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Follia sul traghetto

Ormai erano tre mesi che stavo imbarcato, andavo su è giù dal continente alla Sardegna, la nave con l’estate era sempre piena di vacanzieri festosi, spogliati, e chi era costretto a lavorare era un martirio continuo per il cazzo perennemente duro. Solo alla sera nel buio della mia cabina mi tiravo delle seghe da riempire gli asciugamani in dotazione. Ma come si suol dire la fortuna aiuta gli audaci ed una sera partenza da Civitavecchia per Olbia sulla banchina incontrai i miei vicini di casa che andavano a villeggiare in Sardegna. Dovevano passare proprio sulla nave dove io lavoravo ed erano sprovvisti di cabina, ma solo di passaggio ponte, praticamente erano costretti a bivaccare sul ponte della nave all’aperto. La famigliola era composta da lui, Antonio, abbastanza magrolino sui 50 anni, Lei formosa, Carmela, ma acida con tette da sballo, un età paragonabile sui 45 anni, e quattro pargoletti che strillavano come pazzi. Cercai di rendermi utile facendoli imbarcare subito e sistemando la loro auto nel garage della nave in posizione comoda in modo da permettere uno sbarco immediato a Civitavecchia. Li portai in una zona della nave dove potevano sistemarsi e promisi loro che come avrei terminato il mio turno di lavoro sarei ritornato per vedere se tutto era posto. Il marito mi ringrazio moltissimo mentre sua moglie incurante della mia presenza lo criticava aspramente per il modo di come costringeva lei e i suoi figli a viaggiare. Feci finta di niente e mi allontanai anche perchè fui chiamato da un mio collega per un lavoro e fu proprio il mio collega che con una frase insinuò nella mia testa una voglia di provarci:

– ma chi è quella troiona, ha una faccia da succhiacazzì”’ Feci finta di non ascoltarlo ma le sue parole mi rimasero impresse per tutte le ore di guardia. , verso mezzanotte, a fine turno mi avviai sul ponte, c’era un caldo afoso, li trovai sdraiati per terra, il marito dormiva insieme con i figli su un materassino di gomma, mentre lei stava seduta su una panca e poi distrattamente guardava il mare fumando una sigaretta. Mi avvicinai piano per non svegliare il marito e i bambini e feci in modo che lei mi vedesse: lei alzo lo sguardo verso di me e disse: senti non c’è la possibilità di fare una doccia, sono tutta sudata, mi sento sporca. Gli risposi che l’unica possibilità di poter fare la doccia era di venire in cabina da me e li avrebbe potuto lavarsi tranquillamente. Lei sembro pensarci su, guardando il marito che dormiva, disse;

– ma si, andiamo tanto lui neanche se ne accorge della mia mancanza. Praticamente non stavo più nella pelle, fra poco sarei stato solo con lei e potevo tentare un qualcosa, anche se a dire il vero temevo una figuraccia per il fatto che ci conoscevamo. La cabina, anche se era piccola, era abbastanza accogliente, praticamente c’era un letto, una scrivania, un piccolo divano e un bagno doccia all’interno della stessa. La feci accomodare e gli feci vedere il bagno dove poteva lavarsi tranquillamente, feci la mossa per uscire, quando lei rispose:

– guarda che per me puoi benissimo rimanere, tanto ti considero un fratello. Io candidamente risposi: guarda che sono tre mesi che non vado a casa e se ci fosse mia sorella qui potrei commettere un incesto. Lei si mise a ridere ed entro nel bagno per farsi la doccia chiudendo la porta. Dal di fuori sentivo lo scrosciare dell’acqua e la immaginavo nuda e porca sotto la doccia, ma cercavo di stare calmo anche perché lei era amica di mia moglie e a meno di cento metri c’era il marito con i figli che dormivano e potevano svegliarsi da un momento all’altro. Mi distesi sul mio letto nell’attesa che lei uscisse per riaccompagnarla di nuovo dal marito, quando all’improvviso mi sentii chiamare e mi diceva:

– ma come mai l’acqua è cosi fredda? ? ? . In quel momento mi ricordai del difetto del miscelatore e cercavo di spiegare dall’esterno come doveva comportarsi per far arrivare acqua calda. Non so se lei fece apposta ma lei apri la porta e mi apparve nuda e insaponata, mi bloccai:

– che cavolo non hai mai visto una donna nuda? ? ? Mi sa che tua moglie ti tiene a stecchetto. Fu il modo di esprimersi che mi sveglio dal torpore e incominciai a guardarla come una puttana che aspettava solo di essere sfondata.

