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In volo

Era stato un viaggio estenuante: 14 ore tra turbolenze e filmetti scialbi. Cifre esorbitanti spese al duty free giusto per ingannare il tempo e gite verso la toilette al solo scopo di sgranchirsi le gambe: le caviglie erano ormai in uno stato pietoso.
Il personale di bordo della Thay offriva orchidee alle signore e creme idratanti per il viso e per le mani: a Maria e Luigi era toccato anche uno champagne pregiato, visto che era stato comunicato allo staff che i due erano in viaggio di nozze.
Maria aveva smaniato tutto il tempo: aveva mal di testa e glielo aveva causato la mancanza di nicotina. Posti di prima classe non fumatori: aveva piantato una grana senza fine ma alla fine si era rassegnata. Aveva decretato che ormai i fumatori erano perseguitati e braccati peggio dei criminali, che invece stavano in Svizzera a godersi i soldi sporchi provento di vari crimini.
Aveva blaterato per ore: dal divieto di fumo a bordo aveva tirato fuori i problemi mondiali sulla criminalità, dalla mafia al money laundering, dai cartelli colombiani del narcotraffico ai narcodollari. Era in uno stato di alterazione esagerato.
Luigi aveva abbozzato: era quasi impossibile compiacere Maria.
Era una ragazza dolce ma aveva moti di ribellione durante i quali avrebbe demolito il mondo.
Tra quintali di materiale fotografico, di riviste, depliants, brochures di ogni natura, guide turistiche e prontuario linguistico era arrivata l’ora di dormire.
E per Maria era arrivato un altro pretesto per rompere gli argini.
“E chi può dormire su questo bestione con il timore che da un momento all’altro vada a schiantarsi? ” – aveva detto Maria.
“Ma dai, amore…. Come se si schiantasse un aereo al giorno….. E poi la Thay è una delle migliori compagnie, dai…. ”
“Quella è La Qantas; loro non sono mai caduti. Tutti gli altri hanno patito delle perdite.
Potevamo andare in Australia: non senti come stiamo ballonzolando da ore? ” “Ma amore, è proprio la tratta: è la rotta. È tipico che si passino delle turbolenze, ma non c’è da preoccuparsi, stai tranquilla”.
“Secondo me invece cadiamo: e pensa a quanti soldi spesi inutilmente, se non foss’altro…. Sai, mi sono sempre chiesta dove finiscano i gioielli delle signore che hanno avuto la sfortuna di salire su un volo che poi è caduto… Ah! Per non parlare della nostra casa nuova, messa su a suon di sacrifici….. Tutto perso, tutto inutile se dobbiamo finire spiaccicati contro chissà quale montagna” – ciarlò ancora Maria.
“Signora, mi scusi” – disse il passeggero che stava seduto dietro di lei e che non ne poteva proprio più.
” Si metta a dormire: e se proprio non ci riesce, abbia almeno il buon gusto di stare in silenzio, la prego”.
Maria registrò il rimprovero e guardò il marito: Luigi le fece cenno con la testa come a dirle “ben ti sta” e si allungò sulla sua poltrona, cercando di rilassarsi.
“Mi scusi lei, caro signore” – disse Maria volgendosi al posto dietro ed al passeggero che l’aveva appena redarguita –
“ma siccome sono nove ore che non fumo, siccome mi sono sposata ieri pomeriggio, siccome mi sento sull’otto volante, siccome ho mal di testa e siccome sono stressata, mi pare di aver il diritto di parlare con mio marito. Io infatti non ho interpellato lei, abbia pazienza! “.
” No che non l’ha fatto ma – se mi consente – io mi reco spesso in Thailandia per lavoro e pensare di essere un sopravvissuto non mi fa piacere, anzi mi urta. I suoi sono discorsi inopportuni. Ora stia calma e cerchi di riposare”.
“Luigi……. svegliati. Hai sentito? Luigi….. Digli qualcosa… ” Luigi fingeva di dormire: francamente era sposato da meno di 24 ore ed aveva già fatto in tempo a pentirsene.
Maria dovette desistere.
Il personale finì di distribuire coperte e guanciali e spense le luci.
Nella cabina piombò un silenzio angosciante.
Maria guardò verso il marito: dormiva, e questa volta dormiva sul serio.
Sbirciò dietro verso il suo interlocutore di prima: dormiva con il braccio che pencolava sul sedile accanto.
Le poltrone, sorprendentemente larghe, una volta tirati su i poggia braccio costituivano praticamente un letto, ed anche lo spazio per distendere le gambe era incredibilmente generoso.
Si stese anche lei e si appoggiò al marito, più per cercare conforto ai suoi timori che per reale esternazione d’affetto. Al contatto di Maria Luigi si svegliò.
