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Avventura nei Mari del Sud

… dopo 63 giorni di traversate (per me giorni di attesa febbrile, di fantasticherie impazienti verso la terra desiderata… arrivammo in vista di Tahiti. Alcune ore dopo spuntava l’alba. Lentamente ci avvicinammo ai frangenti… entrammo nel passaggio di Papeete gettando senza danni l’ancora nella rada. (Paul Gauguin – Noa Noa)

Claudia guardava curiosa attraverso l’oblò del DC10, ma l’oceano che stavano sorvolando non dava alcun segno della sua presenza. Erano le 4. 00 del mattino ed era ancora troppo buio perché fosse possibile cogliere un segno di vita all’esterno. Una ventina di minuti più tardi, quando il velivolo si pose in posizione parallela alla pista di atterraggio, prima della virata finale, il debole chiarore dell’alba illuminò l’isola di Tahiti.
Mille pensieri si affollarono nella sua mente confusa. Tahiti, il luogo preferito per ogni tipo di fuga, che i tanti racconti d’inizio ottocento fecero assurgere a città-simbolo del rinnovato idillio tra uomo e natura, era lì davanti a lei. Fu Tahiti ad attirare Fletcher Christian e gli ammutinati del Bounty; Herman Melville e i suoi colleghi cacciatori di balene, il poeta Peter Brooke, Paul Gauguin, che attraverso i suoi quadri riuscì a dare l’idea di quel luogo come punto ideale per realizzare i propri sogni (e a volte affogare la propria disperazione).
Claudia, che non doveva fuggire da nessuna realtà spiacevole ma soltanto trascorrere le ferie in allegria, al vedere l’isola materializzarsi dall’immensità dell’oceano si sentì entusiasta e felice come non mai.
Sua compagna di viaggio e di avventure era la 24enne Paola, sua coetanea e collega dell’agenzia Interplanet di ***, dal carattere allegro ed esuberante. Paola era una ragazza alta e robusta, dai lunghi capelli castani. Aveva un bel viso ed un fisico ben strutturato su cui due seni prosperosi, come le modelle della birra Peroni, facevano bella mostra. Contrastava non solo caratterialmente ma anche fisicamente con Claudia, che era mora e non molto alta di statura, ma aveva tutti gli attributi giusti per attirare gli sguardi degli uomini e scatenarne il loro erotismo.
L’eccitazione aveva reso Paola logorroica. Durante le 21 ore e più del lungo viaggio da Milano a Papeete, la capitale di Tahiti, aveva asfissiato Claudia con le storie dei suoi mille amori, le sue considerazioni, le sue barzellette. Era difficile difendersi dalla valanga di parole che Paola riversava sui suoi malcapitati compagni. Né era possibile evitarla in alcun modo: guardava fisso negli occhi l’interlocutore, faceva domande pretendendo risposte immediate e non permetteva un attimo di distrazione. Fu comunque grazie a questo modo di fare vulcanico ed esplosivo che il tempo a bordo per Claudia trascorse in maniera piacevole.
L’aereo toccò terra con dolcezza liberando tutti i passeggeri dalla sottile ansia che li aveva accompagnati fin dalla partenza. Il pilota rallentò la corsa del jet portandolo quasi all’arresto totale. Giunto a fondo pista invertì il senso di marcia ed avanzò fino ad imboccare il raccordo che portava all’area di parcheggio. Quando furono aperte le porte di uscita, un vento caldo ed umido riversò all’interno un intenso profumo di fiori.
Il giorno era sopravvenuto e le meraviglie del posto si svelarono senza pudore a tutti coloro che scendevano dalla scala passeggeri. Le palme da cocco, che ondeggiavano sotto l’azione del vento, solleticavano un cielo azzurro come quello che si vede nei depliants delle agenzie di viaggio. La vegetazione era rigogliosa e riempiva ogni lembo di terra disponibile. Bouganville e gardenie coloratissime impreziosivano e profumavano l’ambiente creando un’atmosfera da sogno.

La palla, colpita da un forte effetto, impattò sulla terra rossa dimezzando la sua energia. Dopo il debole rimbalzo, dette l’impressione a tutti gli spettatori di voler ricadere senza lasciare scampo all’avversario. Alberto però non si fece cogliere impreparato. Con uno scatto felino corse incontro alla palla velenosa rinviandola oltre la rete. Fu il punto della vittoria nella finale del torneo di tennis che il Club Med di Moorea aveva organizzato per i suoi ospiti. Un bell’applauso sottolineò la prodezza finale.
Claudia e Paola, spettatrici anch’esse dell’incontro, avevano fatto un tifo sfrenato per il tennista italiano, bello e muscoloso. Non si nascosero l’un l’altra che avrebbero volentieri trascorso con lui qualche momento di intimità.
Al Club Mediterranee di Moorea, l’isola dirimpettaia di Tahiti, erano giunte la mattina di martedì accolte entusiasticamente dai J. O., gli animatori del Club, che non avevano esitato ad esternare ammirazione per loro.

