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Un campeggio rivelatore

Lorenzo uscì dal cancello del camping e raggiunse la sua auto, parcheggiata lì davanti, vicino alla strada provinciale.
Salì in macchina e la spostò più lontano, dietro ad altre in sosta, nascosto alla vista di chi, in seguito, fosse uscito dall’ingresso dov’era appena passato lui.
Erano circa le nove di mattina d’una già calda giornata d’agosto, anche lassù, in alta collina dov’era situato il campeggio.
Una decina di minuti dopo vide uscire un uomo, alto, magro, capelli bianchi: era lui, il suo vicino di piazzola, quel vecchio sulle cui intenzioni aveva più che un sospetto.
Il tipo si avvicinò con aria tranquilla ad una delle auto in sosta, una volvo scura, station wagon, vi salì e rimase all’interno ad armeggiare con qualcosa.
Lorenzo era certo che non fosse altro che un modo di attendere qualcuno, anzi qualcuna, senza dare nell’occhio.
Passarono ancora pochi minuti e vide uscire Marisa, sua moglie, che a trentasette anni era bella ed attraente più che mai!
Lorenzo ebbe un tuffo al cuore, anche se l’aveva immaginato, e per questo era lì, nascosto come un detective da quattro soldi, il vederla, era tutt’altra cosa.
L’aveva pensato subito, la sera avanti, quando, arrivando un giorno prima del previsto, l’aveva sorpresa con quel signore, nella veranda della roulotte, presi in una conversazione che gli era apparsa molto più che amichevole.
Non era atteso che per il fine settimana. Aveva dovuto rinunciare alle ferie per impegni di lavoro, quell’anno, ma aveva portato, ugualmente, la famiglia in un campeggio ad un centinaio di chilometri da casa, in modo che potesse, in ogni caso, divagarsi un po’ e lui raggiungerla il venerdì sera.
Quella volta era riuscito a liberarsi con un giorno d’anticipo, ed era arrivato il giovedì. Mai rincasare prima del previsto senza avvisare la moglie!
La signora in questione era rimasta sorpresa ed imbarazzata ed aveva esclamato:
<<Oh! Lorenzo … ciao, che bella sorpresa … ah, ti presento il Signor Mario che mi era venuto a chiedere … dei pomodori, ma mi spiace … non li ho! >>
Il Signor Mario si era cortesemente presentato, aveva ringraziato lo stesso e, scusandosi per il disturbo, se n’era andato, entrando nella roulotte vicina alla loro.
Lorenzo non aveva creduto alla moglie, gli era sembrata un’evidente scusa, la sua: li aveva guardati bene arrivando, prima che lei lo scorgesse, non avevano per niente l’aria di parlare d’ortaggi, anzi, l’uomo, sembrava in pieno, pressante, corteggiamento e lei aveva l’aria deliziata, e falsamente ritrosa, della donna inaspettatamente al centro di “avance” maschili.
Il tutto era aggravato dalla circostanza che i loro due figli, una ragazzina di dodici anni ed un maschietto di dieci, in quel momento erano lontani, a giocare con i loro amici.
Per di più, dopo cena, il bolognese era passato vicino a loro, accompagnando la moglie, che camminava a fatica con il bastone, a fare quattro passi. Si erano fermati un attimo per salutare e Lorenzo aveva intercettato un eloquente sguardo dell’uomo con Marisa, che, dopo una sbirciata al marito, aveva abbassato gli occhi.
Seppe, poi, da sua moglie che il Signor Mario, un insegnante in pensione, aveva oltre settant’anni, ma era ancora molto in gamba, al contrario della moglie, ridotta quasi a non muoversi più da sola. Seppe, inoltre, che, la prossima domenica sarebbero rientrati a Bologna.
Tutte queste spiegazioni, ma soprattutto il tono compiaciuto che aveva Marisa nel parlare di quell’uomo, lo convinse che tra i due era in procinto di accadere qualcosa …, forse proprio per il giorno successivo, quando lui avrebbe dovuto … non esserci!
Allora aveva preso la decisione di verificare di persona come stavano le cose e così aveva detto alla moglie che l’indomani non sarebbe stato, purtroppo, completamente libero, perché la mattina sarebbe dovuto andare via per un impegno di lavoro, ma sarebbe tornato per l’ora di pranzo.
Adesso era lì, nascosto, con il cuore che impazziva, alla vista della moglie, che, uscita dal cancello, si dirigeva verso l’auto del vecchio.
