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Due amiche, una macchina… direzione mare

Il viaggio, i problemi e tanto entusiasmo…

Rita, trentenne, di professione avvocato, altezza metri uno e settanta, slanciata, capelli biondo platino, occhi azzurri, naso leggermente all’insù, e che dimostrava meno dei suoi anni uscì dagli uffici dove lavorava e si diresse verso l’auto di Maria posteggiata al di là della carreggiata. Ignara dei colpi di clacson che le piovevano addosso attraversò la strada piena di traffico con il semaforo rosso.
Maria appena la vide con indosso un vestito beige chiaro sagomato che le sottolineava ogni curva della sua splendida figura la salutò agitando la mano; la testa si mosse di scatto facendo ondeggiare la piuma dello strano cappellone di paglia poggiato su i bellissimi capelli corvini, “Ciao Rita, hai voglia di guidare tu? ” chiese subito alla florida e snella Rita che teneva capelli biondo platino annodati dietro con un foulard di seta rossa, e su entrambe le mani aveva degli anelli che sfavillavano sulle dita, e una bellissima spilla di turchesi appuntata sul collo della sua camicetta. Tutto in lei era straordinario: l’abbigliamento, i freddi occhi color zaffiro, i lineamenti armoniosi, la carnagione perfettamente abbronzata.
“No problem, però giura che non ti addormenterai come il tuo solito! ” le rispose sgranando gli occhi vispi e increspando leggermente labbra; la portiera chiudendosi produsse un piccolo spostamento d’aria che rimescolò un profumo voluttuoso, inebriante.
“Lo giuro! ”
Rita si mise al volante, e dopo essersi tolta le scarpe con il tacco preferendole ad un paio di più comode pianelle, accese il motore e in un attimo stavano già lasciando l’ombra del platano per immettersi nel traffico caotico delle cinque e mezza di pomeriggio. Guardò Maria con la coda dell’occhio: era quasi di un’avvenenza fragile, capelli corvini, occhi luminosi e un sorriso allegro e sfacciato. Un corpo sodo e flessuoso. Aveva trentasei anni, era bruna e bella da togliere il fiato, aveva una figura slanciata e una gran massa di capelli corvini che portava orgogliosamente sciolti sulle spalle. Il volto dai lineamenti netti riassumeva, esaltandoli, i tratti della tipica bellezza mediterranea: grandi occhi color nocciola, zigomi alti, naso diritto e imperioso, labbra ben disegnate, denti brillanti, un incarnato di latte e miele.
Maria ricambiò con un sorriso “Paolo come l’ha presa che vieni in ferie con me? ”
“Sarà in Norvegia per venti giorni” Rita era a sua volta una ragazza bionda e slanciata, con uno sguardo serio negli occhi celesti e una voce chiara e robusta. “Ma quando torna… andiamo negli stati uniti… per un mese intero”
“Che culo! Quest’anno ti fai quasi due mesi di ferie” le rimproverò con un sorriso. Rita era sempre rimasta tale dal giorno del loro incontro sui bordi della piscina comunale presso casa sua, un pomeriggio di una domenica di settembre del suo ventiseiesimo anno. In quell’anno afoso s’era appena laureata, facoltà di giurisprudenza, e in quella domenica di festa portava solo degli occhiali a specchio e dei jeans tagliati alla coscia.
Dire che Rita, bionda di capelli, somigliasse fortemente a Maria dai capelli corvini sarebbe stato come dire che tutte le belle donne avevano lo stesso aspetto. Entrambe irradiavano la propria forte personalità, ma quello che splendeva attraverso la loro bellezza era completamente diverso. Non c’erano dubbi; se si voleva un’amica per visitare una città straniera, bastava chiedere di Maria, se invece serviva l’aiuto energico per transitare in una città ostile Rita era l’ideale. Rita era più magra, e aveva qualche anno meno di Maria e li dimostrava di più; troppi viaggi in aereo e troppe notti in bianco. La sua caratteristica più irresistibile erano gli occhi azzurri.
“Siamo in ferie! “, esclamò euforica Maria con la sua splendida faccia incorniciata da quella gran massa di capelli corvini illuminata dallo sguardo intenso color nocciola. , sollevando leggermente il lembo dell’abitino color champagne.
“Già, quindici giorni di sole, mare e shopping”
Maria sorrideva e quel sorriso gli rimescolava il sangue, come la voce che gli accarezzava l’anima; ma poi d’un tratto si rabbuiò, “Pero adesso sono qui a ricominciare tutto daccapo. è molto difficile rimettersi in pista dopo quasi sette anni di fidanzamento, non è più come quando avevamo vent’anni. Non lo so non riesco più a convincere, a far colpo su di un uomo”
Rita scorse il volto improvvisante pallido dal mento piuttosto deciso, occhi più marroni che nocciola e quei capelli corvini dai riflessi azzurri; notò il bel abitino, ormai piuttosto stropicciato dal viaggio, lo zainetto stracolmo e l’ansia istintiva di chi non sapeva nascondere l’evidente nervosismo della partenza. Pensò tra sé -Ah sì: si è appena lasciata… è rimasta senza l’uomo! – “Oh santoguzzone, non dirmi che ti demoralizzi a tal punto da dover buttare tutto all’aria perché sei stata mollata, e dai! Il mondo è pieno di maschi, e sono sicura che se provi a cercare… beh insomma puoi trovare”
“Si, ma come si fa, ho ancora in mente ogni situazione con lui, quello che ho fatto e quello che potevo ancora fare, capisci? Pensare di mettermi con un altro, adesso è inconcepibile… ”
“Siamo state mollate tutte, ed abbiamo anche mollato, però trovare subito una nuova convivenza, un nuovo amore non era esattamente la cosa che intendevo dire io. Ben inteso prima o poi dovrai metterti con qualcuno, ma adesso è tempo che tu ti diverta un po’… ”
“Non farmi ridere” sbuffò Maria battendosi una mano sulla coscia “lo sai che non sono mai stata una grande conquistatrice di uomini e che ho sempre avuto un aria troppo sbarazzina per fare la signora sciantosa che va a caccia” scrollò ancora la testa e con fare definitivo s’accese una sigaretta “E poi, no, no non è per me la vita della mangiauomini”
Rita rallentò l’andatura, scosse la testa, fermandosi al semaforo e si guardò attorno, ignorando il vittimismo dell’amica, ma non vi riuscì a lungo, “Oh santoguzzone come sei noiosa, perché non dici che non vuoi fare la troia così eviti altri giri di parole! A trentasei anni ti dovresti vergognare per quello che hai detto. Ma come si fa, passato il duemila, a ragionare ancora per schemi preordinati, ligi alla morale… non senti la necessità di smetterla di mentire con te stessa e di comportarti come madre natura ci ha fatto? ”
Qualcosa di bianco baluginò fra le palpebre della ragazza mora. Gli occhi si aprirono, stupiti, eccitati. La guardò fissa, a lungo, si spostò sul sedile, buttando indietro la testa nel tentativo di ricacciare sulle spalle la folta massa di capelli corvini dai riflessi azzurrognoli, “Adesso cosa fai cerchi di farmi la morale? ” Aveva l’aspetto di una puledrina terrorizzata, trasalì, tirandosi leggermente indietro… come un animale selvatico che si insospettisce quando uno sconosciuto si fa avanti a offrire un po’ di cibo.
