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Reciproco rispetto / Rispetto reciproco

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Non era ancora l’alba e una sottile sempiterna nebbia avvolgeva Milano dai grattacieli grigi e dalle strade a quell’ora pressoché deserte; solo di tanto in tanto, in lontananza, si potevano udire le scie sorde delle prime automobili mattutine.
Elisa dopo aver tirato le pesanti tende buttò distrattamente uno sguardo assonnato dalla finestra della sua camera al settimo piano d’un elegante condominio; per una manciata interminabile di secondi giocò indolente con il ciondolo d’oro bianco che portava al collo seguendo le luci di un lungo viale che si snodava a perdita d’occhio sin oltre l’orizzonte. Quelle luci seppure intense ed abbacinanti illuminavano a malapena la stanza da letto dalle tapparelle completamente alzate. Il vetro era freddo, la temperatura della stanza no; i doppi vetri e l’impianto di condizionamento al pieno delle capacità permettevano ad Elisa e ad Andrea di dormire completamente nudi anche al ventotto di dicembre. Tornò felice verso il letto infilandosi le pantofole.
-Ti alzi, già? – chiese bofonchiando l’uomo riverso, teneva il bacino leggermente alzato per non gravare troppo sul pene quasi eretto.
-Andrea, vado a depilarmi. Tu puoi dormire ancora un po’- sussurrò Elisa baciandolo sulla guancia, poi accortasi dello stato in cui si presentava pene del marito commentò quasi rassegnata -è quasi un peccato lasciarlo così, ma se non ci sbrighiamo non arriveremo mai in tempo alla stazione- sospirò apprensiva -Povera Valeria la faremo aspettare anche oggi-
-Ma no! – reagì debolmente Andrea rigirandosi su di un fianco; il pene sbatacchiò a destra e a sinistra denunciando tutto il suo turgore; fece immediatamente mente locale. Ripensò ai bagagli quasi ultimati, all’auto da poco messa in ordine e a quello che avrebbero messo in atto nella loro casa in Trentino aspettando l’ultimo dell’anno.
Abbacinato dal fascio di luce proveniente dal corridoio che tagliava in due l’oscurità della stanza si adagiò di schiena allargando le gambe a liberare i testicoli dalla morsa fastidiosa delle cosce; sentiva dentro di se montare un desiderio furioso d’orgasmo e più volte fu tentato, ingolosito, spronato dal profondo delle sue viscere ad intraprendere qualcosa di concreto, piuttosto che giacere inerme nel letto. Esaminò le possibilità; avrebbe potuto raggiungere Elisa in bagno e unirsi a lei sul tappetino, o semplicemente masturbarsi da solo o in sua compagnia.
Fu sul punto di cedere ma un guizzo inaspettato di sano pragmatismo lo fece desistere dal raggiungere la moglie in bagno con il pene stretto in pugno. Rivolse i pensieri altrove a cercare affannato una pur minima distrazione ma non ne fu capace; la mente gravitava inesorabile attorno al viaggio imminente. Per una settimana avrebbero avuto cinque persone ospiti nella loro villa e non erano cinque amici qualsiasi, ma erano Sonia e Stefano accompagnati dai rispettivi partner. La quinta, o forse sarebbe stato meglio dire la terza, era Valeria, una ragazza straordinaria a cui erano enormemente legati da profonda una amicizia; per Elisa era una sorella.
Chiuse gli occhi e s’immaginò nella grande casa da poco ristrutturata con i doppi vetri alle finestre e l’impianto di condizionamento capace di riscaldare i tre piani compresa la tavernetta. I lavori erano stati ultimati il mese prima e quel trentun dicembre l’avrebbero inaugurata in quel modo così unico ed insolito; i festeggiamenti si sarebbe svolti a mille e duecento metri, a meno dieci gradi fuori, venticinque dentro e con l’assoluto divieto dei vestiti: quattro donne e tre uomini s’erano promessi una vorace scorpacciata d’orgasmi.