Alberto era un bel giovane trentaquattrenne. Alto, muscoloso e dai capelli biondi sembrava un surfista australiano. Invece, strano a credersi, era un musicista. Suonatore di viola, faceva parte dell’orchestra sinfonica della ***. Stava regalandosi una settimana di vacanza prima di andare all’Opera House di Sydney, dove si sarebbe esibito dal 23 marzo in poi in occasione della Settimana Sinfonica Internazionale.
Mercoledì mattina Alberto decise di fare snorkeling sul motu, l’isolotto disabitato che si trovava di fronte al villaggio. Coperto da un folto palmeto, distava non più di 200 metri dalla spiaggia del Club e non sembrava impresa impegnativa raggiungerlo a nuoto.
Ci arrivò invece con molta fatica, perché al centro del piccolo braccio di mare che separava le due rive, c’era una forte corrente. Rischiò più volte di essere trascinato via e fu solo per la sua notevole forza fisica se riuscì a contrastarne la forza e a guadagnare la riva opposta.
Si portò su quel pezzo di terra unicamente per soddisfare il suo spirito da esploratore. Sapeva già che le uniche cose interessanti da vedere sarebbero state qualche conchiglia e qualche granchio. All’interno il palmeto era così intricato che era praticamente impossibile entrarci senza ferirsi e, anche se ci fosse riuscito, avrebbe corso il rischio di beccarsi in testa qualche noce di cocco. Le sentiva cadere spesso, anche all’interno del villaggio, specialmente quando c’era il maràamu, il vento più temuto dai polinesiani, quello che soffia da sud.
Alberto s’incamminò sulla battigia bianchissima ed accecante, mentre il sole, alto sulla sua testa, picchiava forte. Arrivò in breve sul versante opposto al villaggio.
Vide da molto vicino l’onda oceanica infrangersi sul reef e ne sentì molto più distintamente il rombo pauroso. Per Alberto trovarsi su quell’isola deserta, in quell’angolo sperduto dell’oceano, era un fatto assolutamente straordinario. Provava un meraviglioso senso di libertà, mai avvertito prima. Il mondo, l’altro mondo, era così lontano. Per meglio integrarsi nell’ambiente e sentirsi libero, si tolse lo slip. Appena rimase nudo, udì un rumore di rami calpestati provenire non molto lontano dal punto in cui si trovava. Tese le orecchie e udì distintamente bisbigliare qualcuno dietro ad una mangrovia, che nascondeva totalmente il bagnasciuga davanti a lui. Rimise prontamente il costume, poi avanzò con discrezione, entrando in acqua per aggirare la pianta che ostruiva il passaggio. Claudia e Paola, distese completamente nude su coloratissimi asciugamani, giacevano alla sua sinistra belle come due dee. Alberto quasi cadde in deliquio alla vista dei loro corpi: statuario alla Venere di Milo, quello di Paola; piccolo e ben proporzionato alla Pamela Anderson, quello di Claudia. Cercò, per quanto potè, di rimanere impassibile, ma non gli fu facile visto che le due ragazze, sdraiate a gambe divaricate in direzione del sole, mostravano il sesso impudicamente e sembrava che aspettassero solo di essere penetrate. Camminò imperterrito, mostrandosi falsamente indifferente a quanto i suoi occhi vedevano. Loro continuarono a parlare con molta naturalezza, ignorando la sua presenza.
Alberto, la cui eccitazione era salita alle stelle, sparì dietro ad una palma. Dopo essersi allontanato abbastanza da esse, si tolse nuovamente il costume e si buttò in acqua. Il pene, libero di fluttuare senza impedimenti, divenne duro come il marmo. Ebbe improvvisamente voglia di masturbarsi sul bagnasciuga, semi immerso nell’acqua e così si portò sulla riva.
Arrivò ben presto sulla soglia della massima eccitazione. L’onda del mare che di tanto in tanto gli accarezzava i testicoli, aumentava il suo piacere. Richiamando alla mente i corpi nudi delle ragazze, raggiunse facilmente l’orgasmo. Ebbe violente contrazioni mentre il pene liberava verso l’alto abbondanti schizzi di sperma. Con la mano sinistra continuò a sfregare lo scroto, durante tutto il corso dell’orgasmo, fino a consumare l’ultima goccia di liquido seminale. Mai in vita sua era riuscito a godere maggiormente.
Ignorava però che Claudia e Paola lo avevano seguito di nascosto e ne avevano spiato tutti i movimenti. Paola, dopo averlo visto in precedenza togliersi e rimettersi il costume, sbirciando tra il fogliame della mangrovia, era assolutamente certa che lo avrebbe fatto di nuovo. Così aveva convinto Claudia a seguirla nella sua impresa. La loro fiducia era stata premiata: gongolarono nel rivederlo senza slip e si eccitarono quando dette inizio al suo gioco solitario, vivendo attimi di alta tensione erotica allorché la sua sessualità esplose. Non avevano mai osservato un uomo masturbarsi: ciò le elettrizzò più di ogni cassetta hard vista. Entrambe ebbero voglia di essere possedute da quel bellissimo giovane: le loro vulve completamente bagnate ne erano la prova lampante.
