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Crociera

La crociera caraibica, venne vinta attraverso un gioco indetto da un network locale a cui Jò aveva risposto on-line. Un sogno. Dieci giorni a bordo di una lussuosissima nave, con la formula full-inclusive.
La partenza dal porto di Gibilterra, avvenne in Gennaio con un tenue sole che riscaldava appena, i corpi dei viaggiatori. Ma l’atmosfera a bordo della nave era tutt’altro che gelida. Splendide hostess e personale maschile addetto ai servizi più disparati, sembravano elettrizzare tutto l’ambiente con una sorta di fluido ammaliante che espandeva i suoi effluvi dappertutto.
Il primo giorno trascorse per me e Jò, all’insegna dell’ambientazione sulla nave. Tutto era particolarmente bello ed eccitante, la cabina lussuosa e curata nei dettagli era formata da un’entrata spaziosa ove in bella mostra stava un tavolino in stile liberty su cui, sempre freschi e curati, venivano riposti dei bouquet di fiori con prevalenza di viole del pensiero. Dopo l’entrata si apriva una saletta composta da un divano e due poltrone in alcantara rossa appoggiate sopra un bellissimo tappeto Kilim dal pregio notevole, con al centro un tavolino in cristallo; poco più a destra v’era la porta scorrevole che dava sul bagno ed una esattamente speculare a questa, sulla camera da letto. Il bagno era spazioso e prendeva luce da un abbaino posto sul soffitto, (La cabina era posta in classe Lussuosa e posta sul primo ponte) al centro aveva una vasca con idromassaggio completamente interrata a mo di mini piscina e sulla sinistra faceva bella mostra una cabina per sauna in legno. La camera da letto era molto ampia ed oltre a contenere un letto circolare posto al centro della stessa, aveva una serie di poltroncine poste attorno allo stesso.
Ma anche l’intera nave era molto bella e curata, ponti lucidi e pulitissimi, sale da pranzo e ricevimento ampie e lussuose, una serie di piscine poste ai vari livelli, Bar, mini-ristoranti per snak veloci, insomma una vera e propria “roccaforte” dei mari. Due cose però colpirono i nostri due passeggeri durante il loro primo giro d’ispezione: a poppa della nave, nella parte più bassa e quasi posta a livello delle onde che si infrangevano sulla struttura, esisteva una zona “chiusa” e presidiata a turni dal personale della nave. Per accedervi v’era una porta presumibilmente blindata e di colore nero, su cui erano dipinte a caratteri rossi tre X. Mentre la seconda cosa che Michael e Jò notarono, era che i passeggeri della nave erano tutti composti da coppie adulte.
Il primo giorno di crociera passò così all’insegna del girovagare nella scoperta del “territorio” e data la stanchezza, andammo a letto presto, cosa fra l’altro; che fecero quasi tutti i passeggeri della nave.
La notte passò tranquillamente ed il giorno dopo, il pallido sole di Gibilterra aveva lasciato il posto ad un sole cocente e caldissimo. La nave era animata già dalle prime luci dell’alba. I passeggeri dopo la rituale colazione, si recavano ai bordi delle piscine ove le splendide hostess in perizoma colorati ed a seno nudo, li guidavano. Anche io e mia moglie, avvolta in un pareo coloratissimo fra cui si intravedeva un perizoma nero che ornava le natiche tonde, ci avviammo ai bordi della piscina d’acqua salata. Qui, una hostess di nome Kate, ci accolse dicendoci che per tutto il resto del viaggio ci avrebbe accompagnati, dove e perché lo avremmo scoperto in seguito.
Dopo aver trascorso la mattinata a prendere il sole ed a fare bagni in piscina, all’ora di pranzo gli ospiti furono accompagnati alla sala da pranzo, ove per ogni tavolino a disposizione delle coppie, v’era una hostess. Naturalmente Kate attendeva al nostro. Dopo averci fatto accomodare, ci venne dato il Menù del giorno. All’interno di esso, c’era una busta nera sigillata da tre X; aperta, essa conteneva l’invito per la sera stessa, ad una festa mascherata di benvenuto, naturalmente nella zona “proibita” della nave vista il giorno prima.
