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L’assaggio estivo

Era estate, come ogni anno si ripeteva il rito delle vacanze e si materializzava l’illusione del riposo, del relax, della fuga dal lavoro. Come ogni anno i telegiornali dispensavano consigli preziosi su come proteggere la pelle dalle scottature, su come godersi una sana villeggiatura, su come combattere il “caldo record”. Purtroppo quei consigli non mi riguardavano essendo stata costretta a trascorrere le mie ferie in città, per uno di quegli impegni di lavoro tanto odiosi quanto urgenti ed improrogabili che hanno il potere di inchiodare anche la volontà. Capitò poi che sul finire della bella stagione, quando avrei potuto godermi qualche giorno di siesta in compagnia del mio lui, eravamo stati fatti oggetto della tradizionale visita annuale dei suoi parenti, una zia da parte del padre, con annesso seguito di marito e prole. Insomma, per quell’anno potevamo ormai dire che eravamo agli sgoccioli senza aver granché da raccontare. Feci buon viso a cattiva sorte ed accettai il ruolo di damigella di compagnia delle cuginette di Marco. A volte capita di ricordare le persone in un certo modo e poi, a distanza di un paio di anni, di ritrovarle molto cambiate. Tutto ciò soprattutto quando le persone in questione sono ragazzine adolescenti: le si ritrova e di colpo ci si rende conto che quella che si rammentava come una acerba bambinetta cresciutella si è trasformata in una graziosa ragazzina, orgoglisa di mettere in mostra forme esenti da imperfezioni come solo quelle di una fresca diciottenne sanno essere. è la sensazione che ebbi quando incontrai Alessia, la cugina più grande. L’ultima volta era bastato portarla a prendere un gelato perchè la missione fosse compiuta ma ora non riuscivo ad immaginare in modo naturale che lo stesso sarebbe stato sufficiente per renderle divertente il breve soggiorno dai genitori di Marco. Noi viviamo in una cittadina di provincia, in cui tolti i soliti noti non c’è molto da vedere, non c’è molto da girare, insomma non è facile vivere la condizione di turista per poco più di un giorno senza annoiarsi e desiderare un posto migliore dove trascorrere il tempo. è forse per questo che venne il giorno in cui la comitiva decise di assaltare i negozi della vicina città per calmare gli spasmi da mancanza di shopping. Andarono tutti tranne Alessia, lei era stanca, non le interessava, aveva ormai solo il desiderio di rimettere al più presto piede nella sua amata casetta. Marco era al lavoro, e dato che la cugina era sola in casa, mi chiese di chiamarla per sentire come andavano le cose. Mi ritrovai da lei, nel primo pomeriggio, a scoprirmi confidente di una diciottenne vogliosa di reggere il confronto con chi aveva dieci anni in più e per questo disposta a lasciarsi andare anche al racconto di qualche aneddoto un po’ piccante. Io non sono mai stata una bomba in fatto di sesso, insomma credo che se ne avessi potuto fare a meno …. non mi sarei tagliata le vene: non so perchè ma era così, ero difficile da scaldare, e comunque non riuscivo a liberarmi dalle conseguenze deleterie dell’educazione puritana impartita in una famiglia “all’antica”. Quel giorno successe qualcosa che mai e poi mai avrei potuto immaginare, in un certo senso fu un nuovo inizio.
Alessia aveva percepito in me un certo disagio nel sentirla parlare di avventure, di sesso. Io ero colta da una specie di trance da stupore, la ascoltavo e, seppur convinta che molto fosse frutto della sua fantasia, mi ritrovavo ad invidiarla: invidiavo l’idea che potesse avere ancora l’opportunità di sfruttare gli anni migliori della sua vita per goderne senza barricarsi dietro le inferriate del pudore. Quanto tempo avevo sprecato. Non so se mi scappò qualcosa, non so se avevo assunto una di quelle espressioni che sembrano parlare, so solo che capii ad un tratto che la ragazzina maliziosa che avevo davanti aveva capito e fotografato la mia persona. Stava cominciando a condurre un gioco, non sapevo dove saremmo arrivate ma sapevo dove avrei desiderato mi portasse la mia giovane dirimpettaia …. e me ne vergognavo. Credo sia stata telepatia, ma Alessia mi chiese di seguirla in camera, voleva mostrarmi le ultime compere. Io lo feci, in breve la sua valigia era praticamente sottosopra e rovesciata sulla poltrona. Il suo vezzo però lo stava indossando, era un completino intimo che non perse occasione di mostrarmi facendo scivolare in terra il morbido vestitino che aveva ricoperto il suo giovane corpo fino a quel momento.
