Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Sesso in viaggi e crociere / Istruttore di surf
Istruttore di surf

Istruttore di surf

Camminavo nella sabbia, sotto il sole cocente di luglio, girovagando tra gli ombrelloni disposti in file ordinate. Ormai erano più di venti giorni che ripetevo quelle ricognizioni quotidiane, andando qua e là tra i corpi distesi ad arrostirsi, e l’occhio si era abituato a scrutare velocemente ogni gruppo di individui, in cerca della giovane idonea. C’erano famiglie intere sotto gli ombrelloni: piccoli impegnati con palette e secchielli; le mamme
che chiacchieravano con le vicine d’ombrellone o con una rivista in mano; gli uomini intenti, per lo più, in qualche lettura. Di ragazzi ce n’erano veramente pochi. Quasi tutti, infatti, preferivano fare gruppo a sé e radunarsi nel bar del lido, oppure prendere il sole su una delle chiatte a mare.
Ma lì non avrei mai trovato la persona che cercavo!
Avevo alzato gli occhi verso l’orizzonte. Il cielo era limpido ed il mare una tavola. Le barche in acqua erano decine e decine: piccole, medie e grandi e, fra tutte, ormeggiato al largo, primeggiava per grandezza e bellezza lo yacht dell’emiro. Annoiato e disilluso, avevo ricominciato ad osservare la gente che mi stava intorno. Decisamente non era giornata! Altri piccoli urlatori, signore grasse e uomini panciuti erano gli unici a presentarsi al mio occhio. Stavo meditando di abolire quella zona della spiaggia dalle mie future perlustrazioni quando mi dovetti ricredere. La ragazza che cercavo era lì, a non più di cinque, sei metri da me! Un bel corpo, con un seno leggermente abbondante, i glutei tondi e sodi e le cosce lunghe. Capelli neri corvini su un visetto docile. Il bikini che indossava, verde smeraldo, era del tipo tradizionale, né sgambato né ridotto. Età: non più di diciotto anni.
Ma quel che più mi importava era che stava seduta su una sdraio sotto l’ombrellone, con i genitori al suo fianco; auricolari nelle orecchie; lettore sulla pancia e rivista estiva tra le mani. A quel punto era il momento di dare avvio all’approccio già ripetuto nei giorni precedenti con alterne fortune. Beh! Non che avessi motivo di lamentarmi. Sino ad allora, avevo segnato nel mio taccuino personale due successi e quattro incontri ravvicinati con creature che non avevano superato l’esame ma che, in ogni caso, erano state in grado di regalarmi alcuni momenti di piacevole estasi.
“Ciao! Ti disturbo? ” Aveva alzato gli occhi titubante, impaurita e subito dopo si era girata verso la madre. Nulla di nuovo come reazione!! Avevo proseguito rivolgendomi direttamente ai più grandi.
“Sono Luciano, piacere. ” Un largo sorriso ed una breve pausa. Poi, parlando molto lentamente, con grande calma, “Sono uno degli istruttori della scuola di windsurf e sto girando in spiaggia per pubblicizzare una campagna promozionale iniziata da qualche giorno. ” Incrocio lo sguardo indagatore dell’uomo.
Lo mantengo, costringendolo a rispondermi. Abbozza anche lui un sorriso: “Si? Di cosa si tratta? Dì pure! ”
“Ma non vorrei disturbare. ” Faccio cenno di volermi allontanare e, come sempre accade, l’uomo – con un gesto eloquente della mano – mi invita a sedermi sulla sabbia, vicino al loro ombrellone. Volutamente, ho cercato il posto più lontano dalla ragazza sedendomi incrociando le gambe a mò di fachiro. Nel mentre:
“Con i miei soci abbiamo deciso di rilanciare il windsurf tra i giovani e, così, omaggiamo una settimana di lezioni ai ragazzi tra i quindici e i diciannove anni. Tu quanti anni hai? ” In un attimo mi ero girato verso la ragazza, arrossita per l’imbarazzo. Era riuscita a balbettare un diciotto con un filo di voce.
