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La guida turistica

«Questo che vedete di fronte a voi, come ben sapete, è Palazzo Vecchio» Francesca iniziò a spiegare la storia di uno dei più famosi monumenti fiorentini alla comitiva. Fra le molte persone anziane, spiccavano le facce un po’ annoiate di qualche ragazzo di poco più di vent’anni, che pensavano di aver fatto un affare comprando i posti dell’ultimo minuto per il week-end a Firenze. Avrebbero fatto festa la sera, tanto che c’erano valeva la pena di seguire il gruppo nella visita della città, anche perché la guida era carina.
Roberto non riusciva proprio a staccare gli occhi da quel viso incantevole, dalla bocca piccola e dagli splendidi occhi verdi, il tutto contornato da un’aura di capelli castani che scendevano lisci fino alle spalle. Quando lo faceva, era solamente per scendere ad ammirare il resto del corpo coperto da un vestito leggero che non impediva di immaginare quanto fosse proporzionato. Gli occhi cadevano spesso sulla scollatura, non molto profonda ma sufficiente per mostrare un eccitante scorcio del seno abbondante della giovane.
Per quanto la sua attenzione fosse focalizzata sulla ragazza, Roberto non udiva una delle parole che diceva. Fin dal primo momento avevo capito quale fosse il suo livello culturale, per cui s’immaginava che sapesse tutto su ogni singolo monumento di Firenze. La sua voce era tuttavia molto piacevole e, nonostante non distinguesse le parole assorto com’era nella contemplazione, gli giungeva come una magnifica musica di sottofondo.
“Chissà quanti anni ha… Si vede che è giovane, non ne ha più di 23 o 24, forse ha addirittura la mia stessa età. Sarebbe bellissimo uscire con lei, ma… Che problemi mi faccio? Sono in vacanza, tanto vale provare! “. Così Roberto decise che quella sera stessa, dal momento che era in programma, dopo cena, una serata senza visite, l’avrebbe invitata fuori con lui. Così, mentre rientravano in albergo prima di cena per rinfrescarsi, le si avvicinò e le chiese:
«Ciao, ho trovato molto interessanti le tue spiegazioni di oggi…».
Francesca non era certo una sprovveduta e intuì subito le intenzioni del giovane, per cui cercò di tagliar corto: «Guarda, questa sera non ho impegni ma ho tutta l’intenzione di passare una serata tranquilla e di riposarmi».
Roberto non si scoraggiò: «Era appunto quello che volevo proporti: una tranquilla cenetta in qualche posticino carino e nulla più. Tanto per fare due chiacchiere con qualcuno della nostra età. Non dirmi che tu ti diverti con tutti questi vecchietti, per quanto simpatici siano…».
La proposta la allettava molto, quello che le aveva detto Roberto era proprio vero. «Va bene, però ti porto io in una trattoria dove si mangia divinamente! » finì con accettare lei in un sorriso solare.
«Ok, non posso che fidarmi di te. Che ora facciamo? » chiese lui.
«Sono le sei e mezza. Giusto il tempo di farmi una doccia e mettermi qualcosa di meno formale. A dire la verità ho anche un certo appetito dopo una giornata impegnativa come oggi… Facciamo alle sette e mezza alla reception? ».
«Sarò puntuale! ».
Si affrettarono così alle rispettive stanze per cambiarsi. Francesca fece una rapida doccia, poi indossò un casto completino intimo nero sopra il quale infilò un paio di pantaloni informali e una maglia nera aderente e leggermente trasparente. Aveva deciso di stuzzicare un po’ quel ragazzo che, in fondo, le era piaciuto nel suo approccio.
Anche Roberto scelse abiti abbastanza informali: lei aveva parlato di qualche trattoria tipica, per cui non valeva la pena dare sfoggio di eleganza. Arrivò all’appuntamento leggermente in anticipo, per non rischiare di fare brutte figure. Francesca fu invece puntualissima.
«Ciao».
«Ciao, pronto allora? ».
«Certamente! ».
«Bene, andiamo a piedi, la trattoria è a meno di cinquecento metri da qui».
