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Mosse da spiaggia Anna e Rita un anno dopo

Rita stava aspettando Anna fuori dalla loro suite d’hotel nel corridoio ancora deserto con in spalla la sacca da mare. Quel mattino, come tutti i giorni, nonostante la levataccia si sentiva in ottima forma, aveva preso sonno solo dopo le cinque ma si sentiva pervasa da un euforia incontenibile. Era follemente innamorata ormai da tre anni del suo Paolo, tra di loro c’era un intesa perfetta come era altrettanto forte l’amicizia che aveva instaurato con Anna e con loro stava vivendo la sua migliore vacanza degli ultimi dieci anni. Indossava un due pezzi mozzafiato che a stento contenevano le forme generose dei suoi seni e le gambe quella mattina aveva scelto di lasciarle nude e non coperte da un ingombrante pareo, anche se ne possedeva di leggeri e semitrasparenti.
Si avvicinò nuovamente alla porta aprendola leggermente. Le unghie dei piedi smaltati di azzurro come quelle delle mani risaltarono nell’oscurità -Santoguzzone, Anna cosa stai facendo ancora li dentro? – chiese affacciandosi nell’anticamera buia dopo essersi tolta occhiali da sole specchiati. Avevano da rispettare una rigorosa tabella di marcia se volevano tornare a Milano con un fisico da mozzafiato. Per raggiungere quel supremo risultato dovevano tonificare le gambe, rassodare il seno e appiattire la pancia.
-Accidenti non trovo i miei occhiali da sole- rispose Anna bisbigliando dall’interno per non svegliare Bruno e Paolo che ancora dormivano.
-Ma ieri sera quando li hai visti per l’ultima volta? – tornò a chiedere Rita scuotendo i capelli biondo platino, e non udendo risposta cercò la sagoma dell’amica proiettando nuovamente i suoi magnifici occhi azzurri nell’anticamera della piccola suite avvolta nella semi oscurità. Ma non vide nulla, poi il volto di Anna sbucò dalla semi oscurità annunciando trionfale -Trovati! –
-Dov’erano? –
-Indovina- giocò Anna chiudendo a chiave la porta.
-Santoguzzone, non lo so, come posso saperlo sono i tuoi occhiali, no? –
Anna rise -E no! Gli occhiali sono i miei è vero, ma l’uccello era di Paolo, tuo marito-
-Che centra lui, adesso? –
-Centra, centra visto che ieri sera quando siamo rientrate dal mare i nostri uomini ci aspettavano impazienti, no? E a me è toccato tuo marito che mi ha scopata alla pecorina in entrata, ricordi… non mi ha neanche tolto il costume, me l’ha solo spostato. Ed è li che devo aver perso gli occhiali… perché li ho trovati sotto il mobile. –
Rita scoppiò a ridere ed abbracciò Anna baciandola in bocca -Santoguzzone se non ti avessi presa per i capelli tu stavi ancora a compiangerti per quel pirla che ti ha lasciato dopo sette anni di convivenza-
Anna non vedeva l’ora di sentire di nuovo il profumo del mare che si mescolava a quello della crema abbronzante e del suo corpo di donna viva. Erano secoli che non si divertiva tanto. Se si escludeva la prima vacanza libera passata con Rita, ma in quell’occasione erano partite sole solette. Ed era già passato un anno dal suo giro di valzer. Sperava con tutto il cuore che la sua amicizia con Rita si mantenesse intatta, come lei l’aveva riscoperta dopo la sua rottura con Mario. Non avrebbe potuto sopportare il suo distacco o di ritrovarla un giorno priva di entusiasmo. Era la sua amica preferita, e voleva averla affianco nel pieno della sua vitalità. E d’altra parte a quel punto la sua vita era imperniata attorno a Bruno, che amava alla follia, e alla insostituibile Rita. Non poteva vivere senza loro due, e Rita era stata irremovibile, e aveva quasi obbligato Anna e Bruno ad essere suoi ospiti per la loro prima vacanza a quattro.
-Hei, gioia mi hai baciato in bocca, non sarai per caso diventata lesbica? – scherzò Anna premendo il seno contro quello di Rita. Poi guardandole le mutandine del tanga estremamente essenziale di color blu mare con un dito incassò leggermente il tessuto all’altezza della vagina. Un leggero solco apparve conturbante ed Anna commentò -Ora così stai meglio-
Rita rise -Santoguzzone, sei sempre una sorpresa- Era contenta nel più profondo del cuore per aver contribuito a cambiare l’insulsa vita di Anna. E proprio Anna, la focosa Anna era rimasta per anni nell’ombra senza avere il coraggio di dar sfogo alle sue emozioni più profonde. Lei era tra quelle donne che desideravano sentirsi amate e coccolate, ma sbagliava chi credeva che Anna per eccitarsi avesse bisogno solo ed esclusivamente di tempi lunghi e atmosfere romantiche. Anche lei inizialmente aveva temuto che l’amica preferisse solo le situazioni impregnate di stucchevole romanticheria ma per fortuna s’era sbagliata.