Serrò i pugni e ripensò a Sonia. L’aveva amata veramente in quella casa in un giorno di primavera. Nudi al centro di un tappeto e intrecciati in un amplesso ardente i loro occhi s’erano guardati ed avevano compreso solo allora cosa significasse amare veramente. Insieme avevano vissuto senza paura il loro amore che per ben tre lunghi anni non aveva conosciuto ostacoli o difficoltà. Erano stati l’uno la febbre, la droga e l’ossessione dell’altra. Furono felici insieme, e Andrea con la forza dell’uomo e l’ingenuità del bambino l’aveva amata fino alla fine. Poi qualcosa era cambiato, qualcosa che avrebbe dovuto ad ogni modo mutare s’era mosso e del loro rapporto era rimasto solo una insaziabile voracità sessuale. Da amici, da semplici conoscenti avevano vissuto un ultimo periodo, quasi tre mesi, di pura passione, attraendosi senza freni; lei coltivando una passione smisurata per la fellatio, e lui, in perfetta simbiosi l’aveva desiderata specularmente glabra, da baciare in continuazione. Poi di punto in bianco, senza alcun perché avevano smesso di vedersi, di telefonarsi.
La radio sveglia cominciò a berciare e con essa arrivò la voce di Elisa -Amore, ho quasi finito… ti lascio libero il bagno- Era la voce della sua donna, della persona con cui aveva scelto di vivere. Con lei l’amore era giunto come un imprevisto, e forse fu quel guizzo inaspettato, il destino di tutte le storie profonde, o forse fu il destino di ogni grande amore che un sabato mattina gli fece comporre il suo numero di cellulare. Già la conosceva e dopo mesi di silenzio quel sabato mattina l’aveva chiamata, dopo averla sognata assieme a Sonia avvinghiate l’una sull’altra, e da lì era nata tutta la sua vita accanto ad Elisa.
-Andrea, ti devi fare la doccia? – lo chiamò affacciandosi alla porta, piegata nell’atto di spalmare le ultime onde di crema bianca sulle gambe slanciate.
-Si, la faccio ora, perché stasera non avremo tempo, credo, o no? – ribatté con fare maliziosamente ribaldo.
-Io la rifaccio appena siamo su, – commentò pragmatica -Non possiamo mica scopare con Valeria… con, con il puzzo del viaggio addosso, no? –
Andrea udite quelle parole si riebbe in un attimo, Elisa aveva ragione -Non c’era niente di peggio di un orgia dove la puzza di sudore sedimentato sovrastava altri profumi. Si alzò per andare in bagno ricordandosi ancora una volta che lungo la strada avrebbero dovuto fare tappa alla stazione ferroviaria di Ora, in Trentino; alle quindici e quarantacinque era previsto l’arrivo del treno di Valeria.
-Amore, oggi sei veramente fica- bofonchiò colmo di foia seduto sul bordo del letto guardando la moglie.
-Dai Andrea, hai una faccia da addormentato stamattina- lo stuzzicò Elisa -Non dirmi che hai voglia? –
-Credo proprio di si, guarda un po’ il mio cazzo-
-Aspetta che stasera, io e la Vale, con te facciamo quattro chicchere- recitò Elisa in falsetto rivolgendosi al sesso del marito che nella sua fantasia sembrava aver preso le sembianze d’un fido cagnolino. Poi come s’era inginocchiata s’allontanò. Andrea né approfittò per alzarsi in piedi stirandosi le membra; le mani ai lombi, la schiena tesa ed arcuata a seguire la testa buttata all’indietro. Uno sbadiglio belluino, urlato a gran voce, accompagnò il flettersi del pene quasi perpendicolare al corpo.