Dopo pochissimi minuti arrivarono infatti nel locale che, secondo le previsioni di Roberto, era molto alla buona. Nonostante ciò mangiarono dell’ottima carne ai ferri contornata dall’altrettanto ottimo chianti dei colli fiorentini. Durante la cena si scambiarono spezzoni delle loro vite, cosa facevano di solito, le cose che amavano particolarmente. Di tanto in tanto Roberto non poteva fare a meno di fissarla sulle curve del seno, così armonioso e alto. La maglia che lei aveva indossato gli permetteva addirittura di scorgere il reggiseno sotto, se n’era accorto subito, vedendola di schiena. Notò anche il guizzo di malizia negli occhi di lei, quando la fissò più a lungo delle altre volte: capì che il fine di quell’abbigliamento sensuale era unicamente provocarla. Da come gli aveva parlato quella sera, aveva intuito che non era certamente un ragazza facile da portare a letto.
La serata andava a concludersi banalmente: dopo cena Francesca si era dichiarata troppo stanca per andare a fare un giro e preferiva tornare a dormire in albergo in vista della dura giornata che l’aspettava l’indomani. Roberto ne fu un po’ deluso, ma in fondo se l’aspettava quell’epilogo. L’accompagnò fino alla porta della sua stanza, di fronte alla quale lei lo baciò sulle guance.
«Grazie della compagnia. Avevi proprio ragione, ne avevo bisogno! ».
«Figurati, è stato un piacere per me la tua compagnia. Bene, ti lascio andare a riposare ora. Buonanotte! » rispose lui.
Francesca lo guardò nuovamente con un lampo di malizia negli occhi. «Non ti va di scambiare altre due chiacchiere? ».
«Se non sei troppo stanca, per me va bene…» farfugliò lui non capendo perché l’aveva portato fino a lì se voleva uscire ancora.
«Entra, dai! » lo invitò.
Appena la porta si chiuse dietro di loro, Francesca gli avvolse le braccia intorno al collo e lo baciò sulle labbra. Roberto rimase un attimo allibito, poi rispose al bacio.
«Ti va di divertirti un po’? » chiese lei sorridendo.
«Certo! » esclamò lui.
Erano ancora l’una fra le braccia dell’altra e, senza parlare, presero a spogliarsi a vicenda. A prendere l’iniziativa fu lui che le sfilò da sopra la maglietta rivelando le sue splendide forme, ora coperte solo dal reggiseno nero. Francesca contraccambiò sbottonandogli lentamente la camicia e, prima di sfilargliela, tastò il suo torace compatto. Roberto le abbassò la cerniera dei pantaloni e le passò la mano sull’inguine attraverso le mutandine per farli scendere a terra. A quel tocco lei ebbe un sussulto di eccitazione e appena lui le sfilò completamente i pantaloni, lo carezzò lentamente sulla patta con l’intera mano, poi lo sbottonò e lo fece rimanere in mutande. Entrambi con la sola biancheria intima addosso, si unirono in un altro bacio appassionato. Mentre le mani di Roberto le accarezzavano piacevolmente la schiena, Francesca insinuò le sue sotto le mutande del ragazzo per toccargli il culo. Lo strinse a sé e sentì l’erezione premerle attraverso le mutande sulla vagina. Ebbe un rapido sussulto e il desidero di prenderlo fra le sue mani. Insinuò perciò le dita sul davanti, sempre rimanendo sotto il tessuto, ed arrivò a tastarlo. Era duro come il marmo, eccitatissimo. Voleva però di più, desiderava a tutti i costi vederlo. Interruppe il bacio e si inginocchiò di fronte a lui, abbassandogli le mutande e stringendolo ancor più con la mano destra, mentre la sinistra la passava fra i testicoli. Iniziò a masturbarlo lentamente, riprendendo fiato a bocca aperta per l’eccitazione. Roberto pensava che gliel’avrebbe preso in bocca da un momento all’altro e si preparava a gustarselo. Francesca invece si posò il pene fra i seni, ancora sostenuti dal reggiseno. Un’idea le brillò nella mente e cominciò a stuzzicarlo. Tenendo fermamente il pene con la mano destra, prese a scostare il tessuto del reggiseno. L’operazione era alquanto complicata, ma finì per eccitare enormemente entrambi. Per riuscire a scoprire un seno, dopo numerosi inutili tentativi, dovette inserire il pene per un bel pezzo fra il seno e il reggiseno. Quando questo rimase scoperto, lesse una profonda ammirazione negli occhi di Roberto: effettivamente era veramente splendido, grande, tondo, col capezzolo eretto e dilatato per l’eccitazione. Per scoprire l’altro ci volle molto meno, ma l’ammirazione per il suo seno completamente nudo fu la stessa. A quel punto Francesca si portò le mani dietro la schiena e slacciò l’indumento, gettandolo a terra.
