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Cena a sorpresa

Tutto iniziò con una cena veramente ottima; conversammo di tutto ma soprattutto discutemmo di bondage, mia grande passione. Le ragazze si mostravano molto curiose in merito e desiderose di saperne di più, pertanto non lesinai informazioni e risposte.
Erano tre ragazze veramente simpatiche; era la prima volta che le incontravo dopo diversi contatti telefonici iniziati grazie a comuni amici ed interessanti scambi di lettere. Logicamente dunque non vedevo l’ora che la cena avesse termine per poter mostrare loro anche qualcosa di più pratico, visto che avevo portato con me alcune riviste e foto, e anche qualche strumento vero e proprio. Usciti dal ristorante, dunque, una volta risaliti in auto, aprii la valigetta dove avevo messo parte della merce ed attesi le loro reazioni. Reazioni che si rivelarono veramente impreviste!
Ma andiamo con ordine. Esibii prima di tutto il bloccapollici, specie di mini-manette di acciaio, da cui si erano già dette molto incuriosite. Infatti Gatta volle subito provare ad applicarlo a Pamela, cosa che mi ispirò favorevoli speranze nel positivo proseguimento della serata, ma l’aggeggio venne rimosso quasi subito.
Fu poi la volta delle manette; ne avevo con me due paia, le migliori della mia collezione, ma non destarono altrettanta curiosità nelle ragazze, essendo oggetti già più conosciuti. Poi mostrai loro le corde, ed infine un bavaglio con la pallina di gomma, dotato di una serie di cinghiette che girano da una parte sotto il mento e dall’altra ai lati del naso e sulla fronte per finire dietro la nuca, il tutto in modo da fissarsi bene sulla testa: tale caratteristica rendeva questo bavaglio quasi simile ad una museruola. Fu proprio prendendo in mano questo bavaglio che Gatta, la più interessata delle tre, parve illuminata da un’idea e mi disse:
-Dai, fammi vedere come ti sta.
Ebbene… facciamo i dimostratori della merce!
Dunque mi prestai alla prova, con un poco di finta ritrosa ed un poco di vera vergogna. Gatta non ebbe ritegno nell’allacciarmi l’aggeggio, e con mano fermissima tirò le cinghiette al punto da farmi emettere un gemito che parve non sfiorarla minimamente. Subito dopo mi fu ordinato di scendere dall’auto per sedermi sul sedile posteriore insieme a Gatta e Desideria, mentre Pamela avrebbe preso posto davanti.
-Ma c’è gente fuori cercai di obiettare… e naturalmente riuscii solo ad emettere una specie di ridicolo mugolio. A capo chino e tentando di celare il più possibile con le mani il viso con il suo impegnativo addobbo, scesi e mi trasferii tra Gatta e Desideria.
-Mani dietro la schiena.
Il tono perentorio della vocina di Gatta non ammetteva repliche. Ben presto le manette scattarono a bloccarmi i polsi.
-Il più è fatto, no? Ora vediamo un po’ cosa si era portato dietro questo stronzetto- propose Gatta scendendo dalla vettura per aprire il baule. Effettivamente io avevo con me un certo armamentario, è vero… ma non pensavo di mostrar loro proprio tutto quanto; devo dire che mi vergognavo anche un po’. Guardai implorante Desideria sperando in un suo aiuto, ma lei mi sorrise intrigantemente cingendomi il collo con un braccio, e carezzandomi il viso con l’altra mano.
-Che c’è… hai paura? – mi disse.
No, non molta… per adesso. Mi strinsi nelle spalle come a esprimere la risposta che potevo solo pensare, ridotto al mutismo come mi trovavo. Ma già rientrava Gatta con il mio borsone.
-Guarda che malloppo che c’è qui! Peccato sia buio e ci manchi lo spazio! Ma io direi di cominciare col bendarlo un po’: non mi va che veda cosa gli prepariamo.
Venni dunque bendato con un bel foulard di grandi dimensioni piegato a striscia. Chi non si è mai trovato in simili situazioni non può immaginare quanto strettamente si possa bendare una persona, se si è abbastanza in gamba: sentivo i miei occhi come compressi all’interno delle orbite. Un’altra striscia di stoffa mi venne allacciata strettamente attorno alla bocca, cosa che spingeva la pallina ancora più indietro; in seguito avrei constatato che questa stoffa avrebbe anche raccolto la saliva, che con la bocca tenuta spalancata dalla pallina non riuscivo a trattenere.