-Rita, chi entra in acqua per prima ha diritto ad essere leccata… per prima- disse Anna fuggendo giocosa verso l’ingresso dei bagni ancora semi deserti. Rita la vide allontanarsi con la sua canotta rosa di cotone a coste che le sfiorava l’ombelico mentre il bikini verde ridottissimo era rientrato leggermente nella natica destra. Il sedere si sollevava, il seno si sollevava, l’esuberante chioma corvina volava assieme a lei nella corsa verso la spiaggia.
-Va bene! – le rispose rincorrendola attraverso il viottolo, incredula. Un avvocato e una segretaria di produzione che assieme totalizzavano quasi settant’anni si rincorrevano come due bambine iscritte alla colonia estiva -Io l’avrò anche aiutata a togliersi le ragnatele dalla passera… ma lei mi ha ridato un po’ di giovinezza- e con quelle parole impastate di felicità si ritrovò ansante di fronte alla loro cabina.
-Dai, che siamo già in ritardo- le disse Anna che era già in topless. La canotta era sparita, gli occhiali scuri li aveva ancora in mano e i bei sandali da mare in tinta con il bikini erano allineati sotto la panca. E a confine tra la linea sottile della sabbia e il luccicante azzurro del mare Rita e Anna presero possesso del loro ombrellone. Aprirono i lettini, stesero i loro teli e si spogliarono rimanendo in tanga dopo aver lasciato le loro borse gonfie nel loro capanno personale.
Al mare le ore migliori erano quelle del mattino, quando l’aria era ancora fresca e il sole non aggrediva la pelle. Rita aveva sonno ed anche Anna avrebbe volentieri dormito dopo una notte di sesso passata con i loro uomini ma entrambe sapevano che avrebbero dormito in spiaggia dopo il bagno. Fare sport appena sveglie significava continuare a bruciare calorie per il resto della mattina. Quindi malgrado riuscissero a dormire solo tre ore per notte si facevano violenza e scendevano in spiaggia per una nuotata.
-Ma mi spieghi cosa avete fatto tu e tuo marito stanotte dopo che ci eravamo addormentati… che avete fatto un casino? – chiese Rita mentre cautamente entrava in acqua per evitare un risveglio traumatico.
-Dovevo fare pipì… però avevo anche la passera piena d’alatro… e allora faccio per andare ma quando sto per farla lui mi dice -non pisciare tienila per carità-
-Che porcate voleva fare? – chiese Anna che intanto pian piano si immersa nell’acqua sino alla vita.
-Nessuna porcata, mi ha fatto tenere la pipì finché lui non mi ha succhiato tutto quello che avevo ancora nella passera-
-Non devo aver fatto un gran lavoro, io ieri sera se tu avevi dentro ancora così tanto sugo! –
-Santoguzzone, forse tu non ti sei accorta ma mentre Paolo ti inculava giù dal letto, Bruno si è scaricato un’altra volta dentro di me-
-Beh, devi perdonarmi la svista ma è stata un’inculata perfetta… sono ancora qui che ci penso…- spiegò Anna iniziando a prendere il passo regolare per i soliti dieci minuti di camminata nell’acqua paralleli alla riva -sai Bruno ce l’ha più grosso di Paolo e tuo marito va bene per il sedere-
-Beh strega, adesso facciamo anche i confronti? – finse di offendersi Rita che sembrava soffrire di più lo sbalzo termico dell’acqua.
-No, ma quale confronti. Tuo marito ha un uccello da culo, il mio uomo da passera- aggiunse giocosa Anna che con le braccia lungo il corpo, respirava tranquillamente per ossigenarsi e snellire caviglie e polpacci.
-Mi hai umiliato anche questa mattina e dopo toccherà un’altra volta a me leccartela per prima. – finse di lamentarsi Rita, anche se sotto sotto cominciava ad invidiare l’estrema vitalità di Anna.
-Dai buttati che adesso ci facciamo un po’ di rana per il culo, o pardon per rassodare i glutei-
Rita prese fiato e con il cuore in gola si tuffò per quel quarto d’ora di lenta ma continua nuotata. L’apertura e chiusura delle gambe le avrebbe rinforzato i muscoli, le avrebbe ridotto i cuscinetti delle cosce, e nuotando a dorso poteva sperare di sollevare e tonificare il seno.