Ne era seguito un botta e risposta tra me e i genitori. Vollero sapere tutto: dove si svolgevano le lezioni, se avevamo i giubbotti si salvataggio; da quanto tempo eravamo istruttori, quanti ragazzi avevano aderito sino ad allora, se c’era l’obbligo di proseguire dopo la parte gratuita, etc. etc. Alla fine, si erano convinti a lasciare andare la giovane.
“Ma a me non interessa. Non mi va! ” Anche quella era una reazione normale, già vissuta da me in precedenza. Se la ragazza era lì con i genitori e non con gli altri ragazzi un motivo doveva esserci e, quasi sicuramente, era una grandissima timidezza e molta insicurezza in se stessa. Bisognava vincerla con la dovuta ponderatezza. C’era voluta quasi un’ora per convincerla ma alla fine Laura aveva ceduto.
“…e quando dovrei incominciare? ”
“Ma subito, no! Chi ha tempo non aspetti tempo. ” Mi ero alzato allungando il braccio verso di lei, porgendole la mano perché si sollevasse dalla sdraio.
Il primo giorno si era concluso con noi due sulla tavola, lei davanti ed io dietro, a pochi metri dalla riva, a provare e riprovare alcune manovre fondamentali. Alla fine era tornata in spiaggia (dove i genitori erano rimasti in attesa, senza perdersi un momento della lezione), piena di entusiasmo e di attesa per il giorno dopo.
I due giorni successivi erano trascorsi con doppia lezione, una la mattina ed una nel primo pomeriggio. La ragazza giungeva in spiaggia con i suoi e rimaneva in attesa sino a quando non passavo dal loro ombrellone.
Il terzo giorno era in programma la prima doppia sorpresa. Mi ero avvicinato ai genitori.
“Non preoccupatevi se facciamo un po’ più tardi, oggi. Gli altri hanno in programma di raggiungere una spiaggia poco lontana e vorrei provare Laura un po’ più a largo. ” Logicamente avevo acquisito la loro piena fiducia e furono pronti ad incoraggiare la giovane.
Ne era seguita una traversata di una buona mezzora. Avevamo raggiunto lo yacht ormeggiato al largo e, sparendo alla vista di chi poteva osservarci dalla riva, ci eravamo diretti verso una spiaggia raggiungibile solo dal mare. Io avevo iniziato i primi esami, strofinando il mio bacino, ad ogni occasione, contro la schiena, le natiche e le cosce della ragazza, in modo da studiarne la reazione. Dopo dieci minuti ero al massimo dell’erezione, sentivo il cazzo che premeva per uscire, ma sorrido con me stesso. Laura, imbarazzatissima, aveva cercato di allontanarsi il più possibile e, quando eravamo giunti sulla riva, deserta, era scappata lontana da me, come un sollievo.
“Ma dove sono gli altri? ” Mi guardava perplessa mentre io mi affaccendavo con la vela.
“Laura…. Non verrà nessuno. Io … scusami, ma volevo rimanere solo con te. Non lo so cosa mi è successo … non dovrebbe capitare mai, .. ma” Quante volte avevo ripetuto quelle parole nell’ultimo mese? Nel mentre mi avvicinavo a lei. Ero orami a pochi centimetri quando avevo detto le fatidiche parole, “…
io credo di essermi innamorato di te. ” Subito, le avevo afferrato la testa, baciandola con passione. Poi la mia bocca era scesa lungo il collo sul suo petto, senza per questo lasciarle la testa. Piano con la lingua mi sono insinuato nel solco del suo seno, continuando a baciare e leccare. La sentivo farfugliare qualcosa mentre le scostavo il tessuto del bikini e raccoglievo nella bocca un capezzolo duro.