E passarono pure le ore calde del pomeriggio mentre la nave si avvicinava ai mari caraibici. Verso le diciassette, Kate chiamò Jò e la invitò a seguirla nella cabina. Appena giunte, le due donne trovarono sul letto della camera i costumi che avrebbero indossato la sera: due costumi da monache, mentre per me risaltava sulle lenzuola di seta banche, una divisa da ufficiale americano nel suo bel color verde.

Mia moglie era euforica all’idea di mascherarsi da suora, pensando alla mia faccia quando l’avrei vista e Kate, che si accorse di questa sua eccitazione, colse l’occasione per invitarla nella vasca con idromassaggio.
Kate era biondissima ed i capelli, unici peli presenti sul suo corpo dato che il pube era completamente rasato, fluivano fino alle spalle; Jò era invece castana ed a differenza della hostess che era scaltra e smaliziata, aveva ancora quell’ingenuità tipica delle “provinciali”. Le due donne entrarono nella vasca che ribolliva dell’ozono sprigionato dalle bocchette e subito la bionda prese spugna e sapone ed iniziò ad accarezzare sulla schiena Jò che si lasciava cullare da quelle attenzioni. Kate la convinse inoltre, a depilarsi la patatina e, dopo avergli spalmato la crema sul pube, averla lasciata agire e poi tolta insieme ai peli superflui, la fighetta di mia moglie appariva in tutto il suo splendore. Le due donne erano eccitatissime ed a questo punto, la scaltra Kate approfittò della situazione, iniziando a baciare e leccare con crescente godimento il clitoride di Jò, che dapprima risultò un poco contrariata, poi si lasciò andare sino a godere.
Dopo il bagno e la sauna, le due donne si vestirono da suore. Naturalmente sotto la tonaca indossarono solo due minuscoli perizoma neri. Provarono le mascherine da mettere sul viso e, consultando l’orologio, mi chiamarono per farmi preparare. Si erano fatte le 20. 00.
Fuori l’aria era tersa ed il tramonto faceva capolino ad ovest. Il mare era completamente piatto e si preannunciava una notte “calda”, in diversi sensi.
Arrivai alla cabina e, dopo fatto la doccia, indossai la divisa e la mascherina sul viso. Insieme alle due donne raggiunsi la pesante porta con le tre X.
Giunti sul luogo, dopo il controllo degli inviti effettuati da una graziosa hostess fuori dal locale, venimmo introdotti all’interno di esso. Appena entrati, in una stanza che fungeva da anticamera, vi fu una perquisizione: le due donne da nerboruti Body-Guard di colore e l’uomo, da una hostess “palestrata”. La perquisizione era assolutamente inutile e fungeva da pretesto per “palpare” gli invitati alla festa riscaldandoli un po’, infatti le due monache che sotto la tunica indossavano minutissimi perizoma, sentendo le grosse mani dei perquisitori che le frugavano dappertutto, ebbero brividi di piacere e si lasciarono scappare silenziosi mugolii mentre io, vestito da ufficiale, apprezzavo la mano sapiente della “palestrata” che mi accarezzava le parti basse facendomelo indurire. Alla fine, a mia moglie fu assegnato un numero, che venne stampato con un timbro fosforescente sul dorso della mano sinistra.
Dopo questo primo simpatico approccio, entrammo nell’ambiente successivo. Qui la musica era assordante e le luci erano bassissime; dappertutto folate di fumo prodotto da ghiaccio secco avvolgeva cose e persone. Dapprima era impossibile capacitarsi dell’ambiente circostante, poi a mano a mano che l’occhio si abituava a quella luce si intravide qualcosa. La stanza che ci accoglieva era molto grande e con il soffitto alto. Ai lati di essa, sulle pareti ad est e ovest si aprivano quattro porte per parete e ciascuna di diversi colori. Mentre alla parete a sud, di fronte all’entrata, c’era il lungo tavolo imbandito da cibi e bevande. Al centro del locale era posta una gigantesca pista da ballo circolare, ai cui bordi si erigevano dei piccoli palchetti ove bellissime ragazze e ragazzi di svariate nazionalità, si esibivano in scatenati lap-dance. L’atmosfera era elettrizzante ed i tre, affamati ed assetati, si avvicinarono al tavolo del rinfresco. Qui, le cameriere che indossavano solo grembiulini attillati mentre i camerieri avevano la sola mascherina in viso ed il resto esposto in bella evidenza, offrivano vino e tartine al caviale. Kate e Jò, visibilmente eccitate, con la scusa di prendersi un bicchiere di champagne dal vassoio tenuto da un vigoroso cameriere di colore, fecero scivolare le mani sul membro di questi e dopo averlo massaggiato alcuni secondi per farlo indurire, lo baciarono leggermente sul glande, fuggendo via immediatamente fra risatine divertite.