Tornarono indietro sovraeccitate, augurandosi di vivere giorni interessanti nell’immediato futuro.
Mezzogiorno, l’ora fissata per il rientro con il conducente del motoscafo del Club, era giunto.
Anche Alberto, ben lontano dall’immaginare di essere stato pedinato, dopo aver vagato ancora per un po’ sull’isolotto, decise rientrare. Stavolta non oppose resistenza alla corrente, ma si lasciò trasportare da essa per un lungo tratto finendo con l’approdare abbastanza lontano dal villaggio.

La sera arrivò dopo che il tramonto aveva colorato di rosso il cielo fin sopra le teste di Claudia e Paola. Il firmamento si riempì ben presto di mille stelle luminose disegnando scenari completamente nuovi ai loro occhi. Il vento, che per tutto il giorno aveva scosso le palme, era cessato del tutto; il mare della laguna era ora immobile. Anche il profumo dei fiori era sparito come d’incanto. La natura si metteva a riposo, preannunciando una notte quieta. Solo la possente onda oceanica, continuava lontana nel buio a martellare senza sosta la barriera corallina.
Claudia si presentò a cena vestita di un paio di fuseau bianchi, adatti a mettere in risalto il suo bellissimo culetto a forma di pesca, e una maglietta celeste, molto scollata. Paola indossava una microgonna bianca e un top giallo, che esaltavano il suo fisico. Erano splendide e desiderabili come poche. Mentre parlottavano fra loro, videro Alain, uno dei J. O. addetti alla sistemazione ai tavoli, bloccare Alberto, bellissimo in bermuda bianchi e camicia azzurra. I due si salutarono amichevolmente e scambiarono qualche parola. Poi Alain fece segno ad Alberto che poteva sedere a quel tavolo, accanto alle due ragazze. Quando si trovò vicino ad esse, non dette l’impressione di averle riconosciute. Alberto era stato informato dal suo amico che erano italiane, ma lui ovviamente fece finta di ignorare la loro provenienza. Disse semplicemente “Buonasera”, come sempre faceva quando si trovava al tavolo con persone sconosciute e quando esse risposero “Buonasera”, si presentò, tendendo la mano, e disse “Ma che belle italiane! “. Strinse le loro mani con calore: ora che se le trovava di fronte le sembrarono ancora più incantevoli e affascinanti. Per averle colte nella loro nudità, si sentiva in qualche modo loro padrone: certo non poteva pensare che erano invece loro, testimoni del suo particolare momento di intimità, a sentirsi padrone di lui.
Prima ancora che potessero scambiare altre parole, arrivò un gruppo di quattro australiani a completare il tavolo. Tutti si salutarono e presto, grazie a Paola, che, forse perché sedeva accanto ad Alberto, era diventata più loquace del solito, il gruppo divenne rumoroso ed allegro. La cena trascorse in modo piacevole. Le due ragazze, fra le altre cose, scoprirono che Alberto era un musicista e che sarebbe ripartito il sabato seguente alla volta di Sydney.
L’amicizia nata invogliò i tre a trascorrere insieme la serata. Assistettero al tradizionale spettacolo allestito dagli animatori del Club, poi andarono in discoteca dove ballarono fino a tardi. Paola, come suo costume, tempestò Alberto di domande prima di passare a raccontargli alcuni episodi della sua vita. Colorava i suoi discorsi con battute spiritose ed arguzia, così Alberto non si annoiò mai. Né mai avrebbe potuto del resto davanti ad una così provocante bellezza.
Claudia più discreta parlò poco. Preferì ascoltare quanto Alberto aveva da dire sulla musica e su altri argomenti in generale. A lui per tutta la sera riuscì difficile staccare gli occhi dalle gambe generosamente scoperte di Paola e dal decolletè di Claudia.
Quando si salutarono, prima di andare a letto, Alberto era disorientato. Le ragazze sembravano disponibili… ma non sapeva chi scegliere. Tutte e due avevano più di qualcosa che lui gradiva. Il corpo stupendo di Paola eccitava il suo erotismo e fantasticava di gustarlo, come un gigantesco gelato, morso dopo morso. Lo sguardo malizioso di Claudia, che lasciava trasparire grande sensualità, lo stregava. Con l’una e con l’altra avrebbe vissuto momenti esaltanti. Chi avrebbe corteggiato per prima?

Il Venezia 42, un catamarano con 4 cabine doppie e due bagni, capitanato da Jean Pierre, un francese emigrato nelle isole Tuamotu quindici anni prima, si allontanò dalla spiaggia del club alle 9. 30. dirigendosi lentamente verso la passe, la spaccatura della barriera corallina che mette in comunicazione la laguna con l’oceano. L’impatto dell’oceano contro il reef era uno spettacolo della natura davvero inquietante. L’onda lottava con l’ostacolo come una belva ferita e ruggiva paurosamente, liberando una forza
gigantesca che incuteva timore agli occupanti del natante. Da quel punto in poi l’acqua raggiungeva profondità da capogiro, si colorava di un azzurro cupo e diventava il territorio di caccia degli squali. Paola e Claudia provarono un brivido nel trovarsi in mare aperto. Istintivamente si portarono al centro dello scafo, vicino all’albero.
