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Il vantaggio di sapere le lingue

Karin è una ragazza tedesca di soli ventidue anni che è venuta a vivere da poco nell’appartamento di fronte al mio, ci siamo conosciuti la settimana scorsa, ha dei lunghi capelli biondi, un nasino grazioso, due begli occhioni marron, ma soprattutto un gran bel culo, di quelli che non gli si trova un difetto neanche a cercarlo apposta.

L’altra sera ho approfittato del fatto che, incontrata sul pianerottolo, Karin si era lamentata perché non conosce ancora nessuno e che nel palazzo, a parte me, abitano tutti ultra sessantenni di cui nessuno parla la sua lingua (a differenza di me); con il proposito di farla sentire più a suo agio quindi l’ho invitata a cena promettendole che avrei fatto la pizza impastandola con le mie mani, subito lei ha esclamato che dovevo insegnarle come si fa.

Per questo, le dissi, dovresti venire un’oretta anche adesso perché affinché lieviti per questa sera l’impasto devo prepararlo subito. Fu così che l’aiutai a portare in casa le borse della spesa che teneva in mano e subito dopo ci recammo da me per la prima lezione sul come impastare la pizza. Entrata in casa Karin si tolse la giacca a vento e si legò i capelli dietro la nuca a mo di coda di cavallo, poi mi chiese se poteva andare in bagno a lavarsi le mani e io le indicai la porta; tirai fuori la farina, l’acqua, il sale e l’olio d’oliva, lei arrivò in cucina e mentre io rovesciavo il sacchetto della farina sul piano di lavoro mi accorsi che avevo dimenticato il lievito nel frigo, le chiesi di prendermelo e lei me lo portò assieme ad un panetto di burro, tra me e me pensai: so io cosa ti farei con quello, guardando il panetto di burro, ma nella realtà dissi: quello non serve, noi Italiani non usiamo il burro ovunque a differenza di voi tedeschi, allora lei sorrise e disse: lo so, ma il burro non serve solo per cucinare e non mi dire che non lo sai, e poi se dobbiamo diventare amici tanto vale che ci conosciamo fino in fondo, quindi volevo leggere nei tuoi occhi cosa pensavi quando mi avresti visto con questo in mano….

E cosa hai letto? Le chiesi… lei sempre sorridendo mise il panetto sul piano di lavoro della cucina, si avvicinò a me e mi abbracciò con fare sensuale, ci volle ben poco perché io la assecondassi e arrivassi a baciarla con la lingua, le misi subito le mani sul culo e dopo poco lei si divincolò dal mio abbraccio per mettersi in ginocchio davanti a me, mi tirò fuori il cazzo dai pantaloni e cominciò a succhiarmelo, mi stava facendo un pompino da manuale, io le presi la testa e l’accarezzai, lei si alzò in piedi e si denudò completamente, quindi feci subito altrettanto e ci riabbracciammo; il mio cazzo duro premeva contro il suo ventre, la sollevai e la feci sedere sul piano della cucina, presi una sedia, mi sedetti davanti a lei con la testa fra le sue gambe e cominciai a leccargliela, a lei piaceva e in poco tempo era bagnata all’incredibile, mi alzai dalla sedia per baciarle e succhiarle le tette quando lei scese dal piano, la presi, la girai in modo che mi desse le spalle, aveva tutte le chiappe infarinate, lei appoggiò le mani sul piano e io la penetrai, cominciai a spingere nella sua fica calda e umida mentre da quella posizione potevo ammirare il suo magnifico culo, lei gemeva di piacere e io facevo una gran fatica a trattenermi dal venirle dentro, ad un certo punto la sentii tremare e sospirare, la sua fica si contraeva come se mi volesse risucchiare dentro anche i ciglioni, stava venendo, fu allora che anch’io mi lasciai andare e la riempii col mio seme caldo.

Karin si girò, mi guardò ed io la baciai, impastammo assieme la pizza e se ne andò a casa a sistemare le sue cose per poi tornare alle otto per la cena.

Alle sette e mezza Karin era già alla mia porta, era vestita come una diva, ancora più bella di come appariva di solito, la feci accomodare sul divano e ci bevemmo un aperitivo assieme, ad un certo punto un attimo di silenzio invase la sala, ci guardammo negli occhi e lei mi sorrise, mi chiese se avevo gia infornato la pizza e al mio no propose di andare in camera da letto e mangiarla più tardi. La presi per mano e l’accompagnai fino alla stanza dove volevamo andare, ci spogliammo e notai quanto Karin nuda fosse ancora più bella di quando aveva addosso il vestito con il quale si era presentata alla mia porta, lei però non si mise subito sotto le lenzuola, disse che doveva andare in cucina a prendere una cosa, io l’aspettai li, e lei tornò con una tazza che conteneva una noce di burro; questa ci servirà dopo, disse. Avevo già capito cosa voleva e non mi sembrava vero, mi misi inginocchiato sul letto a guardarla e lei si inginocchiò davanti a me, io le toccavo le tette e lei mi sfiorava il cazzo, ad un certo punto lei si girò mostrandomi il culo, il suo magnifico culo, si mise a pecora, allungò la mano sul comodino, prese la tazza con dentro la noce di burro e me la passò, io cominciai a spalmarle il burro sul buchetto con le dita e più glie ne spalmavo più mi diventava irresistibile l’infilargliele dentro, le infilai un dito fino in fondo, poi due assieme, poi lei si voltò verso di me e mi disse che “era ora”. Appoggiai la mia cappella al suo ano e cominciai spingere delicatamente, lei rilassò i muscoli e mi lasciò entrare molto facilmente, una volta dentro però ebbe un brivido e si irrigidì, deve averlo stretto troppo perché quasi urlò dal dolore, cercai di toglierlo ma lei mi chiese di non farlo, anzi di iniziare pompare che poi si sarebbe rilassata; l’ accontentai, la ragazza a pecora che stavo scopando nel culo alzò il busto in modo che io potessi cingerla con le braccia e baciarle il collo e le spalle, con le mani le toccavo le tette e dolcemente pompavo dentro di lei la mia asta di carne, ad un certo punto scesi con una mano fino al suo monte di venere, cominciai a toccarla e a sfiorarle le inguini sempre mentre la inculavo dolcemente, di li al farle un ditalino passò pochissimo tempo, e lei, fra l’inculata, i baci sul collo, una mano sulle tette e il ditalino esplose in un orgasmo da urlo, mentre veniva sentivo il suo culo stringersi attorno al mio cazzo duro e questo mi faceva godere ancora di più, poi, una volta rilassatasi ci spostammo mettendoci stesi a pancia in giù, io sopra di lei, sempre nel suo culetto, mi chiese di spingere forte e di venirle dentro, la accontentai nuovamente e nel frattempo la baciavo e le accarezzavo i capelli. Il mio piacere esplose dentro di lei e se ne accorse, una volta che anch’io fui venuto ci stendemmo su un fianco e la coccolai per una mezz’oretta, poi riprendemmo a fare sesso, lo facemmo tutta la notte, la pizza non la mangiammo per niente però l’indomani facemmo una bella colazione assieme. FINE

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