Contrariamente alla sua aspettativa, però, lei, fatto un leggero cenno di saluto, passò oltre, avviandosi lungo la strada in direzione del paese, il cui inizio distava qualche centinaio di metri.
Lorenzo l’aveva guardata con concupiscenza anche se erano sposati da quasi quindici anni. Portava un paio di mocassini, una gonna di jeans abbondantemente sopra il ginocchio, che lasciava vedere due gambe abbronzate e ben tornite, ed una maglietta bianca, di cotone a mezza manica, molto aderente, che faceva risaltare due magnifici seni, non troppo grandi ed ancora piacevolmente turgidi, nonostante due allattamenti.
Guardandola camminare, con il suo portamento eretto, la sua figura snella, ma piena di promettenti rotondità, il suo incedere elegante e sensuale assieme, ma soprattutto la visione del suo sedere, sodo e sculettante, sotto la gonna che lo fasciava, fu pervaso da un forte desiderio sessuale, acuito dall’attuale, intrigante, situazione.
Oltretutto la bramosia si era accumulata per l’astinenza patita nel corso della settimana di separazione, e non era stata appagata la sera prima a causa della vicinanza dei ragazzi nel ristretto spazio della roulotte.
Marisa aveva percorso sì e no un centinaio di metri, quando la volvo si mosse nella sua stessa direzione. Lorenzo, allora, intuì la cauta manovra della sua signora e si fece subito più attento, le sue mani si strinsero sul volante, avviò anche lui il motore e si apprestò ad immettersi sulla strada.
L’auto del Signor Mario, intanto, aveva raggiunto la donna e si era fermata accanto a lei, che, senza la minima esitazione, aprì lo sportello e salì.
Lorenzo avvertì una nuova, forte, scarica d’adrenalina, il cuore accelerò i battiti ed uno spasmo doloroso lo prese, dalla bocca dello stomaco alla pancia, fino ai testicoli.
Partì di scatto e per poco non fece un incidente con un’altra auto che stava sopraggiungendo ed alla quale non aveva dato la precedenza.
S’impose di calmarsi ed accostò alla sua destra, fece un cenno di scusa all’altro automobilista e si fece sorpassare da quello e da altre auto, prima di rimettersi in marcia, in modo che fosse difficilmente visibile da chi intendeva seguire.
La volvo, nel frattempo, aveva raggiunto il bivio che conduceva al paese, ma invece di prenderlo, continuò per la strada che passava fuori.
Adesso c’era solo un’altra auto tra loro, e Lorenzo adeguò la guida, cercando la giusta distanza per non perderli, senza correre il rischio, di essere visto.
L’auto percorse ancora qualche chilometro, poi voltò in una stradina laterale che portava in aperta campagna, fugandogli ogni dubbio sullo scopo di quella breve gita.
Le sue mani strette al volante, sudavano per il caldo e per l’emozione, ed un tremito alle gambe gli rendeva faticosa la guida sulla strada sconnessa, mentre, con gli occhi fissi in avanti, per cercare di non perderli di vista, si accorgeva delle buche solo quando c’era già dentro.

Da un po’ un pensiero gli stava occupando la mente: questa volta avrebbe visto con i suoi occhi, Marisa non avrebbe più potuto fare la furba! Non avrebbe più potuto eccitarlo, ed eccitarsi, durante i loro selvaggi amplessi, con il racconto di un’avventura extra coniugale, per poi, sfiniti e soddisfatti, … negare tutto, dicendo che inventava quelle cose solo per reciproco piacere erotico!
E sì! Perché Lorenzo e Marisa, ormai da qualche anno, si eccitavano come matti al racconto delle “prodezze” di lei, che poi, puntualmente, ritrattava.
Lui, invece, era convinto che fossero fatti davvero accaduti, perché non erano inventati di sana pianta, ma originati da occasioni reali, da corteggiamenti o interessamenti maschili più o meno palesi, a volte solo intuiti, a volte osservati di nascosto, che la moglie, pur ammettendoli, negava, però, avessero avuto un seguito concreto, salvo che nelle loro fantasie sessuali.
Lorenzo non era geloso, oddio, in un primo momento, un po’ di disagio lo aveva provato. Tuttora, ogni volta, avvertiva quell’iniziale, doloroso, crampo allo stomaco, quella specie di contorcimento delle viscere, che, però, si tramutava subito in eccitazione … sessuale! Uno stimolo insopprimibile al basso ventre che gli procurava delle erezioni fantastiche, ed il piacere era tale da far passare in secondo piano tutto il resto.
