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Grazia – Viaggio nell’eros

Il ritorno a Milano fu più duro del previsto, non potevo dimenticare il piacere “sporco” di quella notte a Bathar e non avevo nessuna voglia di riprendere la vita di sempre. Credevo di poter ritrovare me stessa tra le braccia del mio uomo, ma di colpo mi sembrava un eterno bambino, troppo buono, troppo educato, persino troppo per bene per chiedergli di dare una scossa al nostro ménage sessuale. Ebbi la malaugurata idea di raccontargli ciò che accadeva su quella spiaggia alle turiste in cerca di una notte di follia, ero persino pronta a rivelargli che io stessa mi ero lasciata attirare nella trappola dell’ignoto.
La sua reazione sdegnata mi fece comprendere che non avremmo mai potuto trovare la complicità necessaria a soddisfare quello che ormai era un mio bisogno impellente, e la nostra relazione subì l’inevitabile tracollo. Inspiegabilmente non provai nessun dolore, anzi… quel distacco mi dava il senso di libertà di cui avevo bisogno anche se mi resi conto che la mancanza di un un uomo come punto di riferimento mi avrebbe lasciata pericolosamente senza alcun controllo.
Nei giorni successivi, l’unica cosa che desideravo davvero era riprovare quella sensazione perversa che ormai dilagava nella mia mente senza alcun freno inibitore. La prima idea che mi venne in mente fu quella di frequentare un locale per lo scambio di coppie, ma già all’ingresso fui nauseata dalla faccia sogghignate del proprietario che mi chiedeva i documenti e me ne andai ancora prima di rispondergli.
L’unica soluzione pareva essere un viaggio all’estero, con la certezza di non essere riconosciuta. Fu proprio tra i decadenti palazzi dell’Avana che mi buttai nella mia seconda notte di perdizione. Il contatto, ancora una volta, avvenne con il personale femminile dell’Hotel, subito pronto ad indicarmi quale fosse l’offerta locale più entusiasmante. Scelsi con cura la mia accompagnatrice perché avevo imparato dall’avventura precedente quanto fosse importante spiegare nei dettagli ciò che avrei voluto provare e ritenevo che così il rischio di una delusione fosse molto minore.
Evitai di affidarmi a delle ragazzine e scelsi Molida, 29 anni, che con la sua immediata chiarezza mi diede una certa affidabilità. Era lei che avrebbe dovuto organizzare l’incontro e aveva bandito da subito l’idea della spiaggia, troppo pericolosa per la presenza dei militari di ronda. L’appuntamento era in una vecchia casa abbandonata, un chilometro nell’interno, dove avrei trovato suo fratello con un amico fidato. Provai un brivido di paura durante il viaggio sul vecchio taxi sgangherato e cercai conforto nel fatto che in hotel ci aveva viste spesso insieme; se mi fosse accaduto qualcosa era certo a lei che avrebbero chiesto spiegazioni. La mia preoccupazione svanì appena superata la soglia della baracca, l’interno era profumato e confortevole, illuminato da due lampade a olio che creavano la giusta atmosfera che andavo cercando.
Molida mi lasciò sola un istante ed al suo ritorno apparve preoccupata. Farfugliò qualche parola stizzita e poi disse che il fratello non c’era… e che comunque avrebbe fatto lei la sua parte. Provai ad obiettare che non fosse la stessa cosa, ma l’ingresso di un atletico giovanotto a torso nudo mi fece dimenticare ogni mia incertezza. Aveva un torace possente e immediatamente si sfilò la cintura sciogliendo i bottoni dei calzoni con un gesto rapido… tutto il resto scomparve alla vista della sua mano che stringeva con forza il sesso eccitato… annuii più volte con il capo… poi mi spogliai nuda e mi misi capovolta sopra alla ragazza, che nel frattempo si era stesa a petto scoperto sulla stuoia.
Lei si aggrappò da sotto alle mie gambe, affondò le mani nel mio sedere e lo aprì allo sguardo del giovanotto ormai in ginocchio alle mie spalle. Mi sentii morire, trascinata in un turbamento che scioglieva i miei umori come fossero neve al sole, mentre una voglia pungente mi costringeva a torcere il dorso sotto le fitte irresistibili che pulsavano nel mio sesso schiuso. Fu la lingua di Molida a risalire l’interno delle cosce seguendo l’immaginaria scia del mio desiderio…. e divenne una carezza irresistibile.
Quando sfiorò le grandi labbra, inarcai la schiena e spinsi fuori la carne bollente dal mio corpo in tempesta… avvertii il contatto con la sua bocca che assaporava il desiderio… e la punta grondante di quell’enorme membro che giocava con essa e con i miei riccioli di burro, pronti ad accoglierlo per fondersi al suo tocco. Era quello il momento giusto… era quello l’attimo in cui avrei voluto che mi infilasse come uno spiedo, ma lui pareva non capirlo o preferiva dedicarsi all’amica di sempre, forse mai a sua disposizione come in quel momento.
