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Follie estive

Accadde ad EuroDisney.
Quando si va in vacanza viene sempre voglia di lasciarsi andare, di commettere atti liberatori ; ad essere onesti poi a me capita ancora più spesso.
Quando sono fuori ho sempre una grande aspettativa di avventura, inoltre quando non sei del posto non passi inosservato; in un posto dove ci sono tante persone con lingue diverse c’è, quasi per compensazione, un più facile ricorso al linguaggio non verbale, che è di gran lunga il mio preferito.
Dunque ero in vacanza in un bungalow nel vicino campeggio, ed a serata inoltrata, quando moglie e bimbi già erano a letto, io invece mi autoeccitavo pensano a tutti i pezzi di fica visti e non toccati durante la bellissima giornata appena trascorsa in mezzo alla gente e ai giochi.
Non stavo più nella pelle; non si poteva andare a letto in quel modo!
Decisi dunque di fare una doccia e mi avviai vestito solo dell’accappatoio verso i servizi centrali.
Dopo essere stato tutto il giorno in giro, ero fisicamente un po’ sbattuto : decisi perciò di farmi una bella doccia gelata.
Questa lì per lì calmò i miei bollenti spiriti, ma ebbe presto l’effetto di farmi sentire in perfetta forma e anche le palle si contrassero ed il cazzo cominciò a far sentire le sue pulsazioni.
Intanto mi attardavo all’ingresso dei servizi dove c’era un telefono e letteralmente spogliavo con gli occhi tutte le fiche passabili ed in età chiavabile che, discinte, mi passavano accanto.
Il colpo di grazia, verso il limite della follia, me lo diede una signora (o almeno così suppongo) che lavava nel lavatoio della stanza accanto alla mia: io ero in penombra e lei in piena luce, e mi dava le spalle; la luce proveniva dall’alto e faceva strani giochi con l’orlo del suo ridottissimo accappatoio; le sue cosce erano sode e ben tornite e terminavano in un culone strepitoso, uno di quei culi rotondi ma sodi che oggi si vedono sempre più di rado specie dalle nostre parti, ridotte come sono le autoctone a mò di fico secco per le diete.
Quello, dicevo, che mi fece perdere la testa fu il fatto che VOLLI credere che quel solco nero che stupendamente in mezzo alle natiche accentuava e sottolineava la femminilità e la straripanza dell’oggetto del mio desiderio, altro non fosse che il pelo della fica che la signora esponeva in modo osceno, plateale e sfacciato.
Alla fine addirittura mi sembrò di vedere le grandi labbra, che mi parvero anch’esse oscene nella loro enormità.
Mentre affacciato alla finestra, sempre dall’esterno verso l’interno, avevo queste visioni, sentii che tutto il mio sangue affluiva impetuosamente al mio organo, che si fece subito duro in modo quasi doloroso.
Stetti qualche minuto ad assistere alla scena impietrito, e quasi automaticamente, visto che non mi vedeva nessuno, cominciai a menarmi lentamente il cazzo che ormai oscenamente aveva trasformato il mio accappatoio in tenda canadese; la voglia di contemplazione passiva però durò poco, perché come ho già detto quella sera ero fuori di testa e del tutto privo di inibizioni, ero come un toro, per il quale conta solo montare bestialmente, possedere.
Feci dunque il giro dei servizi in cerca della porta; la mia intenzione era ben determinata: volevo semplicemente avvicinarmi a quella donna e approfittare di uno dei momenti in cui si piegava e mostrava nella maniera più erotica la sua stupenda natura, per appoggiare il mio cazzo durissimo in mezzo a quelle mele e su quelle labbra, e godere del contatto con la serica pelle e le morbide rotondità.
Non avevo un piano, non volevo nemmeno approfittare di niente, il mio impulso era puro perché solo istinto; se fossi riuscito nel mio intento, avrei goduto appieno del momento senza pensare nemmeno all’istante successivo.
Sennonché, appena arrivato all’interno della stanza, la trovai piena di gente e questo mi bloccò; cercai anche di attirare l’attenzione della signora, ma la NON risposta fu di quelle che ti fanno venire il dubbio di essere diventato trasparente.
Ritornai dunque fuori e mi rimisi dove prima ; da qui potevo vedere il flusso femminile in ingresso ed uscita dai bagni ; ero costretto a dissimulare la mia erezione persistente con una mano in tasca dell’accappatoio.
Ad un certo punto una coppia di ragazze francesi passò accanto a me guardandomi; ridevano tra loro e una di esse si girò indietro ad ammiccare ed esplose in un risolino malizioso con la sua amica; poi si separò da lei ed entrò da sola nei bagni.
Sarebbe bastato anche meno; con estrema tensione mi infilai nella porta dietro a lei; era passata la mezzanotte e la zona si era spopolata; temevo comunque ma avevo una discreta probabilità di farla franca.
Il senso di proibito moltiplicava tra loro l’eccitazione sessuale e la paura.
La ragazza non si era accorta della mia manovra ; con la coda dell’occhio vidi che voltava in un angolo e prendeva la prima porta; decisi di spiarla.
I divisori degli scompartimenti hanno in basso una apertura che corre in orizzontale; la porta accanto era aperta e dunque entrai e chiusi; aprii la doccia come “copertura” e molto lentamente mi spogliai e mi sdraiai in basso, avvicinandomi lentamente all’apertura.
