vite, ma forse il nostro matrimonio era andato a farsi benedire.
Per diverso tempo ci siamo parlati poco, senza accennare minimamente a quello che era successo. Ci siamo sforzati, però, di apparire agli occhi degli altri una coppia serena. E cercammo di evitare di incontrare i nostri amici e parenti, sia per la vergogna, sia perchè non eravamo in grado di raccontare alcunché del nostro viaggio, ne tantomeno di mostrare alcuna fotografia.
Pensavo di avere tutto sotto controllo, ma un giorno quando mi trovai davanti mia moglie nuda, con un’asciugamani intorno alla vita, che usciva dal bagno, bruscamente presi mia moglie per le spalle e la feci distendere sul pavimento.
Mi abbassai i pantaloncini e la volli prendere lì, sul tappeto della sala. Non ero ancora pronto, non essendo il mio membro ancora duro del tutto. Tutte le brutte immagini di quel bastardo, che entrava in lei mentre io ero legato, bruciavano il mio cervello come un acido. Cercai di cancellarli dalla mia mente.
Il desiderio me lo fece indurire e riuscii finalmente a penetrarla. Il nostro matrimonio poteva essere finito, ma io volevo prenderla una o più volte in qualsiasi modo.
Sentii un dolore sulla mia schiena. Con le sue unghie, Paola graffiava la mia pelle, e, con le sue ginocchia alzate sui miei lombi, incominciò a dimenarsi sotto di me.
Emetteva grugniti di piacere “Uhh.. Mmmm.. uhh.. Mmmm.. uhh”, scuotendo la testa a destra e a sinistra, la sua faccia e il suo petto arrossati, i suoi calcagni che tamburellavano la mia groppa. Mi sollevavo sulle braccia, per poi ridiscendere in lei con colpi forti e decisi.
Ad un tratto mi fermai, lo tirai fuori e feci voltare mia moglie con la faccia in giù.
Lei gridò “Inculami!!!!!!! ” Grugnii “Certo!!!!! ”
Prontamente Paola inarcò il suo deretano e, allargando le gambe, divaricò le natiche.
Se doveva essere l’ultima volta che la prendevo, volevo che lei si ricordasse di questo rapporto. Spinsi profondamente il mio membro nell’ano, facendolo entrare tutto dentro. Lei respirava in modo affannoso, ma non protestava. Non pensavo che sarebbe stato così facile. Allora continuai a scopare il suo ano, sbattendo il mio pube contro le sue frementi chiappe, affondando e grugnendo come un animale, fino a quando non esplosi dentro le sue viscere. Lei ansimava e gemeva, tutta sudata, spingendo ardentemente il suo posteriore contro di me. “Oh amore! Oh Dio! Sii! Siii! Siii! ”
Non avevo ancora capito.
Dopo che ripresi il controllo delle mie azioni, disteso al suo fianco, stavo per chiederle scusa, ma prima che potessi farlo, lei si girò verso la mia faccia e passò le sue dita nei miei capelli e mi baciò con la bocca aperta, introducendo la sua lingua nella mia bocca il più dentro possibile. Si staccò tutta fremente e si mise in ginocchio sul tappeto.
Guardando verso di me con gli occhi semichiusi, incominciò a baciarmi il petto, la pancia, il pube e, guardando il mio membro afflosciato, mi chiese con una maliziosa luce nei suoi occhi verdi “Ti dispiace se te lo bacio? ”
Le dissi che non mi dispiaceva per niente e che avremmo potuto fare tutto quello che avremmo voluto, se lo avessimo fatto con piacere.
Andò in bagno, ritornò con una salvietta bagnata e me lo pulì delicatamente prima di incominciare a succhiarmelo. Si chinò sul mio pube e incominciò a baciarmelo, succhiarlo fino a farlo diventare duro un’altra volta. Lei continuò ad andare su e giù con la testa, donandomi una delizia immensa. Fino a quando non scaricai nella sua gola tutto il mio sperma bollente.
Adesso, penso di conoscere bene mia moglie. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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