Emisi un lamento ma finsero di non ascoltarlo, allora mi agitai muovendomi ritmicamente verso di loro, finché il ragazzo confabulò sottovoce con l’amica… della cui protesta io compresi soltanto un certo imbarazzo e la sua ostinazione. – Digli di scoparmi… adesso! – le gridai; la sua risposta mi lasciò senza fiato. Molida mi spiegò semplicemente che voleva qualcos’altro in cambio… ma non altri dollari… pretendeva che io leccasi lei nello stesso modo che stava facendo con me.
Invece di innervosirmi, quell’ulteriore perversione entrò direttamente nel mio ventre senza nemmeno passare per il cervello, oppure fu così veloce la mia reazione che le mani già cercavano di liberare quel corpo di donna da ogni ostacolo, affinché potessi spingere la mia bocca dentro quel gusto acre ed eccitante, pronto a scoppiare tra le mie labbra.
– Scopami ora.. maledetto… – lo pregai con voce sommessa… e lui non mi fece soffrire oltre, incuneandosi dentro di me con un solo, lungo movimento lento… a cui seguirono un’infinità di tremende bordate che risucchiarono il mio orgasmo dai meandri più nascosti, sino a farlo sfogare sulla faccia di Molida, pronta a raccoglierne ogni sapore mentre io facevo lo stesso con lei.
Lo capii davvero in quell’istante, era quello il sesso sporco che stava cambiando il mio modo di godere e nemmeno riuscivo ad immaginare di ritornare alla normalità di sempre… anche se il rischio di pretendere sempre di più per ritrovare le stesse sensazioni forti mi dava la certezza che avrei dovuto scendere sempre più in basso… con il dubbio di riuscire poi a risalire.

Una nuova occasione mi si presentò nell’accompagnare 12 coppie francesi nel Sahara tunisino, un’escursione che sarebbe toccata alla mia socia ma che lei fu ben felice di lasciarmi, data la mancanza di ogni comodità nelle 4 oasi che avremmo visitato. Il deserto mi attirava da sempre e le giovani coppie anche. Tra di loro c’erano alcuni soggetti molto interessanti, e in particolare un paio di giovanottoni palestrati che dopo un paio di giorni di sole sembravano statue scolpite nella lava fusa. Al secondo accampamento avevo già deciso a chi concedere le mie grazie e sin dal primo mattino gli ronzai intorno sfoderando una tutina aderente, portata a pelle, in modo che ogni anfratto del mio corpo stuzzicasse la sua fantasia.
L’attacco finale avvenne nel pomeriggio quando riuscii a sedermi di fronte a lui dopo una massacrante passeggiata sulle dune. Eravamo entrambi grondanti di sudore e il segno inconfondibile del mio sesso si era disegnato sulla stoffa impregnata dei calzoncini che ne avevano presa ogni forma. Mi bastò spingere le dita tra le pieghe bagnate per vedere il suo “pacco” assumere una consistenza difficile da nascondere, e i suoi occhi mi scrutavano proprio lì, da sotto le lenti scure. Decisi di giocare il tutto per tutto e mi rovesciai il contenuto della borraccia nella scollatura concedendogli molto di più di quello che avrebbe meritato di vedere.
Ancora qualche sapiente tocco con la mano… le unghie che scorrevano lungo i bordi delle grandi labbra e lui non poté fare a meno di venirmi più vicino. Esordì con un banale: – … sei terribilmente eccitante! – ma in fondo era la conferma che stavo aspettando e non mi restò che aggiungere un malizioso sorriso prima di alzarmi e sculettare via come una gatta in amore.
A cena feci di tutto per stare seduta alla sua destra, dall’altra parte c’era la sua deliziosa fidanzata con addosso una canottiera scollata in cui cadevano tutti gli sguardi dei presenti. Prima il cibo e le bevande, poi la musica attorno al fuoco e quella voglia che cresceva fino a scoppiare nella testa, per poi ritornare a spremere dai mie slip il desiderio folle di stringere il suo sesso tra le mie labbra.
Approfittai di un attimo di distrazione della sua compagna e glielo dissi… così, senza giri di parole: – … te lo voglio succhiare fino a sentirlo in gola! -. Lui si guardò in giro quasi spaventato, ebbi persino il dubbio di averlo gridato troppo forte, poi mi si avvicinò prendendomi per un polso e mi sussurrò di aspettare un’altra occasione più propizia. Giocai tutte le mie carte in un ignobile ricatto, lo misi di fronte alla fatidica scelta “ora o mai più”… tentennò, si morse le labbra e poi fece un veloce cenno d’assenso con il capo.