-E con queste belle corde che ci ha mostrato gli blocchiamo le caviglie, che dite?
-Perchè non le ginocchia? Per le caviglie usiamo le altre manette visto che dice che gli stanno anche se strette!
Non avevo dunque nessun avvocato difensore… anzi! Una volta strettamente immobilizzato, mi sentii adagiare sul sedile con la testa in grembo a Gatta (lo capii quasi subito), mentre le altre due si trasferivano sui sedili anteriori e l’auto partiva.
-Ehi ragazze, certo che ci portiamo via proprio una bella preda!
Sì, è un bel gioco, ma non durerà molto, dove andrete se non conoscete neanche questa città? Intanto Gatta rovistava ancora tra la mia attrezzatura; ad un certo punto la sentii esclamare:
-Ma questo l’avevo visto nelle foto! Vediamo se è carino anche dal vivo.
Aveva dunque trovato il mio cappuccio in lycra. È il mio preferito, di colore viola, dotato di pratici anellini laterali. Dopo pochi istanti mi fu calato sul capo.
-Sì sì, è proprio simpatico, si modella sul viso e mette bene in risalto tutti i lineamenti, vero?
-Oddio, quelli che sono rimasti visibili, – corresse Pamela ridendo.
Dal canto mio mi trovavo un po’ scomodo. Soprattutto i polsi bloccati dietro la schiena ogni tanto mi dolevano un po’, ma non appena cercai di risistemarmi meglio e di trovare una posizione meno faticosa, mi sentii arrivare una sberla sul viso impacchettato.
-E stai un po’ fermo! Non ti senti legato a sufficienza?
Accennai di sì col capo, ma ad ogni buon conto fui rigirato a faccia in giù sulle cosce di Gatta. Posizione che in altre condizioni sarebbe risultata a dir poco sconveniente!
-Ehi, guardate! Sta cercando di leccarmi la passera! – ghignò beffarda la mia carceriera. Anche le altre due risero ed una mano, non so di chi, mi calò una pesante pacca sulle natiche.
Logicamente mi vergognavo un po’ di tutto quel trattamento; specialmente di essere deriso da tre donne mentre mi trovavo in quelle condizioni. Che figura! Ma in quegli istanti non c’era quasi nemmeno il tempo di riflettere.
-Dài bello, lecca, forza! Non sarai mica frocio? – e insisteva a spingermi la testa tra le sue cosce. Mi mancava il respiro ma riuscii a resistere per un po’ in apnea. Lei però continuava a spingere ridendo in coro con le altre due mentre Pamela bisbigliava di tanto in tanto qualcosa a Desideria. Ma chi avrebbe avuto l’ultima parola?
Io cominciavo a sentirmi a disagio.
Ma slegami, che ti dimostro io cosa so fare! Inoltre stavo esaurendo anche quel po’ di ossigeno che mi restava nei polmoni e tentai di divincolarmi.
-Ah, non ti piace la mia passera, brutto stronzo? Cos’ha? Puzza? Tu magari preferiresti che fosse un uccello eh? L’ho detto che sei frocio.
-E giù tutte di nuovo a ridere. Ma ormai ero al limite! Chi se ne frega delle vostre risate! Io devo respirare!
E così raccolsi le forze e d’un colpo riuscii a vincere la resistenza della sua mano. Mi godetti una boccata d’aria, ridotta da pallina, stoffa e cappuccio, ma senz’altro meglio che niente. Ma purtroppo nel compiere quello scatto, la urtai malamente, forse ad un seno.
-Ahi! E stai un po’ attento, no? ! Mi hai fatto male, sai? – protestò lei.
E un’altra pacca mi piovve sulle natiche. Riconobbi la mano che mi aveva già sculacciato poco prima anche se più pesante: era senza dubbio Gatta. Anche perchè le altre due sedevano davanti.
-Adesso ti sistemo io, – promise Gatta:
-Ti STRITOLO nelle corde, tanto tu ci godi, no? E il tempo non mi manca! Ehi Desy, vai pure piano che io mi sto divertendo un sacco!
-Già, ma noi no! – replicò Pamela.

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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