D’altronde, si diceva, Marisa è un’ottima moglie ed un’altrettanto ottima madre, e poi si tratta d’avventure occasionali, la soddisfazione di pure voglie sessuali, non atti d’amore! Lei non lo tradiva con un “uomo”, ma con “cazzo” anonimo.
Se sua moglie si fosse innamorata di qualcun altro, avesse avuto un amante fisso, una relazione seria, non lo avrebbe tollerato ed avrebbe chiesto il divorzio!
Le sue viziose bramosie erano iniziate qualche anno dopo il matrimonio e, come spesso succede, le cose che ti cambiano la vita, avvengono del tutto casualmente.
Lorenzo, come ogni marito “normale” si riteneva geloso della moglie e mai e poi mai avrebbe pensato di eccitarsi con le sue infedeltà, finché un giorno, durante una vacanza, lei aveva accusato forti dolori addominali e, temendo i sintomi di un’appendicite, ed in assenza di un pronto soccorso nel paesino che li ospitava, si recarono da un medico per un controllo.
Preoccupato per la moglie, Lorenzo entrò con lei nell’ambulatorio e vi rimase anche durante la visita. Era la prima volta che assisteva ad un fatto del genere e vederla togliersi la gonna e sdraiarsi, con le sole mutandine, per di più assai ridotte, sul lettino del medico, gli causò un forte imbarazzo. Ma quello che lo stupì maggiormente, fu il fatto che, quella sensazione, non era causata “solo” dalla semi nudità di sua moglie.
No, … ma dal pensiero che lei potesse accorgersi che il vederla lì, seminuda davanti ad un estraneo, lo avesse stimolato eroticamente!
Sì, … perché si era veramente eccitato, con tanto d’improvvisa erezione, che divenne irrefrenabile, allorché vide il medico tastarle ripetutamente la pancia, abbassarle l’elastico degli slip, insistere con le dita sull’inguine e sfiorarle il pelo pubico, e … si sorprese a desiderare, oscenamente, che andasse oltre!
Aveva la bocca arsa, i crampi allo stomaco, le gambe molli ed … il cazzo dolorosamente duro, che sembrava esplodergli nei pantaloni.
Non disse nulla a Marisa, almeno non subito. Pensò di essere un depravato e se ne vergognò. Non riuscì a dimenticarsi, però, quello che aveva provato, e nei momenti in cui voleva stimolarsi in modo particolare, gli bastava richiamare alla mente quel fatto per raggiungere, in breve, un’abbondante, insolito orgasmo.
E poiché, da pensiero, nasce pensiero, col tempo, lavorando di fantasia, aggiunse altri particolari, che la sua mente, eccitata, gli spacciava per veri. In special modo lo “arrapava” l’idea che sua moglie avesse gradito spogliarsi e farsi toccare da un estraneo in sua presenza, poco importava se a scopo terapeutico, e, accortasi della sua eccitazione, n’avesse provato identico piacere.
Quei pensieri, inoltre, gli avevano fatto riprendere l’uso della masturbazione solitaria, che aveva praticato molto da ragazzo per abbandonarla, poi, nei primi tempi del matrimonio.
Qualche anno dopo, una nuova occasione, aveva dato il via ad una vera e propria “escalation” della sua eccitazione erotica, con il coinvolgimento, questa volta, della moglie, vera o presunta che fosse stata la sua infedeltà.
Accadde, infatti, che dovendo passare due giorni fuori per lavoro, in una città dove lei non era mai stata, pensò di portarla con se.
Sistemarono i figli presso i nonni e partirono entusiasti di quell’improvvisa vacanza. Il lavoro non lo impegnò più di tanto e trascorsero quasi l’intero pomeriggio assieme.
La sera, poi, in albergo, durante la cena, erano entrambi piuttosto su di giri, sia per l’ottima qualità dei cibi e le abbondanti libagioni, sia per il senso di libertà dovuto all’assenza dei figli.
Mentre rideva e scherzava con Marisa, Lorenzo aveva notato che lei, di tanto in tanto, alzava lo sguardo oltre di lui, interessata a qualcosa alle sue spalle e, mentre all’inizio sembrava attratta da qualcosa di curioso, dopo qualche tempo la sua espressione ed anche il suo umore cambiò, sembrava frastornata, quasi disturbata.