A quel punto Francesca si sentiva la vagina completamente bagnata dall’eccitazione. Non seppe resistere oltre e in un sol gesto si sfilò le mutandine. Stavolta fu Roberto a inginocchiarsi di fronte a lei per esplorare il fitto triangolo castano fra le gambe di lei. Vicino alle grandi labbra i peli erano umidi per i suoi succhi colati copiosi dalla vagina: lui vi passò sopra la bocca ignorando gli insistenti movimenti di lei che anelavano un tocco più profondo. Quando questo tocco arrivò e la sua lingua si appoggiò alle grandi labbra, Francesca gemette eccitata. Lui prese a stimolarla decisamente, alternando lunghe leccate a penetrazioni in profondità. Con un forte gemito, Francesca si abbandonò all’orgasmo e si gettò sul letto.
Presto Roberto venne a reclamare la sua parte e Francesca si distese supina sul materasso, allargando le gambe per fargli capire che doveva prendere lui l’iniziativa. Lui non ebbe difficoltà a penetrarla, data l’abbondante lubrificazione della sua vagina e cominciò a pomparla vigorosamente stringendole i seni. Dopo qualche minuto in cui recuperò un po’ d’energie, lei volle cambiare posizione e passare sopra di lui. Roberto trovò stimolante la sua idea e si distese a schiena in giù. A quel punto Francesca decise di fargli vedere la sua esperienza: si sedette su di lui, accogliendolo fra le sue gambe, e prese a stimolarlo in maniera sublime stando seduta. Lui allungò le mani per toccarle i seni sobbalzanti nel movimento, ma lei non permetteva altro che li sfiorasse appena. Decise perciò di passare a stimolarle il culo perfetto, stringendole le natiche con le mani. Man mano che la sua eccitazione cresceva, prese a insinuare le dita nel solco, fino a penetrarla dietro con un dito. Il cazzo che le martellava nella vagina e quel dito che insinuava dentro di lei la fecero venire un’altra volta. Appena gli spasmi passarono, decise di farlo venire: si mosse forsennatamente, fin quasi a saltare col bacino sul suo ventre. Roberto non seppe resistere a quella straordinaria stimolazione e in breve tempo venne inondandola dentro di sperma.
Francesca rimase seduta su di lui, sicura di non pesargli, attendendo che il pene si afflosciasse. Solo quando fu ridotto a un piccolo nerbo appiccicoso di carne, si rialzò e si distese al suo fianco.
«Piaciuto? » chiese banalmente proprio lei.
«Sei straordinaria! Dove hai imparato a scopare così? » fece lui, riprendendosi un po’ dall’orgasmo sconquassante.
«Al liceo. Ho fatto parecchia pratica» rispose lei.
«Davvero? Non si direbbe, sembri un ragazza difficile da conquistare…».
«Lo so che sembro una santarellina, però mi piace proprio scopare».
«L’avevi mai fatto durante il lavoro, in un viaggio organizzato così? ».
«Sì, solo un’altra volta. È difficile trovare ragazzi attraenti e simpatici. Quelli cafoni sono sempre in numero maggiore e proprio non mi piacciono. Di solito mi porto a letto sempre quelli un po’ timidi e impacciati. Anche in te ho colto qualcosa del genere…».
«Insomma, ti piace fare la maestrina anche a letto…».
«Forse» sorrise maliziosa.
«Allora maestra, come sono andato? » chiese con voce infantile.
«Bene direi… Forse un po’ banale quando hai cominciato a scoparmi, però ho apprezzato molto che tu abbia gustato l’altra posizione e soprattutto il dito nel culo m’è piaciuto».
«Se vuoi possiamo metterci qualcosa d’altro nel culo» propose lui allungando una mano e toccandola proprio là.
Francesca guardò fra le sue gambe e vide che stava riprendendo la rigidità. Lo strinse con la mano sinistra e lo sentì crescere fra le dita.
«No, meglio di no».
«Mai fatto sesso anale? » chiese lui.
«No» rispose Francesca distogliendo lo sguardo. Per la verità un suo ragazzo aveva provato tempo prima, ma dopo un paio di tentativi in cui lui arriva a inserirle solo qualche centimetro di cazzo, aveva dovuto ritrarsi per il dolore. La mano continuò però a stimolarlo.
«Ti va un sessantanove? » chiese Roberto.
