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Cancun

Era finalmente arrivato il periodo delle vacanze, atteso con ansia, per scacciare tutto lo stress accumulato negli ultimi mesi.
Con alcuni amici decidemmo di prenotare a Capo San Lucas e partimmo una settimana dopo. Il viaggio è stato abbastanza traumatico, non tanto il volo trans oceanico, ma il volo interno Messicano…
La città offriva ogni cosa, l’avevamo subito rinominata in ‘piccola Riminì, ma gli Americani la facevano veramente da padroni.
Erano passati un paio di giorni e stanco di fare la bistecca al sole, decisi di fare una passeggiata lungo la spiaggia.
Avevo camminato per un po’ e vidi una ragazza, dai capelli rossicci e dal corpo armonioso parlare con alcune persone.
La vidi leggermente di profilo, e non credevo hai miei occhi.
Assomigliava tantissimo ad una mia amica.
Cercai di avvicinarmi, e scoprii con piacere che era lei.
I nostri sguardi si incrociarono, increduli della situazione.
Un leggero sorriso, misto ad imbarazzo era stato il nostro saluto.
L’imbarazzo suo per non sapere come troncare la sua conversazione con gli altri e mio per non sapere come entrare nella situazione.
Credo che gli altri capirono la situazione, perchè poco dopo salutarono e se ne andarono.
Avevamo subito iniziato a parlare degli amici in comune rimasti a casa e ci eravamo sdraiati sul suo telo a prendere un po’ di sole.
La pelle iniziava a bruciare, mi alzai, la presi di forza per mano e ci tuffammo in acqua.
Finalmente il mio corpo tornò ad avere una temperatura normale.
Avevamo nuotato per un po’, e poi siamo usciti dall’acqua, sdraiandoci ancora sul telo.
Lei si girò porgendomi la crema solare e chiedendomi di spalmagliela.
Mi sollevai e ne versai un bel po’ sulla schiena.
Lei si era slacciata il reggiseno in modo che potessi spalmarle tutta la schiena, senza incepparmi nell’elastico.
Cominciai a massaggiarle il collo, scendendo lungo la schiena e avvicinandomi ai sui glutei, risalendo poi ancora sul collo.
Si voltò, sorridendo, dicendo che se avessi continuato in quel modo non si sarebbe più mossa di li.
Ridevo, mentre continuavo a massaggiarla, e in modo deciso le dissi di voltarsi, per spalmarla anche sulla pancia.
Si voltò e mi guardava divertita. Io sopra di lei cominciai a spalmarle ancora la crema, arrivai fin sotto ai suoi seni, ma non andai oltre.
Scesi fino al suo pube e non andai oltre.
Mi ero sdraiato, con la schiena al sole, anche per nascondere la mia eccitazione, quando sentii il suo corpo sopra di me e le sue mani accarezzarmi la schiena, per poi voltarmi per farmi spalmare il petto.
Non riuscii a trattenermi, e lei senti il mio pene, duro, tra le sue cosce.
Sorrise, e mi disse che forse avevo bisogno di un altro bagno.
La gente lentamente abbandonava la spiaggia, mentre noi eravamo rimasti li per vedere il sole tramontare.
Il sole era ormai arrivato all’orizzonte, con il suo colore rosso ed una leggera brezza sfiorava i nostri corpi.
Avevo guardato l’ora e le chiesi di fare l’ultimo bagno prima di rientrare in hotel.
Entrammo in acqua lentamente e ci immergemmo completamente.
Ci guardammo intorno e non c’era quasi più nessuno.
Eravamo vicini, stretti, i nostri occhi non distoglievano lo sguardo dai nostri volti. Iniziammo a baciarci, mentre le mani accarezzavano e scorrevano sui nostri corpi.
Le slacciai il reggiseno, e lo gettai sulla spiaggia.
Accarezzavo, succhiavo e mordicchiavo i suoi capezzoli, sentendoli irrigidirsi sulla lingua.
La sua mano mi stava lentamente masturbando.
Ci spogliammo completamente in pochi attimi.
Continuavo a baciarla, e le mie dita entravano e uscivano dalla fica, con foga, la sentivo ansimare, gemere.
La portai sulla battigia, e iniziai a baciarla tra le cosce, succhiando il clitoride, assaporando i suoi umori.
Risalii baciandola e mordendogli i fianchi le provocavo un dolce solletico.
Iniziai a penetrarla, ma un po’ di sabbia che si era insidiata, rendeva il tutto leggermente doloroso.
Uscii dalla fica ed arrivò l’onda che speravo per togliere quella sabbia.
Ricomincia a scoparla con maggiore desiderio, con dolcezza e vigore.
Stavo per esplodere e non riuscivo a trattenermi.
Uscii dalla fica e cominciai a masturbarmi, presto la mia calda crema aveva sparso il suo pancino.
Lei si sollevò e lo prese in bocca, svuotandolo completamente.
Per un po’ eravamo rimasti fermi a guardarci, abbracciandoci e baciandoci ancora.
Ci eravamo rivestiti e le nostre strade si dividevano per tornare in hotel.
Lei mi chiese cosa avrei fatto quella sera, ed io la invitai a cena.
Mi disse che ero suo ospite e mi invitò nel suo hotel.
Appena entrati lei iniziò a spogliarsi ed entrò nella doccia, aprì la tendina e mi invitò a fare la doccia con lei.
Ci eravamo insaponati e ripuliti a vicenda.
Lei stava per uscire dalla doccia, e piegandosi per prendere l’asciugamano mi mostrò ancora i suoi orifizi.
Mi inginocchiai e la baciai ancora tra le cosce.
Le sue mani si appoggiarono la muro, vicino, ed il suo corpo seguiva i movimenti della mia lingua.
La volevo ancora.
Risalii e la portai di fronte allo specchio del bagno, con le sue mani appoggiate al lavandino.
Entrai nella fica da dietro, e guardando il suo volto immerso nel piacere, allo specchio.
Quella sera non eravamo usciti dall’hotel, avevamo mangiato in camera. FINE

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