-Me ne vado, altrimenti non vi lascio più soli, te e il tuo amico- annunciò la donna con genuina rassegnazione. Andrea la seguì con lo sguardo prima di ricadere sul letto; Elisa aveva rievocato Valeria e subito nella sua mente si erano ridipinte le cosce formose, ma toniche della loro amica, del suo seno, altrettanto abbondante quanto sodo, appoggiato, schiacciato sull’addome di Elisa. Era un abbraccio singolare, il loro; Elisa la rossa, la longilinea si rotolava sul tappeto avvinghiata alla florida e castana Valeria; due tipi di pelle, due ovali diversi. Naso greco e profilo allungato per Elisa e viso rotondo e nasino alla francese per Valeria. Persino i loro sessi erano diversi; Elisa aveva le rime polpose che esplodevano verso l’esterno sfociando tra le cosce slanciate, Valeria invece nascondeva tutto in un vallo stretto e lungo che si inabissava profondo fra due cosce di marmo rosa.
-è ora di togliersi di qui! – si disse risoluto; il pene sempre più turgido si stava allungando pericolosamente sull’addome, e il prepuzio, non ancora ritiratosi completamente, stringeva fastidiosamente il glande. Evitò accuratamente di toccarlo sperando in una qualche salvifica distrazione -è meglio tenersi per stasera- bofonchiò; Valeria avrebbe dormito nel loro stesso letto, e lui sarebbe stato più che onorato di condurre i virili onori di casa incensando per prima l’ospite; forse le avrebbe eiaculato in viso, in gola o sul seno evitando però vagina e il retto per non escludere Elisa da quell’intenso gioco a tre. Poi le avrebbe lasciate sole. Era capitato spesse volte che stremato dalla fatica si fosse appisolato affianco delle due donne che, sveglissime, avevano proseguito sin quasi al mattino il loro gioco erotico fatto di sospiri, confessioni, amori e passione.
-Il tuo amico Stefano, quand’è che arriva? – chiese Elisa buttando per un attimo la testa dentro la camera, poi vendendolo di nuovo disteso -Dai Andrea alzati, che veramente siamo in ritardo-
-Non dobbiamo mica prendere il treno… – ribatté lui senza efficacia.
-La Vale sì, e non voglio farla aspettare-
-Ok, arrivo- promise in tono blando distratto da un beffardo e profumato refolo d’aria che gli schiaffeggiò le narici senza pietà; le gambe e il bel sedere di Elisa odoravano di sapone e latte -Non mi hai ancora detto quando arrivano Stefano e Gabriella? – l’incalzò lei ondeggiando i glutei china sui cassetti bassi del comò. La pelle scura del sesso occhieggiò invitante per ogni istante in cui Elisa rimase chinata indulgendo in quella postura così squisitamente femminile; i flessori si tendevano e le natiche si aprivano dando la luce a quel paradiso fatto di grandi labbra glabre, di cosce rosa e dall’ano dalle grinze brune.
-Domani-
-E… Ettore e Sonia? –
-L’antivigilia- rispose avvicinandosi ad Elisa sempre intenta a riordinare la biancheria nel cassetto e soprappensiero gli chiese -Mi hai tenuto via il cambio per oggi? – formulò la domanda in tono svagato perso a pregustarsi il sedere marmoreo della moglie.
Elisa lo sorprese con la coda dell’occhio -Che vuoi fare? – chiese circospetta.
-Niente- rispose lui dissimulando distrazione -Cerco solo i miei boxer- e intanto s’avvicinò ancor di più sino a calibrare la giusta distanza tra lui e la moglie.
-Sono qui, te li ho già preparati- rispose lei percependo nettamente la calda presenza del marito alle sue spalle, che vicinissimo alle sue natiche, le solleticava la vulva con il glande umido. Non pensò più al cambio del marito, chiuse gli occhi e appoggiandosi saldamente al mobile l’aspettò con il cuore in leggera accelerazione.
Andrea continuò la recita -Le vedo… – confermò abbracciandola di spalle; con un colpo di reni preciso e morbido la penetrò con passione. La vagina era particolarmente lubrificata e come risucchiato, il membro, scivolò con estrema facilità nelle calde profondità. Stringendole leggermente le natiche, iniziò a muoversi con decisione.