Avrebbero preferito scendere sotto coperta, ma faceva troppo caldo.
“Paura? ” chiese Alberto.
“Un po’” rispose Paola.
“Avresti preferito rimanere a terra? ”
“A ripensarci bene sì”. Replicò senza esitazione Paola.
“Ma dai… e tu Claudia? ”
“Mi sento a disagio a navigare su queste acque così profonde”.
“C’è differenza fra i tremila del Tirreno e i diecimila metri del Pacifico? ” le domandò calmo Alberto.
“Nessuna, ma quest’acqua così scura mi fa impressione”. Ribadì rabbrividendo Claudia.
Alberto guardò le ragazze che sedevano ai suoi fianchi e le strinse a sé. Così
impaurite avevano perso ogni carica erotica. Erano solo due creature smarrite e confuse in cerca di conforto.
Il catamarano sotto la spinta di un vento discreto viaggiava ora a velocità sostenuta.
Si era spinto abbastanza in mare aperto e ora era possibile osservare distintamente il Monte Muaroa, al centro dell’isola di Moorea, e, lontana sulla destra, l’isola di Tahiti.
Il cielo era parzialmente nuvoloso e un grosso cumulo-nembo, che avanzava minaccioso da sud-est, preannunciava l’arrivo di guai.
Il vento rinforzò presto inducendo il capitano ad allentare il fiocco e la randa per offrirgli meno resistenza. Quando il cumulo, gonfio d’acqua e di turbolenza, arrivò su di loro oscurando tutto il cielo visibile, anche l’acqua del mare si agitò e sballottò con violenza il catamarano. Il capitano imperturbabile seguì la rotta in direzione del canale di mare fra Tahiti e Moorea. Le acque fortunatamente ritornarono abbastanza quiete.
Le prime gocce d’acqua, grosse come ciliegie, caddero dal cielo plumbeo invogliando tutti gli occupanti a scendere sottocoperta. In pochi minuti una pioggia furiosa investì l’imbarcazione, ma non sconvolse né l’imperturbabilità di Jean Pierre, né la stabilità del mezzo che continuò a navigare abbastanza tranquillamente. Ci furono quaranta minuti di pioggia intensa, poi il cielo ritornò sereno ed il vento forte si ridusse ad uno zefiro primaverile. Sottocoperta Paola, nonostante il maltempo, era allegra come al solito, ma, date le circostanze particolari, aveva un pubblico un po’ assente: Claudia fissava preoccupata lo scatenarsi degli elementi attraverso l’oblò, Alberto era intento a incoraggiarla, gli altri, di nazionalità diverse, non le prestavano molta attenzione.
La loro destinazione era una piccola baia di Tahiti, accessibile solo dal mare, meta usuale di simili escursioni. Qui avrebbero gettato l’ancora e fatto un pic-nic. Vi giunsero verso le 11. 30.
Il posto era incantevole. Palme altissime facevano cornice ad una spiaggia bianca come la neve, ricca di bellissime bouganville. Due J. O. al seguito portarono a terra tutto l’occorrente per lo spuntino di mezzogiorno.
Alberto decise di spendere il tempo che intercorreva fino a quel momento, camminando sul bagnasciuga. Lasciò le ragazze parlottare con Alain, l’animatore suo amico che la sera prima gli aveva riservato il posto accanto a loro, e si dileguò fra le palme e le mangrovie. Un meraviglioso scorcio di panorama tropicale si aprì davanti a lui. Si tolse il costume e si distese a terra. Il calore del sole scaldò piacevolmente i suoi genitali.
Un rumore di cespugli smossi alle sue spalle richiamò la sua attenzione. Cercò istintivamente di riprendere lo slip che stava dietro alla sua testa, ma non ci riuscì: un piede lo teneva fermo. Si voltò per cercare di capire di chi fosse e riconobbe Paola.
Era senza bikini.
“Non vorrai mica rimetterlo? ” chiese la ragazza ammiccante, mentre lo scavalcava portandosi all’altezza del suo viso. Alberto, meravigliato ed incapace di proferire parola, pur da una posizione insolita per valutare, si rese conto che Paola nuda era davvero uno schianto.
Il suo sguardo avido cadde sui peli del pube, sulla vulva semiaperta e sui grandi seni che oscillavano a destra e a sinistra ad ogni movimento. Paola ancheggiando cominciò ad accarezzarsi il corpo in modo molto sensuale. Prese i seni fra le mani e li avvicinò fra loro, osservando compiaciuta la reazione di Alberto. Questi, completamente inebetito, non si mosse. Dopo essersi toccata i glutei, sempre dimenando il corpo, scese con le mani sul pube e sulle cosce. Cessò il suo movimento, assumendo un’aria ancor più maliziosa e divaricò le gambe. Con le dita di entrambe le mani si aprì le piccole labbra, mostrando l’interno roseo della vulva. Alberto di fronte a quello spettacolo ebbe un’immediata erezione. Fortemente eccitato, iniziò a masturbarsi e Paola fece altrettanto.
