Home / Viaggi / La pensione
copertina racconto erotico

La pensione

Quell’estate decidemmo di andare al mare sulla costa adriatica. Trovammo una pensioncina abbastanza accogliente ed economica, a conduzione famigliare, e fummo accomodati in una camera con un letto matrimoniale e due lettini per i nostri bambini di sei ed otto anni. Adriana ed io siamo sempre stati, e siamo ancora, eroticamente molto attivi e disinibiti, e quella sistemazione non era certo quanto di meglio si potesse sperare; perciò, fin dal primo giorno, dovemmo adattarci a fare l’amore il pomeriggio, quando i bambini andavano a giocare al parco giochi con i loro amichetti.
I proprietari erano due anziani coniugi coadiuvati dai figli che facevano un po’ di tutto. Del servizio nelle camere si occupava la figlia minore, Marisa, di circa vent’anni, aiutata, solo la mattina, da un’anziana zia.
I clienti della pensione, una trentina circa, suddivisi in quindici camere, alcune delle quali erano occupate da una singola persona, erano in maggioranza coppie con figli, e persone anziane. C’erano però due ragazze ed un giovanotto, tedeschi, Hans, Greta e Marlene, tutti sui vent’anni, che occupavano due camere; una era la sorella del giovane e l’altra un’amica.
Fin dai primissimi giorni mi accorsi che il giovanotto piaceva a Adriana, mentre a me piaceva moltissimo la ragazza delle camere, che aiutava anche a servire in tavola. Cominciarono i giochi di sguardi, sorrisi, parole scherzose; le solite cose, insomma, che si usano per gli approcci. Diventammo amici del trio tedesco, ed un giorno di cattivo tempo andammo insieme a fare una gita nei dintorni; lì si rinsaldò l’amicizia fra Adriana ed il ragazzo; la cosa mi piacque molto, e cominciai a fantasticare di situazioni erotiche interessanti.
Intanto io non rimanevo inattivo e corteggiavo discretamente la figlia del proprietario, che mi sembrava non rimanere insensibile. Dopo cena si tratteneva al nostro tavolo, dopo che i bambini erano usciti a giocare, e scherzava con noi, dimostrando di gradire molto la nostra compagnia. Da lei sapemmo che, il pomeriggio tardi, all’ora della passeggiata, nelle camere non c’era mai nessuno, eccetto lei che faceva qualche lavoretto di pulizia, ben poco in realtà, che il lavoro grosso era fatto la mattina.
Una sera la ragazza si offrì di sorvegliare i bambini, mentre noi andavamo a ballare con i tedeschi; accettammo volentieri. La serata fu allegra e divertente; Hans ballò quasi sempre con Adriana ed io, che facevo ballare, a turno, le due ragazze, notai che avevano cominciato a stringersi in modo appassionato: ero eccitato e speravo in una conclusione piacevole.
Tornati nella pensione, Adriana mi confessò che Hans le aveva proposto di incontrarla nella sua camera, e lei aveva accettato; si trattava solo di trovare il momento adatto.
Non seguii più i conciliaboli fra Hans ed Adriana, ma, il giorno dopo, mi parve di capire che nel pomeriggio sarebbe successo qualche cosa. Notai che Adriana parlava sommessamente con Marisa, e pensai che questa fosse d’accordo per facilitare l’incontro, e mi stupii alquanto.
Verso le diciassette, mentre i bambini erano al campo giochi, Adriana si allontanò; dopo un quarto d’ora anch’io me n’andai e mi diressi verso la pensione. Andai subito verso la camera di Hans, che era sullo stesso piano della nostra; non c’era nessuno, ed io mi azzardai a sbirciare dal buco della serratura; si vedeva benissimo il letto, ma la camera era vuota; andai allora alla nostra camera, e lì, dal buco, vidi uno spettacolo che mi fece impazzire di gelosia: la mia adorata Adriana era inginocchiata, intenta a leccare la figa di Marisa che, a gambe spalancate, mugolava di piacere; dietro Adriana c’era Hans che la stava possedendo con vigore. Fui tentato di entrare ma, a parte il fatto che forse la porta era chiusa a chiave, temetti di rovinare la festa ad Adriana, e mi limitai a masturbarmi mentre guardavo i tre che godevano come conigli; fu un orgasmo esplosivo; poi me n’andai perché i tre stavano rivestendosi.