-=2=-
La macchina correva veloce lungo l’autostrada del Brennero. Andrea guidava attento ed Elisa cullata mollemente dal rollio guardava assorta il panorama parzialmente innevato; avevano appena lasciato un affollata area di servizio dove un benzinaio scorbutico, stretto nel suo vecchio giubbotto spigato, aveva fatto loro il pieno di carburate. La strada era sgombra ma i campi erano chiazzati di bianco -Su nevicherà, che dici? – chiese Elisa stringendosi nel maglione felpato. Quella mattina faceva freddo, e chiunque, per strada come nel piazzale della stazione di servizio, cercava di ripararsi alzando i baveri dei cappotti, calandosi i berretti sulla testa, avvolgendosi nelle sciarpe.
-Si credo proprio di si- le sorrise Andrea massaggiandole la coscia fasciata dai pesanti fuseax. Elisa dopo avergli ricambiato amorevolmente il gesto tornò lentamente ad abbandonare gli occhi e la mente sul bianco tappeto nevoso che immutato scorreva ai bordi dell’autostrada.
Erano riusciti, bene o male, a partire in orario e a lasciarsi alle spalle le strade affollate di Milano, la gente che camminava in fretta, il traffico caotico e le lunghe code di automobili ferme ai semafori. Ed il piccolo ed estemporaneo intervallo casalingo, solo apparentemente fastidioso, era servito sicuramente a sgomberare la mente di entrambi da quella carica erotica ottenebrante sempre più fomentata dall’aspettativa d’una esperienza in parte nuova per loro. L’idea di quella vacanza non era venuta ad Elisa, ma ad Andrea che inizialmente aveva solo proposto una cena a quattro invitando Sonia ed il marito nella loro casa di Milano. Ed era stata sempre per una coincidenza che lui aveva rincontrato la sua ex dopo un lungo periodo, quasi due anni, tempo ch’era stato sufficiente ad entrambi per innamorarsi di nuovo e sposarsi.
Elisa cominciò a vagare tra i ricordi di quando lei ed Andrea si erano conosciuti, e di quando s’era stupita nel confessarsi -Questo è proprio il mio tipo! -. Allora non poteva sapere che lui oltre ad essere bello era anche speciale -Una di quelle persone che ti entra dentro e ci rimane… anche quando il cuore desidera altro… anche quando dà poco o nulla. – chiuse gli occhi gustandosi quel torpore erotizzante che dalla punta estrema del perineo si spandeva su tutto il corpo. Eccitata e nervosa sbirciò gli occhi del marito fermamente intenti nella guida. Le sembrava ogni giorno più alto e più bello ed un pizzetto di barba rada lo rendeva ancora più intrigante. Si amavano alla follia, così quando Andrea le aveva proposto di invitare Sonia ed il marito per un buffet e un dopo cena molto particolare non aveva mosso alcuna obiezione, al contrario, s’era lasciata trascinare nell’avventura con entusiasmo.
La macchina si fermò placida occupando il proprio posto nella fila per il pagamento del pedaggio autostradale; “Uscita. Ora”, recitava il cartello -Ci siamo, lo vedi? Siamo quasi in orario- annunciò Andrea incrociandola con gli occhi per un bacio appassionato sulle guance.
-Sono pronta- dichiarò Elisa morendo dalla voglia di baciarlo sulle labbra umide. Si presero per mano che parevano imbarazzati; ma era solo un po’ di nervosismo, di apprensione per quell’idea semplicemente eccitante di rivedere i propri ex in compagnia di mogli e mariti.