Guardò curiosa quel pene lungo e grosso. Dopo essersi seduta accanto a lui, lo prese in mano e lo osservò per qualche istante, poi lo mise in bocca. Corse con la lingua lasciva intorno al glande, mentre con la mano ne teneva saldamente la base. Appena sentì Alberto respirare con affanno cominciò a tirarlo con ritmo sostenuto. Nel fare ciò mostrava a lui le natiche. Alberto la prese allora per i fianchi, la fece salire a cavalcioni su di sé e la portò sopra al suo viso. Avvicinò la bocca a quelle rotondità invitanti e le mordicchiò. Attratto dall’odore, scese con la lingua nella fenditura. Si spinse nel suo interno, mentre con l’indice schiacciava la clitoride sull’osso pubico e con le dita dell’altra mano entrava all’interno della vagina. Paola mugolava di piacere come una gatta in calore.
Dopo averla messa supina, cominciò a baciarla e a toccarla ovunque. Quando arrivò all’altezza del pube, si soffermò a guardare le sue piccole labbra. Le aprì delicatamente e vi soffiò sopra, come per aprire le pagine di un libro. Succhiò a lungo la sua vulva e le strappò mille e più gridolini di soddisfazione.
Paola, al contatto di quella lingua e quelle mani che esploravano i punti più sensibili del suo corpo, si sentì travolgere dal piacere. “Scopami” implorò. Alberto, ormai sovraeccitato, obbedì senza esitazione. Aiutandosi con la destra, guidò il pene all’ingresso della vagina e lo spinse in avanti con delicatezza. Paola, stringendo fra i denti il reggiseno del bikini, cominciò a gemere sempre più forte sotto le sue ripetute spinte pelviche. Lui cercò di ritardare quanto più possibile l’orgasmo per portarla alla massima eccitazione, e, quando divenne incapace di resistere, venne, spargendo in abbondanza il suo seme dentro di lei.
Paola cacciò un urlo e si contrasse assumendo un’espressione di sofferenza. Sotto lo spasmo dell’orgasmo, graffiò profondamente la schiena di Alberto. Giacquero l’uno sull’altro per qualche lungo istante, ansimanti. Poi Alberto si abbandonò sulla sabbia, liberandola del suo peso. Dopo qualche lungo istante, si buttarono in acqua e per entrambi fu il bagno più elettrizzante mai fatto. Rimasero in balia dei propri sentimenti, cullati dal dolce movimento delle onde, assaporando il piacere dei quei momenti.
Ritornarono alla baia dove i gitanti, Claudia compresa, erano allegri e festanti.
Qualcuno, accompagnandosi con la chitarra cantava le canzoni internazionali più conosciute.
Nell’aria circolava un intenso odore di carne alla brace. Con discrezione si riunirono al gruppo. Alberto indossò la maglietta per coprire la schiena segnata. Ma a Claudia, non sfuggirono nè il loro rientro furtivo, nè i graffi vistosi.
Nel pomeriggio completarono il periplo dell’isola di Tahiti. Verso il tramonto approdarono al villaggio stanchi, ma euforici per la giornata trascorsa.
Soltanto Claudia non era partecipe dello stesso sentimento. Era fortemente irritata perché Paola, l’intrigante, aveva preso nella rete Alberto.
Nel momento di rabbia le apparvero entrambi sciocchi: lui, che avendo ceduto alle insulse avances di Paola, dimostrava poca intelligenza, e lei perché, a ben guardare, era soltanto un cocktail di chiacchiere e battutine sceme.
Durante il viaggio di rientro, Alberto aveva colto l’inquietudine ed il sottile risentimento di Claudia nei suoi confronti. Il fatto che lei dimostrasse irritazione, indicava chiaramente il suo grande interesse per lui. Con molto egoismo, gioì pensando che avrebbe potuto trascorrere con lei momenti altrettanto indimenticabili, ma sarebbe stato ancora possibile dopo quanto era accaduto?
Terminato l’abituale spettacolo serale, Claudia non andò in discoteca come le altre volte. Si scusò sostenendo che la giornata impegnativa l’aveva stancata e rientrò anzitempo nel bungalow.
Paola, che non aveva certo una mente speculativa, le credette. Alberto fece il
tentativo di trattenerla, ma non insistette più di tanto.

La mattina di San Giuseppe vide le due ragazze ignorarsi a vicenda. Claudia, che dietro al suo aspetto dolce, celava un caratterino difficile, dopo aver spiegato i motivi del suo risentimento, non rivolse più la parola a Paola. Questa, ovviamente seccata per la faccenda, sarebbe stata anche disponibile ad appianare i contrasti, ma rinunciò a farlo fino a quando Claudia non si fosse dimostrata più imparziale.
Intanto per quel giorno avrebbero avuto poche occasioni di stare insieme. Lei era stata prescelta come partecipante alla grande manifestazione folcloristica che avrebbe avuto luogo la sera e sarebbe stata impegnata fino a tardi.
