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In Tesi – Messico

Sono ormai dieci giorni che ci troviamo in Messico, stiamo percorrendo da qualche giorno la strada che correndo lungo la costa della penisola Baja California ci riporterà negli Stati Uniti. Siamo stati fino in fondo a questa lingua di terra, ed ora stiamo tornando verso Los Angeles. Percorriamo strade che alle volte non si trovano segnate neanche sulle mappe, che assomigliano più a delle mulattiere, ma qua tutto assume una diversa dimensione il paesaggio è desertico, i paesi rari e per lo più incontriamo anonimi gruppi di case.
Il GPS installato sul fuoristrada ci aiuta, ma ci fidiamo di più delle indicazioni forniteci dagli abitanti che si dimostrano sempre gentili e felici di indicarci percorsi e luoghi incantevoli.
Abbiamo spesso incontrato surfisti americani sempre alla ricerca delle onde migliori, nelle ultime due notti ci siamo aggregati ad un gruppo di ragazzi, anche loro in vacanza dopo aver conseguito la laurea, ma questa mattina ci siamo separati, loro erano diretti a sud, e noi verso nord.
Sono le undici quando troviamo un paese, per fortuna le cartine dell’AAA sono precise e troviamo la stazione di servizio dove posso fare benzina. Scendiamo dalla macchina e mentre io faccio rifornimento, Simona si rivolge ad una ragazza che sta seduta fuori dal piccolo shop, chiedendole delle informazioni. Capisco poco perché il mio spagnolo è zoppicante, mentre Simona usandolo tutti i giorni per lavoro e avendo vissuto per un lungo periodo in Spagna lo parla molto bene. La vedo tornare verso la macchina molto soddisfatta, sale e chiude la porta. Io intanto vado a pagare la benzina e poi torno verso il fuoristrada.
Ripartiamo, abbassiamo i finestrini, l’aria è calda, ma non insopportabile e visto che viaggiamo a bassa velocità non c’è motivo di isolarci e accendere l’aria condizionata.
“Quella ragazza mi ha dato le indicazioni per andare ad una spiaggia, poco distante da qua, ma molto isolata che non conosce nessuno se non la gente del luogo. Ha detto che oggi sarà deserta visto che sono tutti a lavorare, e che i surfisti non ci vanno perché non ci sono onde alte. Ci andiamo? Io avrei voglia di prendere il sole in santa pace. ”
“Va bene, sei sicura di aver capito bene come si fa ad arrivarci? ”
“Si, la ragazza mi ha detto che ci sono dei cartelli che indicano la spiaggia, ma che ad uno di questi devo prendere la direzione opposta a quella indicata. ”
“Dimmi dove devo andare, allora Simona. ”
“OK, devi girare a destra prima della curva…”
Simona mi da le indicazioni, la strada che percorriamo è molto dissestata, capisco che non mi sembra ovvio che non sia molto frequentato questo posto. Dopo una mezzora di sali scendi Simona riconosce l’incrocio dove si prende la direzione non indicata dal cartello, dopo altri cinque minuti, arriviamo su una spiaggia bellissima, la sabbia è sottile, quasi bianca, uniforme, non c’è segno di vita in tutta l’insenatura, degli scogli si allungano nel mare per centinaia di metri, ma sono bassi e lasciano aperta la visuale sull’oceano. Sembra quasi una piscina d’acqua calma nella impetuosità delle onde dell’oceano che si abbattono sulle spiagge a destra e a sinistra.
“Prendi gli asciugamani Giacomo? Facciamo il bagno subito! ”
Simona si avvicina al bagnasciuga e si toglie il vestito, rimane in perizoma, ma si sfila anche quello e cammina verso il mare. I teli mare sono sopra tutti i bagagli, li prendo e vado anche io verso l’acqua. Mi levo i pantaloncini, la maglietta e i boxer e raggiungo Simona in acqua.
“Questo posto è bellissimo Simona, speriamo che non arrivi nessuno. ”
“Io voglio prendere il sole nuda Giacomo, al limite se arriva qualcuno mi rimetto il perizoma, sei d’accordo? ”
“Si, certo. Credo che sia meglio che io tenga i boxer invece, non vorrei bruciarmi adesso ci rovinerebbe il resto della vacanza. ”
Continuiamo a sguazzare nell’acqua, è bassa, calma, ogni onda ci culla dolcemente. Una volta usciti ci sciacquiamo con una bottiglia d’acqua dolce per levare la salsedine, mi rimetto i boxer e ci sdraiamo sui teli.
Il sole bacia i nostri corpi, la schiena di Simona è dorata, a causa della sua carnagione non riesce mai a diventare nerissima, i suoi glutei nudi portano il solo segno del piccolo perizoma che ha usato per tutta la vacanza, le gocce scendono piano da questi due rilievi cosi tondi e sodi, percorrono pochi millimetri e si fermano fino al successivo respiro di Simona che mette di nuovo in moto tutte le gocce. Le sue gambe sono allungate, leggermente aperte per fare in modo che anche l’interno coscia sia raggiunto dal sole.