-=Ore 10. =-
La giornata non era stupenda, qualche nuvola oscurava ogni tanto il sole, e nonostante tutto tornate all’ombrellone grondanti d’acqua salata spostarono i lettini al sole e si sdraiarono sull’asciugamano a riposare. Dopo quella estenuante nuotata s’erano meritate un po’ di relax.
-La crema ce la mettiamo dopo, eh? – propose maliziosa Rita sdraiandosi a pancia in giù.
-Certo carina, cosa speri di non pagare dazio? – la canzonò Anna arricciolando per l’amica il costume nelle natiche lasciando così scoperto il sedere ch’era il piedistallo di una bellissima schiena. La spiaggia era stupenda, larghissima e piena di ragazze in topless tutte intente come loro a catturare ogni raggio possibile di sole.
-Ma perché non ti sei messa quel bel tanga rosso? Con questo costume rischi di rovinarti l’abbronzatura. –
-Quello è macchiato di… lo sai no di che? E lo devo ancora lavare- bofonchiò Rita sempre a bocconi sul lettino.
-Ma lo portavi solo ieri mattina, in spiaggia. Chi ti sei scopata di nascosto, eh? – chiese curiosa Anna abbassando i lacci del tanga che sarebbe sicuramente caduto se prima di alzarsi non li avesse di nuovo sistemati a cavallo delle ossa pelviche -Dimmelo non mentire, confessa che ti sei scopata il bagnino-
-è stato Paolo, sciocca! –
Rita si sdraiò a bocconi e abbassandosi gli occhiali sul naso chiese maliziosa. -Ed io non c’ero? – chiese guardando l’amica già perfettamente abbronzata con un fisico asciutto e longilineo interrotto solo da un perizoma quasi invisibile.
-Santoguzzone, non c’eri perché eri andata a comprare le creme-
-Allora ti devi essere fatta proprio una sveltina, perché sarò stata via si e no dieci minuti-
Rita si girò per guardare Anna negli occhi mostrando così a tutti il suo seno dai capezzoli irti -Ero nel capanno che cercavo il cellulare che credevo essere in fondo al borsone di Paolo, e stavo li con il culo alzato. Lui arriva senza farsi sentire, mi abbassa il tanga e mi infila su come una perla. Contenta ora? –
Ad Anna faceva letteralmente impazzire il segno del tanga sul ventre e sul bacino di Rita, e sempre più eccitata replicò -E tu hai urlato, ne sono sicura… e quelli al baretto ti avranno sicuramente sentita, dico bene? – Si mise seduta sulla sdraio con un movimento ampio e sensuale spalancando le gambe per un attimo davanti al volto di Rita.
-Forse si, perché poi il barista mi ha guardata in modo strano- raccontò Rita rimettendosi a posto i laccetti del tanga- Ora però vado un po’ all’ombra, magari al bar… vieni anche tu? – Erano quasi asciutte e quella conversazione avrebbero potuto continuarla al riparo dal sole.
-Si, ma stamattina tocca a me a offrire e il borsellino è nel capanno- chiarì Anna camminandole davanti lungo il sentiero lastricato di beole di cemento che dovevano proteggere i piedi dei bagnanti dalla sabbia rovente. Ai lati la selva di ombrelloni erano ormai quasi tutti occupati dalla prima ondata di bagnanti.
-Va bene, ma a me devi lasciare pagare il servizio- ammiccò senza alcun timore d’essere ascoltata da orecchie indiscrete. Anna aprì la porta del capanno con studiata lentezza e Rita le fu subito dietro, e appena dentro sempre guardandosi negli occhi si sedettero sulla panca di legno. Rita appoggiando la schiena al muro lasciò che Rita le togliesse il tanga e rimanendo a gambe aperte la guardò spogliarsi. Lentamente, con la mano sinistra si stuzzicò il capezzolo destro mentre con l’altra mano iniziò a carezzarsi cosce e pancia.
-Lascia tocca a me- le sussurrò con estrema dolcezza Rita pizzicandole il clitoride, con sempre maggiore foga. La vagina di Anna stava lentamente cominciando a bagnarsi e una piccola scia di umori le solcò la coscia. Reclinò la testa buttandola d’un lato e si morse un labbro reprimendo un gemito probabilmente udibile attraverso le pareti di legno, ma subito dopo esplose in un grido di piacere, fortunatamente, nella bocca di Rita.
-Santoguzzone Anna, vorrei succhiartela un po’, mi posso fidare? – chiese dopo un attimo Rita che non aveva nessuna intenzione di rinunciare a baciare il sesso dell’amica solo per tapparle la bocca.