Tornai al parco giochi che non era ancora l’ora di cena, e fui raggiunto da Adriana che mi raccontò tutto, come faceva sempre, con la massima sincerità; a mia volta le confessai di aver assistito alla scena, e le dissi anche che ero un po’ dispiaciuto per essere stato escluso; Adriana mi promise che avrebbe cercato di rimediare. A cena, Marisa si comportò con la massima disinvoltura e, come il solito, dopo che quasi tutti erano usciti, venne a chiacchierare con noi; Adriana le fece capire che io sapevo delle loro attività sessuali e che avrei voluto partecipare; Marisa rise e disse: «perché no? Non mi dispiacerebbe»; «e Hans», dissi io, « gli possiamo proporre di unirsi a noi» rispose Adriana; fummo tutti d’accordo; Adriana avrebbe parlato con Hans.
Il giorno dopo, che era il penultimo del nostro soggiorno, ero ansioso che arrivasse il pomeriggio. Al mare Adriana uscì in pattino con Hans, cosa che faceva spesso; quando tornò mi confidò che lui le aveva infilato la mano sotto il costume e l’aveva masturbata; lei approfittò di quel momento d’intimità e, prendendogli il cazzo in mano gli fece la proposta; lui accettò con entusiasmo.
Quando seppi quello che era stato combinato, fui tanto eccitato che dovetti voltarmi a pancia in giù perché non si notasse l’erezione.
Finalmente arrivò l’ora; tutto era stato combinato con cura. Con una scusa chiedemmo, ad una coppia che stava in pensione con noi, di sorvegliare i nostri due bambini, che stavano giocando con i loro, e ci avviammo in fretta alla pensione. Hans era fuori in giardino, ci guardammo e ci scambiammo uno sguardo d’intesa; Marisa era in corridoio e ci stava aspettando; entrammo subito nella nostra camera seguiti, di lì ad un minuto, da Hans. Chiusi la porta a chiave e mi voltai: stavano tutti seduti sul letto e mi aspettavano con un certo imbarazzo. Come sempre, fu Adriana a rompere il ghiaccio e cominciò a spogliarsi, invitando gli altri a fare altrettanto. Il più timido ero proprio io, ma me la cavai bene; in breve fummo tutti nudi. Marisa era splendida; aveva delle tettine appuntite da adolescente; un sedere a mandolino, ben pronunciato: una meraviglia; uno sguardo malizioso ed una bocca grande ed invitante. Hans era bellissimo: non troppo alto ma atletico, con pochissimi peli, ed un cazzo, già eretto, di dimensioni più che notevoli, come il mio. Tutti sembravano a loro agio, solo io ero ancora un po’ titubante, ed il cazzo era a riposo. Su invito di Adriana, Marisa si dedicò a me; mi abbracciò, mi baciò, ed io cominciai a sciogliermi; Marisa mi fece sdraiare e si accinse a farmi un pompino, mettendosi a cavalcioni su di me e porgendomi la figa da leccare, cosa che feci con entusiasmo. Aveva un leggerissimo odore di urina, che mi eccitava un mondo; con il naso le sfioravo il buchetto posteriore e mi venne voglia di leccarglielo; cosa che lei dimostrò di gradire molto. Il mio cazzo era diventato durissimo e Marisa lo succhiava con passione; ad un certo punto sentii che Adriana mugolava, e che a stento tratteneva gli urli di godimento, soliti nei suoi orgasmi; lasciai la figa di Marisa per guardare, e vidi Hans impegnato in una leccata di figa e di culo che doveva piacere moltissimo alla mia porcellina. Stavo per avere un orgasmo ma mi trattenni dicendo a Marisa di smettere di pomparmi se non voleva che tutto finisse troppo presto; lei obbedì e si avvicinò ai due amanti. Hans doveva essere nelle stesse mie condizioni, perché lasciò subito Adriana. Immediatamente Marisa occupò il suo posto e le due donne cominciarono a strusciarsi l’una contro l’altra con libidine. Sembravano due lesbiche scatenate: uno spettacolo che avevo sempre desiderato vedere. Hans ed io, guardavamo le due donne, affascinati; eravamo