Proprio per questo il villaggio visse un giorno di agitazione. Sul palcoscenico del teatro dove venivano rappresentati i vari spettacoli, furono sistemati diversi tipi di strumenti musicali. Variopinti costumi, tutti in fibra vegetale, erano stati portati in un locale adiacente. Dal numero di persone impegnate nei preparativi si poteva desumere che lo spettacolo sarebbe stato grandioso.
Claudia, dopo colazione ritornò nel bungalow e decise di rimanervi fino a sera per meglio mettere a fuoco i propri pensieri. La notte aveva già mitigato il suo malumore e, riconsiderando gli eventi con ragionevolezza, si era resa conto di essere stata severa ed ingiusta nei confronti di Paola ed Alberto unicamente per gelosia. E ingenerosa soprattutto verso Paola, che era chiacchierona ed esuberante sì, ma anche assolutamente incapace di farle un dispetto. Alberto non era il suo uomo e nessun diritto poteva accampare su di lui. Se Paola si buttava avanti per prima ed otteneva successo, non poteva fargliene una colpa. Colpevole semmai era lei che avrebbe dovuto osare di più. Il mondo offre a tutti quelli che sanno approfittarne amore e sesso. Già sesso. Ripensò sorridendo ad Alberto che si masturbava sul bagnasciuga. Avrebbe voluto scopare con lui su quelle spiagge bianchissime mentre il sole scendeva sul mare graffiando di rosso il cielo.
La sera a cena Alberto si materializzò come d’incanto prendendo posto alla sua destra.
Claudia, bellissima in mini vertiginosa e camicetta, ebbe un tuffo al cuore perché, per la prima volta, poteva stargli vicino senza l’ingombrante presenza della sua amica.
Cercò in tutti i modi di nascondere il suo imbarazzo. Quella sera quattro posti rimasero liberi al loro tavolo. Soltanto un’altra coppia di giovani francesi sedeva proprio di fronte ad essi. Così sia Alberto che Claudia avevano due posti liberi accanto.
Alberto, pur ignorando lo stato dei rapporti fra le due ragazze, evitò deliberatamente nei suoi discorsi di fare riferimento a Paola. Solo Claudia la ricordò ad un certo punto, notando che dal mattino ancora non l’aveva vista.
Claudia parlò per la prima volta delle cose che la interessavano. Ascoltò e dialogò con interesse, perché Alberto era una persona colta ed un buon conversatore. Discussero di musica, di teatro, di viaggi. “Ha proprio tutte le qualità… ! ” pensò Claudia guardandolo con ammirazione.
Aveva appena formulato questo pensiero, quando sentì una mano posarsi sul suo ginocchio. Era la mano sinistra di Alberto. Sul momento, rimase come paralizzata ed incapace di pensare. Dopo una breve pausa con molta delicatezza, la mano stava risalendo verso l’interno delle sue cosce. Claudia fece una smorfia di disappunto. “Sfacciato! ” disse fra sé guardando Alberto, che però con la testa era rivolto altrove. Passato il momento di sconcerto iniziale, si abituò a quel piacevole contatto. Così lasciò che la faccenda procedesse senza intralcio. La mano, senza trovare ostacoli lungo il cammino, arrivò presto all’inguine. Le dita sfiorarono il pube e scesero a toccare la morbida carne che si trovava più in basso.
Claudia, che cominciava ad appassionarsi, facilitò il compito del giovane allargando leggermente le gambe e scivolando in avanti sul sedile. Le dita, dopo aver sollevato l’elastico delle mutandine, si introdussero nelle piccole labbra strappandole un brivido di piacere. Indugiarono sulla clitoride. Quando il medio entrò nella vagina, questa era già tutta bagnata. Fortemente eccitata, Claudia posò lo sguardo sui calzoni di Alberto ed ebbe la conferma del suo forte stato di eccitazione. Ripensando a lui mentre si masturbava sulla spiaggia, non potè fare a meno di mettergli una mano sul pene: al tatto le sembrò ancora più grande! Chiuse gli occhi per meglio assaporare le sensazioni incredibili che stavano rincorrendosi dentro di lei. L’orgasmo, forse per l’insolita ed imprevista situazione, arrivò all’improvviso, cogliendola impreparata. Chinò la testa, chiuse gli occhi e cercò di dominare le contrazioni che la scuotevano, per celare a quanti erano vicini quello che stava succedendo. Fu un orgasmo intenso e pertanto difficile da controllare; ma nessuno, parve accorgersene. Lei, all’apice del godimento, strinse forte il pene di Alberto procurandogli dolore.
L’onda di piacere passò lasciandola soavemente stordita. Dopo essersi guardata in giro per controllare la situazione, rivolse ad Alberto uno sguardo che era insieme di rimprovero, di gratitudine e di soddisfazione. L’erezione di Alberto durò a lungo e quando si alzarono al termine della cena i suoi pantaloni ne mostravano ancora il segno.
Si accomodarono sulle gradinate del teatro attendendo pazientemente che arrivasse l’ora della rappresentazione. Alle 9, 30 lo spettacolo annunciato dal capo villaggio ebbe inizio.