-Elisa, lo Stefano vuol farti sapere che lui scoperà con te solo se tu lo vorrai- le disse dolcemente. Elisa sorrise al marito per nulla turbata, le loro anime avevano imparato a conoscersi e a rispettarsi -Amore, io amo te. Stefano è uscito dalla mia vita ormai da tempo, e né io, né lui, ci siamo mai… come dire… veramente gemellati- replicò seria, poi lasciando andare la fantasia esclamò -Però non avrò pietà per il suo uccello! –
-Ah brutta… –
-Eh già, perché tu cosa farai con Sonia? Solo delle gran discussioni sul tempo? – ribatté eccitata dall’idea di fare sesso ancora con Stefano, per quello che le diceva Andrea e per i progetti che avevano fatto assieme per la vacanza.
-Ma tu hai anche la Gabriella, la Vale… e puoi farlo con loro quando vuoi, e so anche che la Sonia ha già espresso il desiderio di leccartela! –
-E tu che ne sai? – ribatté senza nemmeno troppa convinzione.
-Me lo ha detto Ettore-
-Che sua moglie… insomma… che la eccito? –
-Si, tranquilla! Non è lesbica… è solo che le sei piaciuta e siccome sei mia moglie lo reputa un onore-
-E tu che ne pensi? –
-Che ti amo e che sei ancora più bella quando ti vedo scopare, abbracciata ad uomo o una donna-
Elisa riuscì a mormorare un -Sei la mia vita- lo amava tanto, troppo, e quindi era la persona giusta, la persona da non abbandonare -Chi non ama troppo non ama mai abbastanza- ripeté orgogliosa nel chiuso del suo cuore innamorato-Sei speciale, sei da non perdere! – gli sussurrò felice.

-=3=-
Il tragitto dal casello autostradale alla stazione ferroviaria fu breve. Andrea fermò l’auto alla meglio nell’ampio parcheggio completamente innevato guardando sconsolato la distesa bianca che lo separava dal marciapiede pulito. La stazione era distante un centocinquanta metri, disposta su più caseggiati di dimensioni ragguardevoli si allungava placidamente lungo i binari. Puntò con lo sguardo il plesso centrale, quello su cui campeggiava il nome scritto a caratteri cubitali, e, attento a non scivolare sulla neve ghiacciata, s’incamminò incerto assieme alla moglie. Prima di entrare nell’atrio sbatté i piedi proprio sotto la scritta blu cobalto incastonata nel muro della facciata, che pareva impreziosita dalla fitta ragnatela delle numerose, sottili crepe che la pioggia ed il gelo invernali s’erano accanite a provocare sulla scabrosa superficie dell’intonaco.
-Io provo al binario… – annunciò Elisa lasciando la mano del marito.
-Va bene, Io invece entro in sala d’aspetto- acconsentì Andrea entrando in un salone rettangolare, con varie panche di legno vecchio ma lucido e quattro bacheche, del medesimo legno, atte ad ospitare orari di arrivo partenze o comunicazioni di servizio. Ad attenderlo infagottata nel suo caldo piumone c’era già la loro amica -Sono qui, sono qui- s’annunciò rincorrendolo per la sala d’aspetto. L’euforica Valeria, si mosse con baldanzosa femminilità, dando straordinariamente l’idea d’essere una ragazza, esuberante, estroversa. Indossava una giacca a vento tutta colorata leggermente aperta sul collo, una sciarpa decorata con tanti gatti che sbuffava vaporosa dalla scollatura sino a ricadere sui jeans scoloriti e carichi di disegni naif; in mano teneva un berrettino di lana dalla foggia decisamente alla moda.
-Ma non dovevi arrivare tra mezzora? – domandò stupito Andrea guardando l’orologio.
-Sono riuscita a prendere la coincidenza prima… ma perché me lo chiedi? Per caso non mi volevi più invitare che stai facendo tutte queste storie? – replicò solare la ragazza marcando volutamente il suo accento bolognese.
-Ti sbagli, non vedo l’ora di controllare se hai ancora quel bel tatuaggio vicino alla … –
-Ragazzi, la finite che ci ascoltano tutti? – ridacchiò Elisa ch’era appena ritornata dal suo giro di ricognizione andato a vuoto.