«Ora ti sembrerà che voglio fare solo quello che voglio, che voglia fare la maestrina, però… ecco» si fece improvvisamente timida e fermò il movimento piacevole delle dita.
«C’è qualcosa che non va? » chiese lui preoccupato.
«Ecco, un po’ me ne vergogno, non so nemmeno perché, ma… non ho mai fatto nemmeno sesso orale. Cioè, non ho mai fatto un pompino a nessuno» ammise leggermente imbarazzata.
Roberto rimase molto stupito: da come scopava si capiva che non era una principiante, lei stessa aveva ammesso di aver iniziato giovane a far l’amore eppure non l’aveva mai preso in bocca a nessuno!
Notò il suo imbarazzo e s’affrettò a rimediare: «Non importa, è giusto fare quello che si desidera senza forzare nessuno…».
Lei volle però chiarire la situazione: «Ti sembrerà strano che non l’abbia mai fatto. Non è che prova repulsione a prenderlo in bocca, però è una faccenda che è nata quando ha perso la verginità. Aveva sedici anni ed è successo con un ragazzo che non mi amava e che non amavo. Ormai la frittata era fatta, ho continuato a scopare perché mi piaceva e non potevo farne a meno, ma ho deciso che l’avrei preso in bocca solo all’uomo che avrei amato veramente, perché è un gesto d’amore estremo per una donna».
Dopo quella spiegazione, le dita di Francesca si strinsero di nuovo sul suo pene e ripresero a masturbarlo. Lui ricambiò quel gesto, passandole un dito sulle grandi labbra disegnandone a lungo i contorni fino a penetrare nella usa vagina umida. Raggiunsero una certa sincronia: ogni volta che la mano di lei arrivava alla base del pene, il dito di lui penetrava in profondità dentro la vagina.
«Guarda che adesso non dobbiamo per forza masturbarci a vicenda come due adolescenti…» gli sussurrò lei nell’orecchio, mordicchiandogli poi il lobo.
«Hai ragione… Ti va di farlo di nuovo? ».
Francesca sorrise, guardandolo negli occhi gli fece capire che aveva appena detto una stupidaggine. Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa ancora lei. Gli salì sopra e si sedette a cavalcioni sul suo ventre, dandogli le spalle. Avanzando lentamente col bacino verso i suoi piedi, arrivò a prenderlo dentro. Sapeva che quella posizione gli avrebbe dato l’illusione di avere un rapporto anale con lei e che sarebbe perciò risultata particolarmente eccitante.
Prese a muoversi avanti e indietro, con l’unico rammarico di non potere vedere le espressioni di godimento sul suo viso, ma solo sentirne i soffocati gemiti di piacere che di tanto in tanto si lasciava sfuggire dalle labbra. Sarebbe stato eccitante portarlo di nuovo all’orgasmo da quella posizione un po’ insolita, era sicura che lui non l’aveva mai provata. Dopo gliel’avrebbe chiesto. Intanto continuò a stimolarlo così, dispiacendosi un po’ del fatto che lui rimanesse passivo a gustarsi i movimenti della sua vagina. Forse era lei troppo attiva dal punto di vista sessuale, pensò mentre continuava a scoparlo con decisione.
Quasi le avesse letto nella mente, Roberto si mosse leggermente in avanti e in pochi secondi riuscì a prendere il ritmo che lei guidava. Francesca s’inarcò con la schiena e buttò la testa all’indietro chiudendo gli occhi per l’improvviso piacere che derivava da ciò: il clitoride era deliziosamente stuzzicato in quella posizione. Se fosse stata fortunata avrebbe avuto un altro orgasmo prima che lui venisse di nuovo.
Roberto le poggiò le mani sui fianchi e la carezzò dolcemente, scendendo sempre più verso i glutei, che poco dopo arrivò a circondare con le palme e a stringerli con decisione. Non sostò a lungo, ma passò sul davanti a massaggiarle molto piacevolmente il ventre. Francesca non era abituata a tanta attenzione da parte di un ragazzo, di solito si limitavano a scoparla rudemente e, anche se questo non le dispiaceva, rimase piacevolmente sorpresa da quell’atteggiamento. Assunse pure lei quella tattica e le sue dita volarono leggere sull’interno delle cosce di lui, in una sensualissima carezza che lo fece sussultare. Stavano risalendo insieme delle altissime vette dell’eccitazione da cui poi si sarebbe gettati verso il piacere in un volo da capogiro. In un lampo di lucidità, prima che l’eccitazione le offuscasse completamente la mente, Francesca pensò che le sarebbe piaciuto lanciarsi insieme da quelle cime verso l’orgasmo. Sapeva tuttavia che era altamente improbabile dal momento che non si conoscevano dal punto di vista sessuale se non per il rapporto precedente.
