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Il passaggio

L’estate era prossima, ma il clima estivo era già nell’aria; lo sentivamo penetrarci dentro come una vampata di fuoco. Era stupenda quella sensazione di calore e di protezione che il sole ormai caldo ci forniva. Come io stesso la definivo, la stagione dell’estasi e della creazione era già iniziata.
Mia sorella aveva avuto sentore che l’indomani nelle nostre vicinanze si sarebbe tenuto un grande concerto rock, simile a quello del ‘69 di Woodstock. L’occasione, per due adolescenti come noi, era imperdibile. Malgrado l’ottusa resistenza dei nostri genitori, decidemmo comunque in fretta e furia, di partire. Se avessimo viaggiato tutta la notte saremmo sicuramente giunti in tempo. Appena il modo di mettere in un vecchio zaino (ricavato da una vecchia balla di iuta) qualche indumento e via!
Non avevamo alcun mezzo di trasporto, ma questo non c’impediva di raggiungere il nostro scopo. Fu semplice e istintiva l’idea: di chiedere un passaggio a qualche auto.
Malgrado si facesse lentamente notte, un lungo serpentone chilometrico si divincolava sulla sconnessa statale. Ma nessuno sembrava volersi nemmeno accostare a noi. Eravamo quasi sul punto di rinunciare quando una vecchia berlina di colore scuro, confondendosi con la notte, si avvicinò a noi fino ad accostarsi. Due coniugi di mezz’età occupavano l’abitacolo della vettura. Abbassato il vetro della donna, quest’ultima ci chiese in quale direzione ci dirigessimo. Guarda caso era la stessa dove si stavano anch’essi recando. Senza esitazione ci fecero accomodare dietro. Iniziò così il viaggio e anche la nostra più memorabile avventura.
Eravamo partiti da pochi minuti quando la donna chiese a mia sorella di cambiare posto con lei, in quanto bisognosa di coricarsi un po’. Così mi trovai accanto questa signora matura, ma giovanile e bellissima. Averla accanto, così prosperosa e a stretto contatto, mi metteva in un deciso stato d’eccitazione. Ogni tanto, contorcendosi nel sonno, le sue lunghe gambe sfioravano le mie, i suoi capelli neri e fluenti mi solleticavano le guance, e il suo prosperoso seno ballonzolava ad ogni scossa della vettura. La luce dei fari dei veicoli che ogni tanto c’incrociavano illuminavano a tratti il suo florido corpo. Quelle ombre e quei chiaroscuri mi mettevano ancora di più in agitazione di quanto già non mi provocasse la sua stimolante figura. A questo punto, quasi incosciente delle mie azioni, le mie mani iniziarono a sfiorare ingenuamente le sue ginocchia, profittando della sua condizione di sopimento. Dalle ginocchia, le mie mani iniziavano a scorrere verso l’alto, risalendo le gambe. Pensavo non si accorgesse di niente, quindi la mia mano continuava a salire. Il suo respiro iniziò a farsi più soffocato e pesante, fino a trasformarsi in gemiti e sospiri. Capii dunque che era cosciente di ciò che stava accadendo; ma ne ebbi la conferma solo quando la sua mano iniziò a sfiorare i miei jeans. La sua mano sentiva la mia asta crescere sotto la stretta morsa delle sue dita. La lampo stava quasi per cedere sotto la rigida pressione della mia sbarra. A questo punto, senza che quasi me ne accorgessi, ella dischiuse la cerniera, ed una volta sgusciata fuori, impugnò serratamente la verga iniziando un lento ma deciso scorrere dall’alto verso il basso e viceversa, mentre nel frattempo la mia mano si era infilata all’interno delle sue gambe avviando un celere massaggio. Le mie dita entravano e uscivano rapidamente da dentro di lei. Le mie mani si alternavano nell’opera, trovandosi ad ogni minuto sempre più umide e appiccicose. Ad un certo punto diressi la mia bocca verso la sua e iniziai a baciarla, sfogliandole gli abiti di dosso a mano a mano che la mia lingua scendeva. Giunta all’interno delle sue gambe, essa scorreva come su un binario sulle sue grandi labbra, mentre le mia dita stuzzicavano leggermente il suo clitoride. I suoi gemiti da soffocati e sordi divennero ormai facilmente udibili da tutti. Ma l’eccitabilità era talmente decisa da non riuscire a smorzarla. Eravamo ormai incapaci di controllarci.