I miei occhi si posano su ogni piccola porzione del corpo di Simona, al frangersi di ogni onda riprendo a guardarla dai capelli e scendo lungo la schiena, ogni passaggio mi eccito sempre di più, e il mio membro spinge contro i boxer, che per fortuna lo lasciano un po’ libero. La temperatura è ideale, il sole sarebbe caldo, ma c’è una leggera brezza che con qualche raffica più forte ci da sollievo. Anche se in preda ad una forte eccitazione mi sdraio e mi rilasso, sembra il posto ideale per dormire e riposarci dalle notti passate intorno ai falò a parlare e cantare con altri compagni di viaggio incontrati casualmente, i risvegli in tenda sono sempre stati allucinanti, e quindi non abbiamo dormito un granché.
Cosi in poco tempo mi addormento e lascio che il mio sonno sia reso quasi poetico e celestiale dal rumore delle onde, credo che anche Simona si sia addormentata, ma non ho le forze per sfiorarla o per chiederglielo, correndo il rischio di svegliarla.
Ogni tanto mi sveglio, e senza aprire gli occhi cambio leggermente posizione, spostandomi, ho la sensazione di sognare, ma non riesco bene a capire cosa, ogni volta che mi riaddormento il sogno cambia e mi risveglio sempre prima che il sogno arrivi ad una conclusione.
Per l’ennesima volta mi sveglio e provo a girarmi su un fianco, ma delle mani mi tengono le gambe aperte e distese, nella posizione che avevo assunto quando mi ero addormentato per l’ultima volta con la pancia in su. Non apro gli occhi, Simona si deve essere seduta tra le mie gambe e non ha voglia di spostarsi, io posso riprendere sonno in quella posizione. Passano pochi secondi e sento che Simona infila una mano nell’apertura dei boxer, prende il mio pene e lo fa uscire attraverso la fessura. Avvicina la sua bocca al glande che nel frattempo ha scoperto, lo bagna con la saliva prima di infilarlo nella sua bocca, la lingua mi avvolge, la mia erezione si amplifica, sento sul mio corpo il respiro di Simona impegnata a baciare il mio membro. I suoi movimenti sono lenti, leggeri. Quando finisce il lungo bacio Simona prende il pene con la mano, lo stringe forte e fa scorrere la pelle, apro gli occhi e vedo che dalla bocca socchiusa di Simona fa uscire la lingua, la posa sulla punta del membro e con la saliva lo bagna ulteriormente, sento il liquido correre per tutta la lunghezza fino a raggiungerne la base e i testicoli.
“Non stringere cosi forte, mi fai male. ”
“Scusami, ma quando diventa cosi grosso, lo vorrei stringere e mangiarlo, sembra che sia estraneo al tuo corpo da tanto è grosso e duro. ”
Simona si alza, si mette con i piedi vicini ai miei fianchi, si abbassa e tenendo in mano il membro lo passa sul clitoride e sulla vagina. I suoi umori sono densi, si masturba come se avesse per le mani un fallo di gomma. Finalmente Simona si lascia cadere su di me, la penetrazione è tanto violenta da farla urlare, ma l’esercizio praticato durante la vacanza ha reso la sua vagina molto elastica. Dopo poche spinte l’espressione di dolore è sostituita da una di gioia. Mi è quasi impossibile muovermi, ma faccio il possibile per rendere più profonda la penetrazione quando Simona si solleva e si abbassa di nuovo su di me. Le mie mani si appoggiano ai seni lasciando liberi i capezzoli, li sostengo come farebbero le coppe di un reggiseno.
Piego le ginocchia, appoggio i piedi sull’asciugamano e mentre Simona scende nuovamente su di me inarco la schiena e mi sollevo a ponte, le mie spalle e i miei piedi sono appoggiati al terreno. I piedi di Simona non toccano terra, mi sta cavalcando e io posso imporre il ritmo che voglio.
“Vai veloce, amore, mi stai facendo impazzire. ”
La sua voce è roca, ansimante, le sue mani sono appoggiate al mio petto, e sembra che vogliano chiudersi. Le unghie si piantano nella mia pelle. Sono vicino all’orgasmo e mi basta accelerare il ritmo per giungere assieme a Simona ad un orgasmo che sento salire dai piedi fino alla base del collo con velocità crescente.
Sfinito, mi appoggio di nuovo al terreno, il corpo di Simona cade sopra il mio. Rimaniamo in questa posizione per alcuni momenti, poi sento il bisogno irrefrenabile di bagnarmi, sposto il corpo di Simona e con la vista e la mente annebbiata, come se fossi ubriaco mi dirigo verso il mare. Appena l’acqua diventa abbastanza profonda mi lascio cadere, l’acqua mi raffredda fa riprendere a pieno ritmo la circolazione.
Mi faccio portare a riva dalle onde, mi alzo e mi avvicino al fuoristrada, sfilo i boxer e li appoggio allo specchietto retrovisore. Torno verso Simona, la sollevo, un braccio sostiene le gambe e l’altro la schiena, la testa si appoggia al mio petto e lei mette le braccia intorno al mio collo. Cammino verso il mare azzurro fino a quando l’acqua che arriva al mio ombelico lambisce il corpo di Simona. Si lascia cullare dal moto ondoso, si immerge e nuota verso il largo. La guardo quando riaffiora, ma la stanchezza indurisce le mie gambe e mi fa sembrare fredda quest’acqua anche se non lo è. Esco e vado a sdraiarmi sull’asciugamano, rannicchiato per sfruttare il calore del mio corpo. Quando Simona si avvicina, mi passa una mano tra i capelli e si sdraia al mio fianco, con il suo corpo attaccato al mio. Ci bastano pochi secondi per ricominciare a dormire in quest’angolo di Messico. FINE

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