“E tu …… cosa indossi tu invece ….. ? ? ? “: non riuscii a fare nulla per sfuggire alla sua malizia e mi ritrovai a donarle la vista delle mie curve generose. Ormai non si parlava più tra di noi … mi prese per mano e mi fece sedere sul bordo del suo lettino … io ero in suo potere e lei lo sapeva. Sapeva che stavo implorandola di continuare ma che non avevo la forza di aiutarla a vincermi. Lei era tranquilla, mi fissava, mi possedeva come un giocattolo e lo sapeva. Era inginocchiata di fronte a me, si fece strada tra le mie ginocchia chiuse e con entrambe le mani le spinse dolcemente verso l’esterno, per permettere il contatto del suo ventre contro la mia mutandina fradicia di umori. Mi si avvicinò, cominciò a far scorrere le sue mani dietro la mia nuca, mi spinse a lei dolcemente e cominciò a cercare la mia lingua con la sua. Io non sapevo oppormi, avevo lo stomaco in gola dall’eccitazione, mi abbandonai, ricambiai spalancando oscenamente la bocca per offrirle la mia lingua da mangiare, da succhiare, da leccare.
Erano attimi infiniti, senza rendermene conto i movimenti delle nostre lingue intrecciate erano accompagnati da quelli del mio bacino … stavo ritmicamente spingendo la mia patata fradicia contro i suoi addominali scolpiti, implorandola nel più profondo di accompagnarmi nei meandri del piacere che per troppi anni avevo stupidamente combattuto. Si staccò da me facendo scodinzolare la punta della sua linguetta contro quella della mia nella terra di nessuno sospesa tra le nostre labbra, mi abbassò dolcemente le spalline del reggiseno e portò alla luce lo splendore dei miei capezzoli turgidi, eretti: una nuova occhiata da cerbiatta e cominciò a sfiorarmeli con la lingua, con la bocca spalancata, dolcemente ma senza affondarli nella sua calda morbidezza, voleva vedere fino a quando potessi resistere a quelle dolci provocazioni, tornò su e mi sfamò ancora con un altro po’ della sua guizzante linguetta ed intanto continuò a bagnare il suo ventre contro l’umore della mia passerina zuppa. Prese a far scorrere i bordini dei miei slip tra i pollici e gli indici delle sue mani, carezzando dolcemente il pelo vellutato al confine con le labbra della mia micetta gonfia di eccitazione. Interruppe il dolce martirio che la sua lingua stava infliggendo alla mia, e annusando il sapore del mio corpo si abbassò fino all’altezza dell’ombelico; un ultimo sguardo malizioso e poi chiusi gli occhi per abbandonarmi e per sentirla frugare tra le mie cosce ormai sempre più spalancate e paralizzate dal piacere. Le sue labbra, la sua lingua, il suo nasino, tutto del suo dolce visino si stava dissetando alla fonte della mia generosa micetta fradicia, ormai era solo questione di attimi, cominciavo a rantolare suoni sconnessi, completamente posseduta dalla mia famelica predatrice, impossessatasi del più succulento pasto che le fosse mai capitato di avere a tiro. Non ce la facevo più, le presi la testa per la nuca, e la spinsi contro le mie cosce aperte implorandola di riempirsi la bocca … in preda a forti spasmi di piacere non potei che inondarla del mio orgasmo facendola sguazzare nel dolce succo della mia pulsante prugnetta. Un silenzio irreale accompagnò la mia schiena nell’adagiarsi sul letto, mentre la mia predatrice continuava dolcemente a pasteggiare tra le mie gambe esauste. Scivolò al mio fianco, accavallò una gamba su di me e carezzandomi le labbra con un dito umido prese a sussurrarmi nell’orecchio …
“Hummm … ma allora ti è piaciuto … sei buona come il miele …. hai una figa da sballo … humm ….. ” mi girò verso di lei e riavvolse languidamente la sua lingua sulla mia. Ci staccammo e solo allora ebbi la forza di proferire parola…
“Mi hai fatto morire piccola … ” le dissi e … improvvisamente mi accorsi che il fuoco era divampato di nuovo.
