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Ida

La festa ai “Piedi nudi” la discoteca del villaggio, si stava animando e io nella mia funzione di DJ e animatore stavo preparando un gioco per coinvolgere un poco tutti.
Avevo scelto un pezzo dei Rolling Stone, la pista era affollata di ballerini, il mio sguardo rivolto verso l ‘ingresso rifletteva un figura di donna che stava osservandomi, così mi parve.
Il sorriso illuminava il volto e due occhi da cerbiatta mi fissavano attentamente come a valutare il mio essere.
Ricambiai il sorriso e le feci il gesto di entrare e di venirmi vicino.
Si diresse con un incedere dinoccolato verso la console, dove io maneggiavo dischi e le luci.
-Ciao, sconosciuta creatura! qual è il tuo pianeta e dove hai messo l’ astronave? . –
Mi sentivo molto spiritoso e sicuro di aver fatto colpo.
-Siiemo. –
La esse sibilante e le i allungate del suo accento romagnolo, mi fecero scoppiare in un riso irrefrenabile.
-Cosa ridi? Quale pianeta e che cavolo di astronave vai dicendo, sono una donna di Romagna e tu sei un siiemo. Ciao! . –
Si allontanò mostrando la schiena, lasciata nuda dal suo corpetto di cotone rosso.
<Interessante! Guarda che corpicino! >
Pensai ammirato e un po’ deluso del mancato approccio.
Si sedette ad un tavolo poco distante da me, continuando a fissarmi sempre con quel sorriso sornione.
<Cosa Cazzo sorridi ? Che vuoi? > continuavo a riflettere ormai deconcentrato, sbagliando a selezionare dischi e musica.
-Mezz’ora per sognare, musica per l’amore e per chi vuol essere amato. –
Attaccai a mettere una selezione di dischi da sogno iniziando con Simon e Garfumkel.
La sconosciuta si avvicinò e mi chiese se avevo un disco di Dylan da farle sentire, al mio cenno di assenso ringraziò e sempre sorridendo mi regalò un altro
-Siiemo- allontanandosi lentamente verso il tavolo.
-Aspetta, discutiamo, se ti ho dato l’ impressione di essere un cretino, me ne scuso. Di solito non sono invadente ma tu mi hai colpito, non chiedermi il perchè, non saprei rispondere poi il tuo accento mi diverte da morire. è Buffo!!!! . –
Mentre dicevo queste parole, lei si rilassò visibilmente, e prendendomi sottobraccio mi chiese di sedermi al suo tavolo per bere una birra.
-Non te ne andare, aspettami! Se vuoi, fra due ore finisco il turno, andiamo a fare un bagno alla Spiaggia Bianca, giuro di non violentarti. –
Le dissi eccitato e in attesa della risposta.
Ormai i brani musicali erano al termine e dovevo tornare a pezzo.
-Non ti aspetto, mi vieni a prendere tu alla mia tenda, vicino alla scuola di vela di fronte all’aula. è una tenda gialla non puoi sbagliare. Ciao!! . –
Si alzò e si diresse all’uscita, per voltarsi, quasi per caso, e darmi un altra occhiata, sorniona e ammiccante.
La spiaggia illuminata dalla luce della luna, bassa all’orizzonte, mostrava nel biancore della sabbia ombre lunghe di alcune mucche che stavano pascolando, placide e indisturbate.
Alcune coppie si allontanavano, allacciate, verso il fondo della spiaggia.
Un gruppo di ragazzi intorno al fuoco di un falò cantavano a bassa voce.
Sul mare, lampare illuminavano porzioni di acqua creando lampi di luce nel buio.
Sdraiato sul telo di spugna, rabbrividendo un poco, osservavo il cielo, completamente sgombro di nubi, e le stelle che riempivano il mio orizzonte visivo con la loro fredda bellezza.
Lei si stava asciugando i capelli, strofinandoli energicamente.
-Ho freddo!!! Mi riscaldi un poco? . –
Chiese dolcemente, mentre si sedeva appoggiandosi con la schiena al mio torace, chiusa tra le mie gambe.
La abbracciai teneramente poi, massaggiandole la schiena con un telo la asciugai, consigliandole di togliersi il costume bagnato.
Rimanendo seduta si tolse il reggiseno e poi con un gesto da contorsionista, si liberò dello slip.
Rimase libera da ogni costrizione tra le mie braccia, le mie mani si trovarono a possedere nel cavo del palmo il suo seno, piccolo e sodo, i capezzoli bruni e eretti, leggermente increspati, brividi le scorrevano lungo la pelle trasmettendomi un eccitazione totale.
Le mie labbra cercarono la base del collo per donarle piccoli baci .
Lei si muoveva lentamente appoggiandosi al mio corpo, mi prese una mano e la avvicinò al suo inguine chiedendomi di liberarla dalla tensione.
La carezza continuò per lunghi momenti dove il respiro di lei faceva da metronomo al movimento della mia mano.
Fu sconvolgente:
Si donava completamente, chiedendomi di esaudire ogni mio-suo desiderio, alimentando la mia lussuria con sensazioni mai provate, volle avermi totalmente, padrona del mio corpo.
Le sue mani scoprirono le mie più segrete pieghe, lasciando sulla mia pelle i segni del loro passaggio.
Le sue labbra, assetate, mi liberarono delle mie ossessioni, gratificandomi di un orgasmo senza fine.
La luna ormai alta si rifletteva sul mare e noi vinti dalla stanchezza ci addormentammo.
L’alba mi trovò, raggomitolato al suo corpo, con una erezione evidente e feroce, mentre lei in cerca di calore si appoggiava ulteriormente al mio.
-Buon giorno! . –
Un bacio e un sorriso .
-Io mi chiamo Enrico ! . –
-Ida. Buon giorno! . –
Sorrise mostrando per la prima volta un sorriso felice.
Si alzò, splendida nella sua nudità e guardandosi intorno aggiunse
-Hai tempo per un altro round? . – FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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