“Tutto a posto, tesoro? ”
“A posto? ? ? Avesti dovuto sentire quel cafone di dietro……. mah…… non si è più liberi di parlare, roba da matti”
“Rilassati Marì, se no domani tra il fuso, il viaggio e la tensione, sarai uno straccio, dai, sii ragionevole. Vieni qui, che ti faccio un po’ di coccoline”.
Lei gli si incollò accanto e lui l’abbracciò da dietro, circondandole i fianchi con le braccia.
Dopo una decina di minuti di dondolio Maria stava ancora con gli occhi sgranati piantati sul finestrino: buio pesto. Buio in cabina e buio pesto fuori.
“Marì….. ” – disse piano Luigi all’orecchio della moglie.
“Che c’è…. ”
“Fammelo mettere dentro…. ”
“Ma che dici…… ”
“Ma si, dai: dormono tutti, è buio e siamo coperti…… basta che alzi un po’ una gamba e io te lo spingo dentro, dai….. “.
Maria si avvicinò ancora di più al marito: stava di fianco e con il culo gli pressava contro la patta dei pantaloni. Si accorse del fatto che lui era già duro e pronto.
“Luì , ma ti sei rincretinito? Ma quando mai hai sentito di gente che tromba sugli aerei? ”
“Emanuelle Arsan lo faceva… ”
“E chi è questa troia? ”
“Niente, Marì, lascia perdere: mettiti meglio, alza un po’ la gamba e fattelo ficcare dentro. Di Emanuelle ti parlerò un’altra volta”. A Luigi piaceva “a secco”: le piaceva che lei incominciasse a bagnarsi mentre lui le stava già dentro a stantuffarla.
Così Maria alzò la gamba e sentì il glande del marito spingere sulla sua fica e faticare a penetrarla.
“Luigi, mi fai male…. sono tesa…. ”
“Non dirlo a me…… non senti quanto sono teso io? Dai che ti piace….. ” Lei mugolò appena e lui entrava a poco a poco, fino a quando cominciò a sentirla bagnata.
Cominciò a scoparla lentamente, mentre con le mani le stringeva le tette e con la bocca le leccava il collo e i lobi delle orecchie.
“Ah, Maria, adesso si che ti sento bene……. la mia troia adesso lo vuole e non si fa più pregare….. ”
“Si, maiale, lo sai che mi bastano dieci colpi a farmi bagnare……. Lo sai che questa è la tua fica, vero? Tua e di nessun altro? ”
“Si, amore, lo so che è solo mia…… ”
“E il tuo cazzo? Dimmelo: a quante lo dai il tuo cazzo? ”
“Solo a te, è solo tuo…. ”
“Se scopro che lo dai ad altre te lo stacco a morsi….. ”
E cominciò ad illanguidirsi mentre il marito la trombava inesorabilmente. All’improvviso qualche fila avanti a loro si accese una luce di chiamata per l’hostess la quale, per giungere a quella fila, sarebbe dovuta passare necessariamente accanto a loro. Del resto c’era anche il rischio che quello scampanellare, ancorché discreto, avesse potuto svegliare qualcuno.
“Adesso sto fermo ma tu stringimi il cazzo con la fica. Fai con la fica quello che faresti se mi facessi un pompino. Voglio restare duro e continuare a scoparti quando l’hostess avrà finito con quel passeggero”.
E lei cominciò a contrarre e a rilasciare i muscoli della fica, massaggiando e strizzando a dovere il cazzo di suo marito il quale a sua volta continuava a stringerle le tette, giocando con i capezzoli come fossero state le manopole di un joystick.
Come previsto, l’hostess passò accanto a loro e proseguì fino alla poltrona in cui si era accesa la lucetta della chiamata.
Appena ebbe oltrepassato la fila dei due sposi, Luigi cominciò a pompare velocemente dentro la fica di Maria che intanto rantolava con la bocca pigiata contro il plaid.
Fu attraverso la stretta intercapedine tra una poltrona e l’altra che si accorse del fatto che il tizio con cui aveva battibeccato prima si era svegliato.
Si zittì di colpo.
“Godi, troia: mi fa impazzire sapere che vorresti urlare ma non puoi…. ” Maria valutò brevemente se dire o no al marito che il tizio dietro era sveglio e sentiva: sorprendentemente decise di non farlo.
“Ecco qua, stronzo: tu che hai fatto il precisino ora dovrai arraparti come un cavallo: e quando ti alzerai per andare al cesso a spararti una sega io godrò doppiamente! ” – pensò.
L’andazzo continuò per un po’ e lei continuava a pensare al compagno di viaggio della fila dietro, mentre Luigi la scopava e le smanettava anche nel culo.
Ciò che Maria non aveva previsto era la reazione del tizio della fila dietro.
