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La signora in treno

Come al solito farfuglio una richiesta incomprensibile e di certo inaudibile nel fracasso dell’affollato treno serale.
Non sono mai riuscito a impossessarmi di un sedile vacante senza chiederne il permesso. Per qualche ragione, l’autorizzazione a occupare uno spazio contiguo ad un altro viaggiatore mi è sempre stata indispensabile.
Timidezza? Forse. Misantropia? Può essere.
La signora non risponde, non accenna nè approvazione nè diniego, gli occhi invisibili dietro gli occhiali neri, piuttosto inappropriati visto che il sole ci ha salutato da un pezzo. Mi pare che non mi abbia nemmeno visto. Meglio.
Mi accomodo, non proprio sul sedile di fronte a lei, ma su quello a lato.
Apro il mio romanzo di Bret Easton Ellis e mi immergo nella lettura, vagamente consapevole delle chiacchere degli altri viaggiatori e dello sferragliare apocalittico del treno.
Alzo gli occhi dal libro qualche pagina dopo. Sono scesi quasi tutti alle stazioni precedenti e il treno prosegue la sua corsa semivuoto.
Nella mia carrozza siamo rimasti io, la silenziosa signora, e, all’estremità del vagone, un ambulante di colore con cassetta di cianfrusaglie al seguito, auricolari e walkman a tutto vapore.
La signora siede immobile e sembra dormire, anche se le lenti scure mi impediscono di esserne certo. Rassicurato dalla sua indifferenza, la scruto attentamente.
Capelli castano chiaro a caschetto, rossetto evidente, tailleur severo grigio antracite, attillato. Non è una ragazzina ma la pelle lievemente abbronzata è liscia e tonica. Dalla gonna spuntano gambe fasciate di nylon e ben tornite e le scarpe con tacco sono così lucide che vi scorgo il riflesso dei tubi fluorescenti della carrozza.
Ma dalla camicetta immacolata, da due bottoni disinvoltamente inutilizzati, fa capolino un guizzo rosa del reggiseno, che magnetizza il mio sguardo. Mi chiedo, come faccio sempre, se anche le mutandine siano dello stesso colore. Comincio a sentirmi a disagio e leggermente accaldato. La signora è dannatamente sexy.
Ad un tratto il suo viso si anima, si guarda intorno. Ora sembra fissarmi dagli abissi oscuri dei suoi occhiali neri.
La sua mano destra, elegante e adorna di un paio di vistosi fascioni, si posa sul nylon del ginocchio. Le sue gambe non sono piu accavallate ora e la mano si muove lentamente sulla coscia, scostando e increspando la stoffa della gonna. Non è un gesto distratto, non è un prurito passeggero. La mano si muove deliberatamente avanti e indietro, la carezza sempre più ampia. La signora indossa calze scure e giarrettiere nere.
Intravedo il rosa delle mutandine tra la pelle ambrata delle cosce.
La guardo in viso per un attimo e mi accorgo che mi sta fissando ancora.
Le labbra si schiudono, per un attimo credo che voglia parlarmi, ma è solo la sua lingua che scivola languidamente sulle labbra. Il frastuono del treno martella la mia testa si fonde con il ritmo accelerato del mio cuore che mi rimbomba nei timpani.
Non mi sto chiedendo perché la signora si stia esibendo dinanzi a me e sono convinto che io non abbia alcuna parte nè ruolo in tutto questo. So, dentro di me, di essere solo spettatore fortuito e non ispiratore agognato. Non importa, resto seduto immobile e silenzioso, temendo che ogni mio movimento possa… cosa? Spaventare la signora, farla fuggire come un cerbiatto, un porno-bambi? Quasi non respiro.
La signora ha sbottonato la camicetta e si accarezza i seni con la mano sinistra, allargando le coppe di pizzo rosa. Si inumidisce le dita e comincia a massaggiare e pizzicare i capezzoli, scuri ed eretti.
Sento, come un suono che filtra indenne attraverso lo sferragliare del treno, un gemito sospirato, che si ripete ancora e ancora. Avverto un profumo lieve e speciale, segreto e tenace, che mi provoca un leggero capogiro. La signora è eccitata, bagnata e bellissima.
Sono così nervoso da provare una vaga sensazione di nausea, la mia erezione schiacciata dentro i jeans mi fa un male d’inferno. Sopporto stoicamente.
La signora ha sollevato una coscia, ha scostato le mutandine e le sue dita frugano veementi la sua vulva lucente di umori, entrando e uscendo senza sosta. Si interrompe solo per portare la mano alla bocca e assaggiare golosa il proprio sapore dalle falangi. L’altra mano accarezza, rudemente, seni e capezzoli.
Ora geme con forza, e il suo corpo trema e sussulta. L’orgasmo arriva forte e inevitabile, il suo corpo si inarca sul sedile e ricade, le mani rallentano fino a fermarsi, il respiro laborioso e ansimante.
Io sono attonito e sbalordito, così pieno di meraviglia che la mia erezione avvizzisce leggermente. Bret Easton Ellis è ancora aperto tra le mie mani sudate.
La signora si alza, si ravviva i capelli, si abbottona la camicetta e si liscia la gonna sgualcita. Si avvicina e lascia cadere qualcosa di impalpabile sulle mie mani. La guardo come ipnotizzato, vorrei vedere i suoi occhi ora che ho visto tutto il resto ma gli occhiali scuri restano al loro posto. Se ne va via, camminando con grazia. Il treno si ferma e lei scompare in un istante.
Ancora incredulo ritorno al mio libro e vedo un paio di minuscole mutandine rosa. Sono così trasparenti che potrei quasi leggere le parole attraverso. Le sollevo davanti ai miei occhi, come ad esaminare la pelle di un animale raro e misterioso.
Sono umide, molto umide, ed emanano un aroma organico e seducente.
Solo dopo parecchi minuti la tempesta ormonale accenna a placarsi. La preziosa reliquia è al sicuro nel mio zaino. Guardo fuori dal finestrino, è notte, la mia stazione è passata e non ho idea di dove cazzo sto andando… FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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