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Tramonto al mare

Quel giorno tutto sembrava congiurare contro di noi .
Eravamo in spiaggia, con i nostri amici di sempre, quelli del mare, e non eravamo riusciti a trovare un minuto di libertà per fare l’amore.
Di solito, tutti i giorni a metà mattina e verso sera, ci allontanavamo in mare e sfruttando la dolcezza del declinare dei fondali ci allontanavamo oltre 50 metri dalla spiaggia prima di avere l’acqua al di sopra delle spalle.
Così lontani nessuno poteva scorgere nel nostro stare vicini e darci dei teneri bacini da fidanzati un qualcosa di più.
Invece sott’acqua le sue mani correvano al mio uccello infreddolito e con massaggi e carezze lo rianimavano, baciandomi la bocca e le labbra e succhiandomi la lingua.
Poi appena era abbastanza duro, aggrappandosi al mio collo in un abbraccio innocente e giocoso, mi arpionava dietro i fianchi con le gambe e, scostando il cavallo del suo minibikini, si impalava con un sol colpo e godeva all’istante.
Questa sua capacità di venire fulmineamente alla prima penetrazione mi aveva sempre stupito, non ho più conosciuto donne così veloci nel godere di fulminee sveltine.
Io passavo dal freddo dell’acqua al caldo bollente della sua vagina pulsante e la sensazione mi fulminava il cervello ogni volta.
Lei godeva in silenzio, la bocca spalancata in un urlo muto, le labbra tirate sui denti in una smorfia oscena da cagna alla monta, che io amavo moltissimo.
Dopo il primo orgasmo continuava con piccole spinte del bacino, tipo danza del ventre, per farlo ondeggiare su e giù e farsi scavare dentro dal mio cazzo tesissimo e ligneo che facendo perno sulle nostre ossa pubiche ormai fuse la arava in profondità con la cappella tesa battendo in alto come per uscirle dalla pancia ed in basso come per perforarle il retto.
Alla fine usava i muscoli interni per un massaggio ritmico a cui io rispondevo con pulsazioni forti, e così dopo qualche altro suo orgasmo alla fine mi svuotavo dentro di lei.
Raramente, soprattutto di sera, quando all’imbrunire eravamo anche più invisibili, si girava e mi offriva il culetto dove entravo a fatica, l’acqua lavava via le secrezioni lubrificanti e la posizione era instabile ed acrobatica, e in un misto di dolore-bruciore-piacere reciproco godevo con forza.
Ma quel giorno niente, ogni volta che andavamo a fare il bagno c’era qualcuno che veniva con noi, e mi ero ormai rassegnato ad uno sfogo serale in auto, come sempre facevamo quando ci avanzavano voglie dal giorno appena trascorso.
Magari andando a ballare se eravamo soli in macchina, ci piaceva masturbarci a vicenda mentre andavamo e poi lei mi offriva la bocca morbida per godere mentre guidavo, oppure dopo quando tutti si appartavano a fare l’amore, la prendevo sul sedile anteriore girandola per traverso con le cosce aperte verso il posto di guida.
Così continuavo a guardarla, il volto dolce ed infantile, i capelli sottili, lo sguardo innocente, le braccia magre e nervose, le tettine piccole appena pronunciate, che sapevo essere dei vulcani di sensibilità, la pancia piatta, il pube appena accennato, se chiudevo gli occhi la vedevo nuda, la vulva larga evidenziata dalle cosce magre che la facevano risaltare e la vagina ampia con labbra appena accennate, una voragine di sesso, e giù fino al suo culo tondo e morbido, al suo buchino roseo, immerso in un ciuffetto di peli che lei non voleva tagliare, al contrario di quelli della fica che amava farsi rasare da me fino a restare solo con un ciuffo folto in alto, con le labbra lisce che adorava farsi leccare.
E inseguendo questi pensieri avevo perso la speranza ed invece piano piano gli altri iniziarono ad andare via e capii che lei aveva un piano per restare ultimi e magari fare un “bagno” veloce.
Quando l’ultimo andò via era quasi buio, troppo tardi per un bagno, e rassegnato rientrai in cabina con lei, dovevamo anche fare in fretta per chiudere, ma lei mi disse
“dopo scavalchiamo il muretto” e stese a terra sul cemento della cabina il telo da bagno. Veloci ci sfilammo i costumi e dopo un bacio profondo ci stendemmo a terra.
Lei corse al mio cazzo teso e lo imboccò decisa fino in gola, strisciandolo felice contro il palato e prendendolo tutto fino ad affondarsi la cappella nel profondo della gola, con un’abilità straordinaria.
Così facendo mi propose il suo bel culo tondo inarcandolo e chiedendomi non la bocca bensì le mani, nel nostro codice fisico che ben conoscevo.
Le affondai dolcemente e con decisione il mignolo ed il medio uniti nella passera e l’indice ed il medio, ben lubrificati dalle sue secrezioni , nel culo fino in fondo, fino ad avere il setto di carne che separa i due canali ben piantato tra le dita e così presi a massaggiarla internamente, sempre più forte e profondamente con movimenti rotatori del polso e del braccio, dilatandola e godendola con la mano.