Non fece neanche in tempo ad accorgersene ed ecco che – mentre si protendeva in avanti per offrirsi meglio al marito – dall’intercapedine tra lo schienale della poltrona ed il finestrino era comparso il dito del compagno di viaggio: e glielo stava ficcando in bocca, complice la totale oscurità.
Lei sulle prime lo strinse tra i denti in modo minaccioso, ma subito dopo incominciò a leccarlo e a succhiarlo nè più e nè meno di quanto avrebbe fatto con un cazzo.
Stava spompinando il dito di uno sconosciuto in viaggio di nozze, mentre suo marito la scopava e le frugava nel culo con un dito. Mentre l’hostess era ritornata al suo posto ripassando accanto a loro e non accorgendosi (? ) di nulla.
Luigi non si accorse di nulla e continuò a montarla quasi completamente in silenzio.
Poco dopo l’avvertì:
“Marì, sto sborrando: sto per allagarti la fica di sborra…. ”
Lei rantolò continuando a ciucciare il dito sconosciuto e disse che stava per venire anche lei.
Luigi l’aspettò assestandole un altra ventina di colpi profondi e si liberò in lei.
Lei venne con un gemito strozzato: il compagno di viaggio capì e spinse il suo dito fino in fondo alla gola di lei, che questa volta lo morse sul serio in preda agli spasmi dell’orgasmo.
Con qualche evoluzione Maria era riuscita a scavalcare il marito ed aveva guadagnato il corridoio che l’avrebbe condotta alla toilette. Per il tizio della fila dietro era stato molto più facile, visto che la poltrona accanto alla sua era libera.
Stava per chiudersi in bagno quando la porta le oppose resistenza. Il suo compagno di viaggio si stava intrufolando a forza nel bagno insieme a lei, e ci riuscì.
Non fece in tempo a dire nulla. Era impallidita e provava terrore, immotivato, dopotutto.
Neanche lui disse nulla: la sedette a forza sul W. C. e si tirò fuori l’arnese turgido.
“Succhia questo adesso” – disse.
E furono le uniche parole pronunciate in quello strano sito.
Lei lo prese in bocca con un certo disgusto: era ormai certa che quell’uomo fosse un delinquente. Forse un attentatore: sentì che fargli quel pompino senza protestare le avrebbe salvato la vita, a lei di sicuro: e forse anche agli altri.
“Cazzo, speriamo non sia un kamikaze.. ” – pensava mentre succhiava. Aveva paura di guardarlo in faccia, ma lo fece: del resto prima non aveva prestato attenzione ai tratti somatici del tizio in questione ed aveva solo sentito un accento straniero.
Aveva i tratti asiatici, la pelle scura, olivastra. Succhiava e pensava:
“Va spesso in Thailandia per lavoro: quantomeno è uno spacciatore. Forse fa parte della mafia giapponese- come cazzo si chiama – la Yakuza… Cristo Santo….. ”
Lui le abbassò la testa repentinamente e ripeté
“succhia”. Lei tremò dalla cima dei capelli alla punta dei piedi e continuò di buona lena augurandosi solo che finisse presto.
E finì, quando stava quasi per prenderci gusto, anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Lui si ritrasse e le porse un fazzoletto di carta. Si richiuse i pantaloni e lei si sentì vagamente ridicola, seduta sul cesso ancora gocciolante del marito che si ripuliva dello sperma di uno sconosciuto.
“Posso tornare al mio posto? ” – disse in preda al panico.
“Pulisciti e torna a sederti: e non voglio sentire più una parola su stragi, schianti e disastri; capito? Non una parola neppure con tuo marito. E ora vai e cerca di dormire e di non innervosire i passeggeri”.
Tornò al proprio posto tremando come una foglia.
Luigi ronfava come un mantice.
Tremò quasi tutta la notte, fino a quando la stanchezza prese il sopravvento e si addormentò.
Maria aveva dormito ma il terrore si era moltiplicato al suo risveglio, quando il suo compagno di viaggio e di cesso non era più al suo posto. Luigi la vide tirata e contratta in volto.
“Marì, ma che hai? ”
” Niente, brutta nottata. Tu hai dormito come una pietra e io stavo male” “Amore mio, appena scendiamo ti fumi venti sigarette e ti passa tutto”
“Se scendiamo….. ”
“Ma che dici, Maria…….. ancora con la storia del disastro? Non vedi che siamo quasi arrivati? ”
“Appunto: quasi”.
Luigi sbuffò e accolse con un largo sorriso il vassoio con la generosa colazione offerta dalla Thay.
Maria si era rifiutata di restituire il cuscino allo steward che era passato poco prima a raccogliere gli effetti notturni.
Se lo teneva stretto quasi come fosse stato un orsetto di pelouche. Non toccò cibo e continuò a cercare il misterioso passeggero ma senza successo.
