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Avvenne l’estate scorsa

Erano anni che io imbozzavo vedendo quel pezzo di fica di Giovanna, l’amica di mia moglie, specialmente d’estate durante il mese di agosto che passavamo insieme, le due famiglie, la mia e la sua, al mare in una villetta presa in affitto.
La vita in comune era abbastanza caotica e non mancavano piccoli screzi, specie tra me, suo marito e i suoi tre figli pestiferi, ma con lei era tutto ok.
Io la guardavo mentre si esibiva per casa e fuori in giardino, ove prendevamo i pasti tutti insieme, perennemente in costume da bagno: era una vera tentazione e non potevo fare a meno di guardarla con desiderio perché Giovanna è davvero un gran fica. Il marito probabilmente se ne accorgeva, ma restava assolutamente indifferente, atteggiamento tipico dell’aspirante cornuto.
Castano-bruna, alta circa 1, 70, belle tette, alte e regolari, gran cosce sode ed un culo da favola, donna formosa, in carne, senza essere grassa. Avrà una trentina d’anni, ma di preciso non lo so.
. Al mare si fa vita in comune, spesso si esce insieme anche la sera, ma non sempre, ciascuno di noi vuole mantenere la propria indipendenza, unico modo per poter convivere.
Giovanna è simpatica, sa stare allo scherzo, sempre battute spiritose ed intelligenti, spesso salaci. Con me va molto d’accordo. Più di una volta scherzando, senza che nessuno ci potesse sentire, le dissi che me la sarei fatta con immenso piacere.
Togliti questi cattivi pensieri povero coglione – mi diceva – “dice Mammarocca: si guarda ma non si tocca. ”
E per anni mi limitai a guardare, salvo qualche strusciatina leggera, leggera, manco a dirlo.
Ma una sera, quest’estate, avvenne il fattaccio, com’era fatale!
Tutta la comitiva si era andati al paese vicino nel pomeriggio per passeggiare e prendere un gelato, poi, all’imbrunire io dissi che tornavo a casa, s’era fatto tardi, era ormai buio, e dovevo lavorare. I bambini volevano andare alle giostre e rimasero con tutti gli altri, invece Giovanna aveva un'”urgenza” disse e volle tornare con me.
Tutto bene e tutto regolare. Durante il tragitto in macchina nulla da segnalare. Scendemmo, posteggiai subito dopo il cancello, e ci avviammo sulla breve salita che porta a casa alla luce delle lampade del giardino che avevamo acceso.
Giovanna camminava d’avanti a me fasciata nel suo leggero abito a giacca che le modellava il corpo evidenziando quel suo gran culo con la linea delle mutande.
– Fai presto ad aprire – mi disse – ho fretta perché mi scappa la pipì . –
Io camminavo dietro di lei, affascinato dalla visione del suo posteriore, e non avevo alcuna fretta.
– Spicciati stronzo – incalzò lei – va a finire che mi piscio addosso se non ti sbrighi. –
– Pisciati pure, tanto lo sai che ci vuole un bel po’ per aprire il catenaccio supplementare che mettiamo nella porta – risposi.
Eravamo giunti sulla spianata accanto alla casa, mancavano pochi passi per giungere alla porta, ma Giovanna prese una fulminea ed imprevista decisione.
– Col tuo permesso – disse – la faccio qui fuori perché non riesco più a trattenerla e non mi posso pisciare addosso.
Detto questo si sollevò con qualche difficoltà la gonna stretta mostrando senza alcun pudore le sue belle cosce e, rivolta a me, disse:
– girati dall’altra parte e non approfittare per fare il guardone. –
Io rimasi esterrefatto, non me l’aspettavo. Mi posizionai dietro di lei per non farmi scorgere mentre continuavo a guardarla con lo sguardo calamitato dai suoi movimenti. Giovanna si abbassò le mutande fin sotto il ginocchio mettendo in mostra il suo gran culo che si scorgeva benissimo al chiarore delle lampade, si abbassò piegandosi sulle ginocchia e cominciò a pisciare: si udì a questo punto un getto d’acqua corrente, un fluire copioso di liquido che pareva una fontana aperta.
Ah, che soddisfazione, stavo scoppiando – disse lei mentre continuava a pisciare a cosce aperte..
Ero affascinato da quella visione, da quella musica: uno spettacolo di suoni e luci come mai m’era capitato di vedere.
Lo scroscio dell’acqua diminuiva lentamente, stava quasi per esaurirsi, a questo punto fui preso da un improvviso raptus: mi abbassai dietro di lei, inserii la mano sotto il suo culo e l’avvicinai alla passera mentre ancora stava pisciando: avvertii nelle dita il caldo della sua pipì e con questa cominciai a sciacquare la sua fessura; che sensazione di piacere provai!