Ci accordammo per lo stabile della vecchia posta, fissando l’appuntamento da lì ad un’ora, chi sarebbe arrivato per primo avrebbe atteso l’altro. Sparì alla mia vista in meno di un minuto… due parole alla ragazza e poi entrò nella tenda che ondeggiava appena al vento freddo del deserto, la temperatura stava scendendo a picco ma il brivido che mi correva lungo la schiena non era che l’antipasto di ciò che avrei voluto provare dopo.
Mi incamminai dalla parte opposta, gettando nel fuoco il fazzoletto colorato che tenevo legato al polso, percorsi al buio il sentiero che aggirava l’oasi e con largo anticipo arrivai a ridosso delle vecchie mura di fango, tra cui spiccava il verde stinto della porta. Superai la soglia e lui era già lì!
Era acquattato in un angolo, sdraiato sulla panca ricoperta da un telo logoro… appena mi vide allentò la cintura di corda e si abbassò i calzoni sino alle ginocchia… si diede due colpi con la mano mentre con l’altra mi invitava ad avvicinarmi a lui. Non mi feci pregare e mi inginocchiai tra le sue gambe, l’odore del suo sesso mi entrò nelle narici e il suo contatto caldo disorientò i miei sensi. Lo sfiorai più volte con i capelli prima di stringerlo con forza… lentamente srotolai la pelle fino alla base e accolsi nella bocca tutto quello che potevo.
Si… era quello il sapore che avevo immaginato, dolce e selvatico al punto di succhiarglielo fin dentro le palle… e lo sentivo pulsare in gola pronto a liberare tutta la sofferenza della sua attesa, quasi che ogni secondo di ritardo potesse caricare ancor di più la sua forza nascosta. Mi sembrava impossibile, ma io godevo con lui nutrendomi dei suoi spasmi… dei suoi umori e nemmeno mi accorsi che alle mie spalle la porta si aprì lentamente e che due occhi nel buio stavano sorridendo al proprio uomo illuminandogli il volto con una pila.
Quando lo compresi fu tardi, e nemmeno m’importò più di tanto sapere se fossero stati d’accordo sin dall’inizio… non ci fu nessuno strepito, nessuna scenata, ed io rimasi seduta mentre lei, ingorda, si accingeva a cogliere il nettare che io le avevo preparato. – Puoi restare a guardarci! – sussurrò mentre mi porgeva la pila con un sorriso bastardo sopra le labbra, poi il fiotto denso schizzò una prima volta appena sotto al suo naso, giusto per darle il tempo di spalancare la bocca per ciò che seguiva.
Quando uscii dalla porta avevo un groppo nello stomaco ed una voglia matta in gola, tutto era svanito nel momento stesso in cui già lo sentivo sul punto di non ritorno, ed ora non mi restava che chiudermi nella mia tenda a masturbarmi come una ladra, ripensando a ciò che avevo visto e che avrei potuto avere.
Più tardi li sentii gemere nella tenda proprio accanto alla mia, lo facevano apposta, ne sono sicura, e persino quello smacco atroce accendeva il mio desiderio sino all’eccesso: avevo voglia di sesso, avevo voglia di godere e sapevo che sarebbe arrivato il mio turno, ma non quella notte.

Lo incontrai nel bazar del villaggio mentre caricava sulla jeep sei casse di birra che erano da ore a bollire sotto il sole. Gli chiesi ridendo quando mai sarebbe riuscito a berle ad una temperatura decente… mi rispose che lo avrebbe fatto con me la sera stessa nel suo “covo” a cinque miglia di deserto da lì.
Scossi il capo e gli voltai le spalle con un evidente gesto di rifiuto. – Ho una doccia, – gridò – un generatore, ed anche un frigorifero… e sono tutti funzionanti. Ritornai verso di lui fermandomi a pochi centrimetri dalla sua faccia e buttai lì la mia provocazione: – … e cosa vorresti in cambio da una giovane donna italiana senza scrupoli? -.
– Mi basterebbe far la doccia con te… – rispose, arricciando il naso accanto al mio – il resto puoi deciderlo da sola, sei abbastanza grande per farlo. -. Il gioco mi piacque e rialzai la posta chiedendogli da quanto tempo non facesse l’amore con una donna. La sua risposta riuscì a sorprendermi: – Con una donna bianca non ne ho la più pallida idea… e con una con un bel culo come il tuo non mi è mai successo! -. Due ore dopo ero sul sedile polveroso della sua jeep a saltellare per cinque maledette miglia di deserto con negli occhi l’ultimo sole del tramonto.