-Che cosa ho detto di male? – recitò stupito Andrea
Valeria si mise le mani ai fianchi spingendo in avanti il bacino -Che me la vuoi vedere, che forse mi vuoi toccare la paperotta! –
-Andiamo via, scemi! – li redarguì Elisa scoppiando in una risata contagiosa.
Andrea prese in consegna la pesante valigia di Valeria -Il tempo è prezioso… e prima ci muoviamo e prima prenderò possesso del mio pollaio-
-Ma va là scemo! – ridanciane ribatterono prontamente all’unisono.
-Perché voi non siete per caso le mie pollastrelle? –
Tra piccoli e acuti schiamazzi s’incamminarono verso l’auto. Il pallido sole dicembrino continuava a rimanere rintanato dietro la coltre di nubi, ingrigendo sempre di più quel freddo pomeriggio, quando i primi fiocchi di neve scesero prima timidi e radi poi fitti ed invadenti. Il paese intero sembrava preparato e per nulla impensierito dall’aria pungente e dalla possibile tempesta di neve in arrivo. I monti circostanti erano completamente innevati dalle precipitazioni che avevano interessato la zona nei giorni precedenti e in particolare la valle e il paesino di San Pietro, dove erano diretti, distante poco meno di trenta chilometri arroccato a mille e duecento metri di altitudine.
Messi i bagagli in auto partirono senza indugio. Valeria sedeva nel mezzo dei sedili posteriori in modo da poter conversare incorniciando il bel visetto ovale tra i poggiatesta -Allora fatemi capire, ci sarà la sua ex bella con il marito e il tuo ex bello con la moglie, ho capito bene? – chiese maliziosa sfoderando il sorriso d’una ragazzina dispettosa; ascoltò i risolini divertiti di entrambi, quindi rilanciò -Bene, bene allora adesso voglio sapere tutto! Le misure… dei cazzi e quelle dei balconi delle signore. Prima i cazzi e poi le tette… e poi, poi ogni loro voglia, ogni loro perversione! –
Risero tutti, poi fu l’inevitabile turno di Elisa -Quello di mio marito lo conosci già, mi pare… – contò alzando il pollice -Quello di Stefano è forse poco più lungo del suo, se non ricordo male e, e l’altro non ho mai avuto il piacere-
-Oh beh, e chi me lo può dire? – domandò giocosa Valeria.
-Lui, che sono amici suoi! – indicò Elisa.
I fiocchi di neve cadevano lentamente in un’atmosfera resa surreale dal buio incipiente del pomeriggio; Andrea procedeva con prudenza con un occhio sempre alla strada e l’altro al tergicristallo che faticava a trascinare la neve dal parabrezza -Si, con Stefano ho fatto le superiori e l’università… con Ettore solo il liceo… e assieme ci facevamo grandi seghe guardando i porno… oltre che andare alle feste- rispose laconico. La machina arrancava sulla salita resa ormai viscida dalla poltiglia bianca e senza riguardi lasciò cadere il discorso, Elisa capì e continuò per lui -Stefano e Gabriella abitano vicino casa nostra e andiamo allo stesso cineforum. Con Ettore e la Sonia, invece, è qualche mese che li abbiamo… no anzi è qualche mese che lui ha rincontrato… lei- poi rivolto al marito -Beh perché non racconti tu? –
-Dopo, credo che adesso dovrò montare le catene- disse Andrea accostando sul ciglio della strada ormai da qualche chilometro praticamente impraticabile -Voi potete rimanere dentro! – Sceso sprofondò nella neve mentre, il cofano caldo dell’auto sembrava volersi addirittura mangiare quei fiocchi impetuosi. Alzò la testa e felice ringraziò il cielo plumbeo per quella nevicata copiosa che stava imbiancando le strade che dal fondo valle salivano in quota; gli spazzaneve erano in continua attività a liberare le strade che portavano alle stazioni sciistiche ma urgeva comunque l’uso delle catene. Armeggiando tra i pneumatici pregustò il momento in cui tutti e tre si sarebbero rintanati in casa, nudi ed arrapati.