“Ma, smettila la morale te la fai tu da sola! ” commentò visibilmente eccitata Rita togliendosi il foulard che le teneva uniti i capelli biondi “Io cerco soltanto di dirti che forse è ora che tu cambi qualcosa nella tua vita se vuoi sopravvivere! ”
“E cosa dovrei cambiare, il mio modo di comportarmi? ” chiese spazientita “Dovrei forse diventare una troia? ” esclamò alla fine prendendosi provocatoriamente i seni in mano con entrambe le mani. Rita non rispose subito, divertita e irritata allo stesso tempo dal comportamento di Maria ch’era senza dubbio una bella donna longilinea, fatta come una modella, con i fianchi ben proporzionati, i capelli corvini e la pelle leggermente olivastra tanto che gli uomini ne erano inesorabilmente attratti; i professionisti che si recavano a colloquio con il suo principale non si spazientivano se dovevano fare anticamera nell’ufficio dove Maria aveva il suo posto di segretaria particolare. Però Rita non riusciva ad immaginare perché Maria non si fosse mai confidata apertamente con lei durante i sette anni di fidanzamento, e perché si ostinava a tenersi tutto dentro: allora si decise a stuzzicarla con ironia, “Vuoi fare la troia? Vuoi mettere in affari, ti hanno forse licenziata? ”
Maria l’ignorò, ma quando aveva ormai deciso di non risponderle affatto la rivide con la sua testa di capelli biondi e le ciglia lunghe come attaccata al volante, si era accesa un’altra sigaretta, “Si brava prendi pure per il culo! ” la rampognò.
“Forse quello che tu chiami fare la troia è un atteggiamento semplicemente normale” replicò piatta “mi piace un uomo, anche lui a me… ebbene ci scopo assieme. Punto e basta! “, finì gesticolando e tirando una lunga boccata dalla sigaretta, accentuando tutto il suo disappunto con la voce rauca tipica della fumatrice incallita. Non ebbe subito alcuna risposta e dopo aver scosso il posacenere per far entrare completamente la cicca oltre la griglia ormai quasi colma di cenere notò che Maria, sempre intenta a guardare fuori del finestrino, silenziosamente stava sgusciando dalla cintura di sicurezza, rilassandosi ulteriormente.
“Cornificando compagni e compagne, eh? ” mormorò alla fine nervosamente “Bella idea! ” concluse evitando accuratamente di incrociare lo sguardo di Rita.
“Oh, santoguzzone! Ma che cazzo dici? Io non so se ci fai o ci sei? ” esplose l’amica con la sua solita irruenza “Ma quello di cui non mi capacito è: ma è tutta farina del tuo sacco o ripeti cose sentite in giro qua e la, perché se è così sei ancora recuperabile altrimenti ciao fichi! ”
Per un po’ Maria l’ascoltò incredula, poi non resistette ed esclamò, “Beh ma sei diventata filosofa? Io non mai fatto dei simili pensieri! ”
“Ti ha fatto male stare troppi anni con lo stesso uomo, che poi era anche il primo o il secondo, no? Ti sei persa gli anni in cui si potevano cambiare i fidanzati ogni mese e adesso ti senti inadeguata perché non sai più cosa fare”, le rinfacciò Rita con un sorriso ironico alzando i pollici nel segno universale di vittoria. Maria si aggiustò il vestito scocciata, “Vediamo se ho capito bene il tuo stile di vita, trovi un uomo che ti piace lo conosci e ci vai subito a letto, poi lo molli e inizi con un altro”
“Non proprio se vado con un uomo solo per scopare non mi ci fidanzo, ci scopo e basta! La differenza sta tutta qui. La differenza sta tutta nel capire quando si tratta di amore e quando invece è solo del buon sano sesso. Una relazione amorosa vuol dire quasi sempre convivere in tutto e per tutto con l’altra persona, ed è una cosa che fai perché né sei innamorata; invece il sesso è il gioco più bello del mondo che fai con gli amici più cari e non implica assolutamente legami sentimentali, e in genere non rompe né fidanzamenti, né matrimoni a meno che non lo vogliamo fare”
“Non so che dire… “, e incredula, la guardò rimettersi lentamente in corsia di sorpasso; prima di riaversi del tutto, recuperò il nuovo pacchetto di sigarette ancora sigillato.
“Di pure che ti ho colpita e che un po’ della tua troiaggine innata sta uscendo fuori”
“No è che… “, tentò di spiegare Maria aggiustandosi il ciuffo di capelli corvini che le scendeva sulla fronte.
“Te lo dico io cosa c’è! è che ho ragione e basta! ” la interruppe bruscamente “E non è che io sia meglio di te, per carità. è che ho capito da che parte va la corrente, non mi sono stupidamente negata quello che per la mia integrità psicofisica era indispensabile. Siamo fatte così! L’abbiamo nel sangue, e dobbiamo scopare. C’è chi si convince che non è vero ma passa una vita d’inferno, c’è invece chi lo capisce e vive meglio. Tutto qui. Ma scusa a te cosa te né viene a tenere duro senza sfogarti ogni tanto? ”
“No guarda ho sbagliato a parlartene, e poi c’è chi è portato e chi no! “, disse con voce calma e risoluta, pronta a troncare ogni ulteriore commento di Rita che intenta in un sorpasso non aveva più aperto bocca. Soltanto aveva guardato di quando in quando ora la strada ora Maria, chinando il capo, non si sa se in segno di disapprovazione o di stanchezza. Quando Rita si mosse per accendere la radio Maria le fece un cenno con la mano, come per rimangiarsi le sue ultime parole. Rita tolse le dita dalla manopola della radio e con voce bassa riprese il discorso interrotto, “Se non né parli con le amiche con chi lo fai, eh? E poi tu devi soltanto rientrare nel giro, devi tornare ad essere interessante! Zero a uno palla al centro e via di nuovo all’attacco”
In segno di conciliazione, Maria lasciò la sigaretta nel posacenere, “Ma gli uomini non mi guardano più, non lo vedi anche se siamo vestite più o meno uguali quando sono con te non c’è storia: gli uomini perdono gli occhi solo sul tuo culo! ”
“Oh santoguzzone! Finalmente ci siamo! Tu non sei brutta, anzi! Sei solo spenta, non sei ancora eccitata a puntino e quindi gli uomini non ti guardano, semplice no? “, esclamò gesticolando con la mano sinistra, quella libera dalla guida
“No, non ho capito cosa vorresti dire che sono frigida? “, chiese risentita.
Rita si risolse ad un tono più conciliante ma non per questo evitò di dirle come la pensava sino in fondo, “No non sei frigida, dico solo che sei fuori allenamento! Basta guardare come ti muovi, come squadri gli uomini… come in fondo ti vesti… essenzialmente per coprirti”
“Mi piace stare comoda, e poi i tuoi tailleur sono molto diversi dai miei, cosa c’è che non va? “, si difese un poco scocciata.