Era frastornata ma il suo abbandono tra le mie braccia era un buon segnale. Senza staccare le labbra dalla sua pelle sono sceso lentamente con la mano verso le mutandine del costume e, giocando con le dita, sono andato sotto il tessuto iniziando a carezzarle il pelo pubico.
“Luc…. Luciano che mi fai.. ? ” La sentivo tremare sotto le mie mani. Ancora in piedi, era mollemente accasciata su di me, con le braccia intorno al mio collo e le gambe involontariamente tenute divaricate, per agevolarmi nei movimenti. Le avevo lasciato la testa per far scendere l’altra mano sino ai miei boxer. In un attimo il mio pene eretto era stato sfoderato, ma sembrava quasi che Laura non lo avesse visto. Avevo preso la sua mano tra la mia e l’avevo condotta sull’asta.
“Io… io non … che devo fare? ” L’avevo aiutata ad impugnarlo e, continuando a giocare col suo grilletto, ero rimasto con lei mentre iniziava la sua prima sega.

Vidi Laura godere il suo primo orgasmo (così mi aveva confidato dopo) sotto le mie dita mentre, benché con goffaggine e insicurezza, riusciva a smanettarmi sino a far schizzare il mio sperma sulla sabbia. Rimanemmo così per un po’. Lei col mio pene stretto nel pugno, rossa in viso, ma con un non so cosa che la rendeva euforica, ed io con la mano sotto lo slip del suo costume, tenendoci abbracciati mentre continuavamo a baciarci. Dopo qualche altra carezza intima, accettò la mia proposta di gettarci in mare. Si sentiva un’altra, mi disse. Era piena di gioia e di elettricità addosso e continuava a baciarmi stringendo le braccia intorno al mio collo. Ci tuffammo tenendoci stretti mano nella mano. Nuotammo sino al largo, poi iniziai a schizzarle l’acqua sul viso. Rideva e cercava di reagire quando, improvvisamente, le chiesi di riprenderlo in mano.
“Ma .. davvero vuoi? ” Un mio cenno di benestare e, con qualche sforzo per rimanere a galla, immerse la mano sott’acqua. Pochi secondi dopo sentii il contatto delle dita che mi sfioravano il pene. Lo aveva stretto dolcemente e sembrava più sicura di sé. Io non ero rimasto con le mani in mano, ma avevo avvicinato la mia bocca alla sua, baciandola delicatamente sulle labbra (desideravo che crogiolasse a puntino), mentre le spostavo il tessuto del bikini per carezzarle prima un seno, poi l’altro. La mia lingua scese sui capezzoli, succhiandoli alternativamente e, subito, la costrinsi a porsi supina sull’acqua, pancia all’aria, senza farle perdere l’impugnatura del mio palo. Poggiai la lingua sopra le mutandine del costume, all’altezza della fessura, facendola gemere. Spostai subito quel piccolo ostacolo ed iniziai a succhiare la carne morbida e setosa della sua fica. Lei mi scongiurava di smettere dicendomi che si vergognava, ma io continuavo a leccarla tenendole le gambe allargate con i miei avambracci. La lingua aveva proseguito la sua opera persuasiva ed appena presi tra le labbra la clitoride, Laura si lasciò travolgere. Godette scalcinando ed urlando a squarciagola, un crescendo di passione che le scosse tutto il corpo. Alla fine respirava a pieni polmoni, rossa in viso per lo sforzo, l’eccitazione e la sua timidezza. Non le diedi tregua: “Non ti dispiace se mi finisci la pugnetta? Sai, non ce la faccio a resistere. ” Mi aveva guardato interdetta e con curiosità, ma la sua mano era ripartita di buona lena e poco dopo il mio seme risaliva in superficie formando tante piccole chiazze bianche. Ne avevo presa una tra le dita, mista all’acqua salata, e – prima che la ragazza potesse capire e impedirmelo – l’avevo strofinata sulle sue labbra, sorridendo allegramente.
“scherzetto! ” Aveva riso anche lei, benché fosse stordita dal mio modo di fare.