La visione che mi apparve fu completamente diversa ma non meno paradisiaca della signora precedente: la visione dal basso mi metteva in primo piano le gambe, appena muscolose, affusolate e terminanti in un culo alto, da fiaba; la ragazza mora ma la fica quasi implume, con le labbra ed il rosso della spacca molto in evidenza; non forme giunoniche ma quel fisico magro ma pieno di curve al posto giusto, tipico della ” falsa magra”.
Mi dava le spalle di tre quarti e si era appoggiata con il bacino al lavandino, mettendosi quasi in punta di piedi e stando piegata in avanti ; sbirciando in alto vidi che davanti al suo viso c’era uno specchio.
Stando così si vedevano le cosce perfettamente staccate fino al solco delle natiche con in mezzo il pacco della fica in grande evidenza.
La mia mano correva già al cazzo e lo menava a grandi colpi.
In un residuo sprazzo di coscienza, vidi che la ragazza aveva aperto un astuccio da cui estraeva una pillola blu; prese la pillola; non potevo vedere bene il suo volto ma compresi che si stava rilassando; capii che quella era droga, un acido o magari solo un “ecstasy” .
Dopo un minuto, la sua mano abbandonò il bordo del lavandino e si piazzò in mezzo alle cosce.
In quel modo, col bacino appoggiato al lavandino e sempre più piegata in avanti, la ragazza iniziò a farsi un ditale in modo veramente porco; poco dopo entrò in azione la seconda mano con la quale ella si penetrava da sopra mentre con l’altra da sotto si sgrillettava.
Il ruolo di guardone mi andava ormai stretto, ero fuori di me, e mi era venuta un’idea.
Aprii con circospezione la porta del mio bagno; il corridoio era deserto.
Provai in modo furtivo e con trepidazione la porta dove era la ragazza; quale tuffo al cuore sentire che il pulsante cedeva e la porta era aperta !
Entrai silenziosamente nel vestibolo; la ragazza era ancora lì questa volta davanti a me a culo aperto; mi avvicinai silenziosamente; quando ero dietro di lei sobbalzò e girò la testa senza cambiare posizione, con espressione stupita ed impaurita; con la decisione di chi non ha niente da perdere, l’abbracciai e le misi una mano sulla bocca; poi parlando piano ma deciso afferrai l’astuccio con le pillole blu e dissi
“no, che drogarsi è un reato, lo sanno tua madre e tuo padre”, insomma qualcosa che facesse sentire anche lei in torto.
Lei a questo punto mi guardava con espressione stuporosa; ancora un attimo e avrebbe realizzato e si sarebbe messa ad urlare.
Feci allora quello che avrei voluto fare prima; aprii l’accappatoio e protendendo oscenamente il pube le misi il cazzo direttamente sulla fica bagnata.
A questo punto la seconda tremenda emozione della notte; il mio cazzo era paonazzo, gonfio di sangue e lucido e pulsante in ogni sua vena; lei era ancora più stupita, restò a bocca aperta e mi poggiò una mano sul cazzo passandosela da dietro, in qualcosa che era curiosità o carezza, quasi premendolo contro l’urgenza del proprio sesso; era rimasta affascinata dalla situazione inusitata e dalla mia impudenza (che in realtà era solo bestialità); a quel punto la premetti in avanti, le trattenni la mano e cominciai a farle una sega, con il cazzo a sandwich tra la sua mano da una parte e fica e culo dall’altra; lei cominciò ben presto a mugolare e cominciò ad usare il mio cazzo come un vibratore, passandoselo sulla fica, sulle labbra e sul clitoride; la lasciai giocare un po’, ma il mio cazzo comandava lui e diceva
“TUTTO SUBITO”, cosi le presi la mano a cingere la verga e con quella la guidai all’apertura della fica, che era un lago; la penetrazione fu stupenda, eravamo al massimo dell’eccitazione e le feci sentire ogni vena ed ogni millimetro del mio grosso arnese; poi iniziai ad affondare a lenti colpi ma decisi.
Lei alternava espressioni di sofferenza ed abbandono totale; si mordeva le labbra; voleva il piacere nel peccato e non lo voleva.
Per questo l’orgasmo la sorprese e fu travolgente ; smise di mordersi le labbra e soffocò un urlo a bocca aperta; l’eccitazione la lasciò tremante.
Io volevo resistere a cazzo duro ma ero talmente eccitato che dovetti fermarmi; lo tirai fuori, godetti un attimo della fica aperta a pecorina e mi tuffai a lappare indiscriminatamente fica e culo come un cane; lei aveva perso ogni ritegno e gemeva e sgrufava come una scrofa; glielo risbattei dentro e lei questa volta prese a sgrillettarsi con foga, mormorando frasi che ritengo oscene ma non capivo; il mio cazzo era ormai dotato di vita propria e non potevo più controllarlo ma feci uno sforzo di volontà perché volevo il suo orgasmo che venne e fu totale e profondo, con lei che ormai riusciva solo a dire
“Ouiiiiiiiiiii! ” “UuuuHHH! “, mentre sentivo le sue contrazioni; resistetti appena fino alla fine, lo tirai fuori e venni copiosamente, con uno schizzo che arrivò fino ai suoi capelli. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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