“C’è che i top sotto la giacca dovrebbero servire modellare meglio il seno perché si veda, e la mini deve essere fasciante in modo che il sedere sia giustamente fasciato. Insomma sapendo che l’uomo ci guarda il culo, le tette e la passera io voglio che incrociando un uomo per la via, anche soltanto per qualche secondo, si ricordi di me! ”
L’apparente fragilità di Maria si infrangeva contro il suo perfetto meccanismo psicofisico e le membra snelle tanto quanto i ragionamenti si tendevano in un continuo slancio, divorando il terreno impervio, tenendosi al passo con l’auto in corsa con gioiosa facilità. Si immaginò in reggicalze e autoreggenti svettare su scarpe dall’altezza vertiginosa passando in rassegna su di una passerella gremita di centinaia di uomini. Era felice ma verso la metà della stola rossa, i suoi sogni virarono bruscamente e l¡, inaspettatamente, la sua fantasia spiccò il volo tagliando astutamente l’angolo delle normali consuetudini: ebbe paura, “Ma così ti metti in mostra come in una vetrina, un corpo l’abbiamo tutte e perché io dovrei essere così pazza da pensare che io sia meglio delle altre? ”
Rita replicò con estrema enfasi, “Oh santoguzzone, innanzi tutto è proprio perché siamo tutte uguali che è inutile fare le preziose, e proprio perché questa l’abbiamo tutte” disse battendo una mano sull’inguine “la puoi far vedere senza tanti preziosismi. E poi quando la smetterai di farti del male… vedrai che le cose prenderanno a camminare da sole”, terminò polemica storcendo la bocca.
“Cioè? ”
“Cioè, cioè… tu a quello della maserati che ci ha superato prima, cosa gli avresti fatto? ”
“Per conoscerlo? ”
“No metti caso che lo hai già conosciuto, sei davanti a lui su una spiaggia deserta… ”
“E… ? “, chiese incredula scuotendo la chioma corvina dei capelli adagiati sulla spalliera e sul poggia testa.
“E… dimmelo tu! ”
Maria allargò le braccia sconsolata non sapendo cosa rispondere, “Ma cosa debbo dirti… potremmo farlo li, sulla spiaggia. ”
“Certo, ma tu quali attenzioni vorresti da lui, e cosa tu, vuoi fare a lui! Hai capito? Quanti e quali sono le cose che ti fanno eccitare! “, insistette Rita.
“Ma dai non lo so, sono cose che vengono da sole… non lo so, insomma! ” si difese Maria macchiando leggermente si rosso le guance latte e miele.
“Oh santoguzzone, capisci che non è possibile? Le voglie non vengono così, da sole… e un po’ come voler andare al ristorante non sapendo se si vuole mangiare pesce, o carne! Insomma se vuoi un piatto di frittura… perché ci vai matta… ti pigli un piatto di frittura! ”
“E… allora tu cosa faresti? “, chiese leggermente scocciata dall’atteggiamento saccente di Rita che guardandola in tralice spese la cicca di sigaretta ormai finita
“Guarda che te lo dico… poi non ti lamentare… “, l’avvertì con un mezzo sorriso.
“No, no vai. Dimmelo! “, l’autorizzò Maria arricciandosi il vestitino per scoprire le gambe irrequiete. Rita iniziò a raccontare senza distogliere gli occhi dalla strada, “Bene, sono davanti a lui e siamo tutti e due vestiti. Gli slaccio la patta lentamente fino a vedere la stoffa delle mutande. A quel punto gli slaccio i pantaloni facendoli cadere a terra, e appena gli vedo il coso spuntare dagli slip vado a cercare le palle, ” asserì mimando il gesto di impugnare un pene “gli tiro giù la pelle, lo annuso… e poi lo succhio finché non mi sprizza in bocca”
“Forte… è un immagine molto forte. ” azzardò Maria presa in contropiede dalla assoluta semplicità con cui Rita le aveva prospettato un rapporto erotico che lei stentava a raffigurarselo nell’intimo della propria mente.
“Uh, come sei noiosa è solo un pompino, ma tu cosa sogni quando ti masturbi? ”
“Non lo faccio da una vita… “, confessò Maria guardandosi la punta dei piedi.
“Bene senti allora cosa facciamo, adesso mi fermo alla prossima area di servizio e compriamo una bella cassetta porno e questa sera in camera ce la guardiamo facendoci un ditalino mega! ”
“No dai il porno, no! “, mormorò Maria reagendo, senza credervi troppo, ad un riflesso condizionato fatto di pudicizia e blocchi morali “, e poi non mi sono sempre masturbata da sola”
“Ma tu hai mai visto un porno? “, continuò imperterrita Rita ignorando la seconda parte della risposta
“Ma è una roba da maschi! “, si stava difendendo ingenuamente Maria che ormai percepiva la povertà di quelle prese di posizione infantili. Rita sorrise e spostando una biondissima ciocca di capelli che le era ricaduta sul viso le chiese scherzando “Ti stupisco ancora se ti dico che, assolutamente il porno non è un genere per i soli uomini, ” e ciò detto marcò il primo punto con il pollice alzato “Due, che tu non né hai mai visto uno e… tre che muori dalla voglia di provare l’emozione del ditino? ”
“Non muoio dalla voglia di vederlo… sono solo un po’ curiosa… ” ammise parzialmente Maria tenendo il punto per puro per orgoglio olimpico.
“Ma guarda che non c’è nulla di cui vergognarsi, è una cosa troppo normale per prendere così tanto le distanze… ” allargò il braccio destro chiudendo lo sportellino del posacenere “ti do la mia parola d’onore che tra una settimana negherai d’aver fatto tutte queste storie”
Anna la fissò audace dal seno alle gambe, quindi terminò sul suo volto raggiante che per poco stentò a riconoscere. Aveva i capelli biondo platino sparsi sulle spalle in una liscia distesa d’orata e l’aria posata che l’accompagnava da sempre era sparita: quella che Maria stava guardando era una donna effervescente, e non più il formale avvocato ch’era partito con lei quel pomeriggio alle cinque; era disorientata ed eccitata da quella quasi estranea Rita “Ma come sono le scene d’amore? ” chiese tutto d’un fiato
“Le scene di sesso, devi dire… ” la corresse senza essere pedante “comunque non voglio svelarti molto, ti dirò solamente che ti trasmettono una estrema libertà e una voglia matta di godere. Magari sono fatti con pochi mezzi, ma una scopata è sempre una scopata ripresa sotto tutti i punti di vista… insomma ti sembra di essere li! ”

Si fermarono a fare benzina ad un distributore di buone dimensioni nel quale avrebbero sicuramente trovato anche il reparto riviste e giornali dove avrebbero potuto comprare il film a luci rosse. Rita subito chiese all’addetto di fare il pieno poi rivolta a Maria “Ti va di fare un gioco dentro l’autogrill? ” chiese con foga fanciullesca Rita dopo aver passato le chiavi al benzinaio.
Maria balzando quasi letteralmente sul sedile aveva sbottato “No, dai non farmi fare brutte figure altrimenti ti mollo e me né torno a casa, piuttosto a piedi! ”
“Ma mi credi una cogliona incosciente? ” precisò Rita senza muoversi.
“No scusa ma mi conosci… sono un po’ vergognosa su certe cose… ” disse a bassa voce timorosa che qualcuno degli addetti al carburante potesse sentire i loro discorsi.
“Non dobbiamo mica fare uno spogliarello, dobbiamo solo catalogare tutti gli uomini che incorreremo la dentro” spiegò Rita con le gambe accavallate e la gonna sopra le ginocchia “ci dovremmo ricordare petto, bicipiti, gambe… pacco. Sei d’accordo? Ci dobbiamo eccitare”
“Va bene, se è così, va bene” acconsentì con un sorriso “Ora però vado in bagno e se non c’è molta gente mi tolgo questo… ” disse indicando il vestito, leggero ma troppo ingombrante per un viaggio “e, mi infilo una maglietta ed dei ciclisti”
“Va bene ci vediamo al parcheggio” le aveva detto Rita vedendola allontanarsi verso i bagni non troppo affollati per quello che si poteva intuire dall’esterno.