-Ma tu ci hai mai scopato assieme a questi qua? – chiese a bassa voce Valeria approfittando dell’assenza di Andrea, e sganciata la cintura di sicurezza aveva approfittato per avvicinarsi ulteriormente ad Elisa -No, però Andrea, Stefano e la bella sì-
-Chi? –
-Dicevo Andrea, Stefano e la Sonia scopavano assieme, andavano alle feste dove si scopava già dai tempi dell’università-
-Quindi loro garantiscono per gli altri? –
-Si-
-Ma questo Stefano, a te non ti ha mai portato a scopare… in gruppo? Cioè all’epoca non lo conoscevi già, non ci stavi già assieme? –
-Fatto! – disse Andrea rientrando in macchina all’improvviso; le due donne si zittirono immediatamente.
-Beh di che stavate parlando? –
-Ho chiesto a tua moglie se le altre avevano portato dietro il rasoio… – spiegò Valeria tenendo botta.
-Ah si, è stata una delle cose che abbiamo definito prima di natale, alla cena- spiegò Andrea ignaro della precedente conversazione -Tu non c’eri ma abbiamo stabilito che si sta sempre nudi e voi ragazze tutte depilate, sei d’accordo no? –
-Mò sì! Mò per chi mi hai preso, per una scimmia! ? –

-=4=-
Andrea era visibilmente eccitato -La casa fuori porta è il rifugio per noi poveri cittadini che cerchiamo la tranquillità. – recitò aulico -Vanno bene le case di sasso, i fienili o ville ristrutturate… –
-Ma questa è più di una casa di sasso- rettificò ammirata Valeria.
Andrea prendendo bene le misure del cancello affrontò la curva con il motore allegro -Si forse si, ma la filosofia dei progettisti per queste case è… – disse riprendendo ad alta voce -… ristrutturare e conservare il più possibile, per mantenerne viva la storia racchiusa tra le mura-
-Cosa vuoi dire, che dentro è uno schifo, quanto è bello fuori… non ci posso credere! ? –
-Vale lascia stare, è il suo uccello che parla- scherzò Elisa.
-Il mio uccello non vede l’ora di salutare le vostre passere, i vostri culi… le vostre guance-
Valeria smise di guardare fuori dal finestrino per rispondere all’amica -Si, ma lo capisco! – replicò schioccando la lingua -Perché anche la mia amica del piano di sotto non vede l’ora di passare l’ultimo dell’anno a piede libero… e alla luce del sole-
Elisa scoppiò a ridere -Anch’io ho dovuto fare delle concessioni alla mia protetta pur di mantenere l’ordine pubblico-
-Ragazze invece di girarci attorno con queste metafore del cazzo perché non ammettete che vi prude e che non vedete l’ora di offrirvi a questo maschio possente? – ruggì Andrea calcando generosamente nei toni.
-Non fare tanto lo sborone… noi siamo in due… ed estremamente arrapate- replicò lesta Valeria recuperando tutta la sua cantilena bolognese, che servì magnificamente a marcare con maggiore efficacia ogni singola parola -… e il tuo amico è solo soletto-
-Si ma io ho sotto due maroni che… sono giusto uno a testa per voi due-
Appena oltrepassato il cancello, che si apriva nel lussureggiante giardino, tutti ebbero l’impressione di entrare nella scenografia di un film romantico, dove amori e intrighi si potevano intrecciare in sequenze drammatiche e struggenti, sullo sfondo malinconico delle dolomiti. Inoltrandosi lungo il vialetto, la vegetazione, sommersa di neve, sembrava avvilupparsi in volute, quasi a fare a gara con le travi regolari e squadrate della casa.
Andrea guidò sino a fermare la macchina in fondo al vialetto, vicino l’ingresso, dove il muro della casa era un tappeto di piccoli sassi rotondi fissa

FINE

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