Per tutto il ritorno sul surf la tenni stretta tra le mie braccia, baciandole occasionalmente il collo, riempiendola di parole da innamorato e pizzicandole le natiche scherzosamente.
“Finiscila, maiale! ” mi replicava sorridendo. Eravamo scesi in spiaggia con la promessa di rivederci la sera, e così era stato. L’avevo raggiunta in piazza verso le undici (con una buona, strategica, mezzora di ritardo). Era seduta in uno dei tavolini dell’unico bar paesano, insieme ai suoi. Li avevo salutati educatamente, quasi passassi da lì per caso. Poi, avevo accettato l’invito del padre a prendere qualcosa da bere e mi ero seduto accanto all’uomo. Dieci minuti dopo Alfredo, uno degli altri del mio gruppo, si fermava col fiatone.
“Luciano!! è un’ora che ti cerco. ” Aveva sbottato tutto di un fiato. Ne era seguita una concitata botta e risposta tra me e lui. Era stato organizzato un falò in spiaggia, mi aveva detto, e mancavo solo io per iniziare. Ovviamente, l’invito era stato immediatamente esteso a Laura e, non con poco sforzo, avevo convinto i genitori a farla andare con noi. Così, li lasciammo seduti al bar per un fine serata imprevisto (almeno, da lei).
Giunti in spiaggia rimanemmo qualche minuto insieme al gruppo di ragazzi e ragazze, seduti in circolo intorno alle fiamme, per cantare, accompagnati da un paio di chitarre. Dopo qualche minuto, però, vedemmo alcune coppie appartarsi, dirigendosi verso gli scogli. Abbracciai Laura, stringendola a me. ; le diedi un bacio delicato sulle labbra e la invitai ad alzarsi. Mi seguì docile e vogliosa, ignara di quel che avevo organizzato con Alfredo.
Dopo avere disturbato un paio di coppiette col nostro passaggio, trovammo posto tra due grossi massi. Ci sdraiammo e, senza perdere tempo, le infilai una mano sotto la maglietta. Mentre la baciavo e le stritolavo un capezzolo tra le dita, sentivo il cazzo premere sotto i pantaloni. Mi abbassai la cerniera, invitandola, con i gesti e le parole, a portarmelo fuori. Lo fece senza battere ciglio e la sua mano iniziò ad andare su e giù, così come aveva imparato nel corso della giornata. La lasciai fare per un po’ poi:
“Laura, ora prendilo in bocca. ” Fui fermo nella mia richiesta. Usai un tono gentile, sì, ma non ammettevo repliche e lei ne fu subito consapevole.
Sapeva di cosa stavamo parlando – le sua amiche e qualche sbirciata a foto pornografiche l’avevano già istruita – ma appena mi disse che non voleva, le presi la testa fra le mani e iniziai a spingerla verso il basso. La sua resistenza era flebile.
” e se poi non mi piace? ! Se non so come si fa, tu me lo dici? Mi fai smettere? ” Intanto era giunta col viso a pochi centimetri dal mio palo.
Inizia ad accarezzarle i capelli e a tranquillizzarla. Tutto sarebbe andato per il verso giusto le dissi. Per tutte le ragazze c’era stata una prima volta, e nessuna aveva fallito. Perché mai lei avrebbe dovuto fare eccezione?
Mi guardò con l’aria perplessa, delusa. “Allora, già altre lo hanno fatto con te? ”
Cazzo!! Ero stato un idiota. Per poco mandavo tutto a puttane ma, per fortuna, il fato fu dalla mia. In quel momento ci giunsero i gemiti e le voci della coppietta vicina a noi (doveva essere dietro ad uno dei massi). Lui che la incitava a continuare a succhiarlo, a bere tutto. E si sentiva distintamente la ragazza deglutire rumorosamente. A Laura scappo da ridere. Poi, come per incanto, iniziò a darmi piccoli baci sulla punta del pene. FINE

About Porno racconti

La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.