In quel mentre nella mia testa si accavallavano sensazioni di timore d’essere scoperti e inesorabile voluttà, repentinamente l’auto rallentò e accostò. Ebbi appena il tempo di rendermene conto, che il marito smontò dall’auto, aprì la portiera della moglie e si mise ad osservarci. Sbigottito ma stimolato dalla sua accondiscendenza (il mio senso del pudore e il mio spirito d’esibizionismo furono messi a durissima prova in quell’occasione), rimasi per un attimo immobile, incapace di continuare o reagire. Ma l’immediato incitamento dei due coniugi mi rinvigorì nuovamente. Le mie dita ripresero così a nuotare all’interno di quell’antro scuro ma tanto caldo quanto voglioso, mentre la sua bocca si diresse rapida verso il mio manico, ingoiandolo tutto in un sol boccone, con le sue lunghe, fredde e pallide dita che lo stringevano poco sopra l’attaccatura. Le sue spesse labbra procedevano lestamente sul mio pistone, quando scorsi con la coda dell’occhio il marito che svestitosi prese a massaggiare con entrambe le mani il corpo visibilmente turbato di mia sorella. Quest’ultima, inizialmente impietrita quanto imbarazzata dalla scena, risultava incapace di reagire. Ma ben presto anche in lei la febbre della lussuria entrò in circolo nelle vene. In men che non si dica, ritrovatasi denudata di fronte a quell’uomo di cui persino il nome ignorava, la cieca furia della passione s’impadronì di lei, liberando ogni suo ritegno. Inginocchiatasi di fronte a lui in piedi, avvicinò le sue fiammanti labbra sulla cuspide scarlatta di quella rigida sbarra, baciandola delicatamente prima, per poi affondarsela gradatamente dal vertice fino alla base. Il ritmo della sua bocca, inizialmente blando (contrariamente alle furiose vibrazioni che il suo corpo sembrava emanare), cautamente incrementava di velocità, fino a raggiungere un cadenza talmente forsennato da far rabbrividire al solo osservare.
La mia lingua abbandonò dunque quell’antro rovente e grondante di desiderio. La mia gaiezza traeva dunque origine soltanto dalla bocca calda e dalla scivolosa lingua della misteriosa donna, mentre faceva da ottimo contorno l’amena veduta di mia sorella con lo sconosciuto.
Improvvisamente il marito invitò la moglie e me a scendere dall’auto e avvicinarsi. Così, abbandonati gli ultimi indumenti sul sedile posteriore della vettura, li raggiungemmo: io posizionandomi di fianco a lui, sua moglie inginocchiata di fronte a me. Iniziò così una sorta di gara tra le due femmine su chi fosse la prima a far raggiungere il piacere estremo al relativo maschio.
I gemiti e i sospiri delle nostre due coppie si facevano sempre più struggenti e stimolanti. I motori delle auto coprivano parzialmente quei voluttuosi affanni, mentre il gioco d’ombra proseguiva su tutti e quattro i nostri corpi ormai interamente svestiti. Il mio godimento era allo stremo; non era più possibile per me opporre altra resistenza alle salivose labbra della compiacente femmina. Sicché, accompagnato da un violento urlo, un primo schizzo di bianco liquido inondò quelle labbra umide, mentre gli altri coprirono abbondantemente il resto del suo volto soddisfatto. Quasi nello stesso istante fu il turno del marito, che rabbiosamente zampillò prima sul mento e le labbra di mia sorella, e poi sulle guance e sul collo della sua signora.
Mentre noi maschi, ancora ponzanti d’ appagamento, riprendevamo fiato, le due femmine, con l’espediente di voler condividere l’una coll’altra il seme appena sparso sui loro gaudenti volti, iniziarono a baciarsi sulla bocca, sulle guance, sul collo, percorrendone ogni millimetro, lasciando ad essiccare alla frizzante aria della notte primaverile solo le rispettive salive sulla pelle dell’altra. Ma non si limitarono a ciò; esse davano l’aria di essere allo spasimo della loro esaltante eccitabilità, per cui le loro instancabili lingue iniziarono a scendere sempre più giù: dal collo passarono al seno, stuzzicandosi e mordicchiandosi l’un l’altra i capezzoli induriti dalle ripetute carezze. Le loro mani scorrevano lungo i loro fianchi rotondeggianti, sui loro glutei, fino a giungere alla tanto desiderosa cavità. Mentre una sopra all’altra si rotolavano allegramente sul ruvido prato della piazzola, le dita d’ognuna si insinuavano nella fessura dell’altra. Nello stesso tempo le lingue scendevano dolcemente. Dal seno scivolavano, senza mai staccarsi, lungo lo stomaco, soffermandosi per un breve periodo sulla superficiale incavatura ombelicale, per culminare alfine sulle rispettive grandi labbra. Le dita e le lingue avide di entrambe le femmine si contorcevano all’interno dei loro antri, allargandone le pareti permettendo alla lingua di penetrare ancora più a fondo. Le lingue, imbiancate dai loro bollenti umori, non riuscivano a cessare d’insalivare ogni poro di quelle smaniose pelli. Nemmeno dopo il soddisfacimento supremo dei loro sessi, le lingue, ognuna impreziosita dagli umori genitali dell’altra, si placavano; ripassando nuovamente su quei volti imperlati dai corrispettivi liquidi, assaporando ognuna il gusto acre della propria amante.