Il suo covo era un ranch a ridosso di uno dei tanti pozzi della zona, venti palme disordinate sotto un cielo nero come l’inchiostro, punteggiato da miliardi e miliardi di stelle. Il brontolio del generatore lasciava ben sperare su ciò che avrei trovato dentro la casa… e le due donne di colore che l’aspettavano sulla porta confermarono le mie speranze. Era un piccolo paradiso nell’inferno di quella grande pietraia… libri, luce elettrica e quant’altro poteva soddisfare almeno la metà dei miei bisogni… l’altra era una terribile voglia a cui non potevo più resistere.
Henry mi guardò di sott’occhio e poi buttò lì soltanto qualche parola: – La doccia è di là… -, disse, poi sparì oltre la soglia, mentre io mi attardavo a guardarmi in giro stupita. Di là… sentivo lo scorrere dell’acqua, mi affacciai e lo vidi ormai nudo che si insaponava la sua enorme pancia, dalla cui parte inferiore sporgeva quel grosso cencio peloso. Un attimo… mi tolsi con calma i vestiti, mi accovacciai tra le sue gambe e lo liberai dalla schiuma che gocciolava densa. Le vene aggrovigliate nella carne si rianimarono di sangue nuovo, le rughe si sciolsero tra le mie piccole mani nervose… risucchiai la punta dentro la bocca e subito il nerbo mi si rizzò prepotente in gola.
Lui farfugliò qualcosa in francese, ringraziandomi del piacere che gli stavo concedendo, mi strinse con dolcezza il capo tra le sue grosse mani, mi alzò fino a guardarmi negli occhi e poi mi baciò con passione. – Lasciami finire quello che stavo facendo. – sussurrai, prendendo a stento il respiro, Henry annuì, mi accolse tra le braccia e mi portò fin sul suo letto senza smettere di baciarmi. Faticai non poco a staccarmi dalle sue labbra per riprendere tra le mie il suo sesso pulsante, – … sono troppo eccitato – mi avvertì, trattenendo a stento una smorfia – non voglio sporcare l’immagine tenera del tuo viso. -.
Ma io si… glielo avrei voluto gridare mentre inghiottivo gli umori densi che precedevano l’orgasmo, lo sentivo salire su dallo stretto canale che collegava il suo scroto direttamente alla mia lingua… e poi uno schizzo caldo mi inondò la bocca del suo seme… e continuai, continuai a succhiarlo finchè stramazzò sul letto privo di ogni forza. Si, era quello che volevo, e per la prima volta provai piacere nel dar piacere ad un uomo, e non mi importava se il mio sesso gonfio di desiderio non aveva avuto il suo sfogo. Non ero appagata ma soddisfatta, e mi sdraiai accanto a lui cullandolo nel suo torpore, un abbraccio che al momento sembrò ricambiare solo con la più tenera delle carezze.
Chiusi gli occhi e forse mi addormentai… quando li riaprii era ancora buio e lui mi stava scopando sdraiato su un lato… mi teneva per i fianchi e mi muoveva con delicatezza e con forza allo stesso tempo. Mi prese prima con estrema lentezza e poi sempre più con foga, incuneandosi dentro di me con tutta la sua virile possanza; mi trascinò fino al punto più alto del desiderio e poi mi parlò sottovoce… me lo chiese una sola volta… ed io gli risposi inarcando la schiena e allargando i miei glutei con entrambe le mani.
Cominciai a venire nel momento stesso in cui lo sentii premere sulla soglia delle mie viscere, poi s’inoltrò senza indugio fino a farmi gridare. Un momento, maledetto e magico, in cui dolore e piacere si confondono e si riaccendono fino a scoppiare insieme nella mente, congelando per un istante l’attimo intenso dell’orgasmo per poi propagarlo all’infinito e oltre… rallentando il flusso del godimento per poi gettarlo tutto insieme dentro il mio ventre che si lasciò dilaniare fino all’ultimo respiro.
Prima che venne mattina mi scopò di nuovo… e dopo una pausa mi scopò ancora. Mi prese davanti, di fianco, di dietro… facendomi gridare come una bestia in calore, mi diede in una sola notte tutto il piacere che non avevo mai avuto in una vita e quando, stremata, mi arresi alla forza dei suoi baci, mi stupì ancora servendomi la colazione a letto con tè e biscotti inglesi.
Passammo il giorno dopo a parlare e finalmente riuscii a confidargli le mie precedenti esperienze e le aspettative future. Henry capì che non avrebbe mai potuto avermi tutta per sé e mi propose di usarlo come compagno di giochi, a lui avrei potuto rivolgermi per organizzare gli eccitanti incontri che avrebbero placato le mie voglie perverse, non avrebbe preteso altro che guardarmi godere nella speranza di poter avere, se richiesta, anche la sua parte. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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