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La gita al lago

La gita al lago era stata fissata per il week-end, la partenza per il tardo pomeriggio di venerdì quando mio padre avrebbe chiuso lo studio, e ci avrebbe raggiunti con la station wagon.
I bagagli sono pronti, come sempre una infinità di borse termiche e solo due borsoni, giusto per tenerci il pigiama ed un ricambio in caso di freddo visto che anche le previsioni non erano delle migliori.
La casa speriamo sia già calda, visto che un vicino aveva provveduto ad accendere la caldaia già da mercoledì sera, ma comunque avremmo potuto scaldarci in salotto e nella stanza da letto grande con i camini; capitava spesso infatti di trovare la casa freddina ed allora aspettavo che lo scaldasonno intiepidisse le mie lenzuola, davanti al lettone dei miei genitori – loro a letto ed io accoccolato davanti al fuoco, a raccontarci avvenimenti della settimana e commentare le notizie più stupide.
Mia madre, Carla, è su di giri da ieri sera, il pensiero di dover lasciare la casa la fa impazzire nemmeno dovessimo allontanarci per andare a svernare in un assolato paese sudamericano: avrà ripetuto cento volte di mettere a posto la mia stanza, di tirare giù le serrande per i ladri, e soprattutto staccare ogni apparecchio fosse collegato alla corrente, per non parlare del cavo della televisione ed inutile è stata la mia debole richiesta di lasciare il videoregistratore acceso per registrare un film sabato notte, una bellissima parodia di 007 con un cast di tutto livello, che come sempre viene mandato in onda alle tre di notte.
Si è vestita già dopo pranzo, un paio di jeans elasticizzati che si stendevano dolcemente sul suo sedere tondo, quel tondo innaturale che assume ad una certa età, che non si capisce se è quello hanno sotto pure proprio la stoffa che modella una carne non più tanto tonica; sopra aveva una camicetta azzurra ed un maglioncino con lo scollo a V, teso sopra la discreta dote di seno che avevo più volte azzardato fosse una terza di tutto rispetto soda anche se sostenuta da un reggiseno “modellante”. Una bella donna con i suoi capelli biondi tagliati a caschetto, a incorniciare un visino affusolato con due occhi verdi ed una bocca sempre molto ben curata, ha 52 anni e pochissime rughe, anche perché non ha mai amato troppo prendere il sole ed infatti ha il tipico colorito dei nordici.
Mio nonno infatti, emigrato in Germania per lavoro aveva sposato una ballerina biondissima e dolcissima, come ama ricordare ancora parlando di sua moglie, che gli aveva dato anche un’altra figlia Sara, di qualche anno più giovane di mia madre, che aveva preferito far carriera piuttosto che impegnarsi in una famiglia: aveva infatti creato una catena di ristoranti vegetariani che le da molte soddisfazioni non ultime quelle economiche.
Mancano pochi minuti alle 17 e squilla il telefono, vado a rispondere non sapendo dove sia mia madre ma alzo la cornetta con un attimo di ritardo rispetto a lei, così sento che parla con mio padre che si scusa moltissimo ma lo hanno convocato per una riunione urgente, è mancato un genitore di un suo cliente e l’ausilio di un notaio è molto gradito in questi casi. Probabilmente ne avrà per tutto il fine settimana a pianificare le attività da compiere prima di dar notizia della dipartita, noi comunque – conclude – possiamo andare lo stesso con la macchina piccola, magari chiedendo a Sara oppure ai nonni di farci compagnia; sento riattaccare e mia madre mi chiama in camera sua comunicandomi quanto già sapevo, scoppiando in lacrime al termine del resoconto.
Le chiedo cosa le sia preso, mi avvicino e la abbraccio, sento che appoggia il suo viso alla mia spalla e si profonde in singhiozzi che fanno strusciare i suoi seni sul mio petto e colare lacrime sul mio maglione celeste.
Singhiozzante mi dice: “Sono tanto triste, Paolo, perché tuo padre ha una amante ormai da qualche mese…”
-“Mamma, come fai a saperlo? Te lo ha detto oppure trai conclusioni affrettate? ”
-“è un bel po’ che non mi considera più come una volta, le sue attenzioni erano già scarse, ma sentite, dolci e di una sincera tenerezza, ora non dedica neppure quelle e poi torna a casa con addosso profumi di donna e non vuole mai fare l’amore, mentre prima anche solo due coccole veloci trovava sempre modo di farmele…”
-“ti prego, mamma, certi particolari potresti anche non menzionarmeli… non sono mica uno psicologo! ”
-” sei mio figlio ed è giusto che tu sappia quello succede e poi ormai sei grande ed è giusto che tu sappia come ci si comporta con le donne, soprattutto con la donna che si sceglie come compagna… poi lo sai che se non fosse per l’amore che faccio con tuo padre tu non ci saresti neppure”
Devo essere arrossito perché mia madre mi fa una dolce carezza sulla guancia e mi schiocca un bacio abbozzando un dolce e malinconico sorriso “Tu si che sei caro e mi vuoi bene… Adesso tuo padre non si limita a non considerarmi più, ma approfitta della gita per restare solo e divertirsi alle mie spalle, lasciandomi in disparte come un vecchio paio di scarpe, comode ma ormai prive del lucido e dell’eccitazione di una novità”
-“mamma ti trovo bellissima, sei molto… attraente”
-“evidentemente tuo padre non la pensa allo stesso modo, forse questo seno è troppo rilassato perché possa essere ancora apprezzato.. ” così dicendo si tolse il golf ed iniziò a sbottonarsi la camicetta facendo ballonzolare il suo petto a pochi centimetri dei miei occhi, vitrei per l’emozione.