Lorenzo si alzò con la scusa della toilette e si guardò intorno cercando di capirne la causa. Vide, nel tavolo dietro a loro, un distinto signore, d’una certa età, e dall’aria molto accattivante, che sembrava particolarmente interessato a sua moglie e con il quale incrociò, per un attimo lo sguardo, prima che costui lo volgesse, repentinamente, altrove.
Ebbe un iniziale momento di fastidio, poi gli tornarono alla mente le sensazioni avute anni prima nello studio del medico, e ben … coltivate, e provò un’improvvisa eccitazione nell’immaginare sua moglie alle prese con quello sconosciuto.
Non arrivò nemmeno ai bagni, ma si fermò in un punto del locale da dove poteva osservare i loro tavoli senza essere visto.
L’uomo, adesso, stava guardando Marisa con evidente insistenza e cupidigia, e, lei, in assenza del marito, non sembrava più tanto spazientita, ma pareva, anzi, apprezzare ed addirittura ricambiare, gli ammiccamenti dell’anziano signore.
Lorenzo osservò per un po’ la scena, incapace di staccare gli occhi dal viso di sua moglie che gli appariva diversa, quasi sconosciuta, non avrebbe mai creduto che lei potesse guardare un altro uomo, un vecchio addirittura, con quello sguardo così lussurioso! Era eccitato oltre ogni immaginazione da quella scena di approcci a distanza e dovette fare uno sforzo per non accarezzarsi, in pubblico, il membro duro che gli premeva dentro i pantaloni.
Tornò lentamente verso il proprio tavolo e, con naturalezza, si sedette al suo posto facendo finta di nulla, anche sua moglie si era apparentemente ricomposta e non trapelava alcunché dal suo viso sorridente.
Poco dopo lei si alzò, a sua volta, “per recarsi alla toilette”, gli disse, con una voce che a lui suonò assai strana, arrochita.
Le fece un cenno con la testa e vinse la tentazione di voltarsi per guardarla, per non incontrare lo sguardo dell’altro. Non erano passati che un paio di minuti che quest’ultimo, pagato il conto al cameriere, si alzò e si diresse verso l’uscita, facendo, però, un’improvvisa deviazione verso la porta con l’etichetta dei bagni.
Lorenzo era certo che i due si erano tacitamente intesi per un incontro proprio in quel locale e resistette al desiderio di andarci anche lui per tentare di spiarli.
Rimase seduto al suo posto e cominciò a tener d’occhio l’orologio per immaginarsi meglio, regolandosi sul tempo, cosa stava facendo sua moglie con quel tipo.
Dopo un quarto d’ora, circa, l’uomo tornò fuori e si diresse verso l’uscita. Marisa apparve dopo qualche minuto. Lui non aspettò neppure che arrivasse al loro tavolo, le andò incontro e la portò in camera. Aveva una voglia matta di scoparsela subito e di sentire sul suo corpo, prima che lei potesse annullare tutto con una doccia, i residui di quell’amplesso appena consumato.
Appena entrati la spinse sul letto con una foga mai provata, con una … brutalità sconosciuta, le alzò la gonna e trovò le mutandine fradice, come pure gonfie, calde e bagnate erano le labbra della sua vulva.
Si era, pensò, sicuramente pulita con la carta igienica, ma non avendo avuto il tempo neppure per un bidet, i suoi umori fuoriuscivano ancora copiosi e forse … non solo quelli!
Lei, dopo un attimo di meraviglia e di timore per quell’assalto rude, silenzioso ed inaspettato, fu presa da altrettanta libidine, che il veloce amplesso clandestino non aveva che stimolato, e corrispose il marito con una furia erotica sorprendente e finora mai sperimentata.
Per Lorenzo, quell’immagine di sua moglie, restò per sempre scolpita nella mente: distesa sul letto con il viso tra il sorpreso, il lussurioso, ed un che di … sfida, con la gonna alzata e le gambe penzoloni dal letto, oscenamente aperte!
Si rivide spesso quando, con furia, le strappò letteralmente le mutandine, ed abbassatisi i pantaloni, con il cazzo che sembrava esplodere, la penetrò di colpo, senza alcun preliminare, senza spogliarsi.
La scopò con violenza, tenendole saldamente le mani ferme sopra la testa, dicendole con sensuale farfugliamento, tra un bacio ed un morso sulle labbra, quanto era stata … troia!