Dopo questi pensieri sentì il bisogno di accoglierlo ancora più a fondo dentro di lei e decise di aprirsi completamente a lui piegandosi in avanti fino ad aderire contro le sue gambe e il materasso. I suoi bei seni furono schiacciati sulle sue gambe, al di sotto del ginocchio. Le balzò alla mente l’idea che lui li toccasse con i piedi, per cui gli fece capire il suo desiderio facendogli allargare le gambe con le mani e guidando i suoi piedi verso le sue tette.
Roberto capì cosa voleva fare e prese a toccarla con i piedi, per quanto la poca sensibilità di questi permettesse. Immediatamente dopo tornò con le mani sui suoi glutei che ora erano oscenamente ostentati al suo sguardo. Li carezzò e li strinse a lungo, fino ad arrivare a carezzare la base della spina dorsale con la punta delle dita. Lentamente scese a cercare il forellino che la posizione apriva un po’. Continuando a muovere il bacino insieme a lei, prese a carezzare il suo ano molto delicatamente. Dopo un po’ provò a inserire il polpastrello dell’indice e sentì che dalle labbra di Francesca sfuggiva un gemito di piacere. Capì che le piaceva, ma non immaginava certo che la ragazza si toccava spesso lì quando si masturbava. Anche se non era ancora stata iniziata al sesso anale, le piaceva toccarsi quel buchetto nascosto e penetrarselo con le dita, a volte anche addirittura due. Qualcosa di più grosso le avrebbe indubbiamente causato dolore, ma non era certo il caso di un dito…
La ragazza allungò una mano sotto il loro corpi, raggiungendo il punto in cui i loro organi sessuali erano ancora in movimento, anche se non frenetico come in precedenza, ma a un ritmo molto lento e piacevole. Le dita carezzarono il cazzo di Roberto mentre usciva dalla sua vagina e continuarono nella loro corsa a raggiungere i suoi testicoli, titillandoli dolcemente fino a prenderli nel palmo. L’altra mano arrivò presto nella stessa zona, ma un solo dito entrò in azione entrando nella sua vagina insieme al cazzo. Anche Roberto volle unirsi e un altro dito entrò in contatto col pene, la sua fighetta ormai fradicia e l’indice della ragazza, dalla cui bocca iniziarono a uscire forti gemiti di piacere. Indubbiamente era alle soglie di un altro orgasmo, mentre lui non sarebbe venuto subito: necessitava di una stimolazione ben più lunga la seconda volta.
Il dito nel culo di Francesca entrò più in profondità e si mosse a un ritmo completamente diverso da quello dei loro fianchi, cosa che le fece aumentare il piacere. Mosse per qualche istante il bacino in circolo, poi improvvisamente si fermò ansimando. Roberto penetrò con il dito in profondità, fin dove poteva, lo tenne fermo un paio di secondi all’interno del suo culo, poi lo ritrasse lentamente perché non le desse fastidio.
Erano passati almeno quindici secondi, quando Francesca finalmente riprese fiato e il suo respiro cominciò a normalizzarsi.
«Erano anni che non provavo un orgasmo così intenso, è durato perlomeno dieci secondi! Non mi succedeva dai tempi del liceo! » esclamò incredula di quanto il suo corpo aveva appena provato.
«Meriti qualcosa di speciale» sussurrò maliziosa mentre si rialzava e si inginocchiava fra le sue gambe. Il pene eretto e luccicante dei suoi abbondanti succhi puntava verso l’alto: lei si avvicinò lentamente con il busto accogliendolo fra i suoi seni tondi.
Roberto sussultò per il piacere: nessuna in ventuno anni gli aveva mai fatto una spagnola. Ora eccola lì, appoggiata con le tette sul suo cazzo durissimo, con le mani appoggiate ai lati del suo corpo e un radioso sorriso sulle labbra che rivelava tutta la malizia dei suoi movimenti.
Dopo appena un minuto o due, il ragazzo si rese conto che non avrebbe resistito a lungo a quella stimolazione fantastica e che sarebbe venuto. Desiderava inondarla con il suo sperma, ma voleva anche la sua approvazione a farlo, perché non le risultasse sgradito.