Lei intensificò il ritmo del pompino , dal respiro ansimante capii che stava per godere e mi voleva sentire in bocca e così fu in una serie di getti di sperma, di cui come sempre non sprecò una goccia, aspirando ed ingoiandolo rumorosamente, tra i gemiti del suo primo orgasmo
Si tolse il cazzo ancora duro dalla bocca e venne ad accoccolarsi in braccio a me; ci baciammo golosamente, aveva le labbra dolci e pizzicose dopo avermi succhiato e bevuto, e mi preparavo a penetrarla, ma lei mi prese la mano e portandola alla fica bagnata mi disse
” ancora così “.
Tenendola in braccio come una bambina, le infilai dentro 2 dita ed iniziai a masturbarla con forza, ma dopo poco mi disse
“mettine dentro un’altro” e ne infilai 3 e pi ancora 1 e mi ritrovai con le 4 dita dentro ed il pollice che le massaggiava il clitoride.
Lei era trasfigurata, il capo gettato all’indietro, la bocca spalancata nella sua smorfia di piacere massimo ed io sapendo che a qual punto le servivano sensazioni forti altrimenti non sentiva più nulla, e cadeva in una specie di anestesia del piacere, le rimestavo la fica internamente con forza.
Dopo qualche minuto mi disse, sudata e grondante, in un aria che ormai sapeva solo di sesso e dei nostri corpi
“sfondamela col pugno” e capii dal suo sguardo folle che lo voleva davvero e lo volevo anch’io.
Le versai sulla vulva dell’olio che usava per i capelli, e piano, con attenzione, ma deciso a farcela unii le dita, tutte e 5, e spinsi, spinsi fino a sentirla sventrarsi e accogliermi la mano, schiacciata dalla vagina deformata, con l’ingresso teso allo spasimo.
Un’ultima spinta e fui dentro, mentre lei si scuoteva in spasmi convulsi e si straziava i capezzoli con le unghie come amava fare nei parossismi di piacere.
L’ingresso della fica ormai sfiancato mi stringeva il polso come un bracciale colante succhi vischiosi e iniziai ad aprire e chiudere il pugno dentro di lei mentre le mordevo ferocemente i capezzoli e lei passava da un orgasmo all’altro.
Quando alla fine si accasciò immobile tra le mie braccia, ansimante e persa al mondo reale, lentamente le sfilai la mano, e lei con un urletto finale la lasciò uscire con un risucchio osceno dalla fica devastata che l’accompagno quasi rovesciandosi fuori ed offrendomi la vista, nella penombra , delle mucose interne arrossate ed iniettate di sangue.
Ero addirittura infuriato dall’eccitazione e senza pensarci provai a penetrarla, ma lei mi fermo decisa dicendomi ” non sento più niente adesso”.
Le girai in un baleno deciso a sodomizzarla con forza, come amava quando le prendeva la voglia di violenza, ma ancora mi disse
“aprilo con la mano” e la frenesia di allargarle il buchetto fu più grande della voglia di godere.
La inondai di olio e infilai deciso 3 dita fino in fondo al culo, che lei spalancava oscenamente tirando le gambe in alto sul petto.
Iniziai a rigirarle per snervarle lo sfintere, tirandole fuori ed osservando la mucosa del retto che usciva con loro accompagnandole come un guanto, e quando la sentii molle (era debole di muscolatura, dopo un po’ cedeva e diventava larghissima) le infilai dentro il quarto dito che accolse con dolore urlando forte nell’asciugamano che mordeva.
Temevo fosse troppo ma conoscevo queste sue voglie estreme, altre volte mi aveva chiesto di farle male, di sculacciarla, o di morderle i capezzoli o il clitoride con forza, dopo troppo piacere lei godeva solo con sensazioni estreme di dolore, e così continuai fino a sentirla ancora rilassarsi e cedere.
Nell’introdurre le 5 dita unite nello spasimo folle di sfondarle il culo con il pugno come lei ormai, a voce roca e bassa implorava
“sfooooondami, squartami, spaaaaccami il culeeeetto” sentii un piccolo strappo ed una goccia di sangue fece capolino dal suo buco ormai irriconoscibile.
Allora mi fermai, la follia era cessata ed anche lei dovete avvertire che il limite era invalicabile perché si fermo dicendomi
“basta adesso” e restando ansimante e rotta bocconi al suolo.
Non sapevo dove mettere il mio cazzo dolorosamente teso, dovevo godere e la guardai con fare interrogativo, fica rotta, culetto rotto , dove vado, stavo per montarle sul viso e chiavarla in bocca, quando mi disse
“spruzzamelo addosso” e stando in piedi a gambe larghe su di lei con pochi movimenti veloci della mano ben oleata mi masturbai spruzzandole sul viso e sulla bocca spalancata 3-4 densi getti di sperma che le ricoprirono parte del viso, uno in bocca e nel naso altri sulle guance, e poi sgocciolai gli ultimi getti lenti sul suo seno e sulla pancia.
Dopo esserci ripresi la pulii amorevolmente e le asciugai le piccole gocce di sangue che le arrossavano il culetto.
Lentamente ci vestimmo e tornammo a casa.
Sembra impossibile non l’abbiamo mai più fatto fino a quel punto selvaggio e quella penetrazione col pugno restò isolata, una follia di agosto, in un tramonto infuocato. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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