Rita si fermò sotto la pensilina delle pompe giusto il tempo per fare il pieno di carburante e proprio mentre stava posteggiando l’auto la vide uscire dai bagni. Maria era strepitosa fasciata nei suoi fuseaux “Togli la tracolla dalla passera, i ciclisti sono cosi belli perché sembra di essere nude e a gli uomini piace molto vedere il gonfio, magari se entra un po’ è meglio… “, le consigliò appena si ricongiunsero.
“Appunto sembro nuda… ” protestò debolmente Maria che ormai aveva preso a seguire con più interesse quei piccoli accorgimenti.
“Certo, è quella… la sensazione che devi dare” indicò Rita camminandole affianco “Cammina come se niente fosse e naturalmente fai tutto quello che avresti fatto in un’altra occasione, vestita diversamente. Prova anche a pensare che dopo averti visto qualcuno ti ricorderà per farsi una sega… ”
La calma di Rita in una situazione simile la riempì di stupore “Non dai non ci credo… ”
“Però ti farebbe piacere una lusinga simile, vero? ”
“Si! “, rispose di getto e senza remore Maria. Poi si fecero strada tra la folla dei tanti vacanzieri e dei pochi lavoratori dell’autogrill; Rita sorrise tra sé mentre si dirigeva con Maria verso lo scaffale dei giornali. Rovistò nell’angolo più buio dello scaffale dove venivano gelosamente custoditi i videotape, scelse il titolo più accattivante e assieme ad altri riviste di gossip, scelte da Maria, attraversando di nuovo la folla raggiunsero le casse dove pagarono. La macchina era parcheggiata accanto al marciapiede. Rita aprì il baule e mise la busta nello scomparto della valigia. Appena salite, Maria buttò il suo cappellone di paglia nel sedile posteriore scrollando la folta capigliatura corvina “Un paio di ragazzi mi hanno guardata con occhi ingordi”
“Bene, lo vedi che sei capace di fare ancora colpo… ” ammiccò Rita quasi divertita dallo stupore di Maria “e poi immaginali questa sera ognuno di loro con il cazzo in mano a farsi una sega e tutto il sugo sul loro petto e sulle loro mani stappato in tuo onore”
“Hai una fantasia morbosa… ” arrossì leggermente Maria, più per la dolce potenza di quelle parole che per la loro presunta brutalità.
“Cosa c’è di morboso nel gustarsi una scena simile… ? ”
“Va bene, ho sbagliato” ammise sinceramente Maria “Adesso cambio aggettivo… eccitante, va bene eccitante? ”
“Si, e te lo immagini il profumo di quei cazzi resi duri in paonazzi in tuo onore? ”
“Profumo, non lo avevo mai definito così, ma è vero non è puzzo quello che ti rimane dopo; è il tuo mischiato al suo… ” quelle parole erano sussurrate, godute “Ti rimane nelle narici per ore ed è duro a disperdersi nell’aria”
“A me piace molto anche il mio, lo sai? ” Rita lo aveva confessato con semplicità, armonia; Maria stupita replicò chiedendole di getto “Cioè quando sei… eccitata ti piace il tuo profumo? ”
“Si e a te no? ”
“Adesso che mi ci fai pensare, si” ammise scuotendo quella selva di capelli neri lucenti “Mi piace e lo riconoscerei tra mille, il mio profumo” all’ultima parola seguì l’inconfondibile brontolio al ventre che percepiva e aveva imparato a riconoscere prima di ogni convegno amoroso; impaurita ma felice strinse e poi rilasciò le gambe. Rita non si era accorta di nulla e sempre sorridente guidava con piglio deciso ormai sempre più motivata a raggiungere la loro località di mare nel più breve tempo possibile. Abbassò il deflettore sopra la testa per impedire che i raggi del sole, ormai basso all’orizzonte, le torturassero gli occhi e voltandosi per un attimo verso Maria le confidò maliziosa “Se posso vado sopra le griglie del metrò, tipo Marylin per intenderci, ed aspiro a pieni polmoni”
“Sei pazza! “, la lusingò sperando che lei le raccontasse altri particolari
“Una volta mi stavo asciugando i capelli dopo la doccia, ero nuda e mentre facevo il bagno, ricordo che avevo iniziato a masturbarmi; ma non stavo comoda così ero uscita con la voglia e prima di gettarmi sul letto avevo preso a darmi una botta di phon… ”
“Non dirmi che… ”
“Si ho convogliato l’aria fredda, calda no altrimenti la facevo lessa, e mi sono beata del profumo che mi arrivava quasi violento al naso”
“Ma tu ti masturbi spesso? ” le chiese molto semplicemente senza alcuno strascico morboso.
“Si, in genere mi interrompo la settimana del ciclo, ma poi gli altri giorni sono tutti buoni”
“Cioè su un mese ti fermi solo quando hai le mestruazioni? ”
“Si, ci sono periodi anche due volte al giorno, senza contare le scopate, ovvio”
“Ma Paolo cosa dice? ”
“Cosa dice lui, che mi faccio i ditalini? ” tornò a chiedere Rita distratta da un sorpasso.
“Si, che in qualche modo ti isoli da lui. ”
“Ma io non mi isolo, magari guardiamo la tele e tutte due ci masturbiamo da soli, o insieme… allora io in quel caso gli faccio un pompino e poi lui me la lecca… però non c’è nessun mistero. E poi a me piace molto raccontargli quando mi masturbo pensando a lui… un pomeriggio io ero a casa con un po’ di influenza e m’era scappato di farmi un ditalino da favola, lungo, dolce… terribilmente debilitante… beh dopo l’ho chiamato in ufficio e gli ho raccontato tutto nei minimi particolari tanto che lui è dovuto andare in bagno e tirarsi una sega tanto era eccitato”
“Mi stupisci sempre di più… io lo facevo qualche volta quando studiavo all’università, e siccome avevamo istituito i turni per avere la casa libera, io anche se non avevo nessuno mi toccavo quando era il mio turno”
“Beh ma non potevi farlo anche quando c’erano le altre, sotto le coperte non si vede nulla… ”
“Si però si sente! ”
“Basta non far rumore”
“Il profumo intendevo… ” si spiegò meglio Rita che aveva preso a sentire il forte profumo di umori femminili provenire dal cavallo bagnato dei fuseaux di Maria che leggermente arrossata in viso non poté che confermare tutto.
“Ma sei venuta, ora lo sento, sei eccitata. Evviva… ” esultò Rita battendo ritmicamente le mani sul volante “Sai di buono, forse è più forte del mio, però mi piace”
Maria volle cambiare per un attimo argomento chiedendo “Ma poi non ho visto che film hai preso per questa sera… ”
“Sorpresa, lo saprai solo allora”
“Ma come è stato che hai visto il primo video porno? ”
“Storia vecchia, anzi vecchissima. Ero all’ultimo anno delle superiori e per la classe continuavano a girare da tempo immemore i giornalini porno, ma i maschi non te li facevano vedere… sai queste cazzo di ipocrisie di merda. Comunque un giorno mi viene l’ispirazione quando siamo tutti in palestra esco insieme ad altre due un attimo fingendo di andare al bagno, ci infiliamo negli spogliatoi dei maschi ed io sfilo dalla borsa del Vittori, un compagno, un bel pornazzo. ”
“E poi” chiese Maria felice che Rita le raccontasse tutti i suoi splendidi segreti.