In effetti nei miei sedici anni non che fossi proprio digiuno di sesso, ma quasi, ero in una classe totalmente di maschi – fatta eccezione per tre ragazze troppo brutte per essere considerate tali – quindi avevo poche possibilità di approcci “facili” e per altre tipologie ero forse troppo timido o troppo interessato ai computer per passare i sabati pomeriggio nelle discoteche ad esplorare i meandri della mentalità, e non solo, delle mie coetanee; tutte le mie nozioni si rifacevano ad una dozzina di giornaletti porno rintracciati negli ultimi anni, da quelli più tranquilli fino a quelli più spinti e decisamente “ginecologici”, ed un paio di filmetti porno anni ’70 affittati chissà quando, copiati ed ora tramandati come reliquie tra amici e compagni. tutto sommato quindi vedermi due bei seni a pochi centimetri di distanza era già una discreta fonte di eccitazione che aumentò in misura eccezionale non appena mia madre si sfilò il reggipetto e due candide mammelle si adagiarono – quel tanto che le rendeva ai miei occhi ancora più eccitanti – sul petto con i capezzoli vivacemente rivolti verso l’alto.
“mamma… sono bellissime” le parole mi uscivano come sussurri dalla bocca impastata, mentre un dolore sordo iniziava a farsi largo giù in basso: il mio membro strizzato dalle mutande che aveva una consistenza marmorea e spingeva per uscire.
La furia di mia madre era cieca, come se non avesse come spettatore un arrapato ragazzino ma una platea di attempati visitatori di peep show si massaggiava il petto con fare molto illusorio finché non decise che era il momento di darmi di più, slacciò la cintura dei jeans, il bottone, la cerniera e in attimo anche le braghe formavano mucchietto ai suoi piedi inguainati dal collant color fumo di Londra, i miei occhi vagavano dappertutto dalle caviglie ai fianchi nella speranza che non finisse tutto il sogno in quel momento ma potessi vedere di più…
E così fu, si sfilò velocemente anche le calze e mi sfuggi un grido di ammirazione quando anche gli slip volarono via, raggiungendo il resto degli indumenti… era davanti a me in tutta la sua bellezza, con il triangolino di peli ben curati color biondo scuro, tra i quali faceva capolino in basso le grandi labbra, il seno ben appoggiato al petto, i fianchi un po’ abbondanti, la pancia un po’ rilassata ma nel complesso davvero una visione molto eccitante.
Non aveva ancora realizzato cosa avesse fatto e stava continuando quella dimostrazione di bellezza, e non sarei stato io di certo a farla tornare in se, movendosi e girandosi per farmi ammirare la schiena liscia, il culo pieno e un po’ cellulitico, appena quell’accenno che, come dice Califano, eccita anche di più; non ci pensai un attimo, non volevo perdermi l’occasione di farmi una bellissima sega dal vivo e così mi abbassai pantaloni e boxer ed afferrai un cazzo di consistenza granitica molto compiaciuto della scena cui assistevo, lo scappelai e tendendolo appena sotto il frenulo iniziai la mia opera ispirato dalla visione delle grandi labbra che spuntavano appena sotto il sedere prominente, i colpi erano cadenzati ai movimenti della mamma ed erano in accelerazione, le gambe tese nello spasimo della sega, mi sentivo la schiena formicolare tanto ero teso e mi dovetti alzare sulle punte di piedi prima di venire… sentivo il piacere passarmi dappertutto e alla fine schizzai tre grossi fiotti di sborra con una pressione che non avevo mai visto.
Le sborrai sul culo e sui fianchi con un gusto ed un trasporto tali che crollai distrutto sul letto; il sentirsi colpita dietro da qualcosa di caldo riscosse mia madre dal suo stato di trance e la riportò alla realtà: si ritrovò completamente nuda davanti a me, che le avevo regalato – diciamo così – tutta la mia gioia per quell’avvenimento ed avvampò un po’ per la vergogna un po’ per la rabbia nel vedermi con il cazzo tra le mani, ancora bagnato di sperma. Ma appena si accorse del sorriso beato stampato sulla mia faccia e dello sguardo estasiato cambiò anche la sua espressione, si addolcì e sorridendo mi accarezzò il viso
-“Ti è piaciuto vedere la mamma nuda…”
-“E stato bellissimo mamma non avevo mai… visto una donna nuda…. sei così eccitante, ti muovevi e non ho resistito…. dovevo sborrare e scusa se ti ho sporcata…”
“Non importa, adesso puliamo tutto…”
così dicendo si inginocchiò ai miei pieni e mi leccò le dita impastate come se fossero sporche di crema pasticcera, parve apprezzare il gusto perché mi prese il cazzo ormai debole e ritirato in bocca e lo ripulì per bene.
Quando ebbe terminato mi baciò sulle labbra, “adesso però questo rimane il nostro piccolo segreto, e se ti comporti bene non è detto che non ti dedichi questo tipo di attenzioni in futuro…. ”
Parole che ebbero un effetto immediato sul mio cazzo che si riprese tornando a svettarmi fra le gambe, ma ormai era ora di partire per il lago… FINE

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