Lei ricevette quei colpi con enorme, crescente, godimento, ricambiandoli con oscene spinte del pube, con baci furiosi, e con morsi sulle orecchie, sul collo, ovunque riusciva ad arrivare coi denti, ripagando le sue ingiurie, ad una ad una, gridandogli rocamente che era un … porco! Un depravato che si eccitava con l’infedeltà della moglie!
Sembravano entrambi impazzire dalla lussuria che si provocavano a vicenda.
Quella sera fecero sesso per ore, fino allo sfinimento. Durante gli amplessi successivi, Lorenzo era riuscito a farsi raccontare la “sveltina” in bagno, con dovizia di particolari ed aveva così appreso che, quello che più l’aveva eccitata, era stato il fatto che era una persona anziana, un vecchio … porco, come più volte lo chiamò, ed anche un perfetto sconosciuto.
Alla fine, giacquero sfiniti e con i sessi doloranti. Lei, allora, con la massima tranquillità, gli disse che, naturalmente, era un puro parto della fantasia, che tra lei e quel distinto signore non era successo assolutamente nulla e che lui si era eccitato pensando chissà cosa, ma ammise che si era eccitata molto anche lei a quelle … fantasticherie. Lui provò per un po’ ad insistere, ma poi finì per accettare l’accomodante versione di lei.
Dopo quella volta vi furono altre opportunità, molto simili, sempre in occasioni di brevi gite di fine settimana, sempre ben lontano da casa, sempre con persone piuttosto anziane, verso le quali sembravano andare le bramosie sessuali di Marisa.
Tra i due si stabilì una specie di tacito accordo, senza che se lo fossero mai detto: lei era libera di “divertirsi” saltuariamente con persone assolutamente mai viste prima e che non avrebbero mai più avuto contatti con loro, doveva in cambio raccontargli quello che avevano fatto, ma solo, esclusivamente durante i loro amplessi erotici, in qualsiasi altro momento era “tabù” parlarne e lei era moglie e madre integerrima!
Solo una volta, Lorenzo, aveva provato a farle ammettere le sue scappatelle in un momento qualsiasi, privi dell’eccitazione sessuale: lei si era fortemente arrabbiata e gli aveva detto che, se ci provava ancora, non avrebbe più acconsentito a dirgli quelle “cose” quando facevano l’amore.

All’improvviso i suoi pensieri furono bruscamente interrotti: dopo una curva, l’auto era sparita dalla strada.
Lorenzo si fermò e notò, un centinaio di metri più avanti, una casa colonica semi demolita, circondata da folto verde. Guardandosi in giro ritenne che quello era l’unico posto tranquillo dove potevano essersi fermati.
Fece allora retromarcia fino ad un piccolo passo che si apriva nella siepe che fiancheggiava la strada ed approfittando della terra asciutta e soda, fermò l’auto all’inizio del campo, dietro la stessa siepe, nascosta dalla strada.
Scese e s’incamminò, a piedi, rasente il verde riparo, dal lato della campagna, verso la casa poco distante.
Man mano che si avvicinava cercò d’essere più cauto e silenzioso possibile, nella tranquilla pace circostante, un rumore si sarebbe percepito facilmente.
Non doveva assolutamente farsi vedere, stava rischiando molto, pensò, se i due, se sua moglie se n’accorgeva, non aveva idea di come avrebbe reagito, ma la brama di vederla, finalmente, “in azione” era troppo forte per farlo desistere!
Se Marisa avesse ammesso le sue scappatelle, lui avrebbe provato a convincerla a farlo partecipare, magari solo come “osservatore”, ma lei era irremovibile nel negarle, e quindi lui non poteva far altro che cercare di guardarla a sua insaputa.
Raggiunse, con precauzione, un filare d’alberelli ed arbusti che, congiungendosi con la siepe lungo la strada, delimitava l’aia della casa disabitata, era un ostacolo piuttosto fitto e profondo un paio di metri, un buon riparo, per vedere senza essere visti.
All’inizio non scorse nulla, poi, abituati gli occhi, intravide la volvo, ferma a pochi metri da lui, accostata alla macchia con il lato passeggero dalla sua parte.
Si mosse con estrema prudenza e si sistemò in modo di avere la migliore visuale di quello che accadeva, senza il rischio di essere notato, né da chi gli fosse sopraggiunto improvviso alle spalle, né dagli occupanti dell’autovettura.