«Francesca, sei eccezionale, sto già venendo…» buttò lì con voce roca. Rimase deluso quando lei si rialzò, evidentemente non gradiva la cosa quanto lui. Invece lei gli disse con una voce estremamente sexy: «Voglio farti venire con i miei piedi… Ti va? ».
Era una proposta intrigante, a cui non si poteva certo dire di no. Roberto annuì fortemente e un momento dopo se la ritrovò seduta fra le gambe, rivolta verso di lui, sempre disteso supino. Sentì che i suoi piedi, piccoli e perfetti, lo toccavano sull’asta eretta. Dopo qualche tentativo, riuscì a imprigionarlo fra le piante dei piedi. Gli sguardi di entrambi si concentrarono su quella strana immagine che nessuno dei due aveva mai potuto ammirare. Francesca riuscì a muoverli in modo da carezzare il suo cazzo in quasi tutta la lunghezza per un paio di volte, dopo di che Roberto non seppe più resistere e sprizzò il seme in alto una, due, tre volte… I sussulti del membro furono ancora numerosi prima che si calmasse. Quasi senza rendersene conto Francesca di ritrovava con i capelli, il visto, il collo, il seno, il ventre e le gambe bagnate da gocce del suo sperma. Lui le stava disteso di fronte, a gambe larghe, riprendendo lentamente fiato. Non si sarebbe mai aspettato che lei facesse quel che stava per fare: con le dita raccolse le gocce cadute sui capelli portandosele alle labbra. Allungò la lingua e lambì la goccia, incerta. Un secondo dopo le se illuminarono gli occhi e cominciò a ripulirsi: passò con le labbra sulle braccia e sul seno dove poteva arriva, quindi furono le dita ad asciugare tutte le altre gocce portandole di volta in volta alla sua bocca per gustarsele contenta.
«Ma avevi detto…».
«Tranquillo, avevo detto di non fare sesso orale. Poi non è la prima volta che assaggio lo sperma di un uomo, mi sono capitate ancora situazioni del genere. Solo che di solito mi limito a strofinarmelo addosso. A dire la verità l’ho assaggiato ancora qualche volta, non sempre mi è piaciuto. A volte ha un cattivo sapore».
«Il mio sembra piacerti, invece» lo stuzzicò lui.
«Sì, proprio niente male, anche se non il migliore».
«E chi sarebbe stato il migliore? » chiese subito Roberto.
«Sei geloso? Geloso delle mie papille gustative e del sapore della tua roba? » chiese lei prendendolo in giro.
«Un po’…» ammise.
«Non preoccuparti, perché il più buono sperma che ho mai assaggiato è stato sette ani fa, quando avevo quindici anni. Facevo delle seghe pazzesche al ragazzo con cui stavo allora e a lui piaceva venirmi addosso, mentre ero completamente nuda. Di solito era lui a pulirmi con dei fazzolettini di carta. Una sera, dopo molto tempo che non ci vedevamo, gliel’ho tirato fuori al parco del mio paese e gli ho sparato una sega lì, su una panchina. In mancanza di un fazzoletto, ho dovuto fare in modo che venisse sul mio palmo. Era da molto che non veniva e ne aveva di roba nei coglioni. È finita tutta sulla mia mano e io l’ho leccata via guardandolo negli occhi. Gli è piaciuto da morire e ha voluto a tutti i costi farmi un ditalino lì, mettendomi una mano sotto alla gonna».
«E ti è piaciuto? » continuò Roberto interessato.
«Da morire. Mi ha fatto provare almeno tre orgasmi, poi si è leccato le dita anche lui».
«Gliel’hai mai data a questo? ».
«No, perlomeno non nel periodo in cui siamo stati assieme…».
«Cosa vuoi dire? » fece stupito.
«Che allora aveva quindici anni. Mi è capitato di scoparmelo una volta due o tre anni dopo. C’è stato un periodo della mia vita in cui tutti i ragazzi andavano bene, purché avessero un cazzo duro pronto a penetrarmi».
Roberto fu colpito dal linguaggio crudo di Francesca che parlava del suo passato da ragazza facile: l’insieme di entrambe le cose finirono per eccitarlo, ma il suo cazzo ormai ne aveva avuto abbastanza per quella sera e non aveva nessuna idea di tornare in azione. Si distesero fianco a fianco raccontandosi per un po’ delle loro vite, finché s’addormentarono abbracciati, nudi. FINE

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