“Ci siamo nascoste nel ripostiglio degli attrezzi da palestra dietro una pila enorme di materassi, e li ce lo siamo guardato tutto. Anzi una delle due, la Sara, ha dato il là e senza tanti complimenti ci siamo masturbate”
“Non vi ha visto nessuno? ”
“No, e quando abbiamo finito c’è stato anche da litigare sulla spartizione delle pagine”
“Spartizione? ”
“Si, eravamo in tre e ci siamo divise il giornalino da portare a casa… ”
“E il vostro compagno? ”
“Chi, il Vittori? ”
“Si lui, non ha detto nulla che gli mancava il giornale? ”
“No, anche perché devi sapere che suo padre lavorava in una agenzia di smaltimento rifiuti cartacei e spesso recuperavano la carta da macero e sembra che avesse giornaletti porno a iosa”
“Va bene, ma il primo film quando lo hai visto? ”
“Dopo quella volta abbiamo preso a vederci anche il pomeriggio a casa di Sara che riusciva ogni tanto a rubare i pornazzi al fratello, e una volta abbiamo trovato anche una cassetta”
“E quale é stata la vostra reazione? ”
“Subito eravamo infoiate come pazze, ma poi ci siamo chieste come potevamo anche noi fare una esperienza di quel tipo”
“E ci siete riuscite? ”
“No, almeno non subito. Ci è capitato di incontrarci al pensionato universitario qualche anno dopo e lì qualcosa abbiamo combinato”

A prima vista il nome della pensione non si vedeva da nessuna parte, poi in fondo ad una stradina alberata trovarono il piccolo porticato di mattoni rossi; il mare era a poco meno di cento metri in linea d’aria. Lasciata la macchina entrarono in un piccolo atrio con delle piante rigogliose disposte lungo una parete e una graziosa impiegata dalla parte opposta; sul muro dietro la ragazza campeggiava il classico casellario delle chiavi. Le due donne entrarono dirigendosi lentamente verso il lungo banco dove la ragazza si stava occupando di un cliente, un giovane muscoloso e solido dalle guance abbronzate. Lei alzò gli occhi e quando le vide, sorrise chiedendo loro di pazientare un attimo “Posso aiutarvi, signore? ” domandò la appena si fu liberata.
“Abbiamo due prenotazioni” disse Maria porgendole la ricevuta in contrassegno.
“Ah, la 35 e la 38. Purtroppo abbiamo avuto un disguido al piano e vi debbo chiedere di passare alla 28. è una suite con doppi servizi che vi offriremo al prezzo due singole” spiegò la ragazza con massima cura e deferenza. Maria fu sul punto di protestare ma la mano di Rita la bloccò dolcemente “va bene purché non ci costringiate ad altri spostamenti”
“Non si preoccupi siamo ancora in bassa stagione e non siamo usi a scontentare il cliente” rispose la ragazza consegnando loro le chiavi mentre un solerte facchino recuperava i loro bagagli.
“In una suite staremo più comode… ” bisbigliò Rita all’orecchio di Maria appena giunte alla suite di due stanze. Il mini appartamento era accogliente: pareti luminose, parquet sul pavimento, e i bagni ampi e comodi piastrellati a colori allegri. Nella stanza che dava verso l’esterno, da cui si vedeva il mare, si trovavano due spaziosi armadi a muro e due letti con testiere di ciliegio incassate, cassetti, scaffali e scomparti di varie dimensioni. Il locale più interno era una specie di salotto con due scrivanie, un divano imbottito, un tavolo rotondo e due comode poltrone.
“Bello, ci siamo proprio sistemate bene Maria” commentò con aria soddisfatta Rita dirigendosi in bagno “ora vado a farmi una doccia, e sceglierò il bagno verdino”
“Come verdino? ”
“Quello con le piastrelle verdi, invece a te tocca quello con le gialle, ti sta bene? ” le rispose Rita togliendosi la gonna e rimanendo con un cordoncino intorno alla vita e una sottile striscia di stoffa sul pube; appoggiò la gonna sul letto e si diresse in bagno.
“Penso che ti seguirò a ruota” annunciò a sua volta Maria aprendo le prime delle innumerevoli tasche della sua valigia. Rimase più a lungo sotto la doccia mentre Maria riponeva i suoi vestiti studiando ogni centimetro del mobilio; i dettagli la impressionavano ed amava indugiare sempre sulle cose nuove che non aveva mai posseduto o utilizzato prima. Era la segretaria particolare di una piccola azienda dove la precisione per dettaglio e la concretezza erano diventate per lei delle stringenti consuetudini. A piedi nudi davanti allo specchio si aggiustò un bikini scollatissimo accostandolo ad una gonna lunga e colorata con uno spacco fino alla vita ondeggiando i capelli folti e neri pettinati all’indietro che le arrivavano fin quasi oltre le spalle.
Rita in quel momento uscì dal bagno frizionandosi la testa con un asciugamano tenendo l’accappatoio aperto sul davanti “Ora mi sento meglio pronta per un bel giretto in paese, magari sotto la rocca”
“Ti piace? ” chiese Maria indicando il suo costume piuttosto succinto “Me lo aveva regalato lui due anni fa ma non ero mai riuscita a metterlo, perché mi vergognavo… ”
Rita si tolse l’accappatoio rimanendo nuda “Ma stai benissimo. Tu sei di coscia lunga e devi portare i costumi sgambati… sei uno schianto” rise di gusto “Ehi stai attenta a non fregarmi tutti gli uomini”
Maria ristette e non rispose subito, fissa ad osservare smaccatamente il corpo nudo di Rita, letteralmente folgorata “Ma non ti crescono i peli, li? ” riuscì a commentare flebilmente dopo qualche interminabile secondo.
“Altroché se crescono, per stargli dietro mi depilo ogni due giorni” rispose con estrema disinvoltura Rita passandosi l’indice sul pube leggermente velato di scuro “Lo strano è che sono bionda chiara… anzi chiarissima di capelli, ma la passera è castana… e folta” raccontò mettendo ulteriormente al corrente su i suoi dettagli anatomici la sempre più stupita Maria “Invece pare che le vere bionde nordiche siano bionde anche li… senza contare quelle a cui cresce solo un sottilissimo velo”
“Non so niente delle nordiche, ma tu perché mai ti depili? ”
“Scusa ma tu, vai al mare con le gambe pelose? ” le domandò in un tono che non prevedeva repliche e poi notando dei peli pubici che spuntavano dal triangolo di stoffa nera ai lati del pube di Maria aggiunse “ed uno dei tanti motivi per cui mi depilo anche per quella scomodità” agitò il dito “di dover dar sempre la caccia al pelo ribelle”
“Ok per le gambe e i bordi… ma perché tutta la zona? ”
“Lo vedi che scopi poco, ascolta: la tua passerina è come il viso; è il tuo passaporto per scopare e quindi devi tenerla sempre bella, sorridente… in ordine”, e quelle parole furono accompagnate dal gesto molto dolce e sensibile di Rita che presale la mano l’appoggiò alla sua vagina. Maria la ritrasse subito sconcertata da quell’estrema familiarità inaspettata. Non si era mai permessa di toccare il sesso di un’altra donna e paradossalmente quel blocco non era di natura fisica, ed era evidente che non le dava affatto fastidio poggiare delicatamente le dita tra le morbide pieghe assaporandone il calore; ma ciò che la frenava e la riempiva di sensi di colpa era l’idea di toccare una donna, e tutte le implicazioni che comportavano quel tocco “Respira profondamente e lasciati trasportare dalle sensazioni… vere” le rispose perentoria Rita e Maria di scatto appoggiò nuovamente la mano sballottata da uno strano effetto dovuto principalmente alla consapevolezza che le sue reazioni fisiche non aumentavano la repulsione che aveva sempre ipotizzato immaginando un gesto simile. Sicuramente l’istinto e le convinzioni etiche andarono per due strade diverse e i capezzoli inturgiditi e sporgenti erano eloquenti più di qualsiasi discorso.