Quest’ultimi, peraltro, erano già in piena attività e solo un forte rumore li avrebbe scossi da quello che stavano facendo.
L’auto aveva il finestrino abbassato per il caldo già opprimente. Marisa ed il Signor Mario si baciavano, strettamente avvinghiati, l’uomo le stava massaggiando il seno, da sopra la maglia, mentre lei aveva una mano sulla sua coscia, a poca distanza dal membro, che Lorenzo immaginò già duro, come il suo, che sembrava in procinto di esplodere dentro i pantaloni.
Assistere a quella scena dal vero, era molto più stimolante dei racconti, e la cosa più intrigante, a cui non aveva mai pensato, era l’anomalia dell’accostamento tra la giovane donna ed il vecchio, il contrasto della testa corvina di lei con quella canuta di lui e quello tra la magrezza di quella mano adunca che le palpava il seno con rapacità e la freschezza dell’affusolata mano che gli accarezzava la gamba.
Lei spostò quella mano sul rigonfiamento, lisciandolo un po’, poi gli abbassò la lampo ed intrufolò la mano all’interno, muovendola lentamente, facendolo fremere, mentre anche lei cominciava a contorcersi sotto le insistenti palpazioni al seno.
Lorenzo la vide, a tastoni, cercare il bottone dei jeans dell’uomo, slacciarlo aprendogli i pantaloni, ed estrarre, dalle mutande, un cazzo di notevoli dimensioni e già ben in tiro.
Mentre la mano della signora andava su e giù sull’asta del vecchio, scappellandola e ricoprendola, alternativamente, Lorenzo non poté fare a meno di complimentarsi, mentalmente, con lui per le notevoli dimensioni e l’ancor buona efficienza, nonostante l’età, complice magari qualche pillola di viagra!
Erano di questi particolari, poi, che, durante i loro rapporti sessuali, parlavano con reciproco godimento.
Intanto anche lui, nel suo nascondiglio, si era aperto i pantaloni ed aveva tirato fuori il membro, ma se lo toccava con parsimonia o la voglia arretrata e l’attuale stato d’eccitazione, l’avrebbero portato troppo presto all’orgasmo.
I due amanti si staccarono dal bacio e lui le sussurrò qualcosa, esprimendo forse un desiderio, perché lei si portò più lateralmente e si chinò per prenderglielo in bocca. L’uomo, con l’evidente soddisfazione dipinta sul viso, scorse un po’ più avanti sul sedile, mettendosi leggermente disteso per favorire il bocchino che la donna gli aveva iniziato a fare, e mentre con una mano si teneva giù gli slip per liberare completamente l’asta per le labbra di lei, con l’altra le accarezzò il sedere, prima sopra la gonna, poi gliela alzò, scoprendole le magnifiche rotondità, ed intrufolò la mano tra le chiappe.
Il sedere di Marisa era rivolto verso Lorenzo e lui riusciva a vedere con chiarezza l’ossuta mano del vecchio signore che insinuava le dita tra le natiche della moglie, arrivandole fino alla vulva ed al clitoride. Dall’ondeggiamento del sedere e dal movimento più frenetico della testa, si rese conto che lei gradiva quel trattamento e dai suoi fremiti intuì che era già al primo orgasmo.
Il Signor Mario continuò a titillarla fra le gambe, finché non la sentì calmarsi, allora con l’altra mano le alzò la testa e le sussurrò qualcosa che Lorenzo non udì, ma immaginò che, ora, si sentisse pronto per scoparla.
Lei scese dall’auto, mentre lui si sedette al suo posto, portò il sedile più in dietro ed abbassata la spalliera, si tolse pantaloni e le mutande e rimase lì, leggermente disteso, con il cazzo all’aria, che sembrava ancora più grosso, al confronto del suo corpo magro.
Marisa, frattanto, si era tolta la gonna e gli slip, poggiandoli in terra, ed era rimasta nuda dalla vita in giù, vide che il cazzo del vecchio si era leggermente piegato da una parte ed allora si chinò e l’accarezzò, prendendolo di nuovo in bocca. Nel far questo aveva offerto al marito la sua visione alla pecorina: un paradiso di natiche, buco del culo e labbra, tumide e semi aperte, della vulva in calore!
Quando giudicò che il membro dell’uomo fosse di nuovo della giusta consistenza, si alzò e si portò sopra di lui a gambe larghe, e mentre si appoggiava con una mano sulla spalla, con l’altra guidava l’asta sotto di lei, tra le gambe spalancate, e, con una smorfia di soddisfazione, ci si buttò sopra di colpo, impalandosi fino alle palle!