-No, si… dai – smaniò Anna che aveva preso a strusciarsi da sola la mano sulla vulva, sempre più velocemente.
-Santoguzzone, no cosa? –
Il dito di Anna entrò nella vagina, subito seguito dal secondo e poi dal terzo. Con il cuore in gola rispose -Lascia stare la scommessa vienimi sopra-
Rita la vide masturbarsi con quattro dita e la sua vulva letteralmente grondava di umori -Allora alzati un attimo che spostiamo la panca-
Anna si alzò a fatica dopo essersi tolta a malincuore le quattro dita dalla vagina e assieme a Rita spostò senza fare troppo rumore la panca nel centro del capanno. Misero anche i loro materassini contro la porta per assorbire meglio il rumore, poi sdraiò sulla panca di schiena. Lentamente Rita scavalcò l’amica offrendole la vagina in viso dedicandosi contemporaneamente a lei -Anna sei comoda? –
Anna per tutta risposta prese a leccarla partendo dal perineo. Rita sussultò e considerò quel bacio come un equivocabile assenso e a sua volta le alzò le cosce spalancandole, e dopo averle tolto anche le mani dalla vulva cominciò a leccarla. Con le dita tendeva la pelle per poter meglio succhiare e mordere il clitoride facendo saettare la lingua nella vagina raccogliendone avidamente gli umori.
Il caldo del capanno e il calore dei loro corpi ben presto si tramutò in sudore ed estrema foia che fece esplodere il primo e lungo orgasmo di Anna. Rita sopra di lei avvertì le lunghe scariche di piacere attraversare il corpo dell’amica e senza perdere tempo ricoprì la vagina con l’intera bocca risucchiando gli umori più forte che poté. Questo provocò un’esplosione nel corpo di Anna che urlò di piacere. Il gemito fu forte e Rita non fu abbastanza lesta da schiacciarle il bacino sulla faccia.
-Non fare casino- le intimò secca, ma inascoltata non le restò che riprendere a succhiarle più forte il clitoride.
-Dai voltati che adesso voglio la tua bocca- disse Anna facendo alzare l’amica. Rita rimase per qualche attimo a cavalcioni sul suo viso di Anna prima di staccarsi e baciarla per condividere assieme a lei i suoi umori.
-Santoguzzone sei una pazza, controllati. Altrimenti ci cacciano- la riproverò quando riemersero dal bacio.
-Rita, non parlare- la supplicò e facendola sedere al suo posto cominciò a succhiarle i capezzoli. Poi quando le suppliche di Rita furono più che sentite la fece mettere di schiena piegandola in avanti. Così a carponi Anna affondò tre dita nella vagina imitando i movimenti d’una penetrazione. Continuò finché un primo breve orgasmo non le bagnò le gote e facendo molta attenzione onorò anche l’ano penetrandola con un dito. Anna sempre con la bocca incollata alla vagina e l’indice completamente infilato sino alle nocche procurò a Rita un orgasmo abbastanza potente da soddisfarla -Santoguzzone, basta Anna altrimenti mi tocca a tornare in albergo, svegliare gli uomini e farmi sfottere fino all’ora di pranzo. –
Anna ritrasse il dito e permise a Rita di sedersi a fianco a lei -Rita siamo già qui da una settimana ma una leccata come questa in spiaggia non ce la siamo mai fatta, eh? –
-Sono stata benissimo, e adesso ho talmente tanta foia che uscirei nuda e andrei dal barista a chiedere se ha sentito nulla-
-Pazza! –
-Santoguzzone, almeno lasciami uscire senza asciugarmi via il profumo di te! –
-Questo si, e vediamo che faccia fa il barista-
-Beviamo qualcosa di fresco e poi mi prendo la mia crema solare il mio telo di spugna chiaro… e mi prendo un po’ di sole-
-Facciamo così, io spargo la crema a te e tu a me, eh? –
-Santoguzzone, sei arrapata da dio! –
-=Ore 11. =-
Si allontanarono dalle cabine e facendo un giro attorno alla sala giochi si diressero al bar. Il sole oramai alto cominciava a scaldare intensamente ed Anna sentiva rapprendersi il sale sulla pelle sudata e avvertiva il bisogno sempre più impellente di una doccia refrigerante. Ma non poteva permettersi che l’acqua portasse via l’odore suo e quello di Rita. Inforcati gli occhiali scuri, sfilando a passo morbido ed ancheggiante e sfidando ogni tipo di sguardo giocarono a fare le provocanti, le sfrontate. Volevano che fosse chiaro, loro erano le uniche seduttrici da spiaggia. Loro e soltanto loro avrebbero porto i glutei, l’inguine a chiunque avesse avuto il coraggio di sorreggere il loro sguardo. Erano la bionda e la mora, il terrore di ogni buona moglie, e percorrendo l’orizzonte alla ricerca di un maschio o di una bella ragazza come loro si accomodarono al bancone. Fra una chiacchiera e l’altra puntarono subito l’attenzione su mariti e fidanzati seduti ai tavoli.