I musicisti ed il coro presero posto sul palcoscenico. I tahore, gli strumenti a percussione fatti con i fusti delle palme da cocco, cominciarono a diffondere per primi le loro note ossessive. Il coro intonò l’himené introduttivo. Subito dopo, al ritmo irrefrenabile del tamurè, fecero il loro ingresso sulla scena le bellissime vahinè polinesiane, vestite dei loro parei multicolori agitando sensualmente i fianchi. Dietro di loro maschi muscolosi e aggraziati completavano il quadro.
Dopo il tradizionale tamurè il corpo di ballo dette vita ad una spettacolare coreografia. Entrarono in scena altri ballerini, che dalle lance in loro possesso, si intuiva fossero pescatori, imploranti con preghiere e canti al dio del mare per ottenerne benevolenza.
Dopo alcuni istanti fu portata al centro del palco una grande conchiglia chiusa che i pescatori guardarono con rispetto e soggezione, tenendosi a debita distanza. Con il passare del tempo questi divennero intraprendenti e cominciarono ad avvicinarsi al gigantesco mollusco. Uno di essi con un coltello tra i denti si avvicinò fino a toccarlo. Con la lama aprì in due la conchiglia. Il frutto spalancò le valve e mostrò la sua perla: era Paola, che indossava un attillatissimo e corto vestito color argento e ondeggiava con le mani ed il corpo intero. Contemporaneamente le due parti del guscio e la perla caddero in acqua, sollevando onde altissime che sommersero, facendoli perire, i pescatori arditi ed incauti che avevano osato toccare il frutto prezioso. Seguì poi il canto propiziatorio delle donne ad implorare gli dei perché riportassero in vita gli uomini caduti.
Il ritmo dei tamburi e dei tahore divenne ancora più martellante e stordente. Cessò all’improvviso segnando la fine della bellissima rappresentazione teatrale. Un boato di approvazione da parte del pubblico presente salì al cielo. Seguì una confusione indescrivibile.
Claudia ed Alberto, al termine dello spettacolo, si allontanarono in direzione della spiaggia. Il cielo era così sereno e così scuro che chi lo osservava poteva pensare di toccarlo con le mani. I due guardarono stupefatti lo spettacolo grandioso che si presentava ai loro occhi e, tolte le calzature, cominciarono a camminare scalzi nell’acqua calda e limpida addentrandosi nell’oscurità del bagnasciuga.
Alberto in un impeto di tenerezza, prese il viso di Claudia tra le mani e la baciò dolcemente. Claudia rispose con calore, stringendosi al suo corpo caldo e muscoloso.
Quelle braccia forti le dettero un rasserenante senso di sicurezza e non avrebbe voluto staccarsene più.
Una brezza leggera investiva i due regalando loro un piacevole senso di freschezza.
Scivolarono sulla sabbia quasi senza accorgersene. I sensi, gia prepotentemente eccitati, reclamarono la loro parte di piacere. Percorsero tutto il moletto usato per fare sci d’acqua. Arrivati in fondo, Alberto, sotto la luce dei lampioni, si sporse in avanti per osservare alcuni pesci coloratissimi. Claudia, colta da un impulso giocoso irrefrenabile, lo spinse in acqua e rise prepotentemente quando Alberto riemerse. Anche lui, contagiato dalla sua risata, scoppiò a ridere.
Alberto nel guardare la sua stupenda compagna dal basso verso l’alto, fu colto da un’idea improvvisa. Invitò Claudia a togliersi le mutandine e a sedersi sul bordo con le gambe ciondoloni. Claudia rispose a quella richiesta sculettando con l’abilità di una provetta spogliarellista. Sfilò le mutandine con mosse veloci, assumendo pose da pornodiva. Le agitò in alto come un trofeo e poi le gettò in acqua non molto lontano da Alberto. Questi avrebbe fortemente desiderato che si fosse spogliata del tutto, ma erano troppo vicini al villaggio e qualcuno avrebbe potuto vederli. Claudia si sedette proprio come Alberto aveva chiesto. Dall’acqua lui le mise le mani sotto le natiche e la portò vicinissima al suo viso. Cominciò a leccarle la vulva bagnata con grande piacere: l’odore dei suoi umori la rendevano particolarmente attraente.
Le voci di alcune persone, che stavano avvicinandosi al villaggio, bloccarono entrambi quando ormai Claudia stava per raggiungere l’orgasmo. Alberto, con alcune bracciate, pur impacciato dai vestiti, si allontanò dal molo scomparendo nell’acqua buia. Claudia ricompostasi con molta calma, scese dal molo e s’incamminò sulla battigia. Dalla spiaggia buia emersero due coppie di anziani turisti francesi. Claudia si allontanò quanto bastava per mettersi al riparo da sguardi indiscreti. Nella piccola insenatura, dove erano ormeggiate numerose barche da diporto, si ricongiunse ad Alberto.
Questi, appena uscì dall’acqua, si tolse gli abiti, compresi gli slip, appendendoli sulla cima di un Laser per farli sgocciolare. Claudia guardò con interesse e stupore il pene dritto di Alberto che puntava leggermente in alto. Si sedettero sullo scafo di un catamarano tirato a secco a non più di una ventina di metri dalla riva.