Piscia Giovanna, piscia che ti lavo la fica – dissi.
Pazzo criminale – gridò – che cazzo fai? Mi fai il bidet con la mia urina? Smettila immediatamente!
Smetterla era una parola. Ormai avevo gettato la faccia, tanto valeva continuare. Tanto più che Giovanna non si muoveva dalla sua posizione a cosce divaricate e si riceveva i massaggi della mia mano che in pratica la masturbava.
– Però è bello questo massaggio – disse dopo qualche attimo – ma ora smettila, pazzo criminale. Lo dirò a tua moglie, a mio marito.
Dillo a chi cazzo ti pare, ma ora ti chiavo troiona mia – dissi alzandomi repentinamente
mentre l’afferravo con entrambe le mani da dietro, all’altezza del seno, facendo alzare anche lei.
Così, trascinandola quasi di peso e tenendola sempre da dietro, la condussi fino al muro della casa.. Lasciai per un minuto la presa, la spinsi con le spalle contro il muro e la baciai avidamente sulla bocca, mentre l’afferravo per i capelli da dietro per sollevarle il viso che lei cercava di abbassare. La troia però rispose a mio bacio e ci sbavammo per un po’ reciprocamente.
Le alzai la gonna, che nel breve tragitto s’era abbassate un po’. Le mutande erano sempre calate sotto il ginocchio. Con la destra afferrai la sua bella fica, nera di peli, e comincia a massaggiarla.
Giovanna cominciò a mugolare piano, piano: era evidente che “il discorso” era di suo gradimento.
– Troia apri le cosce – dissi.
La troia mi ubbidì subito. Io mi abbassai e appoggiai il viso alla sua gran fica: oh che odore meraviglioso, che umori, che calore!
La sbavavo, la masturbavo con le labbra, con la lingua e aspiravo quel tanfo di troia che veniva dal suo sesso, estasiandomi a quell’odore: che meraviglioso odore di troia che ha Giovanna!
La troia mugolava bagnandosi sempre di più mentre io continuavo a sbavare su di lei. Quando ne ebbi abbastanza, mi alzai in piedi, mi sbottonai i pantaloni portando allo scoperto il mio cazzo ch’era divenuto un bastone durissimo, le allargai ancor più le cosce e, portando il mio membro nella sua spacca, la penetrai con una gran botta da sotto in sù.
Ah, ha, che bello… il cazzo, il cazzo! – esclamò lei – chiavami, chiavami e fammi impazzire.
Non occorrevano certo esortazioni o incoraggiamenti e cominciai a chiavarla con forti colpi del mio stantuffo. Mentre la abbracciavo e la sbavavo sul collo, le sbottonai la camicetta, le strappai il reggiseno mettendo a nudo le sue belle tette che massaggiavo e sbavavo avidamente.
La troia se ne venne quasi subito mugolando di piacere, io continuavo a chiavarla con forza ed ad ogni botta di cazzo il suo cullo sbatteva contro il muro con un dolce ma percettibile tonfo che mi eccitava ancor più.
Mugolava la troia ed io ogni tanto mi fermavo per prolungare il piacere della chiavata, poi non ce la feci più e la inondai di sborro, mentre lei veniva insieme a me gridando tutto il suo piacere. Ci staccammo.
Tra una cosa e l’altra il businnes era durato una mezz’oretta e decidemmo di entrare in casa.
Ma la cosa non poteva finire lì.
Le alzai il vestito, le diedi una gran sculacciata a palmo aperto sul quel suo gran culo da favola, la spinsi strattonandola verso la camera da letto, le assestai due schiaffoni in pieno viso che la fecero trasalire, e la buttai sul letto.
Lei divaricò le gambe e mi chiese: ce ne facciamo un’altra?
Ma certo troiana mia, spogliati.
Cercò di spogliarsi ma non le diedi il tempo e con furia le tolsi prima la gonna, poi il giacchino, la camicetta e quel che restava del reggiseno. La mutande glieli strappai e la troia apparve nella sua maestosa nudità: che tette bianche e trurgide, che capezzoli, che cosce, che fica, che corpo da femmina: Giovanna è quel che si dice una gran femmina da letto.