-Buon giorno-
-Desiderate? – chiese il barista colpito dal topless di Rita.
-Che gelati avete? – chiese languidamente Rita, convinta più che mai d’essersi meritata quello spuntino. La sua dieta difatti a questo punto le concedeva una pizzetta o un gelato. Non doveva superare le trecento calorie, ma solo il bagno le permetteva di abboffarsi con una coppa gelato. Poteva stare tranquilla visto che aveva smaltito tutto nuotando, camminando e scopando. E per giunta il suo dietologo non era assolutamente al corrente di quell’ultima sua attività sportiva e ciò le consentiva d’avere un margine in più -Avrebbe potuto mangiare addirittura due gelati! – Ma quando il ragazzo del bar gli portò la lista non volle strafare.
-Rita, lo sai che il nostro chanel numero cinque è stato notato? – disse Anna sorseggiando il suo succo tropicale. Abbassò gli occhiali a specchio sul naso e dischiudendo le gamba destra lasciò che la punta del piede scivolasse di lato. La stoffa del tanga già ridotta la minimo faticò non poco a contenere tutta la bellezza del ventre e la popolazione maschile del bar non si fece sfuggire quell’attimo fatato.
-Santoguzzone, ci basta un gesto, un cenno perché si scateni la bagarre-
-E suggestione o telepatia, ma la mia amica vuol cantare…-
-Anna, mettiti un tappo! –
-Ciao Amore- salutò ad alta voce Bruno affiancando Anna poggiata al bancone, e dopo averla salutata la bacio stringendola alla vita.
-Ben svegliati ragazzi- disse Rita unendosi al coro dei saluti, aggiustò il ciuffo ribelle del marito abbracciandolo forte.
-I signori desiderano? – chiese il barista sconcertato dal repentino mutamento messo in atto dalle due donne.
-Due caffè, e li pigliamo al tavolo- rispose Bruno avviandosi con Anna sotto il braccio al tavolino.
-Allora vedo che non avete perso tempo, eh? – le provocò Paolo appena si furono seduti davanti ad una platea di curiosi che da lontano guardava e spettegolava.
-Abbiamo fatto il bagno, abbiamo fatto una piccola passeggiata nell’acqua e poi siamo venute qui per un gelatino- recitò Anna imitando la voce odiosa della prima della classe.
-Si, il dietologo dice che posso! – scherzò Rita baciando il marito.
Bruno, dopo uno sguardo d’intesa a Paolo sorrise sussurrò -Ragazze, siete stupende. Vi abbiamo sentite e ci siamo… come dire, eccitati moltissimo immaginando quello che stavate facendo nella cabina. Ma ci sono anche dei guardoni che approfittano… e bisogna stare attenti. Mi è sembrato di notare qualcuno a riparo dell’ultima fila che se lo menava…-
-Come, come? – chiese Rita con il cuore in gola.
-Ecco i caffè disse annunciandosi il barista. I quattro smisero di parlare aspettando che l’uomo poggiasse le tazzine sul tavolo. Impiegò più del dovuto per la sua voglia di sapere, di spiare.
-Vi abbiamo sentite…- riprese Paolo quando finalmente il cameriere se ne fu andato
-Ma ce la siamo solo leccata un po’…- ammise Anna stupita
-Si santoguzzome, ma tu quando godi urli come se ti scuoiassero-
-E già, perché tu non ti dimeni facendo un gran casino, vero? –
-Hei ragazze, non c’è bisogno che voi adesso litighiate, eh? – le bloccò Bruno
-Si ma voi come avete fatto a saperlo che noi c’eravamo infrattate nel capanno? –
I due uomini rimasero per un attimo muti, poi proruppero in una grassa risata
-L’avete detto voi, adesso! – disse scoprendo le carte Paolo.
-Stronzo- l’insolentì Rita tirandogli uno scappellotto -anzi stronzi! –
Bruno sempre affogato nel riso cercò un contegno e appena fu in grado di parlare commentò
-Beh non è proprio essenza di profumeria quella che avete addosso, e poi in albergo c’eravamo noi, e qui in spiaggia l’unico posto utile sembra essere proprio il capanno. – FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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