vicinissimi ed io, simulando un contatto fortuito, gli toccai il cazzo; lui non si scostò ed io, rassicurato, lo presi decisamente in mano, accarezzandolo; Hans parve gradire il contatto e mi ricambiò il favore. Le donne erano tanto impegnate a darsi reciprocamente il piacere, che non facevano caso a noi; allora mi voltai in posizione di sessantanove e presi in bocca il cazzo di Hans; lui fece altrettanto con me. Ad un certo punto, al colmo della lussuria, mi venne una fortissima voglia di essere penetrato; mi voltai bocconi indicando chiaramente a Hans il mio desiderio, lui s’inginocchiò dietro di me e prese a leccarmi fra i glutei, penetrando il mio buchetto con la lingua; mi piaceva da morire e lo implorai di entrare in me; lui, dopo avermi ben lubrificato con la sua lingua, mi face voltare, mi sollevò le gambe, se le appoggiò sulle spalle, e cominciò a penetrarmi dolcemente; doveva avere una grande esperienza, perché non sentii assolutamente dolore, anzi un gran calore mi pervase; godevo di essere posseduto da quel bellissimo e dolce maschio come se fossi una femmina, e desiderai che non finisse mai. Le ragazze ora ci stavano osservando affascinate; Hans mi chiese di andare sopra di lui e, con un’acrobazia tutt’altro che facile, riuscii a farlo senza che il suo cazzo uscisse dal mio culo; ora ero seduto su di lui che stava per godere, Adriana si avvicinò e prese in bocca il mio cazzo facendomi esplodere; Hans godette dentro di me. Marisa rimase tutto il tempo a guardare, ma alla fine disse: »domani voglio anch’io al mia parte»; io risposi: «se non fosse troppo tardi te la darei anche subito, ma stai certa che domani l’avrai».
Il giorno dopo Hans doveva partire, ma Adriana, appena fatta colazione, mi chiese di portare i bambini in spiaggia perché lei voleva farsi una bella scopata con Hans da sola, prima che lui partisse e, sfidando il pericolo di essere vista, tornò con lui in camera; io andai alla spiaggia con una potente erezione, pensando al resoconto che Adriana mi avrebbe fatto ed all’incontro con Marisa. Hans partì; mia moglie venne in spiaggia e mi racconto come lui l’avesse amata dolcemente facendola godere moltissimo.
Il pomeriggio sembrava non arrivare mai, ma finalmente, con la solita procedura, ci trovammo in tre nella nostra camera; Marisa ed Adriana si dedicarono completamente a me: mi fecero sdraiare supino e cominciarono a baciarmi ed a leccarmi dappertutto. Fu un’orgia di leccate, di baci e di carezze, finché Marisa, al colmo della libidine, s’impalò su di me; Adriana mi venne sopra e mise la figa sulla mia bocca; io leccavo con voluttà quella conchiglia odorosa e la implorai di fare un po’ di pipì; Adriana obbedì e, invece di un po’, m’inondò la bocca, ed io bevvi tutto quel liquido afrodisiaco, salato e caldo, che mi parve delizioso; il getto mi entrava in gola con forza ed io bevevo, bevevo e… godevo nella figa accogliente di quella deliziosa Marisa che gemeva per il piacere e, contemporaneamente, baciava Adriana accarezzandole il seno. La mia erezione si mantenne ancora il tempo sufficiente perché potessi penetrare ancora una volta Marisa nella posizione classica, baciandola dolcemente sulla bocca, mentre quella porcella della mia mogliettina si masturbava furiosamente, forse un po’ gelosa, non so se di me o di Marisa.
In futuro avrei avuto ancora molte avventure erotiche, in coppia con la mia adorata Adriana, ma nessuna avrebbe più eguagliato quelle due settimane nella pensione e, parlandone, Adriana ed io ci siamo eccitati moltissime volte, concludendo sempre con una meravigliosa sessione amorosa. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

Leggi anche

copertina racconto erotico

Scambio nel paradiso terrestre

“Attento a non prendere l’Autostrada per Belo Horizonte, per Paratì e a sinistra”. Alex è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.