“Ora tocca a te fare la bravina con me d’accordo? ? ? ”
“Dimmi cosa fare … ” fu la mia risposta.
“Certo, tranquilla …. “. Mi denudò completamente, e nel farlo non perdeva occasione di carezzare amorevolevolmente la mia passera ormai di nuovo su di giri… Intanto io incoraggiata dal suo sguardo e dalla posizione comoda che lei aveva assunto di fianco a me presi ad accarezzare la sua… prima da sopra gli slip… poi infilando una mano dentro. Mi baciò di nuovo e si sfilò tutto anche lei. Venne sopra di me in 69, e per la prima volta nella mia vita potevo godere della vista e dell’odore di una calda fessura gocciolante di umori. Lei si teneva distante dalla mia bocca, e capii che sarebbe stato più dolce aspettare che fosse stata lei ad imboccarmi per la prima volta… Mi allargò le gambe… sembrava godere della vista panoramica della mia passera spalancata sotto di lei…. la accarezzava.. mi tirò più su le ginocchia…. ricominciò a pasteggiare con la mia susina…. Sentivo i suoi colpi di lingua fin dentro il cervello … avevo chiuso gli occhi e ad un tratto si fermò; capii che era giunto il mio momento….
“Hai voglia di assaggiare qualcosa di buono ? ? ? ” fu la domanda che mi rivolse con un rantolo di desiderio mentre con le mani aveva allargato le sue natiche ed aveva inarcato la schiena all’indietro per meglio farmi godere dello spettacolo della sua giovane figa..
“Hooooo…. siiii… la voglio….. siiii…. ” furono i soli suoni sconnessi che mi uscirono dalla gola in quell’istante; lei girò la testa verso di me rimanendo in posizione eretta con la figa sulla mia faccia a distanza di sicurezza e mi sorrise con gli occhi socchiusi dal piacere…. Mi accorsi che cominciava ad abbassarsi verso le mie labbra, e la sentivo ansimare… intanto era sempre più forte l’odore acre della sua figa gonfia…. era sempre più vicina, la sentivo nelle narici e nel cervello….. cominciò ad ondeggiare con il bacino, con la schiena inarcata, mostrandomi la splendida spacca in tutta la sua estensione, avanti e indietro in un osceno balletto che mi stava sconvolgendo i sensi …. io avevo la lingua letteralmente di fuori, cercavo di tirarla fuori il più possibile aspettando il dolce contatto…. prima sentii l’umido del suo pelo …. poi finalmente, come i due poli di due calamite che si attraggono sempre di più al diminuire della distanza fino ad aderire con forza, la mia lingua le fu dentro, dentro quel sapore acre e dolce al tempo stesso, dentro quella carne caldissima al contatto con la mia, ed in breve il mio volto era inondato, io succhiavo come una forsennata e lei continuava in quella danza di piacere facendo sì che i miei sensi potessero esplorarla in tutto il suo splendore….
“Ahhhh!!! siiii!!! ” urlò dal piacere nel momento topico del suo orgasmo ed esplose sulla mia bocca avida di lei, mentre libera da ogni inibizione mi dissetavo alla sua fonte stringendo forte a me la carne soda delle sue splendide natiche, e mentre crollava vinta dal piacere adagiando la sua guancia paonazza sul pelo umido della mia figa spalancata sotto di lei.
Ora Alessia non è più in città, ma sono certa che il prossimo anno non opporrà molta resistenza alla prospettiva di venire a trovare gli zii… come ogni anno avrò qualcosa di buono da assaggiare … e questa volta anche io con lei… FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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