Rita notò la sua eccitazione ma non disse niente, mentre Maria diventando paonazza era in bilico tra uscire da quella situazione argomentando con una qualsiasi puerile scusa, o risolvere la questione una volta per tutte “Beh si è più morbida… è piacevole… non mi disturba… oh! Insomma Rita non so che dirti! ” rispose a bassa voce.
“Hai già detto molto”
“Sai non ho mai pensato che… ”
“Che? ” incalzò Rita
“Oh insomma, ” sbottò Maria scuotendo la testa “che si potesse tagliare, sfoltire anche quel pelo li! In fondo perché farlo… non ci cresce naturalmente”
“Oh santoguzzone come sei noiosa, e contorta, anche! ” rispose stizzita Rita da quel irritante balletto di prese di posizioni contrastanti “Ma tu porti la parrucca? Non vai regolarmente dal parrucchiere? ”
Maria non rispose.
“Ah ecco! ” accennò dopo un attimo Rita in risposta al silenzio eloquente di Maria “E poi lo sai che tenerla così ha i suoi vantaggi” aggiunse cambiando tono “e che a tanti uomini piace e li eccita”
“Li eccita? A me non dice niente”
“Non dirlo troppo forte… potresti pentirtene” commentò maliziosa e misteriosa ed aggiunse “Ad esempio lui, vuole che indossi qualcosa di seta perché… quel leggero pizzicorino me la tiene sveglia… ”
Maria sorrise complice “Effettivamente… la pelle così è molto più sensibile”
“Esatto, e te la senti tutta gonfia e su di giri”
Maria era eccitata e quel senso di imbarazzo stava pian piano scemando; la chioma corvina sciolta sulle spalle le solleticava la pelle luminosa e una strana sensazione di prurito la colpiva nelle zone coperte dal bikini “Mi sento un po’ in imbarazzo” disse per evitare scena muta, stordita dal silenzio assordante che s’era venuto a creare nella stanza.
“Perché adesso, prima di andare a cena non ti depili? ” Rita non sembrava più offesa o contrariata dalle prime reazioni puerili di Maria e sedendosi nuda sul letto aggiunse “Anzi se vuoi te la depilo io così domani in spiaggia puoi mettere quel bel costume senza che ad ogni passo ci sia il rischio che un pelo ribelle esca fuori”
“Va bene” rispose alla fine Maria.
“Allora dai togliti il costume che ti depilo” decise Rita con foga fanciullesca e dopo averla fatta spogliare, iniziò a depilarla. Maria dovette ammettere ch’era molto abile giungendo alla conclusione che il colpo d’occhio era accattivante: le gambe si fondevano sul pube latte e miele soltanto più scuro sul bordo esterno dove la peluria corvina era più folta.

Avevano mangiato bene in un ristorantino nella parte vecchia del porticciolo; il vino bianco aveva innaffiato generosamente le portate di pesce, e dalla veranda avevano potuto vedere per tutta la cena un magnifico scorcio del molo attraverso le viuzze e vicoli gremiti di turisti variopinti e giocosamente rumorosi. Rita indossava un vestito verde scuro lucido che gli fasciava il corpo ben fatto e la chioma biondo platino le carezzava le spalle in uno splendido effetto cromatico. La stoffa del vestito s’increspava morbidamente quando camminava o si sedeva accavallando le gambe ancora bianche e poco abbronzate. Non indossava né mutandine né reggiseno perché come ebbe a spiegare a Maria “senza peli non traspare nulla dal vestito e i benpensanti così, non si offendono, quelli che invece mi vedono… non se lo scorderanno più per molto tempo… ” Maria s’era stupita più della sua reazione positiva che della decisione dell’amica di non indossare la biancheria intima; la intrigava quell’idea di libertà e così aveva scelto anche lei di non indossare nulla sotto un vestito leggerissimo dritto e nero infilando ai polsi dei braccialetti dorati che tintinnavano.
Parlarono di tutto quello che non si erano dette durante l’inverno, e soprattutto discussero di quello che avrebbero voluto e potuto fare in quella vacanza da single. Ampliarono, sofisticandolo, il gioco che avevano iniziato all’autogrill puntando, memorizzando e infine vivisezionando ogni uomo che capitò davanti ai loro occhi. La caccia continuò sempre più audace nel dopo cena quando ci fu la passeggiata sul lungo mare accompagnata dal consueto gelato consumato nella notte calma e profumata.
“Rita sto d’incanto… ” le confidò guadando la piccola baia illuminata.
“Ci facciamo ancora quattro passi… o torniamo in albergo? ”
“Buona idea, non vorrei essere troppo stanca da rinunciare alla cassetta”
“Stai tranquilla che con l’eccitazione che abbiamo in corpo sarà difficile… ” si fermò un attimo poi chiese maliziosa “Quanti cazzi credi faremo spruzzare stanotte? ”
“Molti, ti assicuro molti… ma anch’io sento d’aver già dato molto” accennò maliziosa Maria indicando la sua vulva “Se mi siedo sono sicura di macchiare il vestito”
“Io forse me lo sono già macchiato, guarda un po’ se si vede qualcosa” chiese Rita passandosi molto discretamente una mano sul sedere.
“Ho paura di si” confermò Maria notando una piccola macchiolina proprio sotto i glutei e in corrispondenza della vulva nella posizione seduta “sarà meglio tornare in albergo”

Appena la porta della suite s’aprì Maria e Rita entrarono come due scalmanate e irrompendo nella stanza che fungeva da anticamera accesero tutte le luci “Devo pisciare, non ce la faccio più” dichiarò Rita facendo cadere il vestito a terra, e rimasta con i soli sandali si diresse verso il bagno. Maria fece altrettanto e dopo aver riposto meticolosamente vestito nell’armadio entrò in bagno proprio nel momento in cui Rita né usciva “Ehi lo sai che stai bene nuda, con i soli sandali” le aveva detto sedendosi sul water “Si mi piaccio anch’io” rispose Rita scuotendo la bionda chioma in piedi, con le gambe leggermente divaricate, davanti allo specchio dell’entrata.
“Allora ci guardiamo questo porno brindando a tutti quelli che stanotte faranno sesso pensando ai nostri culi e alle nostre tette? ” esclamò Maria uscendo dal bagno.
Rita la guardò con intensità “Maria lo sai che la vita da single ti fa bene? ” Era proprio bella e ciò che le piaceva di più era il colore della pelle e in special modo la zona attorno alle grandi labbra dove il color latte e miele si inscuriva per diventare un cioccolato carico.
