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Complici

Un altro viaggio in treno. Un altra indigestione di valigie sugli stinchi, di gente in ritardo, di mamme preoccupate e fidanzatini appiccicati l’uno all’altro nell’ultimo bacio; l’ennesimo panino insapore e l’ennesimo vicino di poltrona noioso e cascamorto… Anna non ne poteva più di quel lavoro così lontano da casa. Camminava spedita nel corridoio infastidita da tutta quella gente spaesata e accaldata. Trovò il suo posto e si sedette senza salutare. Aprì subito il libro sperando che servisse come deterrente per le inutili chiacchiere dei suoi inutili compagni di viaggio. Il treno si mise in moto e ancora nessuno sembrava badare a lei; forse questa volta le andava bene. Dopo qualche minuto cominciò prudentemente a sbirciare i suoi vicini. Davanti aveva una ragazzetta davvero carina, Anna le diede 19, 20 anni. Guardava fisso fuori dal finestrino con gli auricolari ben calcati nelle orecchie. Pelle liscia e gambe tornite da ventenne, una gonna cortissima e una cintura alta quasi quanto la gonna, batteva il tempo sul sedile con dita abbronzate. Accanto invece le sedeva una signora che già ronfava, le mani avvinghiate sull’apertura della borsa nera per proteggersi dai ladri. Vicino alla bellissima sedeva un ragazzo sui 30. Leggeva anche lui un libro ascoltando musica. Aveva mani molto belle e un viso dolce. Non le aveva rivolto nessuno stupido sorriso e bagnava appena il dito sulle labbra per girare le pagine: le piaceva. Anna lesse una cinquantina di pagine cercando di rilassarsi e di non pensare a cosa la aspettava a lavoro. Il treno era stranamente calmo quel giorno, niente bambinetti urlanti per i corridoi o drogati in cerca di soldi. Stavano attraversando una zona piovosa, e l’aria era quasi grigia intorno a loro. Rilassante. Alzò gli occhi per guardarsi intorno e colse lo sguardo del ragazzo indugiare sulle gambe della sua vicina. Bene, anche lui non era rimasto indifferente al fascino della bella ascoltatrice di musica tecno. Si era anche girato leggermente verso di lei per poterla guardare ogni tanto senza dar troppo nell’occhio: le faceva tenerezza. Certo non aveva la visuale che aveva lei, pensò sorridendo infantilmente di questa piccola vittoria. Ad un certo punto i loro sguardi si incrociarono per poi deviare subito, imbarazzati, ma qualcosa li univa ormai e se ne erano accorti entrambi. Nei minuti successivi si scambiarono qualche altra occhiata furtiva. In fondo guardavano la stessa ragazza, e ne godevano silenziosamente entrambi. Anna si stava divertendo, per la prima volta in 3 anni di treno. Le piaceva la situazione che si era creata fra loro tre. “Loro tre” forse era eccessivo, si disse poi. In realtà erano loro due a sbirciarsi l’ignara creatura e a scambiarsi timidi sorrisi che avrebbero potuto avere qualsiasi significato, ma che per Anna erano senza dubbio di complicità. La ragazza poco dopo si addormentò, e lei fu libera di guardarle anche il viso con calma. Era davvero bellina. Forse un po’ troppo magra e il naso un po’ troppo pronunciato, ma il trucco metteva in risalto la bocca carnosa e vi attirava inequivocabilmente gli occhi. All’improvviso lui le rivolse la parola facendola sobbalzare: – scusa mi guarderesti la sacca che vado un attimo in bagno? – disse sussurrando. – certo – fece lei con un filo di fiato. Volevano entrambi evitare che la ragazza si svegliasse, ormai lo avevano capito. Mentre lui era via la bella si assestò meglio sul sedile, aprendo un po’ le gambe ed appoggiando un piede su una sporgenza sotto il finestrino. Ad Anna venne quasi un colpo: adesso intravedeva perfettamente le mutande di cotone bianco; avrebbe potuto giurare che ci fosse anche un disegnino rosa da qualche parte. Piegò leggermente la testa per vedere meglio; questo ruolo da guardona la stava decisamente eccitando. Teneva il libro in mano per sicurezza, ma chiunque si sarebbe accorto che non girava una pagina da una decina di minuti almeno… Si guardò intorno furtivamente poi si concentrò su quel triangolo bianco in mezzo alle cosce abbronzate che aveva di fronte. Poteva vedere il leggero rigonfiamento del sesso sotto il tessuto. Si guardò di nuovo intorno sentendosi un po’ stupida e maledicendo questi nuovi treni senza scompartimenti, poi tornò a scrutare quella meraviglia. Non ne era sicura ma sì, forse si vedeva anche il tessuto piegarsi leggermente in dentro, nel solco. Dovette distogliere lo sguardo a forza; sentiva caldo e il respiro cominciava a diventarle affannoso. Si stava eccitando maledettamente. Un altro po’ e avrebbe avuto bisogno anche lei del bagno… Diede un’occhiata al bel volto temendo che nel frattempo si fosse svegliata, ma la fanciulla dormiva tranquilla, ignara di tutto. Il suo complice, come ormai lo aveva battezzato dentro di sè, tornò dal bagno e la ringraziò, sempre a basa voce. Fu quando lo vide riprendere in mano il libro e cercare di ricordarsi la pagina a cui si era fermato decine e decine di km prima, che le venne l’idea. Si sentiva appagata da quello che aveva visto ormai e le piaceva l’idea di condividerlo con questo sconosciuto così gentile e così timido. Ci rimuginò sopra qualche minuto, pensando a quale scusa inventare. Alla fine si sporse verso di lui e sempre sussurrando gli chiese: – scusa… – – dimmi – fece lui avvicinandosi a sua volta e levandosi gli auricolari. – soffro un po’ di mal di treno, ad andare così al contrario… non è che faresti a cambio di posto? Il ragazzo esitò solo un attimo – ma certo, non c’è problema – rispose. Si alzarono entrambi e di fermarono imbarazzati nello stretto spazio fra i sedili. – Allora, passo prima io ok? – fece Anna. Girarono lentamente su loro stessi facendo attenzione a non toccare le gambe delle due dormienti. Mentre si sedeva al suo nuovo posto Anna non distolse gli occhi dal volto di non-so-neanche come-si-chiama: non voleva perdersi la sua faccia alla vista dello spettacolo che si sarebbe trovato di fronte fra poco! Il ragazzo si sedette e ovviamente fece finta di leggere per un po’. Anna aspettava fiduciosa. Qualche minuto dopo lui stava già risalendo con lo sguardo dalle caviglie su per le gambe della giovane; spalancò gli occhi quando vide il bianco del cotone delle mutandine e distolse subito lo sguardo. Anna nascose una risatina silenziosa dietro il libro e le sembrò di vederlo arrossire leggermente. Le stava sempre più simpatico quel ragazzo! Lo vide guardare ancora fra le gambe della dormiente, piegare la testa appena, come aveva fatto lei prima, per cogliere quel piccolo di raggio di sole e vederle meglio la forma del sesso. Forse anche lui aveva colto la morbidezza di quello che era racchiuso fra quelle gambe, e forse aveva anche intuito il percorso della fessura dalla piega delle mutande… Stette in ammirazione per parecchio, poi finalmente la guardò. Non ebbero il coraggio di dirselo apertamente, di ammettere l’uno con l’altro cosa stavano combinando, ma si guardarono per qualche istante in più del dovuto e poi sorrisero ognuno per conto proprio; lui guardando fuori dal finestrino, lei nel corridoio. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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