– senti lascia stare mia moglie che sta bene dove stà, anzi sai che ti dico, secondo me se tu che hai bisogno di cazzo e mi sembra logico con quel coglione di marito che ti ritrovi.. La sua risposta fu quasi immediata anche per sorpassare quello che stavamo dicendo:

– ok, mi fai vedere come funziona questo cazzo di miscelatore? Mi accinsi ad entrare in bagno che era stretto, anzi troppo stretto e per forza di cosa la dovetti sfiorare le tette insaponate e grosse. Persi la testa e mi buttai a capofitto su di lei.

– smettila, altrimenti grido diceva lei, io incurante succhiavo quei capezzoli grossi come delle ciliegie e li morsicavo, nello stesso tempo avevo infilato un dito, facilitato dal sapone nel suo culo.

– ah porco, bastardo, maiale,

-ah, smett …maial…. Ah si continua, continua.. ah ah ah sto per venire. Muovevo sempre di più velocemente il dito nel suo culo ormai diventato un buco abbastanza grosso, la tuta che avevo addosso mi dava fastidio e impediva al mio cazzo di uscire, era tutta bagnato, volevo toglierla da dosso, ma le mie mani erano troppe occupate a masturbare il culo di Lina e palpeggiare le sue tette. In un attimo di pausa dopo il suo primo orgasmo dove lei è letteralmente crollata a terra, mi sono strappato la tuta da dosso e nel mettermi nudo gli ho presentato davanti al suo viso un cazzo eretto al massimo di chi non scopa da una vita. Lei è rimasta ammaliata da questo bastone che brandeggiava davanti ai suoi occhi e come una calamita ha avvicinato la bocca incominciando a farmi un pompino da favola. Quella scena fu troppo per il mio cazzo che, eruttando un mare di sborra, andò ad imbrattare la faccia e le tette di che subito la raccolse con le mani e se la portò in bocca gustandosela tutta. Vederla così troia fece drizzare il mio cazzo in men che non si dica, mi avvicinai a lei, le puntai di nuovo la bocca e glielo infilai fino in gola cominciando un movimento di avanti e indietro che ci eccitò tutti e due.

Dopo dieci minuti di un strepitoso bocchino, la spinsi faccia a terra e mi abbassai a leccarle, alternativamente, il culo e la figa, andando a mordicchiarle il clitoride mentre con le mani le strizzavo le bocce e pizzicavo i capezzoli strappandole dei lunghi gemiti di goduria. Mi rialzai e le strusciai la cappella tra le grandi labbra, infilandogli lentamente tutto il cazzo fino in fondo alla sua gran figa e aumentando il ritmo fino a farla venire con un lungo gemito. Tolsi il cazzo dalla sua figa e lo puntai deciso al suo culo, inizialmente faceva resistenza temendo di provare troppo dolore, poi, man mano che la cappella si faceva strada, la preoccupazione lasciava strada all’eccitazione, e, tra i suoi sospiri, le infilai la cappella e rimasi fermo per farle abituare il buco del culo all’intrusione, poi, all’improvviso, glielo infilai tutto fino alle palle, facendole provare molto dolore che si trasformò ben presto in folle goduria. Pompavo come un matto dentro quel culo schiacciandole le tettone contro la parete finché non venimmo contemporaneamente, lei, sulla mia mano che le stuzzicava il clitoride, io, tutto dentro il suo culo ormai sfondato. Dopo circa dieci minuti ripresasi dall’orgasmo, si girò e mi stuzzicò la punta del cazzo con i capezzoli e vista la risposta affermativa del mio batacchio, me lo strinse tra le tette facendomi una spagnola da infarto, mentre il mio cazzo tornava duro, lei si trastullava con le mie palle, quando il mio cazzo avanzava tra quelle montagne di carne, lei ne inghiottiva la punta succhiandola e leccandola tutta finché non sborrai per l’ennesima volta impiastricciandole, con i primi schizzi, le tette e facendole ingoiare tutto il resto della sborra. Dopo ben quattro sborrate si ripuli per andarsene, quindi si rivesti scambiammo un bacio infuocato e ritorno dal marito dicendomi che quando fossi sbarcato di andarla di nuovo a trovare.

Da quel giorno vado spesso a trovare i miei vicini, e come il marito si allontana riviviamo quella notte di passione. FINE

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