“Rita, non sono mai stata così bene in vita mia… non rompiamo l’incantesimo”
“Ma dai non fare la tragica” la riprese scherzosamente Rita per esorcizzare gli spettri della vita cittadina, e prendendola per i fianchi la spinse verso il letto dove presero a avvinghiarsi e a rotolarsi come due ragazzine in gita scolastica. Maria sentì addosso il corpo di Rita e lo scoprì più morbido e leggero, accorgendosi di un calore che non aveva mai sentito prima, ed ebbe voglia di toccarla, e con la scusa della lotta le mise una mano sul seno, per spingerla via “Allora questa cassetta… ” fece finta di protestare quando s’avvide che Rita aveva gradito quella sorta di palpeggiamento.
“Mettiti comoda… inizia la proiezione” annunciò con aria pomposa inserendo la video cassetta nell’apposita fessura e subito sullo schermo comparvero un uomo e una ragazza che si stavano strappando gli abiti di dosso e si lasciavano cadere dappertutto mentre si abbracciavano con ardore. La ragazza era rossa e minuta mentre l’uomo era tarchiato e in possesso di un pene notevole. Maria si sedette appoggiando la schiena alla testiera del letto tenendo le gambe divaricate e fiore di loto “Rita hai visto che uccello grosso? ”
“Guarda, guarda” strillò Rita aggiustandosi nella medesima posizione di Maria e diversamente da lei prese a toccarsi la vulva disegnando il periplo delle grandi labbra. La ragazza del film intanto si era inginocchiata davanti all’uomo succhiando con ardore il membro che a mala pena transitava nella bocca dell’attrice. Maria con le mani poggiate alle ginocchia risalì fino alle proprie cosce, Rita continuava a sospirare e a toccarsi, e Maria non aveva nessuna intenzione di fermarsi, e risalì ancora fino a che dovette giustificare in qualche modo quello che stava facendo, allora le mollò un vigoroso pizzicotto sul sedere. Lei gridò e si ritrasse.
“Così non vale” disse, dai guardiamoci il film
“Volevo che tu mi guardassi… ”
“Dai toccati, vediamo chi gode più forte” l’istigò Rita che non aveva mai smesso di toccarsi.
“Ma adesso cosa fa? ” chiese incredula Maria
“Credo che adesso la inculi”
“No? ! ”
“Si, guarda si è messa alla pecorina, hai visto! ” Rita aveva indicato la ragazza rossa che a carponi sul letto aspettava che l’omone si accomodasse dietro le sue spalle.
“Che bello” urlò Rita scossa dal primo orgasmo che le procurò la prima umidità che macchiò il lenzuolo; Maria vide il contrarsi spasmodico della vagina di Rita e subito dopo le immagini dello sfintere della rossa attraversato del pene violaceo dell’uomo. Si prese allora il clitoride tra indice e pollice iniziando così ad ansimare sempre più forte. Era parecchi anni che non si masturbava così ed era anche la prima volta che lo faceva con una amica davanti ad un film pornografico e gli stimoli erano così tanti e vari che venne presto una prima volta. Il suo profumo e quello di Rita conciliarono senz’altro la sua eccitazione che culminò nuovamente quando l’uomo del film si fermò completamente affondato nella ragazza frizionando lo scroto sulla vulva. Maria aveva le mani ormai bagnate e imitando Rita si bagnò i seni che presero subito il profumo della vulva; riprese furiosamente a toccarsi il clitoride seguendo gli ultimi istanti della penetrazione che culminò con l’ingresso in scena di una cameriera con tanto di grembiulino e piumino per la polvere che finse disappunto finché l’uomo non si staccò dalla rossa che sempre ferma in favore di macchina rimase a carponi. L’inquadratura si strinse sino a mettere in primo piano l’ano dilatato e gocciolante di sperma che ad ogni contrazione sgorgava grumi di seme che bagnavano la vulva gocciolando verso il basso.
Rita scosse il letto con gli ultimi spasmi dell’orgasmo e subito dopo fu seguita da Maria che come lei era scivolata di schiena ed entrambe poggiavano la testa sul cuscino e tenevano entrambe mani nella propria vulva. L’immagine si allargò proprio quando la faccia della cameriera spuntò tra le cosce delle rossa che con un colpo di reni le permise di adagiarsi sotto di lei. Maria spalancò gli occhi quando vide le due donne abbracciate specularmente l’una sull’altra “Ti piace? ” la mano di Rita si era poggiata sulla sua coscia “è nuovo per me” rispose Maria con una voce strana, smorzata, che Rita non le aveva mai udito prima. Non disse più niente e Rita si sentì autorizzata a tenere la mano sulla coscia e a proseguire nel massaggio. Istintivamente, con l’altra mano, risalì tutto il corso della sua gamba, dal polpaccio all’interno del ginocchio, sull’interno della coscia fino al pube e la sfiorò, percependo il suo umidore.
“Mi sento imbarazzatissima” sussurrò Rita che molto semplicemente voleva farle sapere che le piaceva molto ma non voleva assolutamente offenderla. Rita raggiunse la vulva “Senti come è liscia, su non starci a pensare sopra, si vede che ti piace, hai le grandi labbra gonfie e il clitoride eretto” e ciò detto le infilò due dita nella vagina e iniziò a succhiarle il clitoride.
A Maria il bacio piacque molto e malgrado le osservazioni di Rita fossero corrette quello che stava accadendo la pietrificò. Non si era aspettata una simile prosecuzione e non aveva mai avuto rapporti sessuali con altre ragazze. Confusa non riusciva a spiccicare parola ed era incapace di qualsiasi movimento mentre Rita continuava a penetrarla con le dita e succhiarle il clitoride.
“Pensa anche a quante ragazze questa sera si stanno masturbando ricordando i nostri corpi e a noi due che facciamo sesso… ” la provocò Rita “pensa a quanti cazzi e a quante fighe questa sera stanno godendo per noi” Quell’ultima frase convogliò l’orgasmo di Maria che sprizzò copiosamente sul letto e sul viso di Rita; il volto dell’amica bagnato dei suoi umori era la risposta a ciò che stava provando. Non era mai stata con una donna e al ribrezzo dovuto allo stordimento iniziale subentrò il piacere, e ciò che la colpì di più fu l’approccio decisamente più dolce e delicato rispetto a quello maschile.
“Adesso fallo a me! ” le chiese adagiandosi di fronte a lei e pretendendo le medesime attenzioni. Maria non sentì il bisogno o l’interesse a negarsi in quello che lei cominciava a considerare un nuovo piacere; si accomodò di fronte a Rita e tenendole aperte le cosce diede il primo colpo di lingua. Fin da subito il tocco iniziò a piacerle ed anche se non aveva l’abilità di Rita, riuscì a soddisfarla. Con il volto bagnato di umori si alzò sorridente andandosi a sedere al fianco di Rita si massaggiò il viso.