La serata prometteva davvero bene.
Il locale traboccava di gente visibilmente eccitata, alcune coppie con la loro hostess, si erano accaparrate dei camerieri e con essi si lasciavano andare a sfrenate orge sui divanetti di pelle nera posti ai lati dei palchetti della lap-dance. Jò stava guardando estasiata la moglie di un passeggero che si divertiva a succhiare il membro di un cameriere mentre il marito la penetrava con un fallo di gomma, quando all’improvviso gli altoparlanti della sala richiamarono l’attenzione dei presenti. Il Comandante della nave fece il discorso di benvenuto e, dopo aver spiegato su quale tipo di crociera ci eravamo imbarcati, aprì la festa annunciando il “gioco” della serata. Sarebbero stati estratti otto numeri, corrispondenti alle otto porte colorate poste ai lati delle pareti, a cui sarebbero stati abbinati altri otto numeri, relativi alle matricole poste con il timbro fosforescente all’entrata del locale. Il Comandante, spiegò inoltre che le porte colorate davano su locali che “contenevano” specialità erotiche diverse: una per gli amanti dei Dildo, (Vibratori, falli in lattice, cazzi di gomma) una dedicata agli appassionati delle “doppie penetrazioni” e dell’ anal spinto, una per coloro a cui piacciono i pompini e le sborrate sul corpo, una per le masturbazioni multiple, una per le orge più sfrenate, un’altra per i bisex, una “interrazziale”, (Negri, asiatiche, sudamericane) ed infine una sala era dedicata al sadomaso ed al bondage. La moglie del passeggero estratta ed abbinata ad una delle sale, sarebbe stata la protagonista dei giochi che l’attendevano ed il resto dei passeggeri, a seconda dei gusti, si sarebbero divisi equamente lo spettacolo. Ero già proiettato con la mente alla stanza delle “doppie penetrazioni” (Mia grande passione), quando la voce del Comandante mi riportò alla realtà: dall’urna dell’estrazione il numero di matricola di mia moglie fu abbinato alla sala dei “Dildo”. Ella sarebbe stata la protagonista, di cosa esattamente? Decisi
di abbandonare le mie passioni, per accompagnarla.
Entrammo così nella saletta con la porta gialla. La stanza era circolare ed in mezzo ad essa, stava un palco, anch’esso circolare ed alzato dal pavimento di circa un metro. Tutt’attorno erano posti dei divanetti di pelle color ocra disposti come in un teatro a gradinate. (Permettendo così a coloro che si mettevano nei posti più arretrati, di vedere perfettamente il palco) Al centro di esso, stava il letto per l’esibizione. Alle pareti erano collocate delle vetrinette chiuse a chiave, ove stavano in bella mostra falli e vibratori di ogni foggia, colore e misura. Una hostess addetta al servizio, accompagnava a turni le mogli dei passeggeri che sceglievano così il Dildo o i Dildi, che le avrebbero sollazzate durante l’esibizione.
Inoltre, fra vetrina e vetrina, erano collocati dei video al plasma che avrebbero trasmesso le immagini delle altre sette stanze.
Jò era molto eccitata e mentre l’accompagnavo nello stretto corridoio che accedeva al palco, la baciai profondamente facendo scivolare le mani sul micro perizoma sotto il vestito da suora. Era bagnatissima. Le grandi labbra erano liscie e gonfie, mentre il clitoride sporgeva leggermente in cerca delle mie dita avide che lo toccavano. Le feci coraggio e l’accompagnai sino alla soglia della pista. La stanza era colma di passeggeri che avevano occupato tutti i divanetti, (Segno che il genere Dildo piaceva) ma con il beneficio di un’illuminazione studiata e calcolata, chi stava sul palco non vedeva assolutamente il pubblico e questo, rivestiva una certa importanza per l’esibizione.