Per noi maschi, affascinati dalla lussuriosa visione, non fu affatto difficile sentirsi di nuovo trascinati all’interno del vortice della passione. Ci avvicinammo dunque alle due ormai appagate femmine. La lasciva amante di mia sorella diveniva ancora una volta la mia. Così, mentre la mia congiunta impugnava nuovamente l’asta già irrigidita del suo misterioso amante, lo stesso faceva con me la misteriosa donna. Iniziarono così entrambe un lento massaggio manuale ai nostri bastoni. Ma dopo un po’, la donna misteriosa tolse l’asta di suo marito dalle mani di mia sorella e iniziò a massaggiarli entrambi, uno per mano, mentre mia sorella principiava prima a strofinarsi da sola, e poi anche l’altra femmina, succhiandole nuovamente i capezzoli ancora turgidi. E mentre la sconosciuta, impugnandole alla radice, aspirava violentemente le nostre aste alternandole di tanto in tanto fra di loro, mia sorella si accasciava di schiena, sotto le ginocchia dell’altra donna, ripassando per l’ennesima volta la sua lingua sul sesso della sua amante. Mentre la bocca e la lingua di mia sorella assaggiavano i tiepidi fluidi vaginali della sconosciuta che le piovevano copiosamente sulle labbra e sulle guance, l’anonima femmina, con la sua bocca faceva scomparire la mia sbarra dentro di lei e con una mano faceva ancora scorrere quella del marito. Ma dopo breve, giunta ormai la massima consistenza, l’uomo sottrasse il suo bastone dalla mano della moglie, e dopo che quest’ultima si era distesa a terra, egli appoggiò la sua sbarra alla fradicia e salivosa fessura della moglie, strofinandovi delicatamente la punta rossastra inumidendola, per poi spingerla violentemente fino in fondo. Iniziò subito a spingere aggressivamente dentro di lei, mentre la lingua di mia sorella perseverava a racimolare le gocce di liquido che colavano direttamente dall’interno e quelle trasportate fuori dal rapido strumento dello sconosciuto. Andammo avanti così per chissà quanti lunghi minuti, quando la donna avanzò la richiesta di essere penetrata da me. Per cui, io e l’uomo provvedemmo a scambiarci i ruoli; quindi, mentre la mia sbarra sempre più insalivata sgusciava fuori dalla bocca accogliente, il marito sottraeva la sua dallo scuro e bollente antro posizionandovelo ben inumidito nella bocca, mentre al suo posto subentravo io. Entrai quindi delicatamente dentro la breccia della sconosciuta, cadenzando un ritmo lento ma deciso. Ogni spinta era sempre meglio assestata di quella precedente. Sentivo i miei testicoli sbattere contro di lei. Sulla mia asta si depositavano quegli scivolosi fluidi che mia sorella voracemente continuava a raccogliere. Dopo breve, anche mia sorella pretendeva la sua razione di bastone. Lo sottrasse quindi con estrema decisione dalla bocca dell’ormai ex amante e attuale “rivale” e, dopo averlo trattenuto per qualche secondo stretto tra le dita osservandolo quasi con reverente adorazione, dispose che le si introducesse dentro l’ormai succosa guaina. Al contempo, la sconosciuta, osservando il marito entrare e uscire impetuosamente da dentro l’altra femmina, decideva di contraccambiare il gaudio con cui mia sorella precedentemente l’aveva deliziata, ma non rinunciando similmente alla sua quantità di membro; pertanto, posizionatomi dietro di lei e appoggiatele le mani lungo i fianchi, mi avvicinai accasciandomi delicatamente sul suo fondo schiena ed introducendomi dolcemente all’interno della sua rovente vulva. Inizialmente avviai un moto decisamente fiacco, ma in breve raggiunsi la stessa lestezza dell’uomo, conseguendo una singolare quanto corretta sincronia con lui.. Di lì a poco, a minima distanza l’uno dall’altro, raggiungemmo nuovamente l’estasi: prima lo sconosciuto, zampillando la sua serie di schizzi sul pube bruno di mia sorella, e subito dopo io sulla superficie posteriore della schiena della sconosciuta. Noi maschi, stracchi ma soddisfatti, ci deliziavamo osservando le due femmine cospargersi su tutta la loro epidermide i nostri liquidi da poco fuoriusciti.
Placati gli istinti, i nostri corpi umidi di sudore e umori, si stavano raffreddando rapidamente, iniziando ad avvertire i primi brividi dell’aria frizzante; dunque, prontamente ci rivestimmo.
Da quando c’eravamo fermati le ore erano volate. L’aria iniziava a rischiararsi. Un debole riverbero giallastro stava avanzando. Il sole, da dietro le colline, s’affacciava intrepido e maestoso. La debole brezza mattutina cedeva il posto a quella più impetuosa della notte.
Si stava facendo tardi; pertanto, rimontammo rapidamente in auto e, tanto decisi quanto soddisfatti, ripartimmo definitivamente per la sospirata destinazione. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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