Quasi a volersi scusare Rita “Non pensare ch’io sia lesbica… sono etero e mi piace il maschio e sempre con l’uomo faccio l’amore, ma quando ci sono le circostanze e l’amicizia… mi piace anche fare sesso con una donna. Spero poi che in questi quindici giorni si possa trovare da scopare”
Con molta dolcezza Maria le accarezzò il viso “L’avevo capito sai? Non ho mai avuto il minimo dubbio sul fatto che tu fossi eterosessuale, come non ho mai avuto particolari problemi nel sognarmi in qualche scena lesbica”
“Allora, tu avevi già avuto esperienze con altre donne? ”
“No le sognavo nel mio intimo più profondo, ed erano dei sogni piacevoli”
“Maria, ho voglia ancora… lo facciamo a sessantanove? ”
“Dai, dai… ”

Il risveglio per entrambe fu un tripudio di ricordi e sensazioni; nude e ancora avvinghiate l’una all’altra si erano masturbate a turno sul letto inondato dai caldi raggi del sole estivo allietate dagli schiamazzi giocosi provenienti già a quell’ora dalla piscina dell’albergo. Poi a malincuore si erano dovute alzare per una insensibile doccia che le avrebbe private inevitabilmente dei loro profumi “Ho fame, e ho intenzione di riprendere il discorso oggi pomeriggio” scherzò Maria dirigendosi verso la doccia.
“E se troviamo qualche bell’uomo da scopare? ” le chiese provocatoriamente Rita “Come facciamo per la stanza? ”
“Ti avverto subito, io non esco e non vi lascio soli” replicò secca Maria fingendo un attacco di gelosia. Rita la guardo in tralice e seriamente colpita replicò “Sai che hai ragione, ho voglia di sesso di gruppo, come quello del filmino per intenderci… ”
Maria scosse il capo ondeggiando la folta chioma corvina “Anche io ma ho paura che sia difficile trovare uno o più d’uno disposto a scoparci insieme”
“Senti chi non risica non rosica, e poi che male c’è a chiederlo… abbiamo il cinquanta percento di probabilità di riuscita e se va male… beh se va male ci arrangiamo da sole”
Maria sorrise soddisfatta e gettandosi l’accappatoio sulle spalle si diresse verso il bagno “Uno per tutte, e tutte per uno”
Rita aveva optato per un costume molto intrigante: reggiseno a triangolo e slip con i cordoncini appena velati da un prendisole scamiciato a fiori e scarpe da tennis di tela “Maria sono abbastanza elegante? ” le aveva chiesto notando che anche gli shorts e la maglietta dell’amica coprivano inesorabilmente il suo costume stupendo e scollatissimo.
“Per me sei troppo coperta” scherzò ben sapendo che il prendisole era necessario per fare colazione e il costume comunque di troppo anche per la spiaggia.
In sala ottennero un ottima posizione da cui si dominava il passaggio e quasi subito iniziarono a fioccare i commenti finché nel tavolo vicino a loro non arrivò una persona che tolse il fiato ad entrambe. L’uomo depose rapidamente i suoi effetti personali su di una sedia al fianco della sua e poi si sedette ad osservare le sue vicine di tavolo. Aveva una figura maestosa, era alto e muscoloso, le sue gambe parevano tronchi d’albero e le sue spalle ricordavano la solidità di una roccia. Eppure, i lineamenti del vicino lasciavano trasparire, oltre alla sicurezza e alla fiducia in sé, anche una certa delicatezza giovanile che si lasciava percepire nella piega elegante delle labbra e nello sguardo vivace e dolce “Ciao mi chiamo Guglielmo e sono arrivato da un paio di giorni, siete anche vuoi qui al Royal? ” chiese improvvisamente presentandosi alle due esterrefatte Rita e Maria.
“Piacere io sono Rita e lei è Maria. Noi siamo arrivate ieri sera, e siamo sole solette” rispose al saluto spinta dall’adrenalina che le aveva rischiarato la mente e la vista, e fu allora che si accorse di non essere la sola ad essere eccitata, Maria già profumava.
“Uh, capisco siete qui per l’acchiappo… in fondo è l’attività estiva maggiormente praticata nelle località di mare” scherzò l’uomo che sembrava navigare tra i trentacinque e i quaranta. Poi molto apertamente rivolse la sua attenzione al corpo tonico di Maria posando gli occhi sui seni grandi e morbidi che sorreggevano egregiamente il prendisole immaginando quindi subito dopo di posare la mano sul ventre piatto.
“Non le dare ascolto… è solo sconvolta dal viaggio” scherzò Maria che da quella posizione poteva gustarsi il rigonfiamento degli shorts del completo da tennis indossato dall’uomo che a sua volta non si era lasciato sfuggire le penetranti occhiate della donna e per niente infastidito aggiunse “In effetti per effettuare il primo abbordaggio alle le nove di mattina bisogna essere proprio in forma… ”
Risero di gusto finché l’arrivo della cameriera li convinse, prima ad unire i loro tavoli e quindi ad ordinare la colazione; anche la giovane inserviente non aveva potuto fare a meno di notare il nuovo cliente alto e muscoloso che stava dimostrando di tenere egregiamente testa alle due nuove arrivate.
“No, scherzo… non sono bacchettone e preferisco di gran lunga l’approccio sincero ai tira e molla che si facevano al liceo” stava dicendo con un discreto tono baritonale. Rita mosse le lunghe gambe in modo che l’uomo potesse sbirciarle il grazioso e rotondo sedere che aveva sempre eccitato gli uomini e sperava che il loro ospite non facesse eccezione “Buon punto di vista, ma tu sei registrato ai bagni dell’albergo? ”
“Si, ma spesso sono al molo dove ho una piccola barca”
Il corpo di Maria era velato di sudore; pensò ai muscoli abbronzati dell’uomo, ai suoi addominali che facevano fremere il suo corpo, “Ma sei solo, o aspetti altre… persone? ” chiese sfacciatamente immaginandolo nudo in mezzo ad un cerchio di luce perdendo i suoi occhi nel corpo atletico e muscoloso.
“Perché sono così brutto? ” rispose giocosamente alla domanda altrettanto diretta di Maria che scoppiò in una risata contagiosa che coinvolse tutti e tre; poi alla fine aggiunse “No, no non mi fraintendere e che andare al mare da soli è un po’ brutto… guarda me che sono costretta a girare con lei”
L’uomo guardò Maria e subito dopo Rita; la mora e la bionda: le immaginò nude sulla spiaggia su di un pattino “Ma formate una bella coppia, anzi siete molto più affiatate di certe coppie di marito e moglie che si vedono in spiaggia” le lusingò immaginandole anche in altre situazioni.
“Non parlare di corda in casa dell’impiccato… ” lanciò la battuta Rita chinandosi verso la sacca da mare per recuperare le sigarette e in tal modo aveva permesso all’uomo di vederle parte della scollatura “Uh, scusate siete sposate? ” aveva chiesto ritirando gli occhi dal quel poco che si poteva vedere di seno dalla scollatura del prendisole di Rita, e istantaneamente un coro quasi scandalizzato lo informò a dovere.
“No, no lascia stare io sono single da poco e per un po’ ci vorrei rimanere… ” fu la risposta secca e decisa di Maria.
“Uhm, suona molto come un grido di battaglia”
“Lo è, eccome se lo è! ”
Nella mente e nel corpo di Rita, l’attrazione per l’uomo e per Maria insieme si fusero in modo indefinito ed indistinguibile sino a che non immaginò, lui sprizzare nella sua bocca dopo aver regalato a Maria una magnifica penetrazione anale; si ridestò appena in tempo per aggiungere “Io non sono stata mollata di recente, ma non disdegno mica un po’ di divertimento” sperando che quel sogno tanto recondito s’avverasse nel più breve tempo possibile. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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