Ad un certo punto si avvicinò a noi Kate, il suo costume da monaca aveva lasciato il posto ad un completo di pelle nera lucida su cui i capelli biondi risaltavano moltissimo.
Al posto della mascherina sugli occhi, indossava ora una maschera di pelle che le copriva completamente il viso ed in mezzo ai pantaloni aderenti, uno spacco fatto ad arte, faceva intravedeva il pube rasato e la michetta liscia. Dicendomi che avrei potuto rimanere li a godermi lo spettacolo, prese per mano mia moglie e la accompagnò sul letto posto in mezzo al palco.
Le tolse il costume e la fece distendere. Il fresco delle lenzuola di seta nere avvolse con dei leggeri brividi tutto il corpo di Jò, mentre Kate le legava i polsi alla testiera in ferro battuto del letto. Dopo averla immobilizzata, la hostess le mise sugli occhi un benda per impedirle di vedere e fece segno ad un gruppo composto da quattro ragazzi di avvicinarsi.
Mentre i quattro cominciarono ad accarezzare il corpo di mia moglie, Kate facendo scivolare la lingua dal collo di Jò; arrivò sino alla patatina, iniziando a baciarla e leccarla con crescente libidine. L’eccitazione stava crescendo, Jò sentiva le otto mani frugarla e palparla dappertutto, mentre la lingua di Kate la faceva godere a non finire, il pubblico era attentissimo e silenzioso ed io, ero molto eccitato alla vista di quella scena.
Ad un certo punto i quattro ragazzi si ritrassero e Kate prese da sotto le lenzuola un vibratore argenteo e liscio, iniziando ad infilarlo dapprima lentamente e poi sempre con crescente velocità nella fessurina di mia moglie che continuava a venire in continuazione. A quel punto Jò voleva essere presa con qualcosa di più consistente e la hostess che lo capì immediatamente, prese un grosso cazzo in lattice nero con cinghie, se lo legò in vita e chiamò due ragazzi che si misero ai fianchi di mia moglie, con lo scopo di tenerle divaricate le gambe. Kate mise del gel trasparente sulle mani e lo spalmò sul fallo di gomma, ne prese altri due che erano fatti con un lattice al gusto di fragola e li diede i due ragazzi. La scena che si presentava ora agli occhi del pubblico e miei era questa: Jò venne penetrata dal grosso dildo nero attaccato a Kate che spingeva come una forsennata avanti e dietro, mentre i due ragazzi con una mano tenevano divaricate le gambe e con l’altra reggevano i dildo al gusto di fragola che mia moglie leccava e succhiava avidamente. Non nascondo che avrei dato qualsiasi cosa per poter essere al posto di Kate ed anche il pubblico, che ora si sentiva bisbigliare, avrebbe fatto lo stesso.
La situazione si faceva bollente di minuto in minuto, la bionda hostess in pelle nera chiamò gli altri due ragazzi; uno lo fece stendere accanto a Jò ed uno lo fece rimanere ritto accanto a se. A quello steso cominciò a menare l’uccello, prima lentamente e poi sempre più velocemente, mentre a quello in piedi, aiutata dallo stesso che le teneva la testa, succhiava il grosso membro. Ma anche ai due che reggevano le gambe di mia moglie il cazzo si fece duro e grosso, indi per cui sostituirono i dildo al gusto di fragola che sino a poco prima mia moglie aveva leccato, con i propri e sorpresa delle sorprese, la stessa si mise a menarli con gusto crescente. Jò sentendo fra le mani quei due grossi cazzi caldi perse la testa e cominciò a leccarli, mentre Kate veniva penetrata da dietro. Che scena! In quel momento, la hostess in pelle nera spinta dai colpi del ragazzo che la montava, continuava a penetrare mia moglie con l’enorme fallo nero legato in vita; mentre quest’ultima succhiava i cazzi dei ragazzi che se la contendevano. Il ragazzo che penetrava Kate ad un certo punto si ritrasse, le slegò dalla vita il fallo di gomma che sino a quel momento aveva usato con Jò e lo legò ai fianchi di quest’ultima. Facendo rimanere stesa mia moglie con il cazzo di gomma nero rivolto all’insù, fece accomodare la hostess sopra e incitò mia moglie a muoversi come se stesse penetrando qualcuno. Kate fece scivolare dentro la fica bagnata la verga in lattice e stese il suo splendido corpo su quello di mia moglie, contemporaneamente alzò le natiche tonde e sode ed offrì il secondo buchino al ragazzo che aspettava ansioso.