Mi denudai a mia volta e mi gettai su quella grazia di dio, le asciugai la fica con le sue mutande e cominciai a baciarla, a leccarla, a sbavarla da per tutto iniziando dalla bocca e proseguendo lungo tutto il suo corpo: le sue tette, la sua pancia, l’ombelico il pube, le cosce, le spalle, il suo bel culo dalle chiappe maestose e sode, ed ancora la fica: troia, troia, troia – le dicevo – ti voglio chiavare all’infinito. –
La troia si muoveva voluttuosamente ricevendosi le mie effusioni con evidente piacere che esprimeva con prolungati mugolii ed io continuavo a sbavarla su tutto il corpo. Ci rotolammo sul letto abbracciati, cambiando continuamente posizione, ed anche lei mi baciava e mi leccava ed ogni tanto prendeva il mio uccello in bocca, lasciandolo però subito dopo per evitare l’irreparabile..
Ad un certo punto l’eccitazione era divenuta talmente forte che il mio cazzo sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro, non ce la feci più e glielo infilai in quella sua fessura pelosa che pareva fremere nell’attesa.
Ricominciai a chiavarla con foga irrefrenabile, dandole dei colpi con tutta la forza che avevo ed a ogni botta la troia sussultava con tutto il corpo emettendo un gemito di piacere. Ogni volta che stavo per venire, prima che si verificasse il momento del non ritorno, mi fermavo un momento per poi riprendere pian piano e accelerare con forza di nuovo. La troia di tanto in tanto gemeva più forte e si lasciava andare nell’orgasmo. Andai avanti per un bel po’, poi non ce la feci più a trattenermi e la sborrai con immenso piacere nell’attimo della liberazione:
– troia, troia meravigliosa e stupenda, sei la più bella fica del mondo, sei una gran puttana e zoccola per la mia felicità, Giovanna, Giovanna mia, sei bella, sei troia – le dicevo. La zoccola taceva ma era chiaro che gradiva i complimenti.
Restammo abbracciati a riposare per una diecina di minuti o forse più, poi il mio cazzo s’indurì nuovamente perché la mia mente aveva divisato un altro progetto.
Mi sollevai in ginocchio sul letto e, con mossa repentina, la rigirai a pancia in giù. Il suo culo era maestoso, due chiappe rotonde, larghe e sode, carni bianche e buco stretto.
Che cazzo fai, srtonzo? – domandò – non credo che vuoi inculcarmi?
Non risposi ma cominciai a lubrificare il suo orifizio con il mio sborro tenendola ben ferma. Lei cominciò a dibattersi cercando di ritornare supina, ma io ero salito con le ginocchia sulle sue cosce e le tenevo ben strette le spalle con la sinistra mentre con la destra continuavo a lubrificare.
Nel culo no – implorava – nel culo no che sono vergine.
Nel culo si, Giovanna. Hai il più bel culo del mondo, una vera meraviglia del creato, non possiamo rendere vana tanta magnificenza, l’opera del Creatore. Fatti inculare, vedrai che ti piacerà. – le dicevo.
Ti prego, nel culo no, non voglio – continuava a gemere.
Non risposi. Divaricai con entrambe le mani le sue gran chiappe, puntai la coppola del mio cazzo nell’orifizio, e piano, piano spinsi lo strumento dentro di lei.
Ahi, ahi, mi fai male sciagurato. Basta, basta – gridava la troia.
Siamo appena all’inizio, vedrai che ti piacerà. – Ed il cazzo la penetrava sempre più.
Mi fermai quando i miei coglioni si arrestarono sulle sue chiappe ed iniziai a chiavarla.
Che sensazione di possesso pieno che si ha quando s’incula una donna e Giovanna era una gran donna con un gran culo.
La tenevo stretta e la chiavavo: con una mano le massaggiavo il seno con l’altra le titillavo la fica.
Giovanna cominciò a gemere di piacere e si sentiva sotto di me che si era rilassata e godeva tanto.
Che bello, che bello, mi piace, chiavami, chiavami con forza – gridava la troia – più forte, più forte.
Aumentai il rittmo dandole dei colpi di cazzo con tutta la forza che avevo in corpo ed ad ogni botta sentivo le mie palle che sbattevano contro le gran chiappe del suo culo. Non ce la feci ad arrestarmi e le sborrai dentro tutto quello che m’era rimasto. Contemporaneamente sentivo che anche la troia se ne veniva gemendo senza ritegno.
Troia bella, troia divina, zoccola della mia vita, puttana, lurida scrofa, sei la più bella femmina da letto che la Maestà divina abbia mai creata. Mi hai dato la più grande gioia della mia vita. Ti sarò grato per sempre, troia – le dissi a mò di ringraziamento.
Mi hai fatto felice sta sera – rispose- è stata una chiavata fantastica. La più bella chiavata che io abbia mai fatto. Grazie.
Ora però bisognava ricomporsi: da un momento all’altro sarebbe rientrata tutta la tribù. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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