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Violenza

Siamo qui seduti in fondo al nostro letto. Io guardo in basso. Verso il pavimento. Mi sento vuoto. Sfinito. Un po’ morto. Mi stai spiegando perchè mi hai tradito.
Io non sospettavo nulla. è come quando fai un incidente in automobile: sei lì che chiacchieri con i tuoi compagni di viaggio e un secondo dopo ti ritrovi dolorante in mezzo alle lamiere contorte. Improvvisamente.

Mi dici che dopotutto, è colpa mia se tu mi hai tradito. Io non sono più quello di una volta. Penso solo al lavoro e ai miei stupidi hobby. Alla sera arrivo a casa stanco e non ho mai voglia di parlare con te. Di fare l’amore con te.

E quando tu mi parli io non ascolto veramente. Ho sempre altre cose per la testa. Dopo che siamo andati a vivere insieme io ho smesso di curarmi… sono ingrassato. E quando usciamo, facciamo solo le cose che piacciono a me. E miei amici sono degli idioti infantili. A parte il mio amico con il quale sei andata letto, naturalmente.

Mi minacci anche. Mi dici di non provare nemmeno a sfiorarlo con un dito, il mio amico: lui non ha nessuna colpa di quello che è successo. Io sono la causa di tutto.

Ora che hai vomitato su di me tutto quest’odio, ti avvicini. Mi prendi le mani fra le tue. Poi ci guardiamo. Io sono come una pietra. Immobile. Ho smesso di vivere mezz’ora fa. Tu hai gli occhi lucidi. Ti fisso ma non sento nulla: né dolore, ne odio, ne sgomento. Insensibile.

Poi cerchi di baciarmi. Ora stai piangendo. è tardo pomeriggio fuori e il sole è sceso. La camera è immersa nella semioscurità. Forse ti sei accorta della durezza delle tue parole e ti dispiace.

Appoggi la tua testa sul mio petto ed io scruto il vuoto. Ti accarezzo la testa. Passano i minuti e sembri calmarti. Poi alzi il capo e mi baci sul collo. Io ricambio il bacio ma sulle labbra. Continuo a baciarti ma mi metto anche a toccarti. Su tutto il corpo e tu trovi una via di fuga dal dolore che hai creato e… inizi a sbottonarmi i pantaloni.

Io sono un automa. Ad un certo punto scatto. Ti afferro la camicia sul davanti e ti strappo i bottoni aprendola con forza. Poi faccio scivolare le coppe del reggiseno verso l’alto e scopro i seni. Ti stringo i capezzoli forte, come non ho mai fatto e tu fai una smorfia di dolore. Ti ordino di girarti e farmi vedere il culo. Tiro su la gonna che va in vita.

Ormai ho il cazzo duro. Duro come non l’ho mai avuto. Faccio cadere i miei pantaloni a terra. Poi sposto il filo degli slip che hai in mezzo al sedere e sputo sul tuo buco posteriore.
Ti penetro dietro prima con un dito, poi con due. Avvicino il pene al buco del tuo culo e te lo metto dentro. Mi sento potente. Sei un oggetto nelle mie mani.

Inizio a pompare. Prima lentamente. Poi veloce. Sempre più veloce. Sempre più a fondo. Tu inizi a urlare di dolore e mi chiedi di smettere. Io sto godendo come mai e più ti lamenti e più io spingo. E più spingo e più il tuo culo si chiude sul mio cazzo. Più forte e più forte ancora. Tu inizi a piangere e ormai non protesti più. Piangi, singhiozzi.

Infine vengo nelle tue viscere. Mi calmo. Tolgo il io sesso da te e mi siedo di nuovo in fondo al letto. Tu piangi. Ti rannicchi in posizione fetale. La tua camicia strappata. La gonna tirata sui fianchi.

Dopo qualche minuto ti avvicini e cerchi di baciarmi. Io con un gesto repentino ti spingo via e tu cadi a terra. Ti fai male e piangi più di prima .

Mi alzo e vado via. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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