Ora eravamo al culmine. Jò era stesa e stava penetrando Kate movendosi su e giù come se fosse stata un uomo, mentre quest’ultima veniva contemporaneamente penetrata nel culetto dal ragazzo che spingeva il suo cazzone sino alle palle. Le due donne erano avvinte in un solo corpo e le loro bocche, erano contese dagli uccelli degli altri tre ragazzi. Mia moglie ad un certo punto, sentì di essere al massimo dei giri possibili e decise di godere e di far godere. Iniziò così a succhiare e menare i cazzi tanto velocemente, che percepì nettamente la vibrazione e l’indurimento che precedono la sborrata. Continuando a muovere i fianchi, riuscì persino a sentire Kate che veniva sul dildo di gomma nera mentre il ragazzo le sborrava nel culo ed a quel punto, fu sommersa da schizzi caldi e appiccicosi. Si lasciò andare e continuò a menare e leccare insieme alla hostess, gli uccelli dei quattro ragazzi.
Il pubblico era già da alcuni minuti in delirio. Luci soffuse accese in quel momento, mostrarono ai protagonisti del gioco i divanetti attorno al palco.
Essi erano completamente occupati da coppie di passeggeri che stavano “giocando” con dildi di ogni foggia e misura. L’orgia che ne seguì fu veramente incredibile, ma Jò, che in quel gioco non aveva avuto la sua razione di cazzo vero nella patatina, venne a cercarmi fra il pubblico.
Facemmo sesso per tutta la notte.
Il giorno dopo, verso metà mattina, arrivammo ad una serie interminabile di piccole isole e di atolli incontaminati. Qui la nave si fermò per tutto il resto della giornata e chi lo desiderava, veniva accompagnato con veloci aliscafi sulle le isolette.
Verso le diciotto sul mio cellulare arrivò un sms di Jò , che mi invitava a salire in camera. Abbandonai di malavoglia il caldo sole serale e mi avviai verso il ponte superiore ove si trovava la nostra cabina e quando vi giunsi, trovai Kate che mi aspettava vicino alla porta.
Senza dire una parola, mi avvolse intorno alla testa una sciarpa di seta per coprirmi gli occhi e così bendato mi condusse nella cabina. Attraversammo l’anticamera e giungemmo nella stanza da letto. Qui, la hostess mi fece sedere sulla poltroncina di fronte al letto e cominciò a massaggiarmi le spalle.
Non si udiva nulla ed il dolce massaggio di Kate mi fece rilassare completamente.
Ad un certo punto le sue mani salirono a slacciare il nodo che mi teneva la sciarpa sugli occhi ed io rimasi letteralmente senza parole.
Sul letto stava disteso sulla schiena un uomo completamente nudo, (Un marinaio afroamericano della nave, di nome Blakie) e Jò, con un microperizoma nero, un paio di autoreggenti di seta nere e scarpe con tacchi vertiginosi, stava a cavalcioni sugli addominali dello stesso e, rivolta verso di me, lo masturbava dolcemente.
L’uomo, mentre le bianche ed esili mani di mia moglie giocavano con quel grosso membro, le accarezzava la schiena ed il seno, i cui capezzoli, vista l’eccitazione, erano piccoli e duri. Anche Kate, sedutasi nel frattempo sulle mie gambe, aveva iniziato a masturbarmi e la cosa, stava piacendo terribilmente a tutti. Ad un certo punto Jò mi disse di avvicinarmi e, dopo essermi completamente denudato andai da lei. Ero molto eccitato. Continuando a menare l’uccello di Blakie con una mano, con l’altra prese il mio e cominciò a leccarlo. Dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, sino a succhiarlo fino alle palle. La hostess, rimasta sulla poltroncina, si stava godendo la scena, masturbandosi con un dildo vibrante.
Jò era scatenata e condurre quel gioco con due grossi membri, la eccitava tantissimo.