Trascorse un’altra terrificante ora.
“Ladies and gentlemen, the captain informs you that in about half an hour we shall land in Phuket’s International Airport. The weather on ground is reported sunny, slightly breezy, with a ground temperature of 27 degrees Celsius…… ”
“Ecco fatto” è la fine. Salteremo in aria entro mezz’ora” – pensò attanagliata dalla paura.
“Ladies and gentlemen , we are now approaching Pukhet’s International Airport, where we expect to land in fifteen minuts. Please, fasten your seat belts, close the table in front of you and bring your back seat in the upright position, thank you”.
Eseguì con mani gelide e vide la città sotto l’enorme bestione su cui era sicura si sarebbe conclusa la sua vita.
Cercò di scorgere su quale monte o su quale monumento sarebbe andato a schiantarsi e per l’ultima volta guardò dietro, sperando di vedere il tizio tranquillo e seduto. Ma non c’era.
Cercò la mano del marito e la strinse forte, serrando gli occhi fino a farseli dolere mentre sentiva che l’aereo scendeva rapidamente. Avvertì ogni vuoto d’aria come il preludio alla strage che ormai considerava inevitabile, ma non parlò sperando in un miracolo.
“Ladies and gentlemen, the Captain and his crew on behalf of Thay welcome you in Phuket’s International Airport. Please, remain seated with your seat belts fastened until the seat belt sign has been turned off. Please, don’t forget your personal belongings and pay attention when opening the lockers above your head.
Thay hopes you enjoyed the flight and wishes to welcome your on board its aircrafts soon in the near future . Enjoy your stay. ”
Non riusciva a credere di essere ancora viva.
Corse in bagno e vomitò. Subito dopo pianse e vomitò ancora.
Il marito era strabiliato.
“Maria, ma che cazzo hai? ” – disse al limite della sopportazione.
“Che ho? Ho che siamo vivi per miracolo! ”
“Ancora? ? ? ? ? Ma ti sei accorta che siamo sulla terra ferma? Non capisci un cazzo di Inglese, ma che siamo a terra lo vedi, no? ”
“Si, fai lo spiritoso tu…. Fino a quando ho ancora un piede qua sopra non dico una parola. Se usciamo vivi dall’aeroporto ti dirò, e prega Dio che usciamo vivi”.
Lui la guardò non più alterato ma sinceramente preoccupato: non capiva quella farneticazione.
Furono tra i primi a scendere, visto che occupavano i posti in prima classe tra le prime file dell’aeromobile.
Il corridoio era disseminato di hostesses e stewards che salutavano con larghi e cordiali sorrisi.
Ve ne erano altri anche ai lati della larga scaletta: erano quelli che avrebbero assolto al turno successivo, compiendo il viaggio di ritorno verso l’ Italia con nuovi passeggeri.
Uno di loro salutò segnatamente lei.
“Enjoy your stay, madam”, e sorrise chinando brevemente il capo.
“Marì, hai visto chi era quello steward? Era il tizio che stava seduto dietro a noi e con cui hai avuto lo scazzo! Che figura di merda, Marì! Per forza che si è fatto girare i coglioni a forza di sentirti rompere le palle con l’aereo che cadeva di qua, che si schiantava di la…… ahahahahahahaha… Quello su questo cazzo d’aereo ci lavora, praticamente ci vive! Che figura di merda, Marì, Madonna….. “.
Maria di stucco e quasi in stato di trance non disse una sola parola.
Salì sulla navetta chiusa in un mutismo assoluto.
“Ho fatto un pompino ad uno sconosciuto, il primo giorno del mio viaggio di nozze….. e per cosa? Per niente! ” – continuava a ripetersi non potendosi capacitare di quanto le fosse accaduto. Non riuscendo neanche a sentirsi sollevata dal fatto che tutti i suoi timori erano del tutto infondati.
“Marì, e dille due parole figlia della Madonna…….. “- sbuffò Luigi.
“Si…. mi sento bene, davvero, sto bene. Arsan mi dicevi sull’aereo. Emanuelle Arsan… chi era?
“Ah, si…… era una tipa che se la faceva con tutti: mi è venuta in mente in aereo perchè in uno dei suoi libri faceva numeri straordinari con uno steward proprio nel cesso di un aereo . Gli fece un pompino che nel libro è descritto in maniera celestiale. Ma la mia Maria queste cose non le fa……. eppure mi sarebbe piaciuto provare a fare qualche evoluzione nel cesso, eh Marì? A te no? ”
“Io? Fare un pompino nel cesso di un aereo ad uno steward? Ma sei impazzito? Solo se servisse a salvarmi la vita, forse…. ”
“Ma non ad uno steward….. io dicevo a me, con me…. ”
“Ah….. non avevo capito….. ” FINE

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