Iniziò a muoversi su e giù, emettendo forti sospiri di godimento che Lorenzo avvertì chiaramente e che gli dettarono il ritmo del movimento della sua mano sul cazzo dolorante, ed ormai prossimo all’orgasmo, che, però, trattenne: sarebbe venuto assieme alla moglie, decise!
Non vedeva più il viso del vecchio, ma solo le sue bramose mani che avevano alzato la maglietta di Marisa e, da sotto le coppe del reggiseno la stavano palpando sempre più freneticamente, in sintonia con i gemiti della donna.
Poi le alzò la maglia fino al collo, e, uno alla volta, le estrasse i seni, iniziando lo sfregamento dei capezzoli tra i pollici e gli indici, alternandolo con baci e succhiotti.
Marisa non resistette oltre, portò la testa indietro, arcuò la schiena e diede libero sfogo al suo nuovo orgasmo, con urla roche alle quali, Lorenzo, a stento si trattenne da unire le sue, quando, con qualche colpo deciso della mano, eiaculò un fiume di sborra sulle piante circostanti!
Adesso restava il Signor Mario, il vecchio, non era ancora venuto; forse per questo, pensò Lorenzo, gli piacciono i vecchi, … tardano a godere!
Sua moglie, nel frattempo, dopo gli ultimi sussulti sopra l’uomo, scese, uscendo dall’autovettura e rimanendo in piedi, ignara, che a pochi passi c’era il marito, che la guardava, semi nuda, discinta e con una faccia da … troia, che gli faceva venir voglia di saltarle addosso e scoparsela subito!
Uscì anche il vecchio con il suo cazzone ancora in tiro, anche lui nudo dalla cintola in giù e con la camicia aperta sul davanti, che, accarezzandoselo lascivamente, disse alla donna di inginocchiarsi sul sedile, perché adesso toccava a lui.
Ora Lorenzo poteva sentire chiaramente quello che dicevano, oltre che a vedere più chiaramente com’era “armato” il “vecchietto”: un arnese di notevoli dimensioni, dalla pelle piuttosto scura, violacea, forse per l’età, con un glande massiccio, rosso cupo.
In età giovanile, alla massima erezione, doveva essere stata un’arma micidiale! Certo, ora, probabilmente, quelle erezioni complete e durature, erano solo un ricordo, ma la massa era comunque tale da soddisfare ugualmente una donna! Specialmente se calda come sua moglie.
Lei gli ubbidì prontamente, appoggiandosi con le ginocchia sul sedile e chinandosi in avanti, alla pecorina, con la testa verso l’interno e le chiappe fuori.
Lorenzo sperò, per un istante, che l’uomo la volesse sodomizzare, quell’esperienza lì, Marisa non l’aveva mai fatta, se non con lui; diceva che non sembravano interessati al sedere, se non per accarezzarlo, quello che più desideravano, alla loro età, erano soprattutto i pompini, lunghe e succulenti sbocchinate che loro ricambiavano con leccate di figa, così passionali, che lui nemmeno s’immaginava!
Infatti, il vecchio si avvicinò al sedere della donna, s’inginocchiò, le afferrò le natiche per portarle all’altezza della bocca, le divaricò le cosce per quanto il sedile glielo consentì, e prese a leccarla con movenze ampie e metodiche, strappandole gemiti di piacere talmente forti che, seppur affievoliti, giunsero chiaramente anche a Lorenzo.
Dopo averla nuovamente eccitata per bene, si alzò, si fece qualche massaggio al cazzo per averlo di nuovo in tiro ed afferratala saldamente per i fianchi, la penetrò con decisione.
Iniziò subito a pompare con un ritmo lento e costante, colpo dopo colpo, ondeggiando avanti ed indietro con il bacino e con lo scroto, pendulo, che, oscillando, schiaffeggiava le chiappe della donna ad ogni affondo.
Lorenzo vedeva l’uomo da dietro, vedeva i suoi glutei, magri e grinzosi, che si aprivano e si chiudevano, ritmicamente con i colpi che portava, ne vedeva le mani mentre tenevano artigliati i fianchi della moglie, che sobbalzava sotto i colpi ricevuti, e … ricominciò ad eccitarsi.