Abbassai una mano e la infilai nel microperizoma scoprendo che le sue grandi labbra erano gonfie e bagnate. Il clitoride fuoriusciva e sfiorandolo, Jò mugolava di piacere. Allora chiamai anche Kate e la feci partecipare all’orgia. Per prima cosa la bionda hostess sfilò le mutandine di mia moglie, sfregandole sul viso di Blakie, dopodiché la fece stendere sopra di lui, le allargò le gambe iniziando a leccarle la figa, dapprima lentamente in superficie e poi, più velocemente, in profondità e sul clitoride, succhiandolo. Jò nel contempo si dedicava completamente al mio uccello, spompinandomi in modo sublime e facendolo indurire come piaceva a lei. A quel punto, anche per non sborrare, mi spostai dalla sua bocca e mi misi di fronte, pronto a penetrarla. Lei era distesa sul negro a pancia in su e con le gambe larghe, il membro di lui era infilato fra le natiche del suo culetto, senza per ora, possederla. Kate, dietro a me, si trastullava leccandomi la schiena e sfiorando con le dita i miei capezzoli. Iniziai così a penetrarla.
Con la punta del cazzo, entrando ed uscendo, le sfioravo il clitoride. A lei la cosa piaceva così tanto che, baciandola, mi lambiva la lingua succhiandola come fosse stato il mio membro. Anche l’uccello di Blakie, duro come il marmo, premeva e vibrava fra le natiche di Jò e lei, che sentiva il mio nella sua fichetta che la pompava e l’altro che fremeva per prenderla, era eccitatissima.
Fu Kate a capire l’antifona e, scaltra com’era, si avvicinò facendomi distendere sul letto a pancia in su. Fece accomodare mia moglie sopra di me e prendendo il mio uccello lo infilò nella patatina di Jò, aiutandola a inarcare la schiena in modo tale che il culetto della stessa, fosse disponibile ad un ulteriore godimento.
Cominciai a muovermi velocemente in su e giù e lei seguiva i miei movimenti. I suoi baci erano caldi e profondi, così pure la sua fichetta che risultava bagnata dai continui orgasmi.
A quel punto iniziò quello che per anni era stato un mio recondito desiderio, frutto di fantasie sessuali mai realizzate.
Blakie, guidato dalla sapiente Kate, si avvicinò. La hostess, prese del gel trasparente al gusto di lampone e lo spalmò prima sul membro del negro e poi, sul “buchino” di mia moglie e per preparare Jò a questa nuova esperienza, mentre la spalmava introdusse la punta del dito movendola avanti e indietro come fosse stata un piccolo uccello. E venne il momento di fare seriamente. Kate si scostò e prese in mano la verga nera di Blakie, guidandola vero il culo di mia moglie, appoggio la punta e incitò a spingere forte. Il negro non si fece pregare, anche perché era visibilmente eccitato, e cominciò a possederla spingendo il suo grosso cazzo nel culo. Jò ebbe un sussulto e, forse per il dolore del primo impatto, iniziò a morsicarmi il collo. Ma poi, a mano a mano che il ritmo prese una certa regolarità, il suo corpo cominciò a fremere ed i suoi morsi, si trasformarono in baci profondi e violenti. La sua lingua cercava le mie labbra e tutto il viso veniva leccato avidamente, i suoi mugolii di piacere si trasformarono in vere e proprie grida di godimento; tutto il suo corpo, stretto fra il mio e quello di Blakie, vibrava sotto i nostri movimenti. Le nostre due verghe la riempivano completamente e lei, che sentiva il calore diffondersi dappertutto, si muoveva come una forsennata. Si sentiva montata divinamente, come mai lo era stata.
Giunti al culmine, decidemmo di godere dei nostri orgasmi insieme.
Dapprima, Blakie estrasse dal culetto di Jò il suo cazzo nero e sborrò in bocca a Kate, che leccò avidamente ciò che le veniva offerto; poi, a seguire, anch’io sborrai copiosamente nella figa di mia moglie, cogliendone un’ulteriore ultimo orgasmo.
Rimanemmo lunghi attimi stesi sul letto a riposare, poi, dopo che la hostess ed il marinaio furono usciti, io e Jò entrammo nella vasca con idromassaggio e li ci rilassammo. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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