Lei, ancora eccitata, s’inginocchiò davanti ad Alberto. Prese in bocca il suo pene.
Indugiando con la lingua sul buchino, assaporò alcune gocce di liquido prostatico. Poi, abbandonò la presa e si sdraiò sulla sabbia. Pregò Alberto di inginocchiarsi di fronte a lei e di masturbarsi: voleva che lui le inondasse il viso e il petto di sperma. Così dicendo si tolse la camicetta, liberando i suoi meravigliosi seni.
Alberto si portò su di lei, collocandosi con le ginocchia all’altezza dei suoi fianchi.
Quando fu a giusta distanza dal suo viso, iniziò a masturbarsi. Raggiunse un’eccitazione ancora più grande allorché lei cominciò a sfregare la clitoride. Raggiunsero l’orgasmo in poco tempo: per primo Alberto, che indirizzò rapidi ed abbondanti getti di sperma sul viso e sui seni di Claudia, poi lei che, sotto la spinta del piacere selvaggio che la invadeva, sussultò a lungo.
Alberto, eccitatissimo per la nuova esperienza, si sdraiò accanto a lei. Guardarono soddisfatti ed appagati le stelle complici della loro avventura. Passarono diverso tempo a parlare dei loro sogni, dei loro desideri, delle loro aspirazioni. Scoprirono di avere tanti punti in comune e così inevitabilmente crebbe in loro il rammarico per la partenza prossima di Alberto. Leggermente infreddoliti si rialzarono da terra. Claudia, con mossa repentina, salì sul tendalino del catamarano improvvisando un ballo molto sensuale. Fece roteare i suoi bellissimi seni, agitando sensualmente i fianchi. Alberto notò sorpreso che si muoveva con l’eleganza di una ballerina. Volgendo le spalle ad Alberto, alzò la corta gonna e mostrò i suoi glutei ben fatti. Si toccò il sedere più volte facendo crescere il desiderio sessuale in lui. Infine tirò via la gonna e rimase nuda davanti agli occhi dello sbalordito Alberto. Pur nel debole chiarore delle stelle e delle luci del villaggio lontano, lui potè ammirare le splendide fattezze del suo corpo. Il sedere piccolo e rotondo, i due seni ben fatti, le spalle proporzionate e diritte, lo splendido viso costituivano uno spettacolo assolutamente fantastico.
Claudia scese dal tendalino del catamarano. Posò un piede sul petto di Alberto, sdraiato a terra, come a volergli indicare che era la sua preda. Così facendo dischiuse leggermente le piccole labbra. Alberto, come colpito da una scarica elettrica di forte intensità, le fu sopra e la penetrò con decisione, incurante del male che avrebbe potuto arrecarle. Claudia avrebbe sopportato ben altro in quel momento di erotismo sfrenato. Fu posseduta con forza e questo la rese pazza di piacere. Ad ogni spinta lanciava un grido roco. Quando raggiunse l’orgasmo cacciò un vero urlo e si avvinghiò con le mani e con i piedi al corpo di lui. Estasiati e felici per l’esperienza vissuta, rientrarono al villaggio alle prime luci dell’alba.

Man mano che il giorno si avvicinava il loro cuore si riempì di cruccio. Da lì a poche ore, nel pomeriggio, Alberto avrebbe preso il volo per Sydney: l’incanto appena iniziato era già finito, ma promisero a se stessi che si sarebbero rivisti una volta rientrati in Italia.
Quando ritornò al villaggio, Claudia si stupì di non aver trovato Paola nel bungalow.
Non poteva certo sapere che lei se ne stava dormendo tranquillamente, stretta fra le braccia del suo spasimante, il mitico Alain, che a lungo l’aveva desiderata e corteggiata.

Claudia accompagnò Alberto all’aeroporto di Moorea. Prima di lasciarsi, dopo l’ennesimo bacio, gli disse a bruciapelo: “Mi raccomando, ora che rimani da solo non fare come l’altro giorno sulla spiaggia… “. Lui sulle prime non capì, poi quando realizzò a cosa si riferiva si vergognò e arrossì.
“Era solo un gioco… ” cercò di scusarsi, balbettando mentre si addentrava nella piccola aerostazione Vinse l’imbarazzo soltanto quando fu dietro alla vetrata della sala partenze. Salutò Claudia quasi con un senso di liberazione. Il Learjet a 20 posti lasciò l’aeroporto di Moorea alle 14. 45.
Il volo per Sydney era previsto per le 16. 30. Claudia, all’ora del decollo, guardò più volte il cielo in direzione di Tahiti, cercando nel cielo limpido il Jumbo di Alberto.
Ma era speranza vana perché ignorava di trovarsi esattamente all’opposto del punto ideale per realizzare quel sogno. Lacrime di dispiacere per la partenza di Alberto scesero inarrestabili sulle sue guance. Paola, che si era rappacificata con lei e che tutto aveva saputo del suo idillio con Alberto, la consolò: “Dai, non fare così. Fra qualche giorno lo rivedrai in Italia! “. “Già” pensò Claudia, “fra qualche giorno… il tempo vola in fretta”. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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