Il vecchio “satiro” ora si muoveva più freneticamente, ansimando sempre più forte, finché, con una serie di urla rauche, venne ripetutamente.
Per un po’ rimase dentro il corpo che aveva inondato, continuando a penetrarlo con lento movimento, emettendo gemiti che andavano, via, via, affievolendosi. Infine, appagato dall’orgasmo, estrasse il cazzo sgocciolante e consentì alla donna di alzarsi da quella scomoda posizione.
Lei si girò e, con un sospiro di sollievo, si mise seduta di traverso sul sedile, con le gambe fuori dell’auto, venendosi così a trovare con la faccia proprio di fronte alla cappella di quel grosso “uccellaccio”, che si stava ormai ritraendo, ma colante ancora di sperma e dei suoi umori vaginali.
Quella situazione dovette essere assai eccitante per il vecchio, che, prima, le accarezzò lascivamente il viso con entrambe le mani e poi la tirò a se, sospingendogli il cazzo tra le labbra.
Marisa non si fece pregare e cominciò a ciucciarlo con impegno, forse avvertendo come una sfida, il cercare di rianimare quel pezzo di carne, ormai quasi del tutto ammosciata.
Lo ciucciava un po’, poi lo faceva uscire, lo guardava, lo scappellava con qualche colpo della mano e se lo rituffava in bocca.
Mentre lo sbocchinava e gli accarezzava le palle con una mano, s’era portata l’altra tra le cosce, ben aperte attorno alle gambe tese del vecchio, in piedi avanti a lei, ed aveva iniziato a masturbarsi.
Lorenzo, che dapprima non riusciva a vedere tutti quei particolari, coperto dalla sagoma dell’uomo, si spostò un po’ di lato, senza far rumore, e, quando riuscì ad apprezzare in pieno il doppio “impegno” della moglie, ricominciò a menarselo.
Il cazzo del Signor Mario, intanto, sotto le sapienti cure di Marisa, aveva ripreso tutta la necessaria consistenza e sembrava veramente pronto per un secondo orgasmo.
Ci volle ancora del tempo, però, oltre dieci minuti di abili carezze, linguate ed andirivieni di labbra, da parte della donna, ma finalmente l’uomo cominciò nuovamente a sospirare forte, ad ansimare e, vide Lorenzo da dietro, a stringere le chiappe con forza.
Anche lui, allora, cominciò a concentrasi sul suo piacere, aumentando il ritmo della sua mano, poi, d’un tratto, l’uomo sembrò irrigidirsi, emise un forte sospiro ed esplose il suo nuovo orgasmo nella bocca di sua moglie, mentre lui, legittimo consorte, dovette accontentarsi d’innaffiare nuovamente le piante.
Adesso erano veramente alla fine, Marisa attese paziente che il vecchio, con una serie di gemiti e di prolungati sospiri, finisse di scaricarsi, succhiandolo tutto per bene, se lo tolse dalla bocca, lo guardò e glielo pulì con la lingua e poi lo lasciò definitivamente.
Si rivestirono pronti per tornare al camping.
Anche Lorenzo finì di strizzarsi il cazzo, in silenzio, trattenendo i mugolii tra i denti, e si ricompose, improvvisamente stanco per le due masturbazioni e per la posizione non del tutto comoda.
Dopo la partenza della volvo, se n’andò anche lui, lemme, lemme, verso la sua auto, ripensando, soddisfatto, di aver finalmente ammirato le performance amorose della moglie … della sua dolce … troia!
Adesso non vedeva l’ora di tornare a casa, nella loro casa in città, perché nella roulotte, con i figli che dormivano lì vicino, non potevano certo fare sesso come piaceva loro, solo qualche silenziosa sveltina per non perdere il vizio.
Ma a casa, … a casa sarebbe stata tutta un’altra cosa … quest’avventura col bolognese, con il Signor Mario, come lo chiamava lei, se la sarebbe fatta raccontare con dovizia di particolari e ci avrebbero fatto tante di quelle sbrodolate!
Glielo avrebbe detto che l’aveva vista? No, pensò, sicuramente no! Lui era contento di averlo fatto perché vedere sua moglie così … brava, era stata una cosa … speciale! Ma, dirglielo apertamente, avrebbe significato la rottura dell’equilibrio del loro sottile gioco e forse … un rischio per il loro matrimonio e questo no, non lo voleva proprio!
Uhm, però, forse poteva dirlo mentre scopavano, per poi … negarlo decisamente! FINE

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